
- 272 pagine
- Italian
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eBook - ePub
Oltre il muro c'è un placido fiume
Informazioni su questo libro
In ufficio o in palestra, a tavola o al matrimonio della sua migliore amica, Estelle controlla ogni cosa. Conta i chilometri e le calorie, non tollera alcun errore con la figlia, nei rapporti con i clienti o nel comportamento di ogni nuovo compagno, che scarica al primo passo falso.
Sola con i suoi rimorsi, si consuma rimuginando sui fallimenti e sulla sua insoddisfazione. Fino al giorno in cui Béa, la sua vicina di casa, una splendida sessantenne, bussa alla sua porta. Con la sua allegria e la sua sensibilità, la sua schiettezza e la sua capacità di ascoltare, questa fata madrina le sconvolgerà la vita e l'aiuterà, finalmente, a lasciar correre...
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Informazioni
Print ISBN
9788817141215eBook ISBN
9788858697221AUTUNNO
4
L’autunno inizia sotto il segno di un forte vento che sembra voler spazzare via tutto ciò che trova sul suo cammino. Fin dal primo mattino, potenti raffiche intermittenti scuotono gli alberi e fanno sbattere le imposte alle finestre. È questo suono cupo e insistente che ha strappato Estelle al sonno. Seduta sul letto, la lampada sul comodino accesa, ascolta le folate che si susseguono mentre i pensieri si rincorrono nella sua testa. Alcuni le sfuggono, ma molti altri si abbattono contro il muro della sua stanchezza e delle sue tensioni, come api che cerchino di raggiungere un giardino al di là di un vetro invisibile. Le sei del mattino. Sta rimuginando ormai da due ore. È tempo di alzarsi.
A Planète Verte, l’incubatore di imprese eco-responsabili di cui Estelle è la capo contabile fin dalla sua creazione, l’atmosfera è elettrica. Tutti sono nervosi, tanto che i toni si fanno sempre più accesi tra la giovane donna e uno dei suoi colleghi, e la riunione del lunedì mattina si riduce a un dialogo tra sordi. Estelle trascorre l’ora successiva senza dire una parola, le mascelle strette, prendendo appunti e scarabocchiando figure geometriche ai margini del taccuino. Ben presto, dimentica il motivo della discussione, e non è più con il suo collega che ce l’ha, ma con se stessa.
«Scusa, sono esausta, non dormo bene ultimamente…»
«Nessun problema, Estelle, non è niente, abbiamo tutti i nostri momenti di stanchezza. E cosa faremmo senza la tua abilità e il tuo rigore? Dài, ci vediamo dopo, buon appetito!»
Lei abbozza un sorriso e gli assicura, senza crederci molto, che tutto andrà bene. Poi s’infila il cappotto e si prepara ad andare a pranzo, quando Antoine, che ha assistito alla scena, compare davanti a lei e le prende la borsa.
«Andiamo, ti porto a pranzo. E non puoi dire di no, ho io la tua carta di credito» dice agitandole sotto il naso il suo portafogli.
Estelle fa una risatina e non si fa pregare.
«Dal giapponese, allora, sono a…»
«Sì, lo so, sei a dieta. Ma evita di dirlo di fronte a tutti, con la tua bellissima silhouette da sirena rischi di irritare qualcuno.»
Il ristorante è a un paio di strade dall’ufficio, e durante il tragitto lei e Antoine parlano del più e del meno. Estelle si rianima solo quando lui le chiede notizie di Manon, che con Louis vorrebbero invitare a pranzo insieme a Théo nella grande casa che hanno comprato a due passi da Flora.
«Ci piacerebbe sfruttare un po’ l’estate di san Martino, sai. E poi abbiamo trovato un dondolo per la veranda. Vedrai, l’effetto relax è garantito!»
Al ristorante, lei pilucca del sashimi, mentre Antoine le racconta del brunch luculliano che Louis gli ha preparato il giorno prima, al ritorno dal mercato. Estelle è restia a parlargli di Béatrice, del pranzo meraviglioso che lei e Manon le hanno cucinato, e alla fine decide di non farlo, come se temesse, con il suo maledetto carattere, di rovinare tutto, di inquinare il proprio giardino segreto. Come se non ci credesse davvero, come se non lo avesse meritato. Senza accorgersene, sorride appena.
«Un sorriso? Be’, non ci speravo più!»
Lei gli rivolge uno sguardo interrogativo.
«Sto scherzando, Estelle… Non ti rendi neanche più conto di quando sorridi?»
«Mi dispiace.»
«Ti dispiace di aver sorriso? Dài, ti conosco troppo bene. Dimmi cosa ti angustia.»
Estelle fa un lungo sospiro e beve un sorso di tè verde.
«Mi sento sovraccarica, come se fossi costantemente in allarme rosso. Mi metto troppa pressione. Ed è solo lunedì. A questo ritmo, non so in che stato sarà alla fine della settimana.»
Antoine si stringe nelle spalle.
«Tu che ti metti pressione? Niente di nuovo sotto il sole, è la tua specialità. Ma se adesso la cosa ti preoccupa e vuoi finalmente tirare un po’ il fiato, be’, evviva, era ora! Solo che ho l’impressione che non sia tutto qui, o mi sbaglio? Dài, dimmi cosa c’è che non va davvero.»
Estelle spinge il piatto da parte e preme la punta delle dita sul tavolo, così forte che le nocche sbiancano leggermente.
«Quanto vorrei saperlo anch’io!» esclama poi, scuotendo la testa. «Mi sembra di essere perennemente in fuga.»
«Ah però… in fuga?»
«Fuggo le mie emozioni, evito di pensare ai miei desideri, mi rifiuto di ascoltarmi… In effetti, se proprio vuoi saperlo, è dal matrimonio di Flora che mi sono accorta di passare il tempo a cercare di controllare tutto, in modo che ogni dettaglio sia perfetto.»
Presa alla sprovvista dalla sua stessa sincerità, trae un profondo respiro e conclude, guardando Antoine dritto negli occhi: «E questo mi esaspera».
Lui annuisce.
«Vuoi fare tutto bene, troppo bene, sempre.»
«E ora» continua Estelle, incoraggiata dall’atteggiamento comprensivo di Antoine, «ho l’impressione che questo perfezionismo ormai mi domini, come un tiranno! Non riesco a liberarmene, mi perseguita.»
«Sì, è vero… Ascolta, è difficile, lo so, ma sono contento che tu me ne stia parlando. Più di una volta ho provato ad affrontare l’argomento, ma è come se dal giorno del matrimonio avessi chiuso tutti i boccaporti. Sei stata completamente inaccessibile. Voglio dire, anche più del solito» aggiunge con un sorriso. «Felice di riaverti tra noi, mia cara Estelle!»
«Scusa, io…»
Antoine aggrotta le sopracciglia e fa no con l’indice. Estelle sorride.
«Ok, allora non mi dispiace! Ma non mi piace sfogarmi e lamentarmi, tutto qui.»
«Ma non ti lamenti, stiamo solo parlando…»
La giovane donna esita un momento, si guarda intorno come se temesse che qualcuno possa sentirla, poi riprende: «Sono così abituata a stringere i denti aspettando che passi… In fondo lo faccio in modo che niente possa toccarmi».
Con un sospiro Estelle nota con quanta attenzione Antoine la sta osservando, e per un momento le fa tornare alla mente Béatrice. Nel suo sorriso, nel suo volto aperto e rilassato, legge un incoraggiamento a continuare.
«Mi sono blindata in una corazza… per non essere sopraffatta, per non essere ferita.»
«E pensi che sia il modo migliore per essere felice? Blindarti? Tenere alla larga il mondo esterno?»
«No, certo che no. Al contrario… anzi, è questo il problema di fondo: vorrei disperatamente essere felice ma non ci riesco. La nostalgia mi tormenta, ma non so di cosa, dato che non sono mai stata davvero felice. È come se non fossi del tutto presente, come se fossi sempre ai margini della realtà.» Fa una risatina triste. «A volte mi chiedo se non sono pazza.»
«Pazza? Ma come ti viene in mente?»
«Forse non proprio pazza, ma mi sembra di agire mio malgrado, capisci cosa intendo? Per esempio, sono consapevole di essere estremamente dura con me stessa e con Manon, e mi biasimo per questo, ma non riesco a comportarmi altrimenti. Vorrei tanto essere una donna diversa…»
«Dovresti essere una donna, punto e basta!» dice Antoine, facendo comparire un luccichio negli occhi di Estelle. «Sai che puoi affidarci Manon quando vuoi. Facciamo così: il giorno in cui viene a pranzo con Théo, fai come Flora, lasciacela fino a sera e prenditi il pomeriggio solo per te.»
«D’accordo, hai ragione, io… grazie, Antoine.»
«Ma di che, figurati! Altrimenti a cosa servirebbero gli amici?»
Estelle annuisce.
«Lo so, dovrei accettare più spesso l’aiuto dei miei amici e…» Si interrompe per un attimo e il suo viso si anima di colpo. «A proposito di amici, la scorsa settimana ho scoperto di avere una vicina davvero simpatica. Vive lì da anni e non ci eravamo mai incontrate… O almeno, non avevamo mai parlato. Io, soprattutto. Per farla breve, è una donna straordinaria e Manon l’adora! La prossima volta che passate a trovarmi, ve la presento.»
«Fantastico, quando vuoi!»
Rimangono un momento in silenzio, poi Antoine riprende, assorto: «Sai, prima di conoscere Louis, anch’io soffrivo d’insonnia. Ma mi sono bastate poche sedute di ipnosi per ricominciare a dormire bene. Perché non provi anche tu?».
«Sì, perché no?» fa Estelle, senza molta convinzione. «Ma ho questa dannata insonnia da così tanto tempo che mi chiedo se riuscirò mai a liberarmene. Comunque grazie, ci penserò.»
«Al tuo servizio» scherza Antoine esibendosi in un piccolo inchino. «E dimmi un po’, con Raphaël, le cose vanno meglio? Ormai vi sarete rappacificati, giusto?»
«Rappacificati? No, con lui è finita.»
Antoine posa le bacchette e la guarda dritto negli occhi. «Come è finita? Ma perché? È un ragazzo d’oro!»
«Per una sciocchezza, per una cosa da nulla, non lo so nemmeno io… comunque, è colpa mia, sono così intransigente con gli uomini. E ho tanta paura.»
«Paura? Paura di cosa?»
«Secondo te? Del mio orribile carattere! Siamo onesti, chi vorrebbe mai una ragazza che si trasforma in una bisbetica non appena un uomo le si avvicina?»
«Scusa, ma di cosa stai parlando?»
Estelle si stringe nelle spalle come se la risposta fosse ovvia.
«Quando un uomo si interessa a me mi sento subito minacciata, e faccio di tutto per non mostrare chi sono davvero. In fondo, credo di detestarmi, ma sono anche stufa di soffrire… Quindi, se un uomo si avvicina troppo, divento capricciosa e intrattabile sperando di metterlo in fuga. Una vera stronza.»
«Wow, Estelle si lascia andare! È bello sentirti parlare in questo modo, rinunciare a certe espressioni obsolete…»
«Espressioni obsolete? Scherzi, vero?»
«No, te lo assicuro. Non te ne sei mai accorta?»
«No… stai dicendo che sono antiquata?»
«Ehm, un po’ sì, senza offesa naturalmente… Ma soprattutto sei molto formale, sempre vestita di tutto punto, e parli come un libro stampato. È come se ti fosse sfuggito di mano il ruolo di una severa istitutrice, capisci?»
«Addirittura?»
«Sì, be’ quasi… Estelle, sei bellissima, e hai trentacinque anni, non sessanta.»
«È l’età della vicina di cui ti ho parlato: se la vedessi, con le sue gonne colorate e i fiori tra i capelli…»
«In effetti ho detto una sciocchezza: non è una questione di età, molte don...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Oltre il muro c’è un placido fiume
- ESTATE
- AUTUNNO
- INVERNO
- PRIMAVERA
- ESTATE
- Guida pratica al lasciar andare
- Ringraziamenti
- Copyright