Unforgiven (versione italiana)
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Unforgiven (versione italiana)

  1. 200 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Unforgiven (versione italiana)

Informazioni su questo libro

Sono trascorsi secoli da quando l'angelo caduto Cam ha detto addio a Lilith, strappandole il cuore, ma ancora non riesce a dimenticarla. Invidioso dell'amore perfetto di Daniel e Lucinda, decide di ritrovarla, ovunque sia. Così stringe un patto con Lucifero: ha quindici giorni per riconquistare l'unica ragazza che abbia mai amato davvero. Se ci riuscirà, potranno vivere insieme, liberi; ma se non dovesse farcela, Cam rimarrà nell'Inferno per sempre, dove lo aspetta un posto speciale. È cominciato il conto alla rovescia: il più oscuro e ambivalente tra gli angeli ci apre finalmente il suo cuore tormentato, mentre lotta contro il tempo.

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2017
eBook ISBN
9788858687550

DICIOTTO

Ornamento di separazione

IL REGNO SEGRETO DELL’AMORE

CAM

Quattro ore

Cam scese dal sedile posteriore della vecchia limousine che Roland aveva misteriosamente rimediato per la serata. Salì i gradini di cemento del portico di Lilith, con le falene che sbattevano contro la luce accesa sopra la porta. Il cuore gli batteva a mille mentre allungava la mano per suonare il campanello.
L’insicurezza non era nella sua indole. Faceva a pugni con il giubbotto di pelle, i Levi’s originali, i penetranti occhi verdi, ma in quel momento, mentre il sole calava dietro le colline in fiamme e un vento freddo spazzava le strade, si domandò: Avrò fatto abbastanza?
Un paio di prove con la band. Più di un paio di litigate. Un unico bacio indimenticabile. Per Cam, ognuno di quei momenti aveva vibrato di passione. Ma Lilith lo avrebbe riconosciuto come amore?
Perché in caso contrario…
No. Sarebbe successo. Doveva capirlo. E doveva capirlo quella sera.
Fu Arriane, mani sui fianchi e sopracciglia inarcate, ad aprire la porta. «È pronta!» trillò. «La sua acconciatura diventerà leggendaria, ma io sono più soddisfatta di come ho alterato il vestito. Non per niente mi chiamano Arriane Alter.» Si girò a gridare: «Ehi, Bruce, accompagna qui la bambola».
Un istante dopo il fratello di Lilith svoltò l’angolo del corridoio: indossava un pigiama coi dinosauri e teneva per mano la sorella in abito da sera. Cam trattenne il fiato mentre lei si avvicinava a passi misurati, sostenendo il suo sguardo. Quel vestito, e i suoi occhi luminosi e trasognati, lo riportarono di colpo al matrimonio che non avevano mai celebrato.
Lilith era radiosa. Aveva i capelli rossi intrecciati e raccolti in uno chignon spettinato ad arte; era truccata con un ombretto verde e il rossetto cremisi. Calzava un paio di stivaletti neri vintage alla caviglia. Era mozzafiato.
Lasciò andare la mano di Bruce e si esibì in una lenta, seducente giravolta. «Come sto?»
Cam le prese le mani. Aveva la pelle più morbida che avesse mai toccato. «Sei così bella che dovrebbero dichiararti arma letale.»
«Niente abito di scena per te?» domandò Lilith, sistemandogli il colletto del giubbotto di pelle. «Jean andrà su tutte le furie, ma io penso che tu sia uno schianto.»
«Uno schianto?» rise lui. Quando Lilith lo guardava in quel modo, Cam era capace di dimenticare che i suoi muscoli avevano perso tono, che la sua pelle era rugosa, che i suoi capelli si stavano diradando e che gli zoccoli gli impedivano di camminare bene. Lilith lo vedeva diverso dal resto del mondo perché teneva a lui, e la sua era l’unica opinione che contava.
«Cam, ti dispiacerebbe se…» disse Lilith un po’ nervosa. «Insomma, vorrei presentarti a mia madre. Sai, è all’antica, e significherebbe molto…»
«Nessun problema. Le mamme mi adorano» mentì Cam. Le madri delle ragazze fiutavano il cattivo soggetto che era in lui alla prima occhiata. Ma per Lilith avrebbe fatto di tutto.
«Mamma?» chiamò Lilith, e un istante dopo comparve la madre all’ingresso. Indossava un accappatoio di spugna rosa macchiato e liso, e portava i capelli raccolti con un mollettone. Colta alla sprovvista, si affrettò a tirarsi indietro una ciocca.
«Mrs Foscor.» Cam tese la mano. «Sono Cameron Briel. Ci siamo già incontrati una volta, stava portando Bruce in ospedale, ma sono lieto di rivederla. Volevo ringraziarla.»
«E di cosa?» domandò la madre di Lilith.
«Di aver cresciuto una figlia eccezionale» rispose lui.
«Qualunque cosa ti piaccia di lei, probabilmente fa parte del suo lato ribelle contro di me» disse la donna, poi, con grande sorpresa di Cam, si mise a ridere. «Bisogna ammettere, però, che è bellissima, vero?»
«Come nelle canzoni d’amore» disse Cam.
Quando si voltò a guardare Lilith, lei aveva gli occhi lucidi; Cam capì che i complimenti di sua madre dovevano essere un evento raro.
«Grazie» disse Lilith e abbracciò prima la madre, poi il fratellino. «Non faremo tardi.»
«Non vuole venire a vedere Lilith che si esibisce?» domandò Cam alla madre.
«Sono sicura che la metteremmo in imbarazzo» si schermì la donna.
«No» disse Lilith. «Venite, vi prego.» Si rivolse a Cam. «Non so, pensi che facciano entrare i non studenti al ballo?»
«Di questo non devi preoccuparti» intervenne Arriane, giocherellando con lo scollo a V della sua maglietta nera. «Conosco un tizio che conosce un tizio che può procurarci posti in prima fila per tutti.»
«Un gesto molto generoso» disse la mamma di Lilith. «Allora vado a vestirmi. Anche tu, Bruce.»
Quando madre e figlio si furono allontanati verso le rispettive stanze, Cam domandò a Lilith: «Andiamo?».
«Un momento» rispose lei. «Ho dimenticato la chitarra.»
«In effetti potrebbe servirti» sorrise Cam. «Ti aspetto fuori.»
Uscì sul portico, seguito a ruota da Arriane che gli diede un buffetto sulla guancia. «Sono fiera di te, Cam. E anche ispirata da te. Non è così, Ro?»
«Come no» rispose Roland dal finestrino aperto della limousine. Si era messo lo smoking con un papillon blu scuro.
«Grazie, amici» disse Cam.
«A prescindere da come finirà stasera» aggiunse Arriane.
«Ancora non credete che possa vincere?» chiese Cam, avviandosi verso l’auto.
Arriane si affrettò a raggiungerlo. «È solo che nella remota ipotesi che tu non riesca a…»
«Quello che vuole dire» intervenne Roland, scendendo dalla limousine per andargli incontro, «è che ci mancheresti, amico.» Si appoggiò al cancelletto arrugginito del giardino di Lilith e alzò lo sguardo al cielo. «Lei non ti mancherebbe?»
«Perché se perdi» disse Arriane, «lei tornerà in quella palla di vetro con la neve che è il Purgatorio, e tu…» Arriane rabbrividì. «Non voglio nemmeno immaginare cosa Lucifero ti costringerebbe a fare.»
«Non vi preoccupate» disse Cam. «Perché io non perderò.»
Arriane sedette sul cofano dell’auto, mentre Roland salì di nuovo al posto di guida. La porta di casa si aprì e uscì Lilith con in mano la chitarra. Era splendida al chiaro di luna.
«Ti manca ancora qualcosa» disse Cam, tirando fuori dalla tasca una scatolina bianca.
Lilith l’aprì e sorrise quando vide il mazzetto di iris blu e gialli appuntati al braccialetto elastico.
Cam le infilò con galanteria i fiori al polso. Le loro dita si intrecciarono.
«Nessuno mi ha mai regalato un braccialetto floreale» sospirò Arriane.
Qualcosa atterrò ai suoi piedi con un lieve tonfo. Arriane trasalì allarmata, poi abbassò lo sguardo e vide una scatolina bianca identica a quella che Cam aveva dato a Lilith. Sorrise.
«Eccoti servita» disse Roland da dentro l’auto. «Ora per favore salite. Stiamo perdendo tempo prezioso.»
Ornamento di separazione
Arrivati al campus della Trumbull, Cam aiutò Lilith a scendere dalla limousine. Gruppetti di studenti, vestiti per l’occasione in smoking o abiti eleganti, chiacchieravano appoggiati ai cofani delle auto, ma il grosso dell’attività si stava svolgendo nel campo da football, dove Luc aveva costruito la replica del Colosseo.
Come il suo originale romano, anche questo era scoperto e circondato da tre file sovrapposte di archi. Mentre lo studiava meglio, Cam si rese conto che la struttura aveva un che di abborracciato: invece che di pietra, era fatta di ceneri compattate provenienti dagli incendi dell’Inferno di Lilith, un materiale scadente che fece capire a Cam quanto fosse temporaneo tutto quanto, la serata, la scuola, il piccolo e triste mondo di Crossroads.
Lilith si guardava intorno, ignara di ciò che angosciava Cam. Per lei era soltanto un’altra orrenda struttura nella sua orrenda cittadina.
In sottofondo si sentiva il rimbombo dei bassi. «Non sarà il Rattlesnake Creek» scherzò Lilith, «ma ce la possiamo fare.»
«Altroché» disse Cam. «Anzi, suoneremo così forte da far crollare le mura. Sarà una nuova Caduta di Roma.»
«Piuttosto ambizioso, eh?» rise Lilith prendendolo sottobraccio.
«Grazie del passaggio, Roland.» Cam si girò verso il demone che chiuse lo sportello dietro di lui.
«In bocca al lupo, fratello» rispose Roland.
Cam e Lilith entrarono nel falso Colosseo attraverso un arco di palloncini d’oro e d’argento. La festa era in pieno svolgimento. Gli studenti si affollavano intorno ai tavoli illuminati dalle candele: chi rideva, chi flirtava, chi addentava cubetti di formaggio e beveva il punch. Altri si stavano già scatenando sulle note di canzoni pop, al centro della pista di legno sotto le stelle.
In fondo al Colosseo era stato eretto un grande palco rialzato rispetto alla pista. Pesanti tendaggi di velluto rosso creavano un backstage dove le band avrebbero aspettato il loro turno di esibirsi. Di fianco al palco c’era il tavolo della giuria, su cui era steso uno striscione: LA TRUMBULL DÀ IL BENVENUTO AI QUATTRO CAVALIERI.
Lilith diede di gomito a Cam e gli indicò la pista da ballo. «Guarda un po’ Luis.»
Cam seguì il suo dito e vide il loro batterista con indosso uno smoking bianco, che ballava imitando una gallina intorno a Karen Walker. La ragazza si nascondeva il viso fra le mani.
«Dacci dentro, Luis!» gridò Lilith.
«Cosa?» gridò lui sopra la musica. «Questa è la mia canzone preferita! Non posso fare a meno di muovermi!»
In quel momento Cam e Lilith videro avvicinarsi Dean Miller. Indossava uno smoking scuro con una sottile cravatta nera sullo sparato. «È tutta la sera che Tarkenton ti cerca» disse a Cam e gli porse un pezzo di stoffa azzurra. «La Corte. Devi mettertela. Lo sapresti se ti fossi degnato di venire al nostro ultimo incontro.»
Lilith soffocò a stento una risata quando Cam aprì la fascia di satin azzurro che recava il suo nome stampato in bianco. Dean ne portava una identica a tracolla sulla giacca, con su scritto DEAN MILLER.
«Fantastico.» Cam sventolò la fascia. «Buona fortuna per stasera, amico.»
«Grazie, ma al contrario di te, io non ne ho bisogno» ribatté Dean con un sogghigno. Sopraggiunse Chloe King che lo prese sottobraccio.
«Dean, devi venire a fare una foto…»
«Ciao, Chloe» disse Lilith.
Chloe studiò il vestito di Lilith con evidente stupore. «Ti sei rivolta a uno stilista o cosa? Perché stai bene.»
«Grazie» rispose Lilith. «Anche tu stai bene.»
Chloe si rivolse a Cam e aggrottò la fronte. «Trattala bene, intesi?» disse, prima di allontanarsi con Dean.
«Da quando in qua tu e Chloe siete amiche?» chiese Cam.
«Non so se amiche sia la parola giusta» disse Lilith, «ma l’altro giorno ci siamo chiarite. Non è cattiva. E poi ha ragione.» Inarcò un sopracciglio. «Trattami bene, intesi?»
«Forte e chiaro» rispose Cam, che la considerava la persona più importante dell’universo.
Lilith gli prese la fascia azzurra col nome e la gettò nel cestino della spazzatura più vicino. «E questa è fatta. Ora pensiamo alla prossima mossa.» Controllò l’orologio. «La Battaglia comincia fra venti minuti. Penso che abbiamo il tempo per un ballo prima di andare a prepararci.»
«Sei tu il capo» disse Cam. L’attirò a sé e la condusse in pista.
Per fortuna la canzone successiva era ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. PROLOGO
  4. UNO
  5. DUE
  6. TRE
  7. QUATTRO
  8. INTERLUDIO
  9. CINQUE
  10. SEI
  11. SETTE
  12. INTERLUDIO
  13. OTTO
  14. NOVE
  15. DIECI
  16. INTERLUDIO
  17. UNDICI
  18. DODICI
  19. TREDICI
  20. INTERLUDIO
  21. QUATTORDICI
  22. QUINDICI
  23. SEDICI
  24. INTERLUDIO
  25. DICIASSETTE
  26. DICIOTTO
  27. DICIANNOVE
  28. VENTI
  29. RINGRAZIAMENTI
  30. NOTA DELL’EDITORE