Un grande amore non dà alternative: puoi viverlo fino in fondo o dimenticarlo per sempre. Il secondo capitolo della storia di Luna

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La magia delle #piccolecose
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1
Milano, 12 settembre
Sono nella mia camera e fuori c’è una mattina azzurra di fine estate.
Mentre mi preparo ascolto la musica, come sempre. Lascio la riproduzione casuale così che ogni canzone possa essere una sorpresa, e io adoro le sorprese. Canticchio solo con il labiale Problem di Ariana Grande, mi sistemo i capelli e aggiungo un altro strato di mascara sulle ciglia.
Mi guardo allo specchio, mi guardo negli occhi. Oggi è il primo giorno di scuola del quarto anno di liceo e la verità è che sarà tutto diverso.
Mi sono messa i miei pantaloni preferiti, neri e a vita alta. Hanno solo due strappi sulle ginocchia e li ho scelti perché mi fanno sembrare più snella e slanciata. Avrei voluto abbinare un crop top lilla, ma immaginando già mia madre e il suo solito “Ma vai a scuola vestita così?”, ho scelto una semplice maglietta bianca con maniche e colletto neri.
Prendo lo zaino per controllare se ho messo almeno l’astuccio e un quaderno, ma improvvisamente mi blocco proprio mentre sto aprendo la zip della tasca esterna.
Little Things.
Era da tanto che non la ascoltavo. Solitamente quando faccio partire la riproduzione casuale scelgo una delle mie playlist preferite: cento per cento canzoni spensierate, zero pensieri. Di certo non quelle a cui sono legati ricordi difficili da affrontare.
Ci sono cose che non puoi controllare. Una di queste, forse quella che odio e amo di più allo stesso tempo, è il brivido che ti corre lungo la schiena e che ti fa capire che non sei indifferente a ciò che sta succedendo, anche se non lo vuoi dare a vedere. Ma non posso nemmeno controllare l’istinto che mi fa correre al telefono, sbloccarlo e spegnere immediatamente la musica.
Ora c’è silenzio.
Sospiro. Come se avessi sventato un pericolo.
Torno allo specchio e mi guardo: okay, sono pronta per uscire.
Non manca molto alla prima campanella dell’anno e devo sbrigarmi. L’unica cosa positiva di questa giornata è che potrò rivedere i miei amici, abbiamo tutta l’estate da raccontarci: io sono stata spesso via da Milano, e anche Gabriel e Bianca sono stati impegnati tra vacanze e avventure estive. Oggi si torna alla routine.
Certo, l’anno scorso ero “la ragazza nuova”, conoscevo poco Milano, non avevo mai visto la scuola, i miei compagni e i professori. Adesso invece ho due amici di cui posso fidarmi ciecamente, anzi sono sicura che il sorriso di Gabriel sarà così contagioso da farmi passare tutti i pensieri che ora mi stanno appesantendo la mente.
Ma la verità è che quest’anno sarà tutto diverso perché Gemma è partita.
Non ci siamo più viste né parlate dall’ultimo giorno di scuola, da quel pomeriggio sul ponte dei Navigli in cui in pochi minuti ho vissuto tutte le emozioni di una vita intera. Finalmente avevo trovato il coraggio di affrontarla chiedendole una spiegazione per il suo comportamento così ostile e lei mi aveva sorpreso baciandomi per la seconda volta. Un istante meraviglioso e sconvolgente, proprio come quella sera al concerto degli One Direction, quando Gemma aveva rimescolato completamente le carte nella mia mente. Quel bacio mi aveva riempito il cuore di speranze, però un attimo dopo ero tornata violentemente sulla Terra con la notizia che stava per trasferirsi per un anno a New York. «Non ho voluto raccontarlo a nessuno» mi aveva detto. Guardandola allontanarsi ero rimasta sul ponte con le cuffiette nelle orecchie ad ascoltare Little Things, la nostra canzone, piangendo di gioia e di rabbia insieme. Avevo in mano tutto ciò che desideravo, non avevo in mano niente.
Lo so adesso e lo sapevo allora: lei è fatta così ed era stata molto chiara sul fatto che aveva voglia di cominciare questa nuova avventura senza lasciarsi niente alle spalle. Non c’è da stupirsi che non mi abbia voluta all’aeroporto quando è partita o che non si sia mai più fatta sentire in nessun modo da allora.
Sono certa che adesso lei sarà totalmente immersa nella sua nuova vita, così diversa dalla mia che non riesco nemmeno a immaginarla. È a New York, con davanti una strada infinita da percorrere, per quale ragione dovrebbe ricordarsi di me? Mentre io da quel giorno di giugno non riesco a smettere di pensarla. Desidero così tanto parlare con lei, solo che non ho ancora trovato il coraggio di cercarla.
Oggi in classe sarà strano vedere il suo banco vuoto, mi peserà tantissimo la sua assenza perché dentro di me sento che la questione con Gemma è ancora aperta.
Di certo so che non riesco più ad ascoltare le canzoni degli One Direction, ne ho avuto la prova pochi minuti fa, e solo ora che intorno a me c’è silenzio mi rendo conto che sulle pareti ci sono ancora tre o quattro poster delle mie band preferite dell’anno scorso: li avevo attaccati a settembre quando io e la mamma siamo arrivate in questa casa e in realtà è da un po’ che penso che vorrei toglierli, però non l’ho ancora fatto. Forse in fondo sono legata fin troppo a queste canzoni, alle emozioni che ho provato.
Sento mia mamma che mi chiama dal corridoio: «Luna, sei pronta?».
«Sì, ci sono, un minuto e arrivo!»
«Hai visto che si sta facendo tardi? Dai, vieni a fare colazione.»
«Eccomi eccomi, prendo lo zaino.»
Tutto è pronto, ma sono io che non mi sento realmente pronta, per questo indugio ancora un attimo in camera, come se fuori di qui mi aspettasse un nuovo viaggio che mi affascina ma mi fa anche un po’ paura.
Guardo fuori dalla finestra: è una bellissima giornata di sole. Prendo un respiro profondo, afferro lo zaino e rimango solo un istante sulla soglia.
Butto l’ultimo sguardo alla stanza prima di uscire e quello che vedo è il disordine: c’è qualche vestito per terra, dei libri che il mio gatto Salem ha fatto cadere e io non ho più raccolto. Prendo un appunto mentale sulla necessità di sistemare la camera e mi riprometto di fare mille cambiamenti. Ho avuto tutta l’estate a disposizione e non ho fatto niente, ma ora che inizia un nuovo anno scolastico mi sembra di poter cambiare ciò che voglio, aggiustare tutto quello che l’anno scorso non è andato come avrei voluto.
Guardo il casino che regna sulla mia scrivania e mi accorgo che lì in mezzo ci sono anche degli acquarelli e dei disegni sparsi, abbandonati. Per tutti questi mesi ho cercato di tenermi occupata per distrarmi dall’idea che Gemma stesse lasciando Milano per un anno intero, ecco perché non ho disegnato molto. Non avevo la testa, non sarei mai riuscita a concentrarmi. Mi sono limitata a fare qualche schizzo a matita, senza neanche utilizzare i colori, e li ho tutti raccolti in una cartellina azzurra che ora si trova per terra, di fianco al letto. Conosco il contenuto e il significato di quegli scarabocchi e preferisco non averli più a portata di mano, o anche solo di sguardo.
«Lunaaaa!»
Afferro la cartellina e la spingo velocemente in fondo a un cassetto.
Per me il disegno è anche un modo per guardarmi dentro, e forse la verità è che ultimamente non ho avuto nessuna voglia di farlo.
2
Milano, 12 settembre
Mentre usciamo da scuola Gabriel mi dice: «Hai visto che ci hanno dato i compiti già il primo giorno? Che ti dicevo?».
«Guarda, non ci credo!» gli rispondo. «E siamo ancora in quarta, pensa l’anno prossimo che abbiamo la maturità!»
«Però non vale, io volevo le vacanze estive più lunghe! Mi sono divertito tantissimo!»
«Eh ci credo, sei stato tutta l’estate al mare, e ora voglio sapere ogni dettaglio.»
«Ma infatti Luna, preparati perché ti devo raccontare un sacco di cose!» mi fa lui prendendomi sottobraccio, e mi dice: «Senti, voglio portarti in un nuovo bar che ho visto qui vicino, c’è stato già un mio amico e ha detto che si mangia molto bene».
«Sì, sì, tanto ho già avvisato mia mamma che avrei passato tutta la giornata con te.»
Appena entriamo noto che il bar è pieno di oggetti particolari e poltrone colorate, e il pavimento è di cemento grigio, tra l’industriale e il vintage. Ci sediamo in uno dei tavolini del giardinetto esterno e ordiniamo dei tramezzini: bresaola, grana e rucola io, avocado e salmone lui.
Gabriel si mette comodo, appoggia la borsa e si toglie gli occhiali da sole, poi sospira ridendo: «Sì, è carino qui, quest’estate in Romagna però era meglio!».
A vederlo così, con il suo sorriso e la sua positività, non mi interessa più del primo giorno di scuola o del fatto che sono già così stanca: Gabriel mi fa sempre stare bene. Ovviamente sono anche curiosa di quello che ha da raccontare, visto che mentre parla s’illumina di felicità e come sempre il suo entusiasmo mi contagia.
Con un sorriso malizioso comincia: «Quest’estate è stata molto interessante, diversa dalle altre» annuncia facendo un po’ il misterioso, e io questa suspance davvero non la reggo più: «Ma dai, dimmi cos’è successo! Mi hai fatto morire di curiosità! Guardavo le tue foto su Instagram e intuivo qualcosa, ma questa tua fissazione che bisogna dire le cose importanti faccia a faccia non l’ho mai capita. Mi hai fatto stare sulle spine per tutto questo tempo».
«Be’, ora capirai che ne è valsa la pena, sei pronta?» si sistema sulla sedia e schiarisce la voce. «Allora, hai presente la casa dei miei a Riccione, no? Ci andiamo tutti gli anni, ogni volta ritrovo gli stessi amici da quando ero piccolo ma quest’anno alla compagnia si è aggiunto un ragazzo nuovo.»
«Oddio, davvero? Come vi siete conosciuti? Ma siete solo amici?» Lo guardo sapendo già la risposta all’ultima domanda che gli ho fatto.
«Ci siamo conosciuti al mare e praticamente dal primo momento in cui l’ho visto mi sono dimenticato di Zac così, all’istante!»
Okay, Gabriel sicuramente starà esagerando, ma non posso fare a meno di notare come per lui sia stato facilissimo scordarsi una persona e trovarsi subito con un’altra.
Lui continua con gli occhi a cuore: «Sì, sì, dal primo momento! Secondo me è stato un colpo di fulmine, che poi io neanche ci credevo ai colpi di fulmine, ma quando l’ho visto mi sono dimenticato di tutto e di tutti e ho detto solo: “Lo devo conoscere!”. Per fortuna non è stato difficile perché lavorava come bagnino proprio nella mia spiaggia. Alla fine è stato lui a chiedermi di uscire qualche giorno dopo esserci presentati. Io sono anche rimasto sorpreso perché di solito non ho problemi e sono sempre io a fare il primo passo, invece questa volta mi sono sentito quasi in imbarazzo! Comunque siamo stati benissimo e da lì abbiamo continuato a uscire sempre insieme, poi una sera siamo rimasti noi due in spiaggia. Non so neanche bene come descriverlo, è stato magico! Siamo stati lì tutta la notte ad abbracciarci, a parlare, ci siamo baciati quando era quasi l’alba e da quel giorno non ci siamo più lasciati».
Mentre ricorda quei momenti ha un’aria rapita, quasi incredula, ma poi gli torna il solito sorriso: «La cosa bella è che non è stata un’avventura estiva, continuiamo a sentirci. Insomma, stiamo insieme e ci vedremo presto».
«Ma che bello! Ora però voglio sapere qualcosa in più su di lui, quanti anni ha? E soprattutto come si chiama?»
Gabriel mi risponde subito come se stesse recitando una filastrocca: «Diciotto, è di origine brasiliana: mamma italiana e papà di San Paolo. Ha la pelle ambrata, i capelli scuri lisci e gli occhi chiari: un figo! Si chiama Diego e sta a Riccione».
È incredibile vedere il tono con cui Gabriel lo descrive, com’è fiero di averlo conquistato. «I suoi occhi sono stati la prima cosa che ho notato quando l’ho incontrato, si vedono lontano chilometri perché fanno contrasto con la pelle bruna: sono chiarissimi, grigi. E poi ha un carattere splendido, è molto simpatico, estroverso. Ci siamo trovati subito e secondo me voi due andreste d’accordissimo, prima o poi te lo devo far conoscere!»
«Certo! Sono felice per te, davvero!»
In realtà, dopo il racconto di Gabriel, mi sembra di aver visto Diego con i miei occhi, di essere stata anch’io lì con loro.
Lui continua: «Devo dire la verità, all’inizio non capivo bene, Diego aveva sempre un milione di ragazze intorno, anche le mie amiche erano tutte mezze innamorate di lui». E mentre parla sorride trionfante, come dire: tanto alla fine ho vinto io!
«Cavolo, e adesso come fai?» gli chiedo io. «Ti manca? Vi sentite tutti i giorni?»
«Certo! E poi te l’ho detto, vogliamo rivederci al più presto. Te lo giuro, ci sto mettendo proprio tutto me stesso in questa cosa perché è la prima volta che vedo dalla parte dell’altro un interesse che continua nel tempo, abbiamo un sacco di cose da dirci, ogni volta che ci sentiamo è una sorpresa.»
Non avevo mai visto Gabriel tanto sicuro di una storia.
Mi guarda deciso: «Andrà tutto bene, chi se ne frega della distanza, noi l’abbatteremo perché ci teniamo così tanto che faremo di tutto per vederci il più possibile!».
Sicuro e sognatore, vorrei essere anch’io come lui, sentirmi così coraggiosa verso una relazione a distanza, anche se la lontananza che c’è adesso tra me e Gemma è tanto ampia che mi fa paura, da Milano a New York, con un intero oceano che ci divide. E poi c’è un piccolo particolare: Gabriel e Diego si sentono tutti i giorni, io non parlo con Gemma da tre mesi.
Come se mi leggesse nel pensiero, Gabriel mi guarda dritto negli occhi e mi chiede: «E tu invece cosa ne pensi delle relazioni a distanza? Mi sa tanto che anche tu hai avuto occasione di riflettere su questo argomento ultimamente».
«Be’, dopo l’ultimo giorno di scuola io speravo che a un certo punto Gemma avrebbe cambiato idea, o comunque che le sarebbe venuta voglia di sentirmi, di cercarmi, e che sarebbe stata disposta a continuare a tenerci in contatto anche solo con una telefonata, un messaggio, invece niente. Lo sai, no? Praticamente lei ha voluto proprio tagliare tutti i ponti con me.»
«Sì, Gemma sa essere molto drastica a volte. Ma tu come l’hai presa?»
«Per me è stato veramente stranissimo, ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
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