Le prime donne
Noto anche come Legge (Torà) o i Cinque Libri di Mosè, il Pentateuco trovò la sua forma definitiva nel V secolo d.C., durante o poco dopo l’esilio del popolo ebraico a Babilonia, ma contiene materiali molto più antichi che si ritiene precedano quel periodo di almeno cinquecento anni. I cinque libri sono Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio. Genesi ed Esodo ci portano dalla creazione del mondo alla fuga degli Israeliti dall’Egitto e al loro viaggio nel deserto fino alla terra di Canaan. Il Levitico è in sostanza un libro di norme religiose e sociali, mentre Numeri e Deuteronomio combinano ulteriori resoconti del viaggio degli Israeliti ad altri precetti religiosi e sociali. Il Pentateuco si conclude con la morte di Mosè sul confine della Terra Promessa.
Eva
Intrecciando due resoconti della creazione dell’universo tratti da tradizioni diverse, i capitoli di apertura del Genesi ci offrono immagini contrastanti sulla natura del rapporto tra uomini e donne. Nel primo, che risale all’incirca al 400 a.C. ed è il più recente dei due, il rapporto è paritario, poiché ci viene detto che «Dio creò l’uomo [adam] a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò» (1,27). Per sfamarsi assegnò loro tutte le piante che nascono da un seme e tutti gli alberi da frutta. Il secondo resoconto, invece, datato 1000-900 a.C., ci dice che Dio creò prima l’«uomo», poi le piante, gli animali e gli uccelli. Dopo averlo creato, Dio disse all’uomo che poteva mangiare liberamente i frutti di tutti gli alberi del giardino, tranne quelli dell’«albero della conoscenza del bene e del male, perché il giorno che ne mangerai morirai». Poi indusse nell’uomo un sonno profondo, e mentre dormiva gli tolse una costola e da quella creò la donna. Quando l’uomo la vide disse: «La si chiamerà donna [ishshah in ebraico], perché dall’uomo [ish] è stata tolta» (2,23).
Da principio la coppia primordiale vive in uno stato di innocenza paradisiaca, poiché ci viene detto che «erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non provavano vergogna» (2,25).
Ma poi sulla scena compare il serpente che chiede alla donna se lei e l’uomo possano mangiare tutti i frutti che crescono nell’Eden. La donna risponde che Dio ha vietato soltanto quelli «dell’albero che sta in mezzo al giardino» (3,3), poiché se lo avessero toccato sarebbero morti. Il serpente la contraddice, sostenendo che quel frutto non porta alla morte. Al contrario, mangiandone i loro occhi si apriranno, dando loro la conoscenza del Bene e del Male e dunque rendendoli simili a Dio. A queste parole la donna vede l’albero in tutt’altra luce, e capisce che il suo frutto è desiderabile, perché è fonte di saggezza. Lo prende, ne mangia e lo offre al marito. A quel punto i loro occhi si aprono, l’uomo e la donna diventano consapevoli della propria nudità e cuciono abiti di foglie per coprirsi.
La creazione di Eva. Benché formata dalla costola di Adamo, il testo dice che Eva era sua pari, poiché anche lei era stata creata a immagine di Dio.
In seguito, quando sentono il passo di Dio che cammina nel giardino, si nascondono alla sua presenza. Ma Dio chiama l’uomo: «Dove sei?».
Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto».
Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?».
Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato».
Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?».
Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato» (3,9-13).
A quel punto Dio dice alla donna: «Con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ed egli ti dominerà» (3,16). E all’uomo: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato: “Non devi mangiarne”, maledetto il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. […] finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai» (3,17-19). Poi scaccia l’uomo e la donna dal giardino e mette i cherubini di guardia all’albero della vita. Dopo la cacciata dal giardino, Eva dà a Adamo tre figli maschi, Caino, Abele e Set, oltre ad altri figli e figlie, aprendo così la strada alle generazioni descritte nei capitoli seguenti del Genesi e degli altri libri del Pentateuco.
Secondo il Talmud ebraico (libri di commento e interpretazione al testo biblico), Eva era la seconda moglie di Adam. La prima si chiamava Lilith («Giglio») ed esigeva di venire trattata alla pari con lui. Quando Adam si rifiutò, piuttosto che sottomettersi alla sua autorità Lilith preferì fuggire nella tenebra. È possibile che il rifiuto di Adamo di trattarla come propria pari e la sua sostituzione con Eva («Vita») dipenda dall’associazione di Lilith con la morte. Il suo nome, che deriva da lel o lelath, un antico termine semitico che significa «notte» (Knappert, 189), compare nella Bibbia di Gerusalemme (Isaia 34,14), ma nella versione di re Giacomo diventa una «civetta» e nella versione inglese riveduta «strega notturna». È possibile che la figura di Lilith si sia evoluta da quella dell’omonima divinità o demone sumero che in un rilievo (ca. 2000 a.C.) è raffigurata con le ali e gli artigli e accompagnata da gufi.
La storia di Adamo ed Eva è stata raccontata talmente tante volte da aver acquisito un sorprendente grado di realtà nella nostra coscienza. È anche aperta a varie interpretazioni. Per alcuni quello contenuto nel Genesi è il resoconto letterale della creazione della razza umana, e tutti discendiamo da Adamo (il primo uomo) e da Eva (la prima donna). Altri considerano il racconto come un mito antico sulla condizione umana e sul conflitto che oppone la nostra natura fisica a quella spirituale. I sostenitori di quest’ultima interpretazione hanno suggerito che Eva rappresenti sia l’essenza spirituale celata all’interno di ogni essere umano (Adamo) sia la nostra aspirazione a una saggezza superiore (il frutto proibito). Perciò il rapporto tra l’uomo e la donna descritto nella storia riguarderebbe più le dinamiche tra aspetti diversi della psiche umana che una questione di genere.
EVA NELL’ARTE
Poiché la caduta del genere umano è una parte essenziale della dottrina cristiana, la storia di Adamo ed Eva ha da sempre un ruolo preminente anche nell’arte. Le convenzioni che dominano le immagini della coppia primordiale erano già ben definite nell’arte europea entro il XII secolo. Le scene più ricorrenti raffigurano la creazione di Eva dalla costola di Adamo; Adamo ed Eva che vivono in armonia con Dio nel giardino dell’Eden; Eva che coglie la mela dall’albero e la tende a Adamo sotto lo sguardo del serpente; e la cacciata dall’Eden. La percezione popolare di Eva ha subìto l’influenza delle opere d’arte quanto degli insegnamenti religiosi. Nella Cappella Sistina, per esempio, la raffigurazione di Michelangelo della Creazione di Eva (dalla costola di Adamo) è minuscola rispetto all’evocativa Creazione di Adamo, una sproporzione che trasmette una potente espressione visiva della dottrina patriarcale secondo la quale la donna è subordinata all’uomo, un tema che appare sottolineato dall’immagine di Eva creata da una costola di Adamo. Inoltre gli artisti del periodo medievale e rinascimentale perpetuarono l’idea che Eva fosse stata la causa diretta dello stato degradato dell’umanità raffigurandola nel gesto di offrire il frutto proibito a Adamo, e con il serpente attorcigliato intorno al tronco o ai rami dell’albero della conoscenza del Bene e del Male. In alcuni casi il serpente ha un volto umano con tratti molto somiglianti a quelli di Eva. In un altorilievo della cattedrale di Autun, lo scultore borgognone del XII secolo Gislebertus la raffigura addirittura mentre striscia come un serpente tra la vegetazione, anche se la posizione semisdraiata potrebbe essere più semplicemente la soluzione dell’artista al problema di inserire il rilievo nello spazio ridotto dell’architrave. Anche l’angoscia della prima coppia ritratta in alcune versioni della cacciata dal Paradiso potrebbe avere lo scopo di comunicare la sofferenza inerente alla condizione umana sulla terra. Una delle prime e più potenti tra queste opere di forte portato emotivo è la Cacciata dei progenitori dall’Eden (1424-1425) di Masaccio, nella cappella Brancacci a Santa Maria del Carmine, Firenze.
La moglie di Caino
Le tensioni culturali e sociali create dal passaggio da una vita seminomade a quella stanziale imposta dall’agricoltura sono lo sfondo su cui si svolge la vicenda di due figli di Eva, Caino e Abele, in cui il primo, descritto come «lavoratore del suolo», uccide il secondo, che invece era «pastore di greggi» (4,1-16). Sebbene Caino stesso sia costretto a diventare nomade per scontare il suo delitto – Dio lo condanna a essere «ramingo e fuggiasco» (4,12) sulla terra – gli si attribuisce anche la costruzione della prima città. L’importante transizione da un’esistenza nomadica a quella urbana è introdotta mediante la figura della moglie di Caino. La Bibbia la cita solo di passaggio e senza attribuirle un nome, e tuttavia la riconosce come madre di Enoch («il Consacrato»), il nome che suo padre Caino darà alla prima città da lui fondata.
Ada e Zilla
Nuovi progressi culturali – musica e metallurgia – sono introdotti con Ada e Zilla, le mogli di Lamech, il primo poligamo e bis-bis-bis-nipote di Caino. Ada diede alla luce Iabal, «Padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame», e di Iubal, «Padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto». Zilla diventò madre di Tubalkàin, «Il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro» e di una figlia, Naamà («Piacevole»). Anche Noè è figlio di Lamech (5,28-29), ma il testo non precisa se la madre fosse Ada o Zilla.
Dopo la cacciata, Caino è condannato a un’esistenza errante insieme alla moglie e ai figli.
Il lamento citato qui di seguito, un canto di Lamech alle mogli, è all’origine della leggenda secondo la quale, durante una battuta di caccia, credendo di colpire un animale selvatico, Lamech uccise Caino:
Ada e Zilla, ascoltate la mia voce;
mogli di Lamech, porgete l’orecchio al mio dire.
[…]
Sette volte sarà vendicato Caino,
ma Lamech settantasette (4,23-24).
Come per molte leggende sorte in merito alle figure bibliche, anche questa è frutto di fantasia: dal punto di vista genealogico, Caino era il bis-bis-bisnonno di Malech, e dunque non poteva essere il «ragazzo» che Lamech dice di aver ucciso.
Le figlie degli uomini
A mano a mano che sulla terra gli esseri umani si moltiplicano, i «figli di Dio» si trovano attratti dalle «figlie degli uomini», e ne prendono alcune in moglie. La progenie di questi matrimoni misti tra esseri umani e divini è detta Nefilîm – «Eroi dell’antichità, uomini famosi». In tempi successivi si disse che questi esseri sovrumani fossero stati gli abitanti originari della Terra Promessa, perché quando Mosè inviò delle spie in avanscoperta a Canaan queste riferirono di averci visto i Nefilîm (Numeri 13,33). Tuttavia l’autore del Numeri non spiega come fo...