
- 416 pagine
- Italian
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eBook - ePub
La lacrima del diavolo
Informazioni su questo libro
È l'ultimo giorno dell'anno a Washington D.C., quando un misterioso killer comincia a sparare in metropolitana sulla folla terrorizzata. Intanto sulla scrivania del governatore arriva una lettera di rivendicazione: ci sarà una strage ogni quattro ore finché non verranno pagati venti milioni di dollari. Quando il mandante dell'attentato muore in un banale incidente stradale, nulla sembra poter fermare la mano omicida. Solo Parker Kincaid, ex agente dell'FBI e massimo esperto di analisi documentale, può riuscire a smascherare il killer. Unica traccia disponibile la lettera con la richiesta di denaro, dove i puntini sulle "i" hanno l'inquietante forma di una lacrima.
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Informazioni
Print ISBN
9788817022804eBook ISBN
9788858697665I
L’ULTIMO GIORNO DELL’ANNO
L’analisi accurata di una lettera anonima può ridurre enormemente il numero di autori possibili e può al tempo stesso escludere alcuni sospetti autori della medesima. L’uso di un punto e virgola o l’uso corretto di un apostrofo possono eliminare un intero gruppo di autori.
OSBORN & OSBORN QUESTIONED DOCUMENT PROBLEMS
1
08,55
Il Becchino è in città.
Il Becchino assomiglia a te, il Becchino assomiglia a me. Cammina lungo le strade fredde e tristi proprio come camminerebbe chiunque altro, le spalle strette a difendersi dall’aria umida di dicembre.
Non è alto e non è basso, non è grasso e non è magro. Le sue dita, nei guanti scuri, potrebbero essere grassocce, ma potrebbero anche non esserlo. I suoi piedi sembrano grandi, ma forse è soltanto la misura delle scarpe.
Se lo guardassi negli occhi, non ne noteresti la forma e il colore, ma ti accorgeresti solo che non sembrano del tutto umani, e se il Becchino guardasse te mentre tu lo stai guardando, i suoi occhi potrebbero tranquillamente essere l’ultima cosa che vedi in vita tua.
Indossa un lungo impermeabile nero, oppure blu scuro, e nemmeno un’anima per la strada lo nota nonostante ci siano molti testimoni – le strade di Washington, D.C., sono affollate perché è l’ora di punta del mattino.
Il Becchino è in città ed è l’ultimo dell’anno.
Portando una borsa della spesa di Fresh Fields, il Becchino devia intorno a coppiette e famiglie e continua a camminare. Davanti a sé vede la stazione della metropolitana. Gli è stato detto di arrivare lì alle nove del mattino in punto, e lui ci sarà. Il Becchino non arriva mai in ritardo.
La borsa che tiene in mano (forse grassoccia, forse no) è pesante. Pesa cinque chili e mezzo, anche se quando il Becchino farà ritorno nella sua stanza d’albergo peserà decisamente meno.
Un uomo gli sbatte contro e dice: “Mi scusi”, ma il Becchino non lo guarda. Il Becchino non guarda mai nessuno e non vuole che nessuno guardi lui.
“Non permettere che nessuno…” Click. “… che nessuno veda la tua faccia. Guarda da un’altra parte. Te lo ricorderai?”
Me lo ricorderò.
Click.
Guarda le luci, pensa, guarda le… click… le decorazioni per la notte di capodanno. Bimbi cicciottelli sugli striscioni. L’Anno Vcchio.
Buffe decorazioni. Buffe luci. Buffo come siano belle.
Quella è DuPont Circle, casa del denaro, casa dell’arte, casa dei giovani e degli chic. Il Becchino lo sa, ma lo sa unicamente perché l’uomo che gli dice le cose gli ha parlato di DuPont Circle.
Il Becchino pensa a sua moglie, in giorni come quello. Pamela non amava il buio e il freddo, così lei… click… lei… Che cosa faceva Pamela? Ah, sì, giusto. Piantava fiori rossi e fiori gialli.
Guarda la metropolitana e pensa a un’immagine che ha visto una volta. Lui e Pamela erano in un museo. Avevano visto una vecchia incisione.
E Pamela aveva detto: “Mi fa paura. Andiamo via”.
Era l’immagine dell’entrata dell’inferno.
Il tunnel della metropolitana scompare venti metri sottoterra. Passeggeri che salgono, passeggeri che scendono. Assomiglia proprio a quell’immagine.
L’entrata dell’inferno.
Ci sono giovani donne con i capelli tagliati corti e valigette nelle mani. Ci sono uomini giovani con i loro telefoni cellulari e le loro borse sportive.
E c’è il Becchino con la sua borsa della spesa.
Forse è grasso, forse è magro. Assomiglia a te, assomiglia a me. Nessuno si accorge mai del Becchino, e questo è uno dei motivi per cui è tanto bravo a fare ciò che fa.
“Sei il migliore”, gli ha detto l’anno prima l’uomo che gli dice le cose. Tu sei il… click, click… il migliore.
Alle 8,59 il Becchino avanza fino alla sommità della scala mobile che scende, piena di persone che scompaiono lentamente nel pozzo.
Infila una mano nella borsa e posiziona il dito intorno alla comoda impugnatura del fucile, che potrebbe essere un Uzi o un Mac-10 o magari anche un Intertech, ma che pesa senza dubbio cinque chili e mezzo ed è completato da un caricatore con cento proiettili da fucile calibro 22.
Il Becchino ha fame di minestra, ma ignora la sensazione.
Perché lui è il… click… il migliore.
Non guarda la folla, ma guarda verso la folla che aspetta il proprio turno per salire sulla scala mobile che li porterà tutti all’inferno. Non guarda le coppie o i single o gli uomini con i cellulari o le donne con il taglio di capelli di Supercuts, che era il posto dove andava Pamela. Non guarda le famiglie. Si tiene la borsa della spesa stretta al petto, nel modo in cui la terrebbe chiunque se fosse piena di regali. Una mano sull’impugnatura del fucile – quale esso sia – l’altra mano ripiegata fuori dalla borsa intorno a quella che qualcuno potrebbe scambiare per una forma di pane di Fresh Fields che si sposerebbe alla perfezione con la minestra, ma che in realtà è un massiccio silenziatore, imbottito di cotone minerale e di deflettori di gomma.
Il suo orologio emette un doppio bip.
Le nove.
Il Becchino preme il grilletto.
Si sente un suono sibilante quando il torrente di proiettili comincia a farsi largo fra le persone sulla scala mobile, e loro si piegano in avanti sotto l’impatto. Il sommesso hush hush hush del fucile automatico viene improvvisamente sommerso dalle grida.
“Oh Dio state attenti Gesù Gesù cosa sta succedendo sono ferito sto cadendo”, e cose del genere.
Hush hush hush.
E tutti i clangori terribili dei colpi mancati – i proiettili che colpiscono il metallo e le piastrelle. Quel rumore è molto forte. Il rumore dei colpi andati a segno è molto più tenue.
Tutti si guardano intorno, senza capire cosa sta succedendo.
Anche il Becchino si guarda intorno. Tutti sono perplessi. Anche lui è perplesso.
Nessuno pensa che gli stiano sparando. Credono che qualcuno sia caduto e abbia innescato un meccanismo a catena di persone che rotolano giù per la scala mobile. Clangori e schianti di cellulari, valigette e borse sportive che cadono dalle mani delle vittime.
I cento proiettili finiscono in un secondo.
Nessuno nota il Becchino che si guarda intorno come chiunque altro.
Accigliato.
“Chiamate un’ambulanza la polizia mio Dio questa bambina ha bisogno di aiuto ha bisogno di aiuto qualcuno venga qualcuno è morto oh Gesù Signore la sua gamba guardate la sua gamba la mia bambina la mia bambina…”
Il Becchino abbassa la borsa della spesa, che ora ha un piccolo foro sul fondo nel punto in cui sono usciti i proiettili. La borsa trattiene in sé l’ottone bollente dei bossoli.
“Spegnete spegnete fermate la scala mobile oh Gesù qualcuno la fermi qualcuno fermi la scala mobile li sta schiacciando…”
Cose del genere.
Il Becchino guarda. Perché tutti stanno guardando.
Ma è difficile riuscire a vedere dentro l’inferno. Sotto di lui c’è soltanto una massa di corpi che si va impilando, sempre più alta, brulicante… Alcuni sono vivi, altri sono morti, altri ancora stanno lottando per uscire da sotto la massa che si sta ammucchiando alla base della scala mobile.
Il Becchino indietreggia lentamente tra la folla. Poi scompare.
È molto bravo a scomparire. “Quando te ne vai devi comportarti come un camaleonte”, gli ha detto l’uomo che gli dice le cose. “Sai cos’è un camaleonte?”
“Una lucertola.”
“Esatto.”
“Che cambia colore. L’ho visto alla televisione.”
Il Becchino sta camminando lungo i marciapiedi affollati di gente che corre da una parte e dall’altra. Buffo.
Buffo…
Nessuno si accorge di lui.
Lui che assomiglia a te e assomiglia a me e assomiglia alle porte delle case. Il cui volto è bianco come il cielo del mattino. Oppure scuro come l’entrata dell’inferno.
Mentre cammina – lentamente, lentamente, non correre, non correre mai – pensa al suo albergo. Dove ricaricherà il suo fucile e ricompatterà il silenziatore con il cotone minerale e poi si siederà sulla sua poltrona con una bottiglia d’acqua e una ciotola di minestra accanto a sé. Si siederà e si rilasserà fino a quel pomeriggio e poi – se l’uomo che gli dice le cose non gli lascia un messaggio per dirgli di non farlo – indosserà una volta ancora il suo lungo impermeabile nero o blu scuro e uscirà di nuovo.
E lo farà un’altra volta.
È l’ultimo dell’anno. E il Becchino è in città.
Mentre le ambulanze sfrecciavano verso DuPont Circle e gli uomini dei reparti di soccorso scavavano nella miniera di corpi alla stazione della metropolitana, Gilbert Havel camminava verso il Municipio, a tre chilometri di distanza.
All’angolo tra la Quarta e la D, accanto a un acero, Havel si fermò, aprì la busta che portava con sé e lesse la lettera un’ultima volta.
Sindaco Kennedy –La fine è in minente. Il Becchino è a piede libero e non cè modo di fermarlo. Vcciderà ancora – Alle quattro, alle 8 e a Mezzanotte se non pagate.Ciò che voglio sono $20 milioni di dollari in contanti, che metterete in una borsa e la lascerete tre chilometri a sud della Route 66 sul Lato Ovest della Beltway. In mezzo al Campo. Pagate a me i soldi entro le ore 1200. Solo io sono conoscente di come fermare il Becchino. Se voi mi xxxxxx fermate, continuerà a uccidere. Se mi uccidete, continuerà a uccidere.Se non pensate che sono vero, qualcuno dei proiettili del Becchino era verniciato di nero. Questo lo so soltanto io.
Quella era, decise Havel, l’idea più perfetta che si potesse pensare. Mesi di pianificazione. Ogni possibile risposta della polizia o dell’FBI anticipata in ogni particolare. Una partita a scacchi.
Reso euforico...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- I. L’ULTIMO GIORNO DELL’ANNO
- II. LA BAMBINA SCAMBIATA
- III. TRE FALCHI
- IV. IL SIGNORE DEGLI ENIGMI
- NOTA DELL’AUTORE
- RINGRAZIAMENTI
- Copyright