On the Come Up (versione italiana)
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On the Come Up (versione italiana)

  1. 432 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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On the Come Up (versione italiana)

Informazioni su questo libro

Bri ha sedici anni e un sogno: diventare una dei più grandi rapper di tutti i tempi.
Come figlia della leggenda dell'hip hop underground morta poco prima di raggiungere l'apice della fama, Bri ha una pesante eredità con cui confrontarsi. E tentare la scalata al successo quando tutti a scuola ti considerano una criminale e a casa il frigorifero è sempre vuoto perché tua madre ha perso il lavoro può risultare più difficile del previsto.
Bri riversa tutta la rabbia e la frustrazione nei suoi versi, e quando la sua prima canzone diventa virale per tutte le ragioni più sbagliate, lei viene etichettata dai media come una minaccia. Ma trovarsi nell'occhio del ciclone quando la tua famiglia ha appena ricevuto una notifica di sfratto potrebbe essere l'unica e irripetibile occasione per emergere (e fare qualche soldo). Anche se questo vuol dire rinunciare a te stesso e accettare l'immagine che il pubblico ti ha cucito addosso.
Acuto, coraggioso e ricco di emozioni, On the Come Up è l'ode all'hip hop di una delle voci più influenti di un'intera generazione, una storia sull'importanza di combattere sempre per i propri sogni, anche quando tutto sembra essere contro di noi.

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2019
Print ISBN
9788817119542
eBook ISBN
9788858697382
PRIMA PARTE

OLD SCHOOL

UNO

Forse dovrò stendere qualcuno stasera.
Forse qualcuno che conosco. Forse un estraneo. Forse qualcuno che non ha mai fatto prima una battaglia. O magari sarà un professionista. Non conta quante barre di fuoco sputerà o quanto sarà bello il suo flow. Dovrò ammazzarlo.
Per prima cosa, devo prendere la chiamata. E per prendere la chiamata, devo schiodarmi dalla lezione della professoressa Murray.
Certe domande a risposta multipla sono così lunghe da occupare quasi tutta la schermata, ma l’orologio... l’orologio è tutto. Ora dice che mancano dieci minuti alle quattro e mezza, e secondo la zia Pooh, che conosce un tipo che ne conosce un altro, DJ Hype di solito chiama tra le quattro e mezza e le cinque e mezza. Se me la perdo, giuro che...
Non faccio sciocchezze solo perché la professoressa Murray ha il mio telefono, e con la professoressa Murray non si scherza.
Vedo solo la cima dei suoi riccioli. La faccia è nascosta dietro al suo libro di Nikki Giovanni. Di tanto in tanto fa un “mmm” a qualche verso delle poesie, come mia nonna durante i sermoni. La poesia è la religione della professoressa Murray.
Tutti gli altri sono usciti dalla Midtown School of the Arts quasi un’ora fa. Siamo rimasti solo noi del terzo anno, iscritti dai genitori o tutori al corso di preparazione per gli esami ACT, quelli che servono per l’ammissione al college. Non c’è nessuna garanzia che serva a prendere l’ambìto trentasei, ma Jay dice che devo fare del mio meglio per avvicinarmi il più possibile alla vetta, perché l’iscrizione le è costata “una bolletta della luce”. Ogni martedì e giovedì pomeriggio mi trascino in questa classe e cedo il telefonino alla signora Murray.
Di solito riesco a stare un’ora intera senza sapere che cos’ha twittato il presidente. O senza ricevere messaggini da Sonny e Malik (magari sulle stronzate che ha twittato il presidente). Ma oggi vorrei andare a quella cattedra, agguantare il telefonino dalla catasta e scappare via.
«Psst! Brianna» bisbiglia qualcuno. C’è Malik dietro di me, e ancora dietro Sonny, che mi fa: «Nessuna novità?».
Inclino la testa con un’alzata di ciglia da Che vuoi che ne sappia, non ho il telefono. Non sarebbe normale aspettarsi che lui capisca, ma io, Sonny e Malik siamo amici per la pelle sin dal grembo delle nostre madri. Sono tutte e tre amiche del cuore, e sono rimaste incinte nello stesso periodo. Ci chiamano la “Maledettissima Trinità” perché dicono che scalciavamo nelle loro pance ogni volta che erano assieme. Comunicazione non verbale? Ordinaria amministrazione.
Sonny fa spallucce, è un Che ne so, chiedo misto a un Che cavolo, non fare la stronza.
Stringo gli occhi sulla sua faccetta da Hobbit – ha i capelli ricci e le orecchie grandi: Non sono io che faccio la stronza. Sei tu che fai domande cretine.
Mi volto. La professoressa Murray ci lancia un’occhiataccia da sopra il libro con una piccola comunicazione non verbale anche lei. Non si parla durante la mia lezione.
Tecnicamente non stiamo parlando, ma come glielo dico, verbalmente o non verbalmente?
4:27.
Tre minuti e avrò quel telefono in mano.
4:28.
Due minuti.
4:29.
Uno.
La professoressa Murray chiude il libro. «Tempo scaduto. Consegnate la prova così com’è.»
Cazzo. La prova.
Per me, “così com’è” significa in bianco. Grazie al cielo è a risposta multipla. Dal momento che ci sono quattro possibilità per domanda, c’è una probabilità del venticinque per cento di scegliere a caso quella giusta. Clicco risposte a caso mentre tutti gli altri vanno a riprendersi i telefonini.
Tutti tranne Malik. Lui torreggia su di me mentre si infila il giubbotto di jeans sopra la felpa col cappuccio. Nel giro di due anni è passato dall’essere più basso di me all’essere così alto che deve chinarsi per abbracciarmi. La sua cresta cespugliosa lo fa sembrare ancora più alto.
«Cazzo, Bri» dice Malik. «Ma almeno a qualcuna hai...»
«Sshhh!» Invio le risposte e mi metto lo zaino in spalla. «Ho fatto tutto.»
«Hai fatto se per te fare la prova vuol dire accettare un “non classificato”, Briosa.»
«Un NC in una semplice prova non è un vero NC.» Metto il berretto, calcandomelo bene sulla fronte per coprire le attaccature. Sono un po’ in disordine e resteranno così fino a che Jay non mi avrà sistemato le treccine.
Sonny corre alla cattedra della professoressa Murray prima di me. Si lancia sul mio telefonino, da vero amico per la pelle, ma la professoressa lo blocca.
«Va bene così, Jackson.» Usa il suo vero nome, che è uguale al mio cognome. Sua mamma l’ha chiamato così in onore dei miei nonni, suoi padrini. «Devo parlare un attimo con Brianna.»
Sonny e Malik mi guardano sbalorditi. Che diavolo hai combinato?
Strabuzzo gli occhi quanto loro. Credete che lo sappia?
La professoressa Murray indica la porta. «Tu e Malik potete andare.»
Sonny mi guarda. Sei nei guai.
È possibile. Non fraintendete, la professoressa Murray è a posto, ma con lei non si scherza. Una volta ho fatto un po’ a cazzo un saggio sul significato dei sogni in Langston Hughes e mi ha fatto una lavata di capo così pesante che avrei preferito una ramanzina di Jay. Il che è tutto dire.
Sonny e Malik se ne vanno. La professoressa Murray siede sul bordo della cattedra e poggia il telefonino lì accanto. Lo schermo è scuro. Nessuna chiamata ancora.
«Che succede, Brianna?» chiede.
Guardo lei, guardo il telefono, guardo lei. «In che senso?»
«Eri incredibilmente distratta oggi» dice. «Non hai neppure fatto la prova.»
«Sì che l’ho fatta.» Diciamo. Tipo. Un po’. Non esattamente. No.
«Ragazza, fino a pochi istanti fa non avevi dato nemmeno una risposta. A dirla tutta è da un bel po’ che non ti vedo attenta. Credimi, quando la prossima settimana riceverai la pagella te ne renderai conto. Non succede mai per caso che le B diventano C e D.»
Cazzo. «D?»
«Ti ho dato i voti che ti sei guadagnata. Che sta succedendo? Ultimamente sei sempre venuta a lezione.»
Ultimamente. È passato un mese dalla mia ultima sospensione, e sono ben due settimane che non mi mandano dalla preside. È un nuovo record.
«Va tutto bene a casa?» chiede la professoressa Murray.
«Sembra di sentire la signora Collins.» La giovane psicologa della scuola bionda tanto gentile ma un po’ troppo calata nel suo ruolo. Ogni volta che mi mandano da lei mi riempie di domande che sembrano prese da un qualche manuale intitolato “Come parlare ai ragazzini neri disagiati che vengono spediti spesso al tuo ufficio”.
Come va a casa? (Non sono affari tuoi.)
Hai assistito a eventi traumatici di recente, tipo sparatorie? (Il fatto che io abiti nel “ghetto” non vuol dire che io passi le giornate a scansare proiettili.)
Stai cercando di superare il lutto per la perdita di tuo padre? (È stato dodici anni fa. Mi ricordo a malapena di lui e pure della perdita.)
Stai cercando di superare il trauma della tossicodipendenza di tua madre? (È pulita da otto anni. È drogata solo di soap opera al momento.)
La prof Murray fa un sorriso forzato. «Sto solo cercando di capire cosa ti succede. Cos’è che ti ha distratta tanto oggi da farti sprecare il mio tempo e il sudato denaro di tua madre?»
Sospiro. Non mi dà il telefonino finché non parlo. Perciò ok. Parlo. «Aspetto che DJ Hype mi dica che posso battermi nel Ring stasera.»
«Il Ring?»
«Già. Il Ring di pugilato di Jimmy. Organizza battaglie di freestyle ogni giovedì. Mi sono messa in lista per partecipare alla battaglia di stasera.»
«Oh, lo so cos’è il Ring. Mi sorprende solo che tu ci vada.»
Il modo in cui dice “tu” mi mette lo stomaco in subbuglio, è come se al Ring potesse andarci chiunque tranne me. «Perché la sorprende?»
Alza le mani. «Non volevo dire niente. Lo so che sei capace. Ho letto le tue poesie. Solo che non sapevo volessi diventare una rapper.»
«Tanta g...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Prima parte – Old School
  4. Seconda parte – Golden Age
  5. Terza parte – New School
  6. Copyright