Il ritratto di Dorian Gray
eBook - ePub

Il ritratto di Dorian Gray

  1. 400 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Il ritratto di Dorian Gray

Informazioni su questo libro

Sono geloso del ritratto che mi avete dipinto. Perché mai dovrebbe conservare ciò che io perderò? Se solo potesse esser vero il contrario! Se fosse il quadro a cambiare, e io rimanere tale e quale sono ora!

Scelto da 375,005 studenti

Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.

Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.

Informazioni

Editore
BUR
Anno
2019
eBook ISBN
9788858697702
Print ISBN
9788817119351

Capitolo due

Appena entrati, videro Dorian Gray. Sedeva di fronte al piano, voltando loro le spalle, e sfogliava le pagine di uno spartito delle Waldszenen di Schumann. «Me le dovete prestare, Basil» esclamò. «Voglio studiarle. Sono assolutamente sublimi!»
«Dipenderà tutto da come oggi avrete posato, Dorian.»
«Oh, sono stanco di posare, e non desidero per nulla un mio ritratto a grandezza naturale!» rispose il ragazzo, girandosi sullo sgabello in uno scatto di caparbietà petulante. Ma, accortosi subito della presenza di Lord Henry, ecco che un sospetto di rossore gli imporporò appena le guance. Si levò in piedi. «Vi prego di scusarmi, Basil, ma non sapevo che ci fosse qualcun altro con voi.»
«Vi presento Lord Henry Wotton, Dorian, un vecchio compagno di Oxford. Gli stavo giusto dicendo che straordinario modello voi foste, anche se ormai avete finito per rovinare tutto!»
«Ma almeno non avete rovinato il mio piacere di fare la vostra conoscenza, Mr Gray» si intromise Lord Henry facendosi avanti, la mano tesa verso di lui. «Mia zia mi ha parlato spesso di voi: siete uno dei suoi pupilli e, temo, anche una delle sue vittime.»
«Sono sul libro nero di Lady Agatha, attualmente» rispose Dorian Gray, con una buffa smorfia di contrizione. «Le avevo promesso che sarei andato assieme a lei in un club a Whitechapel, lo scorso martedì, ma me ne sono scordato del tutto. Avremmo dovuto eseguire una sonata a quattro mani; anzi, tre sonate, mi pare. Non so proprio che cosa potrà dirmi. E sono troppo imbarazzato per rifarmi sentire.»
«Oh, farò io da paciere tra voi e la zia. Vi è affezionatissima. E non penso che abbiate creato grandi problemi a causa della vostra assenza. Il pubblico avrà creduto probabilmente di ascoltare comunque un pezzo a quattro mani. Quando zia Agatha si siede al pianoforte, riesce a strimpellare per due.»
«Questo è davvero tremendo da dirsi nei suoi confronti, e non è molto generoso neppure verso di me» rise Dorian di rimando.
Lord Henry lo guardò. In verità, sì, era mirabilmente avvenente con quelle labbra rosse dal contorno finemente disegnato, gli schietti occhi azzurri, l’aurea chioma ricciuta. Aveva in volto qualcosa che ispirava fiducia all’istante. Splendeva di tutta l’innocenza della gioventù, e della gioventù più ardente e pura al tempo stesso. Si capiva che era riuscito a preservarsi dal contagio mondano. Non c’era di che stupirsi se Basil Hallward lo adorava.
«Possedete troppo fascino per darvi alla filantropia, Mr Gray; troppo fascino, davvero.» E Lord Henry, gettatosi sull’ottomana, aprì il suo portasigarette.
Il pittore era indaffarato a mischiare i colori e a preparare i pennelli. Aveva un’aria pensierosa e, udito l’ultimo rilievo fatto da Lord Henry, gli lanciò uno sguardo di traverso ed esitò per un attimo; quindi gli si rivolse dicendo: «Harry, vorrei terminare il quadro in giornata. Vi sembrerei troppo villano se vi domandassi la cortesia di volerci lasciare?».
Lord Henry sorrise e rivolse nuovamente gli occhi su Dorian Gray. «Devo dunque andarmene, Mr Gray?» gli chiese.
«Oh, vi prego, non fatelo, Lord Henry! Vedo che Basil è in uno dei suoi momenti di luna storta; e non lo posso sopportare, quando per via delle sue lune mi tiene il broncio in questa maniera. Ma, a parte questo, vorrei sapere da voi: perché non dovrei darmi alla filantropia?»
«Credo che non ve lo dirò, Mr Gray. È un tema talmente noioso che bisognerebbe parlarne in modo serio. Ma di certo non scapperò via, ora che mi avete pregato di rimanere. Non ne siete dispiaciuto, vero, Basil? Spesso mi avete detto di avere piacere che i modelli abbiano la possibilità di chiacchierare con qualcuno, mentre posano per voi.»
Hallward si morse il labbro. «Se Dorian lo desidera, potete restare, com’è ovvio. I capricci di Dorian sono legge per chiunque, fuorché per lui stesso.»
Lord Henry prese guanti e cappello. «Vi prego, non insistete oltre, Basil; purtroppo devo scappare. Ho un appuntamento con un tale all’Orléans. Buona giornata, Mr Gray. Venite a trovarmi, un pomeriggio o l’altro, in Curzon Street. Verso le cinque sono quasi sempre a casa. Anticipatemi la vostra visita con un biglietto, quando penserete di passare dalle mie parti. Mi rincrescerebbe assai che non mi trovaste.»
«Basil» esclamò Dorian Gray, «se Lord Henry Wotton se ne va, me ne andrò via anche io. Voi non aprite mai bocca quando dipingete, ed è atrocemente noioso starsene ritti su una pedana tentando di sembrare a proprio agio. Insisto: chiedetegli di rimanere.»
«Restate con noi, Harry, e farete un piacere a Dorian e a me» disse Hallward, gli occhi fissi sul quadro. «È assolutamente vero, non parlo mai mentre lavoro, anzi non presto neanche orecchio alle parole altrui, e la cosa deve risultare terribilmente noiosa per i miei sfortunati modelli. Vi prego, rimanete.»
«Ma quel tale con cui ho appuntamento all’Orléans?»
Il pittore si mise a ridere. «Non credo che creerà dei problemi. Rimettetevi a sedere, Harry. Ma ora, Dorian, salite sulla pedana e non muovetevi troppo, e non prestate alcuna attenzione a ciò che Lord Henry vi dice: esercita un influsso deleterio su tutti i suoi amici, fatta eccezione per me.»
Dorian Gray salì sulla pedana con l’aria d’un martire bizantino giovinetto, esibendo una lieve smorfia di contrarietà a beneficio di Lord Henry, che già cominciava ad accendergli la fantasia. Era tanto diverso da Basil! Facevano uno splendido contrasto, messi insieme. E poi, che bella voce aveva! Trascorso un momento, gli si rivolse nuovamente: «Esercitate veramente un influsso così nefasto, Lord Henry? Nefasto come sostiene Basil?».
«Gli influssi fausti non esistono, Mr Gray. Ogni influsso è immorale, immorale sotto il profilo scientifico.»
«Perché?»
«Perché influenzare una persona vuol dire infondere in lui l’anima di qualcun altro. A quel punto, non penserà più i pensieri che gli verrebbero naturali, né avvamperà più delle sue passioni spontanee. Non possiederà più virtù proprie. I suoi peccati, ammesso che cose come i peccati esistano, sono d’accatto. Diviene così l’eco d’una musica suonata da qualcun altro, l’interprete di una parte che non è stata scritta per lui. Scopo della vita è, per ciascuno, la crescita personale. Il compimento perfetto di ciò che ognuno di noi è naturalmente in potenza: tale è la giustificazione del nostro esistere. La gente, oggi, ha paura di sé. Hanno scordato il più alto di tutti gli obblighi, l’obbligo al quale ciascuno di noi è vincolato nei confronti di se stesso. Certo, sono caritatevoli. Cibano l’affamato, vestono il pezzente. Ma le loro anime muoiono di fame e di freddo. L’ardimento ha abbandonato la nostra razza. O forse non ne abbiamo mai goduto. Il terrore della società, che è la base della morale, il terrore di Dio, che è l’arcano della religione: sono questi, i due poteri che ci tiranneggiano. E tuttavia…»
«Dorian, da bravo, ragazzo mio, girate leggermente la testa un po’ più a destra» esortò il pittore, tutto intento alla sua opera, e consapevole unicamente del fatto che il volto del giovane aveva assunto d’un tratto un’espressione che mai aveva notato prima di allora.
«E tuttavia» seguitò a dire Lord Henry con la sua voce profonda, musicale, accompagnandosi con quella graziosa ondulazione della mano che era stata, fin dai tempi di Eton, un suo vezzo tipico, «credo che se ciascuno di noi si desse a vivere in pienezza la propria vita, a dare forma a ogni sensazione, espressione a ogni pensiero, consistenza a ogni sogno, ebbene, credo che il mondo ne trarrebbe un impulso di gioia così fresco che ci scorderemmo di tutte le morbosità medievalistiche e faremmo ritorno all’ideale ellenico; anzi, a qualcosa di ancor più bello, di ancor più maturo dell’ideale ellenico, forse. Eppure perfino il più ardito fra noi ha timore di sé. La mutilazione rituale del primitivo conosce una sua tragica sopravvivenza nella negazione di sé che ci sfigura la vita. Ci infliggiamo un castigo per i nostri rifiuti. Ogni impulso che cerchiamo di soffocare ci lievita in mente, fino ad avvelenarci. Il corpo pecca una volta sola, e all’istante non ha più nulla a che fare con il suo peccato, perché l’atto è una forma di catarsi. A quel punto, non rimane più nulla di esso se non il ricordo di un godimento, o il lusso di un rimorso. L’unica maniera per affrancarsi da una tentazione consiste nell’abbandonarsi a essa. Opponile resistenza, e la tua anima si ammalerà continuando a vagheggiare le cose che ha vietato a se stessa, ad ardere per ciò che le sue stesse leggi mostruose hanno reso raccapricciante e illecito. È stato detto che i grandi eventi della storia umana hanno luogo nella mente. Ed è pur sempre nella mente, e nella mente soltanto, che i grandi peccati dell’umanità vengono commessi. Voi, Mr Gray, voi stesso, tra le rose della vostra ardente giovinezza, della vostra candida fanciullezza, avrete provato passioni capaci di atterrirvi, pensieri in grado di colmarvi il cuore di terrore, chimere diurne e notturne il cui solo ricordo potrebbe tingervi le guance di vergogna…»
«Basta così!» boccheggiò Dorian Gray, «basta! Voi mi frastornate. Non so che cosa ribattere. Esiste il modo di rispondervi, ma non riesco a trovarlo. Tacete. Lasciatemi pensare. O meglio, lasciate che provi a non pensare.»
Per quasi una decina di minuti se ne stette così, immobile, le labbra socchiuse, gli occhi stranamente lucidi. Intuiva, in qualche modo oscuro, che nuovi influssi erano all’opera dentro di lui. Eppure aveva l’impressione che, in realtà, sgorgassero dal profondo della sua persona. Le poche parole che l’amico di Basil gli aveva detto – pronunciate a caso, senza dubbio, e con il proposito di riuscire paradossali – dovevano aver toccato in lui qualche corda segreta mai sfiorata prima d’allora, ma che adesso poteva sentire vibrare e trepidare in sé al ritmo di palpiti misteriosi.
Allo stesso modo era turbato dalla musica. Ne era stato scombussolato parecchie volte. La musica, però, non si articolava in parole. Non era un nuovo cosmo, quanto piuttosto un nuovo caos, ciò che essa creava in noi. Parole! Soltanto parole! Ma quanto tremende! Quanto chiare, e vivide, e spietate! Nessuno poteva sfuggire loro. Eppure, quale sottile malia ne spirava! Sembrava che fossero in grado di conferire plastica evidenza a ciò che è senza forma, che possedessero una melodia propria, e soave quanto quella della viola o del liuto. Parole soltanto! Esisteva forse qualcosa di altrettanto reale delle parole?
Sì. C’erano state cose, durante la sua fanciullezza, che non aveva compreso. Adesso le comprendeva. D’un tratto, la vita brillava ai suoi occhi d’un colore infuocato. Aveva l’impressione di aver camminato fino a quel momento su carboni ardenti. Come poteva non essersene mai reso conto?
Sorridendo malizioso, Lord Henry lo osservava attentamente. Aveva la sapienza psicologica di colui che sa esattamente quando deve tacere. Provava un profondo interesse. L’immediata impressione suscitata da quanto aveva detto lo stupiva e, al ricordo di un libro che aveva letto quand’era appena sedicenne, un libro che gli aveva rivelato molte cose di cui non aveva mai saputo prima d’allora, si chiese se Dorian Gray non stesse vivendo la sua medesima esperienza. Non aveva fatto altro che scoccare alla cieca una freccia. Aveva dunque colpito il bersaglio? Com’era affascinante quel ragazzo!
Hallward continuava a dipingere con mano mirabilmente felice, dotata della vera finezza, di quella perfetta delicatezza che solo la forza, comunque, può conferire all’arte. Era come ignaro di quel silenzio.
«Basil, sono stanco di starmene qui ritto in piedi» si lagnò all’improvviso Dorian Gray. «Devo uscire a sedermi in giardino. L’aria, qui dentro, è asfissiante.»
«Mio caro amico, mi spiace davvero. Quando dipingo, non riesco mai a prestare attenzione a nient’altro. Ma non avete mai posato altrettanto bene. Eravate perfettamente immobile. E io sono riuscito a cogliere l’effetto che volevo: le labbra semischiuse, e la lucentezza degli occhi. Non so che cosa vi stesse dicendo Harry, ma di sicuro vi ha fatto assumere un’espressione meravigliosa. Suppongo vi stesse facendo dei complimenti. Ma non credete a una sola parola di quel che dice.»
«Non mi ha fatto nessun complimento. Perciò, forse, non credo a nulla di ciò che mi ha detto.»
«Sapete bene, invece, che lo credete per filo e per segno» fu la replica di Lord Henry, che guardava a lui con quei suoi occhi sognanti, languidi. «Vi accompagnerò in giardino. Qui in studio c’è un’afa tremenda. Basil, non potremmo bere insieme qualcosa di gelato, qualcosa alle fragole, magari?»
«Ma sicuro, Harry. È sufficiente che suoniate il campanello e, appena Parker farà la sua comparsa, gli dirò quel che desiderate. Io debbo finire di lavorare allo sfondo, ma vi raggiungerò tra non molto. Non trattenete troppo a lungo Dorian. Non mi sono mai sentito disposto a dipingere meglio di oggi. Questo quadro si sta trasformando nel mio capolavoro. Anzi, è già il mio capolavoro.»
Lord Henry uscì in giardino, dove trovò Dorian Gray che tuffava il viso nel folto dei grandi, freschi fiori di lillà, bevendone la fragranza come se fosse vino. Gli si accostò, posandogli una mano sulla spalla. «Fate proprio bene a fare così» gli mormorò. «Nulla può guarire l’anima se non i sensi, come nulla può guarire i sensi se non l’anima.»
Il ragazzo trasalì, ritraendosi. Era a capo scoperto, e le foglie gli avevano scompigliato la chioma ricciuta, arruffandogliela in una matassa di fili dorati. Nei suoi occhi covava un brillio di spavento, come suole accadere a coloro che si svegliano di soprassalto. Le narici finemente cese...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Prefazione dell’Autore
  4. Capitolo uno
  5. Capitolo due
  6. Capitolo tre
  7. Capitolo quattro
  8. Capitolo cinque
  9. Capitolo sei
  10. Capitolo sette
  11. Capitolo otto
  12. Capitolo nove
  13. Capitolo dieci
  14. Capitolo undici
  15. Capitolo dodici
  16. Capitolo tredici
  17. Capitolo quattordici
  18. Capitolo quindici
  19. Capitolo sedici
  20. Capitolo diciassette
  21. Capitolo diciotto
  22. Capitolo diciannove
  23. Capitolo venti
  24. Copyright