«Perché l’acqua è gialla?» chiese Mary Ann, arricciando il naso.
Erano appena le nove di mattina e i tre erano sul bordo della vasca alle terme di cui Ben aveva cominciato a dire meraviglie a colazione. Non era come se l’era immaginata. Sembrava una piccola piscina di periferia, con tanto di fondo dipinto di azzurro, solo che non era affatto azzurra, ma verde a causa di quell’acqua schifosa.
«Non è proprio gialla», osservò Michael.
«No, macché.»
«Sul serio. È solo la luce che si rifrange sui minerali.» Si sedette sul bordo della piscina e lasciò penzolare i piedi in quella brodaglia fumante color zafferano. Indossava un paio di short larghi da surfista con un motivo a vortici viola che stava molto bene con i capelli bianchi. Ben invece aveva uno Speedo blu scuro che stava bene con tutto. Mary Ann fece del suo meglio per non guardarlo troppo mentre si calava in acqua.
«Coraggio, Esther», la spronò Michael. «Quando sarai dentro, ti piacerà un sacco.»
Faceva dello spirito sul costume intero di Mary Ann, un semplice modello pudico da nonnina con delle balze di poliestere marrone che, a dire il vero, era molto peggio di tutti quelli che Esther Williams aveva sfoggiato nella sua carriera. Ben e Michael l’avevano scovato quella mattina, solo soletto su uno scaffale dell’emporio, e gliel’avevano portato in camera con grande ilarità. Appena Mary Ann entrò in acqua, ovviamente il costume assunse una nauseabonda tonalità arancione e le balze si misero a fremere come l’ombrello diafano di una medusa.
«Fottiti», gli disse, vedendo il sorrisetto sulla faccia di Michael.
«Qui ci vuole una foto!»
«Solo se vuoi rischiare di rimetterci la fotocamera.»
«Perlomeno non ci sono tanti testimoni», le fece notare Ben.
C’erano altre cinque o sei persone a crogiolarsi con aria solenne nell’acqua calda all’altro capo della piscina. Europei dell’Est, probabilmente, che facevano il bagno insieme come l’avrebbero fatto al loro Paese di origine. Mary Ann aveva già sentito due donne, entrambe grasse e bianche come la pancia di un pesce, che chiacchieravano nello spogliatoio. La loro lingua aspra e gutturale le era sembrata sconosciuta tanto quanto lo era la depilazione brasiliana a loro.
«Che bello», disse a Ben e Michael cercando di fare buon viso a cattivo gioco.
«Stai guardando dalla parte sbagliata.» Ben le prese la testa tra le mani e la fece voltare verso destra e poi in alto perché guardasse al di sopra della staccionata di legno di sequoia. Poco meno di un chilometro più in là c’era la parete di un canyon sotto un cielo di un azzurro inesorabile e, ai piedi delle rocce, un prato di un bianco quasi accecante. Dalla sua superficie salivano volute di vapore aleggianti come fantasmi.
«Mio Dio!» esclamò Mary Ann.
Ben sorrise e, senza tanti complimenti, si mise a massaggiarle le spalle. «Per questo esiste Pinyon City. La gente viene qui da centocinquant’anni. I bianchi, cioè. I nativi ci venivano fin dalla notte dei tempi, naturalmente.»
«Migravano da Tahoe durante l’inverno», aggiunse Michael. «Su questo versante delle montagne fa più caldo e i pini fornivano i pinoli da mangiare.»
Quel tono da National Geographic era insolito per Michael e Mary Ann immaginò che stesse facendo il verso a Ben, recitando la parte dello zelante vice guida turistica. Avrebbe potuto prenderlo in giro, visto e considerato come l’aveva sfottuta per il costume da bagno, ma il benessere era tale che decise di lasciar perdere. Ben la stava massaggiando da dio, per nulla spaventato dal suo corpo sfiorito, riuscendo a farla sentire in perfetta comunione con la Terra in una piscina color pipì.
Poi l’imbarazzo prese il sopravvento. Quelle persone tetre alla Borat dall’altro lato della vasca erano imperturbabili, ma ci voleva poco a immaginare cosa stessero pensando. Chi erano quegli strani americani? Una coppia attempata che viaggiava con il figlio adulto? Perché il figlio toccava il corpo della madre con tale intimità? E perché il marito li stava a guardare? E che razza di costume era quello?
«Celestiale», disse Mary Ann allungando il collo per dare un segnale discreto che il massaggio era finito. «Grazie di cuore, Ben.»
«Vuoi che smetta?»
«Lascialo fare», le disse Michael. «Si diverte.»
Mary Ann lanciò un rapido sguardo agli altri bagnanti e con la sua ben nota impazienza Michael alzò gli occhi al cielo. Fattene una ragione, le stava dicendo, come aveva fatto tante volte quando erano giovani. Perché ti preoccupi per quello che pensa la gente quando fra sei mesi potresti essere morta? Nessuno ti guarda, tranne te.
«Okay. Va bene. Grazie. Divertiti, allora.»
Così Ben le affondò di nuovo le mani nel collo, mentre Michael appoggiava i gomiti sul bordo della piscina con l’aria del vecchio tricheco soddisfatto.
«Sei fortunata che non ti abbiamo portato a Harbin», le disse.
«Che cos’è Harbin?»
«Un’altra fonte termale.» Ben era passato a massaggiarle le spalle. «A nord di San Francisco. Dove si può stare nudi.»
«No, grazie.»
«È una puritana», sottolineò Michael.
«Non sono una puritana. Sono stata in posti per nudisti.»
«Sì. Le terme per signore di Canyon Ranch.»
Mary Ann lo fulminò con un’occhiata. «No... Non fare il furbo... Sono stata a Lands End con te e Brian, una volta.» Ebbe un breve flash dell’ex marito, ora diventato nomade, e si chiese, come le capitava ogni tanto, in quale parte del continente fosse finito con il suo amato Winnebago.
«Sì, ci sei stata», precisò Michael, «ma non ti sei spogliata.»
«Sì, invece.»
«Fidati. Me lo ricorderei.»
Cosa voleva dire? «Secondo me», replicò Mary Ann nel tono più gentile possibile, «le persone della mia età non dovrebbero rovinare il paesaggio mettendo in mostra i loro corpi nudi. Di solito non è uno spettacolo molto apprezzato. Ed è per lo stesso motivo che non lascio in giro i rifiuti.»
Ben ridacchiò senza fare commenti.
«A Harbin c’è tanta gente più vecchia di noi», disse Michael.
«Oh, be’... sai che bello! Perché non me l’avete detto? Non vedo l’ora.»
Michael rise. «Caso disperato.»
«Ecco fatto», disse Ben senza schierarsi e ponendo fine alla discussione e al massaggio con una pacca affettuosa sulle spalle di Mary Ann. «Ora hai voglia di vedere il nostro terreno? È sulla strada di casa. Mi piacerebbe arrivare sulle piste prima di mezzogiorno.»
Mary Ann si chiese se lei e Michael non stessero cominciando a dargli sui nervi.
Il loro terreno era a due o tre chilometri da lì, ma prima di raggiungere il bivio dove bisognava svoltare, i ragazzi decisero che non potevano andarci senza il cane.
«Perché?» chiese Mary Ann. «Ci sono degli animali selvatici?»
Michael ridacchiò. «Se mai, il doodle non ci sarebbe di grande aiuto. Da queste parti sono gli animali selvatici a mangiarsi i cani e non viceversa. Lo portiamo con noi solo a scopo rituale. Ci sembra che diventi un po’ più casa nostra ogni volta che Roman ci fa la pipì. Anzi, anche ogni volta che ce la facciamo noi.»
«Non avrete intenzione di venire a vivere qui, vero?»
«Solo qualche settimana ogni tanto», rispose Ben voltandosi a guardarla. «Al massimo un paio di mesi. Sarà il nostro buen retiro.»
«Lo è già. È questo il bello.» Mary Ann sapeva che erano ben lontani dal potersi permettere di costruire qualcosa.
Anche se erano stati via solo un paio d’ore, quando li vide arrivare il cane impazzì. Lo caricarono in macchina e tornarono al bivio. Lo spazzaneve era passato da poco e la strada saliva con dei tornanti morbidi che non diedero alcun fastidio a Mary Ann finché Michael non le ordinò di non guardare indietro.
«Oh, cazzo!» esclamò lei. «Non dirmi che c’è un altro strapiombo.»
«No. È che non voglio che ti rovini la sorpresa.»
La sorpresa era quel che Mary Ann vide finalmente dopo essersi arrampicata sul ciglio della strada fino al pianoro dove si trovava il loro terreno. Non c’era niente di scosceso che potesse darle le vertigini, solo la pineta in leggera pendenza verso la valle lunga e stretta dove si trovava Pinyon City. Da lì non si vedeva il paese, però, né nessuna casa. C’era una catena di montagne aguzze in lontananza, ma nessun segno dell’autostrada. Il ronzio che aveva preso per rumore di traffico era invece il vento che soffiava tra gli alberi.
«Il soggiorno verrà qui», le spiegò Michael indicando un picchetto piantato nella neve e sormontato da una bandierina. «La finestra darà in quella direzione, così potremo vedere Pinyon Peak.»
Mary Ann chiese, forse con ...