LA JEEP SFRECCIÒ attraverso il cancello. Edilio si diresse verso Dekka che scossa, contusa e seriamente arrabbiata si stava rialzando dall’asfalto.
«Cos’è successo?» chiese Sam saltando giù dal sedile.
L’adrenalina stava finalmente entrando in circolo, eppure si sentiva ancora in qualche modo sconnesso. Perfino in quel momento, mentre correva incontro ai guai. Come se non si trattasse davvero di un suo problema. Come se ad agire fosse un’altra parte di lui.
«Ho cercato di volare» disse Dekka in un borbottio sommesso. Scosse la testa e si chinò per stringersi un ginocchio. «Ahi.»
«Abbiamo sentito un rumore più forte degli spari» disse Edilio. «Come un tuono. O un’esplosione.»
«Scusate, non mi stavo preoccupando dei tuoni» disse Dekka.
Orc giunse a grandi passi da una direzione, Howard dall’altra.
«Orc, è stata una mossa davvero grandiosa» disse Howard con entusiasmo. Corse incontro all’amico e gli rifilò una serie di pacche sulla spalla.
«Sono in debito con te, Orc» disse Dekka.
«Cos’è successo?» ripeté Sam.
Fu Howard a rispondere. «Drake. Ha sparato a Dekka. Dekka si è sollevata. Poi, bam, si è schiantata a terra. Orc… Orc ha preso una moto, d’accordo? Ha strappato la ruota davanti e l’ha lanciata contro Drake. Come un frisbee.» Howard batté le mani dalla contentezza. «Attraverso il buco che hai fatto tu nel muro, Sammy. Come un lancio da una parte all’altra del campo.»
«Ti costerà» mugugnò Orc.
«Eh, già» gli fece eco Howard. «Ti costerà. Orc non ha vinto la battaglia per niente.»
«Nessuno ha sentito quel gran fracasso?» li incalzò Edilio.
«Qui c’era una sparatoria in atto» sbottò Dekka.
«Stai bene, Dekka?» chiese Sam.
«Sopravvivrò.»
«Dekka, cosa pensi che succederebbe se togliessi la gravità a una grotta o alla galleria di una miniera?» chiese Sam.
«È un gioco a premi?»
«No.»
Dekka annuì. «D’accordo. Penso che se utilizzassi più volte il potere, ora sì ora no, ora sì ora no, una cosa del genere, penso che inizierebbe a crollare. Probabilmente collasserebbe.»
«Già.» Sam le posò la mano sulla spalla. «Devo chiederti di fare una cosa.»
«Tiro a indovinare: vuoi chiedermi di far crollare una grotta o la galleria di una miniera. Allora?»
«Allora non si tratta soltanto di una miniera» disse Edilio con aria cupa. «C’è una creatura all’interno. È… non so come spiegarlo. Riesce a entrarti dentro. A farti provare paura.»
«C’è bisogno che tu vada con Edilio. Che imprigioni questa creatura là dentro» disse Sam. «Howard? Tu e Orc dovete tornare in città. Faccio fatica a credere che sto dicendo una cosa del genere, ma ho bisogno che voi due teniate d’occhio le cose laggiù.»
«Questo ti costerà…»
«Sì, lo so» disse Sam, interrompendo Howard. «Che ne dici se contrattiamo più tardi?»
Howard fece spallucce. «Okay, mi voglio fidare di te.» Si indicò gli occhi, poi indicò quelli di Sam, come a dire “ti tengo d’occhio”.
«Tu cosa farai?» chiese Dekka a Sam.
«Mi occuperò di Caine. Devo fermarlo qui.»
«Non vorrai affrontare Caine e Drake da solo» obiettò Edilio. «Non esiste. Non lascerò che tu ti uccida con le tue stesse mani.»
Sam si sforzò di ridere. «Neanche per sogno. Howard, non appena arrivi in città trova Brezza, se non l’avessi già incontrata lungo la strada. Se non trovi Brianna, allora cerca Taylor. Di’ loro di mandare aiuti. E di’ loro che ho bisogno di sapere come ve la cavate voi altri alla miniera.»
«Forse avremmo dovuto riattivare i telefoni, eh?» disse Edilio. Trasalì, rendendosi conto troppo tardi che sarebbe parsa una critica.
Sam disse: «Già. Aggiungilo alla lista degli errori che ho commesso di recente».
«Sì, ma eccone uno che non devi commettere, Sam: entrare là dentro da solo.»
«Non ho appena detto che non lo farò?» disse Sam in tono pacato.
Edilio lo guardò dritto negli occhi. Sam abbassò lo sguardo e disse: «Nel caso mi dovesse succedere qualcosa, però, prenderete tutti ordini da Edilio».
Dekka annuì con aria solenne.
«Non farmi una cosa del genere» disse Edilio. «Non morire, Sam.»
La barra di combustibile nucleare. Lunga tre metri e mezzo. Incassata nel piombo ormai, ma ancora così pericolosa, ancora così letale.
Jack teneva in mano quello che aveva l’aria di essere un telecomando troppo grande. Strabuzzava gli occhi. Deglutiva convulsamente. Schiacciò un pulsante sul comando, e la barra smise di muoversi. Jack si lasciò sfuggire un sospiro tremolante.
La barra di combustibile pendeva dalla gru, dondolava in modo lieve. Caine scoprì di sentirsene attratto, avvertiva il desiderio di toccarla. Ma era calda. Da cinque metri di distanza riusciva a fargli spuntare gocce di sudore sulla fronte.
Caine avvertì dei passi avvicinarsi alle sue spalle. Senza voltarsi per guardare disse: «Hai aperto un po’ troppo presto le danze, Drake».
«Non è colpa mia» disse Drake, con l’affanno. «Howard mi ha visto.»
«E Sam?» chiese Caine, ammaliato dalla barra di combustibile grigio opaco, dal contrasto tra il suo potere devastante e mortale e l’aspetto monotono.
«È appena arrivato col messicano.»
Caine guardò lo squarcio aperto nel soffitto. Un blocco di cemento si staccò, precipitò a lungo e si sfracellò su un’attrezzatura che nessuno aveva notato prima. Attraverso il buco Caine poté intravedere il fianco della collina, viola nella luce morente del sole.
A Jack sarebbero serviti altri dieci, quindici minuti, per manovrare la barra di combustibile fino alla banchina di carico. In dieci minuti Sam sarebbe arrivato.
«Non possiamo permetterci di avere Sam addosso mentre ce ne andiamo» disse Caine. Gli venne un’idea. Meravigliosa nella sua semplicità. Prendere due piccioni con una fava. «Drake, è arrivato il momento di dimostrare se sei forte e spietato quanto credi» disse.
«Io non devo dimostrare niente» ringhiò Drake.
Caine incrociò lo sguardo furioso del suo luogotenente. Erano vicini quanto bastava perché Caine si limitasse a sussurrare, e invece volle rendere pubblica la cosa. «Drake, quando ho mandato Diana a prendere Jack, sai che ha fatto? Mi ha portato Jack. Ora serve che qualcuno blocchi Sam, o almeno che lo rallenti. Dovrei chiedere a Diana di occuparsene? Perché forse potrebbe trovare un modo. Sam è un ragazzo, dopotutto.»
Diana, grazie a quel suo cuore contorto, capì all’istante ciò che Caine stava facendo.
«Oh, Sam?» sghignazzò col suo piglio astuto. «Dev’essere molto frustrato, con quella principessa frigida. Potrei incontrare qualche difficoltà… a farlo andare piano.»
La battuta avrebbe avuto un effetto maggiore se Diana non si fosse rasata la testa e non si fosse vestita come un ragazzo, ma Caine vide Drake abboccare all’istante.
«È questo che vuoi?» chiese Drake. «Vuoi che tolga di mezzo Sam? Che sia lui a uccidermi, o che io uccida lui, non è così? In ogni caso per te e la tua strega, andrà bene comunque.»
«Stai prendendo tempo, Drake» disse Caine.
Caine era praticamente in grado di leggere il pensiero di Drake mentre quella mente psicopatica vagliava le diverse eventualità.
Non poteva rifiutare. Non se voleva continuare a essere Mano di Frusta. Non se voleva sperare di sostituire Caine.
«Toglierò Sam di mezzo» disse Drake con un tono di voce che avrebbe voluto essere minaccioso, ma che parve un po’ titubante.
Fu assai poco soddisfatto dell’effetto ottenuto. Perciò, con un ringhio basso, ripeté: «Fermerò Sam adesso».
Caine annuì, concedendogli solo un cenno di assenso. Si allontanò da Drake e strizzò l’occhio a Diana, che mantenne un’espressione cautamente neutrale.
Povero Drake. Essere ambizioso non bastava. Un capo doveva essere menzognero e manipolatore, non bastava essere un semplice criminale.
I grandi leader dovevano saper capire quando manipolare e quando affrontare qualcuno.
Ma soprattutto, un grande leader doveva sapere quando prendersi grossi rischi.
«Speriamo solo che quella barra di combustibile sia stata costruita per essere resistente» disse Caine.
Sollevò le mani e la barra di combustibile...