LANA ACCESE UNA delle lanterne di Jim l’Eremita ed esaminò la scena. La baracca era come l’aveva lasciata. Solo che adesso c’erano due coyote morti, tre ragazzi spaventati, un bambino di quattro anni con gli occhi sbarrati che metteva i brividi, e un ragazzo mezzo morto sul pavimento.
Diede un calcio a Nip con la punta della scarpa. Nessuna reazione. Era morto, il cervello fracassato da un lingotto d’oro massiccio. Lo aveva colpito ancora e ancora, fino a sentirsi le braccia sfinite.
L’altro coyote non lo conosceva abbastanza da potergli dare un nome. Ma era morto nello stesso modo, troppo preso dalla sua preda per accorgersi del pericolo.
Patrick giaceva in un angolo, sconcertato, confuso, senza sapere che cosa fare. Uno dei ragazzi, il tipo che aveva l’aria da surfista, aveva dipinto sul volto lo stesso turbamento.
«Bravo cucciolo» disse Lana, e Patrick agitò debolmente la coda contro il pavimento.
«Chi sei?» chiese Lana al surfista.
«Quinn. Mi chiamo Quinn.»
«E tu invece?» chiese la bionda carina.
Lana provò per lei antipatia a prima vista: sembrava quel tipo di perfettina che avrebbe spazzato via una come Lana. D’altra parte stava proteggendo quello strano bambino, lo cullava tra le braccia, e quindi forse non era poi così male.
Un ragazzo con la faccia rotonda e i capelli neri a spazzola s’inginocchiò accanto al ragazzo ferito. «Ragazzi, è ferito gravemente.»
La bionda avanzò carponi fino a lui. Gli strappò la maglietta. Un fiume di sangue scorreva sul petto del ragazzo.
«Oddio, no» disse con la voce rotta dal pianto.
Lana la spinse da parte e premette la mano sulla ferita pulsante. «Vivrà» disse Lana. «Lo sistemerò.»
«Cosa intendi, con “lo sistemerò”?» pretese di sapere la bionda. «Ha bisogno di punti, di un dottore. Guarda come sanguina.»
Lana disse: «Come ti chiami?».
«Astrid. Ma che importanza ha? Lui sta…» Ammutolì e si sporse per guardare da vicino. «L’emorragia si sta fermando.»
«Già, l’ho notato anch’io» disse Lana, ironica. «Rilassati. Starà bene. Scommetto...» Piegò la testa di lato per avere una visuale migliore. «Scommetto che quando non è ricoperto di sangue è carino. Il tuo ragazzo?»
«Non si tratta di questo» si affrettò a dire Astrid. Poi, a voce più bassa, come se non volesse farsi sentire dagli altri, disse: «Una specie».
«Be’, so quanto può sembrare assurdo, ma starà bene nel giro di qualche minuto.» Tirò via la mano per mostrare come la brutta ferita iniziasse già a rimarginarsi. La riappoggiò sulla ferita. «Non chiedermi come.»
«Ma è impossibile» mormorò il ragazzo coi capelli a spazzola.
All’esterno il branco di coyote latrava furioso e si scagliava contro la porta. Ma il catenaccio teneva. Lana incastrò lo schienale della sedia sotto la maniglia e rifletté sulla prossima mossa.
La porta non avrebbe retto per sempre. Ma il branco non avrebbe saputo come agire, sarebbe rimasto incerto sul da farsi finché Capobranco non fosse stato di ritorno dalla sua partita privata di caccia.
«Lui si chiama Sam» disse Astrid. «Lui è Edilio, questo è mio fratello, Pete, e io sono Astrid. E penso che tu ci abbia appena salvato la vita.»
Lana annuì. Così andava meglio. La ragazza stava mostrando rispetto per Lana. «Mi chiamo Lana. E ascoltate, gente, i coyote non hanno finito con noi. Dobbiamo assicurarci che la porta regga.»
«Me ne occupo io» disse Edilio.
Sam si svegliò di soprassalto.
Rimase a fissare il coyote morto. Si toccò il collo. Guardò con occhi sgranati il sangue sulla sua mano.
«Vivrai» disse Lana. «Sistemerò il resto della ferita. Lasciami solo appoggiare la mano.»
Lui parve dubbioso. Guardò Astrid.
«Ci ha salvato la vita» disse Astrid. «E ha appena richiuso una ferita che fino a un minto fa fiottava sangue.»
Sam le permise di appoggiargli la mano sul collo.
«Chi sei?» chiese con un rantolo.
«Lana. Lana Arwen Lazar» disse.
«Grazie.»
«Nessun problema. Ma non essermi troppo grato: la tua vita potrebbe non essere al sicuro per molto.»
Sam annuì. Sentì i rumori all’esterno, e sobbalzò quando uno dei coyote si lanciò contro la porta.
«Ma quello che Edilio sta usando come martello è un lingotto d’oro?» Edilio aveva rotto la branda e stava inchiodando una delle sponde sulla porta.
Lana rise, sardonica. «Già. Abbiamo un sacco d’oro, io e Patrick. Siamo ricchi.»
Fece scorrere la mano dal collo di Sam giù fino alla spalla. «Funzionerà meglio se ti togli la maglietta» disse.
Sam trasalì dal dolore. «Non penso di riuscirci.»
Lana fece scivolare la mano sotto la maglietta, tastando il raccapricciante scempio delle ferite minori. «Tra qualche minuto andrà meglio.»
«Come riesci a farlo?» chiese Sam.
«Stanno succedendo un sacco di cose strane.»
Il ragazzo annuì. «Già. Ce ne siamo accorti. Grazie per avermi salvato la vita.»
«Prego, ma come ho già detto, potrebbe durare poco. Non stanno cercando di entrare sul serio. Ma quando arriverà Capobranco, tutto potrebbe cambiare. Sono forti, sai, ma sono anche intelligenti.»
«Anche tu sanguini» disse lui.
«Me ne occuperò dopo» disse Lana, quasi con indifferenza. «In un certo senso ormai sono abituata a ferirmi, in un modo o nell’altro.»
Si premette la mano ricoperta di sangue contro la gamba.
«Chi è Capobranco?» chiese Sam.
«È il capo dei coyote. L’ho imbrogliato per convincerlo a farmi tornare qui. Speravo di riuscire a scappare. O perlomeno di riuscire a mangiare qualcosa di diverso dagli animali morti trovati per strada. I coyote sono furbi, ma sono solo dei cani intelligenti, in fondo. Avete fame, ragazzi? Io sì.»
Sam annuì. Si trasse in piedi con movimenti rigidi, come un vecchio.
«Non appena avrò finito con la mia gamba, sistemerò le tue» disse Lana. «Abbiamo una discreta riserva di cibo, e c’è acqua in abbondanza, almeno per un po’. La domanda è se Capobranco sarà in grado di trovare un modo per entrare.»
Astrid disse: «Stai parlando di questo coyote come se fosse una persona».
Lana rise. «Non una con cui ti piacerebbe uscire.»
«È solo… è solo un coyote?» chiese Astrid.
Lana fissò la ragazza. Ora riusciva a scorgere la sua intelligenza sotto il bell’aspetto. «Tu che cosa ne sai?» chiese Lana con cautela.
«So che alcuni animali stanno mutando. Abbiamo visto un gabbiano con gli artigli. E abbiamo visto, be’, un serpente con quelli che avevano l’aria di essere monconi d’ali.»
Lana annuì. «Già, li ho visti anch’io. Da vicino. C’è mancato poco che facessero morire i coyote di paura. Puoi giurarci. Riescono a volare a malapena, usano le ali solo per ampliare di poco il loro raggio d’azione. Mi hanno salvato le chiappe già una volta. E li ho visti uccidere un coyote non più di qualche ora fa. Capobranco ha detto…»
«Ha detto?» chiese Edilio.
«Vi racconterò tutto, ma prima mangiamo. Non ho mangiato niente. Anche se mi hanno offerto qualche scoiattolo crudo. Pudding, ecco di cosa ho voglia. L’ho perfino sognato.»
Tirò fuori un barattolo e lavorò di apriscatole. Non aspettò di avere un piatto o un cucchiaio, ma affondò la mano dentro il barattolo e s’infilò una manata di pudding in bocca. Poi s’immobilizzò, sopraffatta dalla meravigliosa dolcezza.
Piangeva, quando disse: «Mi dispiace, ho dimenticato le buone maniere. Aprirò un altro barattolo per voi».
Sam si fece avanti zoppicando e prese una manata di pudding, seguendo l’esempio di Lana. «Ormai nemmeno io mi sento più particolarmente educato» disse, ma Lana si accorse che era un po’ inorridito davanti alle sue maniere selvagge. Fu allora che decise che lui le piaceva.
«Sam, ascoltami, ascoltatemi tutti. Per non dare di matto dovete sapere una cosa: Capobranco sa parlare. Voglio dire, parole umane. Come ha detto la Barbie intelligente, è un mutante o roba del genere. So che probabilmente state pensando che sono pazza.»
Adesso aveva in mano la tazza di Jim l’Eremita e la usava per raccogliere altre porzioni di meraviglioso, succulento pudding. La bionda – Astrid – stava aprendo un barattolo di macedonia.
«Che cosa sai della FASE?» chiese Astrid.
Lana smise di mangiare e la guardò sgranando gli occhi. «La fa-che?»
Astrid scrollò le spalle e sembrò imbarazzata. «È così che la chiamano: Fascia Atomica Sopravvissuti Emergenza. FASE.»
«E cosa vorrebbe dire?»
«Hai visto la barriera?»
Lana annuì. «Oh, sì. L’ho vista. L’ho toccata. Il che, detto fra noi, n...