25.550 giorni.
La vita media è 70 anni.
Cioè 25.550 giorni.
Come userete questo giorno?
Quante volte al giorno guardiamo l’orologio?
Capiamo che cosa ci sta dicendo?
Ci dice che non saremo qui per sempre.
Il tempo si muove in una sola direzione, e quando il nostro tempo sarà finito non ci sarà modo di allungarlo.
Cosa significa questo per voi?
Un albero non guarda il calendario.
Gli alberi non si dicono tra loro: “Domani è il primo giorno di primavera, facciamo festa, siete pronti a fiorire?”.
Un albero segue semplicemente il ciclo delle stagioni mentre vanno e vengono.
Anche nella vostra vita, quando giunge la primavera, dovreste fiorire e celebrare il fatto di essere vivi oggi.
Quando giunge la stagione l’albero fiorisce, e quando arriva la vostra stagione cogliete questa opportunità.
Sentiamo spesso dire che la vita è un dono.
A volte fatichiamo per vederla in questo modo.
Sentiamo dire che la vita è preziosa, ma spesso nella routine indaffarata della quotidianità ce ne scordiamo.
Ogni giorno la sveglia suona e inizia la nostra routine. Nelle nostre menti sappiamo ciò di cui abbiamo bisogno.
“Devo andare alla fermata, devo prendere il treno, devo arrivare in ufficio in orario.”
Tutti questi “devo” che mettiamo davanti alla vita stessa.
Qualcuno ha fretta: “Più veloce, più veloce”.
Perché vi affrettate? Non sapete ciò che vi attende alla fine di questo viaggio?
È ovvio, vogliono accelerare, ma il tempo non lo consentirà.
Il tempo è una cosa interessante. A volte fluisce lentamente, altre corre veloce. Ma non vi consente
di andare più lenti o veloci di lui. Siete a bordo
di questa piccola barca, ed essa scorre lungo il fiume con il tempo che le è proprio.
Lo scopo di questa vita non è giungere alla fine, ma è l’adesso.
È sentire ciò che abbiamo dentro.
È gioire di ogni singolo momento.
Vivete questo attimo, tutti gli attimi.
Se volete comprendere perché siete vivi, centrate voi stessi nel momento chiamato “ora”.
La vostra vita, essere realizzati, la vostra esistenza: queste cose risiedono tutte nell’“ora”.
Quando pensate di essere giunti in un vicolo cieco della vostra vita, giratevi e tornate indietro. Fate che questo sia l’inizio di una nuova strada. Se riuscirete a vivere in questo modo, ogni giorno sarà appagante. Persino quando le cose sembrano senza speranza potrete trovare qualcosa di splendido in quel giorno.
Le vostre azioni hanno prodotto i risultati che ora vedete nella vostra vita.
Se i risultati non vi piacciono, avete bisogno di un nuovo corso di azione.
Il re mandò a chiamare il suo cuoco. “Oggi” disse “voglio che tu cucini per me il dolce più delizioso.” Il cuoco annuì e ritornò in cucina.
Ora, questa potrebbe sembrare una domanda ragionevole, ma era quello che accadeva tutti i giorni. Ogni sera il re voleva il dolce più delizioso. E questa abitudine stava cominciando a stare stretta al cuoco. Ogni sera il re cenava e, non importa quello che il cuoco riusciva a farsi venire in mente, non era mai soddisfatto. “Il dolce più delizioso” era tutto quello che sentiva il cuoco, ogni giorno, sera dopo sera.
Bene, oggi aveva intenzione di fare qualcosa al riguardo e dare al re qualcosa di cui ricordarsi.
E se lo ricordò eccome! Dopo cena il dolce più sontuoso fu portato davanti al re. L’aroma riempì il palazzo. In realtà tutta la montagna fu pervasa dal profumo appetitoso proveniente dal dolce.
A tutti coloro che lo sentivano veniva l’acquolina in bocca.
Quella sera il cuoco aveva superato se stesso.
Appena il re ebbe iniziato a gustare il dolce, notò che il profumo meraviglioso aveva attirato nella sala da pranzo topi da tutto il palazzo. Erano dappertutto. La tavola cominciò a riempirsi di topi. Si arrampicavano sulle tende e neanche la barba del re veniva risparmiata, perché i topi erano alla ricerca di ogni piccolissima briciola del dolce.
Era un disastro. I topi erano ovunque: sul tappeto, sui dipinti e sulle tappezzerie, e ne arrivavano sempre di più.
Per decidere come affrontare il problema si dovette indire una riunione d’emergenza.
Schiarendosi la voce, il re chiese: “Che cosa faremo? Siamo stati invasi dai topi. Se qualcuno ha un’idea parli”.
I ministri si consultarono fra loro e dichiararono: “Altezza reale, siamo arrivati alla conclusione che per eliminare i topi sia necessario chiamare dei gatti”.
Questo sembrava ragionevole.
Fu convocato il generale, e gli fu ordinato che tutti i gatti del regno fossero radunati e portati al palazzo immediatamente.
Ben presto iniziarono ad apparire i gatti, e senza dubbio questo aiutò a liberarsi dai topi, ma ora il palazzo era pieno di gatti.
Gatti, gatti ovunque. Gatti che graffiavano tutto, sonnecchiavano sui mobili reali, si affilavano le unghie sulle tende.
I miagolii e le fusa continue erano praticamente assordanti.
Era tempo per un’altra riunione.
Il re parlò: “Bene, qualche altra idea?”.
Come nell’occasione precedente, i ministri si lanciarono in una discussione accesa. Dopo un po’ dichiararono: “Vostra altezza reale, vi raccomandiamo di procurarvi dei cani, perché i gatti non amano i cani”.
Il generale fu convocato e gli fu ordinato di radunare tutti i cani del regno e senza indugio portarli a palazzo.
Ben presto i gatti vennero rimpiazzati dai cani. Ora non si sentiva altro che abbaiare, e i cani erano un po’ meno discreti nelle loro abitudini personali.
Era il momento di un’altra riunione e questa volta fu deciso che dato che i cani erano terrorizzati dalle tigri, tutte quelle presenti nel regno dovevano essere radunate e inviate a palazzo.
Poco dopo i cani cominciarono a sparire e il palazzo iniziò a riempirsi di tigri.
Ciò poneva un problema serio!
Non solo le tigri erano feroci, ma nessuno osava più muovere un muscolo, terrorizzato dall’idea che le tigri potessero attaccare.
Con grande difficoltà fu convocata un’altra riunione e fu deciso che gli elefanti dovevano essere immediatamente convocati a palazzo, perché le tigri erano terrorizzate dagli elefanti.
Non appena gli elefanti iniziarono ad arrivare, le tigri fuggirono, lasciando le cose in una confusione ancora maggiore di prima. Ora tutto il palazzo era pieno di elefanti e non c’era spazio dove andare.
Gli elefanti stavano rompendo tutto e il disastro era assolutamente intollerabile.
Ben presto il palazzo iniziò a riempirsi di sterco di elefante. Il fetore era indescrivibile.
Era pr...