CAPITOLO TRENTANOVE
Jude
Finisco di prepararmi, accompagno Jamie a scuola e corro al campus. Ci siamo, ultimo esame, ultima sfida e poi finalmente per il mondo sarò qualcuno.
Questi ultimi giorni sono stati una vera agonia senza Red e Sami. Io e J siamo stati di cattivo umore a ore alterne. Abbiamo provato davvero di tutto, ma quando ti manca qualcuno tutto il resto del mondo prova a ricordartelo e ci riesce.
Non ho più incontrato Red a scuola, Sami è stata sempre presa da Mac o da Thyara e io mi sono limitata a non fare domande. Forse vuole solo concedermi quel tempo che io stessa gli ho chiesto, o forse si è semplicemente dimenticato di noi. In realtà non lo biasimerei, è solo che fa male. Da morire.
Il miglior modo per far notare a qualcuno che non ci sei, è esserci, continuamente, facendo rumore tra testa e cuore. E lui fa un sacco di rumore ogni volta che non c’è.
Appena metto piede in aula, tento di tranquillizzarmi ripetendo a mente tutti i titoli dei capitoli. Elencare qualcosa è un buon modo per costringersi a non pensare a nient’altro.
Quando il mio nome viene pronunciato ad alta voce, prendo un bel respiro e vado dritta verso il mio futuro. Questo è tutto quello per cui ho faticato, tutto quello per cui mi sono impegnata e per cui mi sono sacrificata. È tempo di raccolta, nonostante ovunque ci sia ancora tempesta.
Ho tutta l’intenzione di chiudere questo capitolo della mia vita, per cominciarne uno in cui pretendo di essere assolutamente, completamente, irrimediabilmente… felice.
Quando, quarantacinque minuti dopo esco da quella porta, per poco non mi cedono le gambe. Ce l’ho fatta e non mi sembra vero.
Mi lascio andare a qualche lacrima di troppo e poi corro fuori da quell’edificio, quasi saltellando.
Ora sì, che mio figlio può essere orgoglioso di sua madre!
Prendo il telefono e la prima persona a cui vorrei dirlo non è affatto quella giusta, perciò, smorzo l’entusiasmo e alla fine chiamo Maze.
«Allora… dottoressa, possiamo brindare?»
«E tu come fai a saperlo?»
«Perché sei la migliore! Preparati ragazzina, stasera si va a festeggiare!»
Attacco col cuore più leggero, ma la sensazione di vuoto di prima, è sempre lì.
Sbuffo e provo comunque a rimanere dell’umore giusto. Oggi si pensa solo alle cose belle, perché da oggi si costruiscono solo cose belle.
***
Diverse ore dopo, io e Maze siamo pronte a raggiungere non so bene cosa, visto che vengo bendata e sballottata come un pacco postale. La mia amica mi trascina fuori di casa tra gridolini di eccitazione e risate contagiose.
Mi fido di lei, avrà sicuramente organizzato qualcosa di assolutamente carino e originale.
Quando scendiamo dall’auto riconosco solo un mucchio di confusione intorno a noi, il che non mi aiuta molto visto che siamo a Manhattan.
«Mi vuoi dire dove stiamo andando? Non ce la faccio più!»
«Oh, Signore! Quanta impazienza! Rilassati amica mia, sarà una notte da non dimenticare.»
Maze mi accompagna per un lungo corridoio all’interno di qualcosa, poi prendiamo un ascensore in cui rimaniamo per un tempo infinito e quando alla fine arriviamo a destinazione, ormai non sto più nella pelle.
«Okay, pronta? Ci siamo. Uno… due… e… tre!»
La benda scivola dai miei occhi e un sonoro «Sorpresa!» sembra risuonare per tutta New York.
Davanti a me ci sono tutte le persone a cui tengo di più, che se ne stanno lì ad applaudirmi su una terrazza spettacolare, mai vista prima. Mi guardo intorno e una distesa di candele bianche, alternate a lanterne ovali e bucherellate, circondano l’intera struttura. Prestando più attenzione capisco che siamo al Cube e questo fa accelerare il mio cuore inevitabilmente. Divanetti, tappeti e gazebo che sembrano fatti di seta, sono sistemati con estrema cura e sapiente maestria.
So che non dovrei sperarci troppo, ma in fondo, sembra proprio lo stile di Red per una delle sue serate esclusive.
L’ultima volta che sono stata qui c’era un ballo in maschera e avevo tutt’altre intenzioni. L’atmosfera ha un tono elegante e sobrio, degno di una serata nell’alta società. Tutti i miei amici sono vestiti in bianco esattamente come me e uno a uno, corrono ad abbracciarmi e a congratularsi.
Quando scorgo mia madre, non posso trattenere una lacrima capricciosa e vado dritta a rifugiarmi nel suo profumo di salsedine che sembra averla seguita fino a qui.
«Oh, ragazzina! Sono così fiera di te. E parlerò anche a nome di quel rompiscatole di tuo padre, puoi starne certa. Sei la nostra stella più luminosa» la stringo forte e cedo a più di qualche lacrima capricciosa.
È tutto perfetto. Ogni cosa intorno a me brilla finalmente della luce giusta, quella più luminosa.
Bevo, ballo, mi scateno e mi lascio coccolare da tutti, perché questa strana banda di squinternati è parte di me.
Mila, Maze, Jamie, mia madre, Caren, Mac, Sami, i miei compagni di college, sono tutto quello di cui ho bisogno… o quasi.
Non appena ho visto Sami corrermi incontro, lo ammetto, ho iniziato a cercarlo con lo sguardo, ma lui non si è visto.
Mi manca come l’aria, ma non posso fargliene una colpa. Ha solo rispettato una mia decisione, forse per il bene di entrambi, ma in questo momento non c’è nient’altro che desideri più di un suo abbraccio.
Ringrazio tutti e li stringo calorosamente per esserci stati questa sera per me. Mi hanno resa felice.
Quando poi, ho un momento per godermi questa vista mozzafiato, mi affaccio al parapetto e sospiro. Mia madre mi raggiunge e mi abbraccia teneramente, scompigliandomi i capelli.
«Sei bellissima, lo sai vero?»
«Oh, mamma… ho l’impressione che tu sia un tantino di parte.»
Non posso vederla, ma so che sorride.
«Be’, mi sembra ovvio e comunque è ora di andare.»
«Okay, sì certo. Hai ragio…» ma mi ferma con un dito a mezz’aria e scuote la testa.
«Oh no, no, no. Io e il nano dobbiamo andare. Per te c’è ancora una sorpresa e vorrei ti ricordassi di godertela fino in fondo e lo sai perché? Perché ragazzina, di vita ce n’è una sola e la tua merita di essere solo un po’ più speciale di quella degli altri. Ricordi cosa diceva sempre tuo padre?»
Sospiro a quel ricordo e trattengo le lacrime. Alla fine, quasi in coro, diciamo: «Abbi cura di splendere» e sfioro l’interno del suo braccio, dove quella frase è scritta sulla sua pelle e nella mia anima.
«Va bene, ora basta, niente lacrime stasera, solo sorrisi. Congratulazioni tesoro e mi raccomando, ci vediamo domani, non un minuto prima.»
E così, canticchiando Moon River, mia madre mi lascia sola, mentre Jamie mi fa ciao con la manina.
Mi riaggrappo al parapetto e mi godo le luci di New York, aspettando non so bene quale sorpresa.
Non appena sento un corpo caldo alle mie spalle e un tocco leggero sui fianchi, ogni dubbio svanisce. La mia sorpresa è qui finalmente e io ho voglia di godermela fino in fondo.
Lo invito ad abbracciarmi come si deve, mentre lascio andare la testa sul suo torace e quasi posso sentire il suo cuore che batte, come se potesse esplodere da un istante all’altro.
«Sei qui» quasi sussurro.
«E dove altro dovrei essere?» mi bacia la testa e mi stringe più forte respirandomi. Il suo corpo e il suo profumo hanno appena fatto la magia. Ora sono di nuovo me stessa.
È come se senza di lui non sapessi brillare, come se fossi solo buio, insieme a lui sono luce allo stato puro. Con lui, sono tutto ciò che voglio essere.
Mi volto a guardarlo e gli prendo il viso tra le mani. Ha la barba un po’ più lunga, gli occhi stanchi, ma è sempre bello.
«È stato impossibile senza di te, lo sai vero?»
Chiude gli occhi e si lascia andare alle mie carezze come se il mio tocco lenisse la sua anima tormentat...