Il giorno del suo dodicesimo compleanno, Al riceve dalla mamma una lettera che suo padre Pi, morto quattro anni prima, ha lasciato per lui. Nella lettera, il papà gli chiede di fare una cosa molto coraggiosa, e soprattutto di nascosto da tutti: recuperare la macchina del tempo da lui progettata, e con quella tornare nel 1984, quando Pi aveva dodici anni, e quando accadde qualcosa che segnò la sua vita per sempre. Cambiando la storia, Al potrà forse salvare il suo papà. Ma a quale prezzo?

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In viaggio nel tempo con il criceto
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Capitolo ventinove
Mi ero del tutto scordato di che ore fossero. Le ore reali, quelle segnate dal mio orologio.
Le parole di mio padre avevano agito come un incantesimo e io continuavo a leggere, ammaliato.
Non fa male, Al. Non senti niente, sul serio, solo ti si offusca un po’ la vista.
Non ero neanche sicuro che fosse successo, in realtà, finché non sono uscito dalla vasca e ho controllato la data sul mio telefono: erano passati otto giorni.
Volevo scoprire di più, volevo ulteriori prove. Così sono uscito dalla cantina per tornare in casa.
Non sapevo cosa aspettarmi, ma neanche nelle mie fantasie più scatenate mi aspettavo di essere morto.
Quando sono passato dal garage alla cucina stava scendendo la sera. Ho sentito delle voci in soggiorno: tua madre, e un uomo che non conoscevo. Qualcosa ha bloccato il mio bisogno impellente di correre da lei per dirle: «Ciao, sono tornato dal passato!».
Avevo anche il timore di imbattermi in me stesso, il mio futuro me stesso. A quel punto non ero ancora consapevole che non fosse possibile, una cosa del genere.
Ma a questo ci arriveremo.
Sul tavolo della cucina c’era il «Whitley Bay Advertiser» e ne ho approfittato per ricontrollare la data. È stato allora che l’ho visto. È stato in quel momento che è cambiato tutto.
Il titolo in vista sulla pagina era: La tragica e improvvisa scomparsa di un concittadino / Il coroner: «Era una bomba a orologeria che camminava».
Il quotidiano era aperto su una pagina che riportava una foto di papà, una che non avevo mai visto prima. Era venuto bene, aveva anche la cravatta.
La tragica e improvvisa scomparsa di un concittadino
Il coroner: «Era una bomba a orologeria che camminava».
Una scheggia di metallo nella testa di un abitante di Culvercot è stata la causa della sua improvvisa morte, secondo un’inchiesta del coroner che si è tenuta questa settimana. Il dottor Pitagora Chaudhury, 38 anni, è deceduto nella sua abitazione la settimana scorsa per una emorragia subaracnoidea, provocata dallo spostamento della piccola scheggia di metallo, lunga solo pochi millimetri, che si trovava nella sua testa. | Mrs Heather Neil, coroner del Tyneside, ha dichiarato che «Sarebbe potuto accadere in qualsiasi momento. Il dottor Chaudhury era una bomba a orologeria che camminava». Ingegnere informatico e unico figlio di Mr e Mrs B.R. Chaudhury-Roy, lo scomparso lascia la moglie, Sarah, e il piccolo Albert. I funerali avranno luogo giovedì, presso la St George’s Church di Culvercot. |
È stato un colpo molto duro, Al, te l’assicuro. Non capita a molti di ritrovarsi a leggere il proprio necrologio.
Alquanto sbalordito, sono andato nella direzione da cui provenivano le voci.
Tua madre stava parlando con Derek Harrison, l’impresario di pompe funebri. Me ne sono andato subito e penso che lei non mi abbia neanche visto.
«Invece ti ha visto, papà» dico ad alta voce, rivolto a nessuno. Il suono della mia voce mi fa sussultare.
Mi ha preso una sorta di panico. Ho afferrato il giornale dal tavolo, sono corso giù in cantina e ho riprogrammato il computer per riportarmi nel posto e nel tempo da cui ero partito, cioè otto giorni prima.
E poi mi sono messo a sedere, proprio dove sei tu adesso. Confuso, tramortito. Volevo sapere di più della mia morte, compreso – ovviamente – se fosse evitabile.
Ricordi che di tanto in tanto avevo dei mal di testa lancinanti? Pensavo non ci fosse niente di strano: capita a tutti di avere il mal di testa, no? Non avevo modo di confrontare il mio mal di testa con quello di qualcun altro, di sapere che era un sintomo di qualcosa di ben più grave. Prendevo gli antidolorifici e una volta ero anche andato dal mio medico, dopo un’emicrania che era durata due giorni e mi aveva lasciato fiacco ed esausto. Ma lui non aveva fatto altro che prescrivermi degli antidolorifici più potenti, che poi erano rimasti nell’armadietto in bagno perché il dolore nel frattempo se n’era andato.
Quel pezzetto di ferraglia che avevo nel cervello si stava muovendo dal primo momento in cui ci era entrato: il primo di agosto del 1984, il giorno che volai via dalla Macchina Oliva e mi massacrai la faccia. Ti ricordi che ti ho raccontato di quel tondino di metallo che mi si era conficcato nel naso e che qualcuno mi aveva estratto? Me n’era rimasto dentro un frammento, ed è proprio quello che mi ucciderà di qui a pochi giorni.
Ed è qui che entri in gioco tu, Al.
Ho bisogno che adoperi la mia macchina – segui le istruzioni con la massima attenzione – e mi eviti di avere quell’incidente.
Togli il mattone dalla strada (parlo di quello che ha causato l’incidente).
Sposta il carrello di metallo rotto dal ciglio della strada.
E un’altra cosa, Al: vedi di tornare indietro sano e salvo. Ricordati di tenere sempre con te il computer.
Qualunque cosa si trovi con te nella vasca viaggerà insieme a te, fino alla dimensione spazio-temporale dove sei diretto.
Senza quel portatile, te lo dico chiaro e tondo, sei fregato.
Scommetto che avrai più di una domanda. Proverò ad anticiparne qualcuna.
Perché io, perché ora? Come ho scoperto quando ho tentato di viaggiare un’ora nel futuro, non puoi essere in quanto te stesso nello stesso posto. Chiamiamola la “Legge di papà sui doppelgänger”. Un doppelgänger è un tuo doppio. Sono presenti da sempre nelle storie, ma per un motivo che ancora devo scoprire – e potremmo riuscirci, quando continueremo le mie ricerche – le leggi dell’Universo ci impediscono di incontrare noi stessi. Vuol dire che non puoi andare né avanti né indietro nel tempo, per incontrare te stesso.
È per questo che nessuna delle altre due persone a cui potrei chiedere aiuto – tuo nonno Byron e tua madre – è in grado di fare quello che ti chiedo.
Tua madre è una splendida persona, Al, ma non penso avrebbe il coraggio di aiutarti a portare a termine l’impresa. Il primo istinto di una madre è proteggere il proprio figlio. Te lo impedirebbe. Non la biasimo certo, per questo, e nemmeno tu devi biasimarla. Basta che non glielo dici, okay?
Quanto a tuo nonno… Che posso dirti, se non che – con tutto l’affetto che ho per lui – non crede nelle mie ricerche? Ho provato a parlargliene, una volta, e lui mi ha immediatamente interrotto. «Non è bene dedicarsi a questo tipo di studi, Pi» mi ha detto. «Ti stai avventurando oltre i limiti umani.»
Ma io non credo che esistano limiti umani, Al. Chi li stabilisce?
Bella domanda, papà, penso io. Ma non è quella che ho in mente io adesso.
Che è questa: perché coinvolgere me? Perché non vai nel futuro e ci resti? Non so, tipo riapparire al tuo funerale come il tuo fratello gemello di cui da tempo si erano perse le tracce, o qualcosa del genere. Penso a questo mentre vado avanti, ed è come se papà mi leggesse nel pensiero.
Devi farlo per forza? Io spero proprio di no. Mentre scrivo queste righe, spero che se non il piano A, funzioni almeno il piano B. Se non funzionerà, leggerai questa lettera.
Quindi, qual è il piano A?
Domani andrò dal mio medico, lamentando un fortissimo mal di testa, e gli chiederò di farmi fare degli esami, una radiografia, una TAC, qualunque cosa grazie alla quale possa restare in ospedale, in modo che se – o forse dovrei dire quando – mi verrà l’emorragia, avrò maggiori possibilità di sopravvivere. Se non sopravvivrò, be’, il giorno del tuo dodicesimo compleanno riceverai questa lettera. È rischioso, lo so.
C’è anche un piano B. (Come disse una volta il grande matematico James Yorke: «Le persone che hanno maggior successo sono quelle con un buon piano B».)
Il piano B è viaggiare nel futuro, fino a una data successiva alla mia morte e… continuare a vivere. Non c’è, a quanto ho scoperto, nessuna legge fisica che mi impedisce di trovarmi nella stessa dimensione spazio-temporale del mio cadavere.
Posso solo supporre che questo abbia a che vedere con quel concetto di consapevolezza che tuo nonno chiamerebbe “spirito eterno” ed è uno dei motivi per cui desidero così disperatamente proseguire nelle mie ricerche.
Ma non ho idea di come possa funzionare, esattamente. Ho bisogno di un po’ di tempo per pensarci su. Mi limito a riapparire qualche giorno dopo il mio funerale…
Annuisco, nel leggere queste parole. «E ti presenti come tuo fratello gemello» dico. (Probabile che l’abbia visto in qualche film o letto in un libro. È abbastanza spettacolare, specie se si fa crescere i baffi o roba del genere.)
… o provo a far coincidere il momento del mio ritorno con quello della mia morte, senza farmi vedere, e in un modo o nell’altro mi libero di nascosto del mio cadavere e poi continuo a vivere come se non fossi morto?
Resto lì a bocca aperta.
Lo so, suona improbabile, impossibile o addirittura ridicolo… O anche tutte e tre le cose insieme. Prova a pensarci, Al: mi ci vedi mentre mi sbarazzo di nascosto del mio stesso cadavere?
No, vero? Neanch’io.
Nel frattempo avrò sempre questa sentenza di morte che mi pende sulla testa, questo pezzo di ferro nel cervello con cui fare i conti, qualunque cosa accada.
Quindi… quindi toccherà a te, Al. Tu sei il piano C.
Ci sono dei pericoli, è chiaro. Ma io ho fiducia in te. Hai dodici anni, un’età secondo me che ti permette di portare a termine un compito sicuramente fuori del comune, se sarà necessario.
...Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Capitolo uno
- Una settimana prima
- Capitolo due
- Capitolo tre
- Capitolo quattro
- Capitolo cinque
- Capitolo sei
- Capitolo sette
- Capitolo otto
- Capitolo nove
- Capitolo dieci
- Capitolo undici
- Capitolo dodici
- Capitolo tredici
- Capitolo quattordici
- Capitolo quindici
- Capitolo sedici
- Capitolo diciassette
- Capitolo diciotto
- Capitolo diciannove
- Capitolo venti
- Capitolo ventuno
- Capitolo ventidue
- Capitolo ventitré
- Capitolo ventiquattro
- Capitolo venticinque
- Capitolo ventisei
- Capitolo ventisette
- Capitolo ventotto
- Capitolo ventinove
- Capitolo trenta
- Capitolo trentuno
- Capitolo trentadue
- Capitolo trentatré
- Capitolo trentaquattro
- Capitolo trentacinque
- Capitolo trentasei
- Capitolo trentasette
- Capitolo trentotto
- Capitolo trentanove
- Capitolo quaranta
- Capitolo quarantuno
- Capitolo quarantadue
- Capitolo quarantatré
- Capitolo quarantaquattro
- Capitolo quarantacinque
- Capitolo quarantasei
- Capitolo quarantasette
- Capitolo quarantotto
- Capitolo quarantanove
- Capitolo cinquanta
- Capitolo cinquantuno
- Capitolo cinquantadue
- Capitolo cinquantatré
- Capitolo cinquantaquattro
- Capitolo cinquantacinque
- Capitolo cinquantasei
- Capitolo cinquantasette
- Capitolo cinquantotto
- Capitolo cinquantanove
- Capitolo sessanta
- Capitolo sessantuno
- Capitolo sessantadue
- Capitolo sessantatré
- Capitolo sessantaquattro
- Capitolo sessantacinque
- Capitolo sessantasei
- Capitolo sessantasette
- Capitolo sessantotto
- Capitolo sessantanove
- Capitolo settanta
- Capitolo settantuno
- Capitolo settantadue
- Capitolo settantatré
- Capitolo settantaquattro
- Capitolo settantacinque
- Capitolo settantasei
- Capitolo settantasette
- Capitolo settantotto
- Capitolo settantanove
- Capitolo ottanta
- Capitolo ottantuno
- Capitolo ottantadue
- Capitolo ottantatré
- Capitolo ottantaquattro
- Capitolo ottantacinque
- Ringraziamenti