All’origine di queste pagine esiste un viaggio in cui ho provato a far vivere, in forme dipinte, le poesie di Ungaretti, Apollinaire, Hemingway, Mandelstam, e altri.
Mentre cominciavano a prendere forma le scene e i luoghi della Grande Guerra, la mia mente chiedeva di vedere al di là delle macerie di un unico conflitto, dentro un solo tempo e un solo spazio. E insieme alla mente sentivo già prevalere le ragioni delle mani per raccontare la storia delle guerre dell’umanità.
Ho sempre creduto nelle mani che lavorano e cercano il gesto migliore per risolvere un cielo, una montagna, un mare increspato. Le mani pensano in direzione diversa dalla mente; sono più audaci e impertinenti; i loro gesti sono veggenti e sgombri da pregiudizi, aprono di continuo la scena, la cancellano, ricominciano da capo. Come se non ci fosse un piano. E come il mio gesto disegna la sorte di ogni singola tavola, così la pietra immanente e inalterabile segna il destino dell’uomo.
L’umanità, con tutte le sue guerre, abita questo libro, costretta a difendersi dalle forze che lo hanno creato, lo animano e lo opprimono. Così, dall’alba dei tempi, le stelle incandescenti ci guardano indifferenti, nell’antica tormentata contesa per dominare tutto il nominabile. Eppure la Terra, vista da lontano, è una per...