Il processo
I UDIENZA
Vaticano: a processo per appropriazione e divulgazione di documenti riservati
24 novembre 2015
I cinque imputati arrivano alla prima udienza uno1 a uno. Alcuni colleghi annotano colore dei vestiti, pettinature, sguardi, altri salutano con amicizia Fittipaldi e Nuzzi, altri ancora non nascondono il loro disappunto. C’è tensione, chiaramente. Alle ore 10,30 il presidente del Tribunale, Dalla Torre, dichiara aperta l’udienza per la costituzione delle parti. Viene letto il capo d’accusa: «Divulgazione di notizie e documenti riservati». L’udienza dura un’ora e dieci minuti.
Respinte le eccezioni preliminari
Viene annunciato che dal lunedì successivo, data in cui inizieranno gli interrogatori, tutti i giorni si terranno udienze anche con prosecuzione pomeridiana, se necessario. Poi non sarà così. Vengono respinte tutte le eccezioni preliminari. Quella del legale di monsignor Vallejo di avere più tempo per studiare le carte processuali, e quella relativa alla nullità del capo d’accusa sollevata da Fittipaldi. Il giornalista legge davanti al Tribunale un comunicato in cui mostra «incredulità» nel trovarsi «imputato presso un’autorità giudiziaria diversa» da quella del suo «Paese». Respinge le accuse secondo lui infondate e basate solo sul fatto di aver «pubblicato notizie». «Il decreto di citazione» aggiunge «non mi consente di difendermi perché non contiene la descrizione del fatto che mi viene addebitato.» Accuse «astratte» insomma, che secondo l’avvocato Musso, legale di Fittipaldi, avrebbero dovuto portare alla nullità del capo d’imputazione. Tesi, questa, respinta con decisione prima dall’Ufficio del Promotore di giustizia e poi dal Tribunale, secondo il quale è «chiara l’enunciazione del fatto» poiché «i documenti» relativi agli illeciti «sono quelli presenti nei libri» Avarizia e Via Crucis, e «soprattutto», precisa il Promotore aggiunto, professor Zannotti, «non si contesta la pubblicazione di notizie o la diffamazione, ma il modo in cui sono stati acquisiti i documenti». «Non si intende conculcare la libertà di stampa» spiega, «l’imputato è chiamato a rispondere della condotta dell’attività svolta per ottenere le notizie e i documenti pubblicati e ciò era indicato nel capo di imputazione.»
Gli imputati richiedono difensori di fiducia
Monsignor Vallejo Balda, Francesca Immacolata Chaouqui e Nuzzi chiedono l’affiancamento di un difensore di fiducia. La risposta non si ha durante l’udienza per l’assenza del presidente della Corte d’appello. Bisognerà aspettare.
Termine per le memorie difensive
Il termine della difesa per depositare documenti e memorie scade sabato 28 novembre. Nuzzi e Fittipaldi, parlando con i colleghi in aula, non nascondono lo smarrimento e lo stupore per il procedimento avviato in Vaticano.
Nuzzi, riferendosi alle lungaggini della giustizia italiana, sottolinea che qui è «fin troppo veloce», mentre monsignor Vallejo ribadisce di essere in buone condizioni di salute e conferma lo stato di arresto nella caserma della Gendarmeria vaticana.
II UDIENZA
Processo in Vaticano: primo rinvio
30 novembre 2015
La seconda udienza si apre alle 9,40. È rapidissima. Viene accolta la richiesta di rinvio del legale di Francesca Chaouqui, l’avvocato Laura Sgrò, nominata il 27 novembre difensore di fiducia.2 Sono invocati i termini a difesa per studiare gli atti della causa e rinviati gli interrogatori di monsignor Vallejo Balda e di Chaouqui. L’udienza slitta al 7 dicembre, alle ore 9,30. La difesa dell’imputata ha quindi tempo fino al 5 dello stesso mese per depositare eventuali atti o richieste di testimoni. Francesca Chaouqui si avvicina alla balaustra di legno che la separa dai giornalisti, ha la testa parzialmente inclinata, sorride, ma è visibilmente tesa. Ribadisce più volte, mentre scriviamo sui taccuini, che non ci sono prove nei suoi confronti.
III UDIENZA
Processo rinviato a data da destinarsi
7 dicembre 2015
Terza udienza: in una nota, il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, rimarca che sussistono tutte le garanzie per un processo giusto e serio, condotto nella massima trasparenza. L’udienza si chiude con il rinvio a data da destinarsi per consentire le perizie tecniche richieste dalle parti.
Respinta l’eccezione di carenza di giurisdizione
I cinque imputati3 presentano richieste e sollevano eccezioni. Respinta quella di Francesca Chaouqui che mira a non riconoscere al Tribunale la possibilità di giudicarla per «carenza di giurisdizione». Secondo l’avvocato di parte, gli illeciti contestati sarebbero avvenuti in Italia; il difensore reitera lo status di rifugiato politico invocato proprio da Chaouqui all’inizio della vicenda giudiziaria. In base alle leggi vigenti, però, per il Tribunale non c’è alcun difetto di competenza perché, che sia «avvenuto in tutto, o in parte, in Vaticano», il reato si considera commesso nello Stato. Anche il fatto che monsignor Vallejo Balda sia un pubblico ufficiale comporta «l’attrazione del reato in Vaticano». Inoltre, i giudici rilevano «un’intrinseca contraddizione» nell’invocare «lo status di rifugiato» e nel «chiedere il difetto di giurisdizione».
Ammessi dodici testimoni tra cui il cardinale Parolin
I magistrati ammettono tutti i dodici testimoni richiesti dagli imputati. In aula, per Francesca Immacolata Chaouqui dovrebbero quindi venire anche il cardinale Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin (per altro parte lesa per la Santa Sede), il cardinale Santos Abril y Castelló, Arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore, e l’Elemosiniere del Papa, monsignor Konrad Krajewski. Tutti sono chiamati a delineare, spiega la difesa, professionalità e generosità dell’imputata a fronte di un’immagine a oggi distorta.
Richiesta di perizia psicologica inammissibile
Respinta come «inammissibile» la richiesta dei legali di monsignor Vallejo Balda di una perizia psicologica. Secondo il Promotore di giustizia l’esame non determina «l’incapacità d’intendere e di volere», ma solo un eventuale condizionamento del comportamento che potrà eventualmente essere accertato durante il processo. Ammessa, invece, una perizia psichiatrica già in possesso dello stesso prelato. Monsignor Vallejo chiede e ottiene l’acquisizione di una serie di documenti come la certificazione del suo stato di servizio.
Perizie su tabulati, telefoni e computer
Il segretario di monsignor Vallejo, Nicola Maio, chiede l’acquisizione di alcuni documenti comprovanti tempi e incarichi relativi al periodo in cui lavorava in Cosea, nonché la testimonianza di monsignor Alfredo Abbondi, capo ufficio della Prefettura degli Affari economici (teste anche dell’Ufficio del Promotore di giustizia). Il Tribunale accoglie tutte le richieste di perizia informatica, sui tabulati telefonici, sul cellulare di Maio e sul computer di monsignor Vallejo per le ricostruzioni dei messaggi ed email tra quest’ultimo, Francesca Chaouqui e Nicola Maio. Disposta anche un’udienza a porte chiuse dove verrà valutata l’acquisizione del materiale «pertinente».
Nessun testimone per Fittipaldi, Nuzzi chiama Mieli
Vengono accolti anche i testimoni di Nuzzi, tra cui l’ex direttore del «Corriere della Sera» Paolo Mieli. Chiamati a deporre anche il giornalista Paolo Mondani e il giornalista e comunicatore Mario Benotti. Nessun teste per Fittipaldi, che invece ottiene che siano acquisiti tre articoli pubblicati nel 2014, al fine di mostrare che la propria attività di giornalismo investigativo era antecedente ai fatti a lui imputati. Richiesta analoga da Francesca Chaouqui per un’intervista al faccendiere Luigi Bisignani e per tre articoli datati 2014.
IV UDIENZA
Riprendono le udienze
12 marzo 2016
L’udienza a porte chiuse si tiene a metà marzo, dopo oltre tre mesi. È indetta dal presidente del Tribunale dopo il deposito della relazione tecnica compiuta dai due periti: uno d’ufficio e uno di parte. Sono presenti il Collegio completo, il Promotore di giustizia e tutti gli imputati con i loro avvocati. Nessun giornalista è ammesso. L’udienza dura circa un’ora. Padre Lombardi conferma all’Ansa che monsignor Vallejo torna in carcere perché «ha contravvenuto all’indicazione di non comunicare con l’esterno», una delle condizioni «in virtù delle quali gli erano stati concessi gli arresti domiciliari».
Monsignor Vallejo era agli arresti domiciliari da dicembre 2015 presso il Collegio dei Penitenzieri – sempre entro i confini dello Stato vaticano – e avrebbe tentato di inquinare le prove comunicando con un telefonino.
V UDIENZA
Vallejo: ho dato i documenti, ero sotto pressione
14 marzo 2016
Quinta udienza del processo, tre ore e mezzo circa. Gianluigi Nuzzi è dichiarato contumace perché assente.4 Il giornalista, l’indomani, dovrà affrontare un’udienza presso il Tribunale penale di Milano. Potrà reinserirsi in corso di processo. Il pomeriggio è praticamente tutto dedicato all’interrogatorio di monsignor Lucio Ángel Vallejo Balda. Al Promotore di giustizia e alle domande del suo avvocato, l’ex segretario della Cosea ribadisce che non ha mai sottratto documenti, pur confermando di averli passati ai giornalisti per via informatica. A Nuzzi ha girato cinque fogli con 87 password (poi si dirà 85) e le chiavi di accesso della propria casella di posta elettronica. Puntuale nelle risposte, anche se visibilmente emozionato, parla in spagnolo, assistito da un interprete. Precisa che a volte è stato sollecitato, altre volte lo ha fatto spontaneamente, ma non ha mai consegnato materiale cartaceo, ovvero i «documenti più importanti».
L’email violata
Monsignor Vallejo spiega che Corrado Lanino, marito di Francesca Chaouqui, aveva realizzato il sistema informatico della Commissione e che anche prima di aver fornito le password a Nuzzi «aveva la certezza» che la sua email fosse stata violata, tanto da comunicarlo alla Gendarmeria per un controllo. In circa tre ore di domande e risposte, monsignor Vallejo parla di mancanza di sicurezza negli uffici della Prefettura degli Affari economici – di cui era segretario e in cui aveva l’ufficio, oltre a essere segretario Cosea – e afferma che per custodire gli atti più riservati della Cosea era stata chiesta al Papa una stanza a Casa Santa Marta.
L’accesso agli archivi
Il Promotore di giustizia riferisce di testimonianze raccolte in base alle quali l’imputato avrebbe avuto accesso all’archivio dei documenti rifiutandosi di inoltrare, nonostante tensioni e contrasti con il personale, richieste o registrazioni. Tesi bollate come «assurde» dal prelato, dato l’incarico di responsabilità ricoperto.
La commissione ombra
Citando ancora testimoni, l’accusa ipotizza «una specie di commissione ombra» formatasi in Prefettura prima e in Cosea poi, composta da monsignor Vallejo Balda, il suo assistente Maio e Francesca Chaouqui. Inoltre, attraverso anche la lettura di messaggi WhatsApp, il pubblico ministero sostiene l’esistenza di un dialogo attivo tra monsignor Vallejo e i due giornalisti, Nuzzi e Fittipaldi.
Il rapporto di Vallejo Balda con Francesca Chaouqui
All’inizio fondato sulla fiducia poi degradato nel sospetto a tal punto da temere per la propria «integrità» una volta resosi «conto del mondo che girava intorno» alla donna, «degli interessi personali» che lei aveva e, soprattutto, dopo le minacce del marito, che parlava di materiale acquisito in Cosea che si «sarebbe potuto usare»: è così che l’imputato descrive il suo rapporto con Francesca Immacolata Chaouqui. «Non avevo la certezza giuridica» risponde ai magistrati monsignor Vallejo, «né le prove, ma la certezza morale che Francesca avesse altri interessi, non completamente legittimi.»
Le pressioni di Nuzzi e Fittipaldi
Monsignor Vallejo sostiene più volte di essersi sentito sotto pressione, usato, controllato e che Francesca Chaouqui gli avrebbe fatto credere di essere la «numero due dei servizi segreti». «Nel 2014» ricorda l’ex segretario Cosea «durante una conversazione davanti a Casa Santa Marta mi disse: “L’unico aiuto possibile può essere la mafia”.» L’imputato – come scritto nel memorandum da lui redatto in seguito al primo arresto, il 1° novembre 2015, dopo aver confermato di aver passato documenti ai giornalisti Nuzzi e Fittipaldi – rievoca quindi la notte di seduzione passata a Firenze con Francesca Chaouqui e ribadisce di aver «sofferto per quello che era accaduto». Racconta poi dell’incontro con il Papa, nel marzo 2015, in cui il Pontefice gli avrebbe rinnovato la fiducia, e la reazione di Chaouqui alla notizia: «Lei divenne ancora più aggressiva». Sui rapporti con Nuzzi e Fittipaldi, spiega che i due gli erano stati presentati da Chaouqui e di averli incontrati separatamente. Non si fidava di Nuzzi, mentre era convinto che Fittipaldi sapesse molte cose.
Lettera al Papa e gravidanza di Francesca Chaouqui
Durante l’udienza, il Tribunale acquisisce una lettera indirizzata al Papa dalla stessa Chaouqui, in cui l’imputata chiede dispensa dal segreto pontificio. Il contenuto non viene letto in aula, perché – come precisato in seguito da una nota della Sala stampa vaticana – non ci sono «riscontri dal destinatario». Viene acquisita la documentazione medica riguardante la gravidanza di Francesca Chaouqui e il rischio di complicanze dovute alla presenza in aula, così come una denuncia-querela a...