Il movimento è fermo
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Il movimento è fermo

Un romanzo d'amore e libertà ma non troppo

  1. 308 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Il movimento è fermo

Un romanzo d'amore e libertà ma non troppo

Informazioni su questo libro

Zeno e Genio sono amici da sempre. Il primo è disoccupato e scrive reportage online, l'altro scarrozza turisti in pulmino. Alla soglia dei trent'anni, per loro il tempo pare essersi fermato, tra concerti e serate innaffiate da Sangiovese al bar di Luca, in una Bologna che è sempre uguale a se stessa. A cambiare le cose arriva Eleonora, bella e carismatica, che in un colpo solo conquista il cuore di Zeno e rianima il collettivo studentesco che tutti davano per morto. Nel frattempo, al venticinquesimo piano di un grattacielo in Svizzera, due vecchi scienziati lavorano a un sistema di controllo della Rete talmente capillare e infallibile che potrebbe diventare la più terribile arma del XXI secolo. È il momento per il bus di Genio di mettersi in strada per la Svizzera, insieme a un gruppo di contestatori che si sono stufati di stare fermi. Fra tradimenti e nuovi incontri, fughe improvvise, passioni e sogni rivoluzionari, l'unica certezza è lottare. Per far succedere qualcosa.

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Informazioni

eBook ISBN
9788858688564
SECONDA PARTE

30

Due mesi dopo

Bologna
«Perché stiamo insieme?»
«Te lo chiedi solo ora?»
«Me ne sono accorta da poco.»
«Che stiamo insieme?»
«Che non so il perché.»
«Cioè, quindi credi di esser scema?»
«No, voglio solo sapere cosa ne pensi.»
«Vuoi una risposta razionale o romantica?»
«Voglio una risposta tua.»
«Secondo me è meglio non rispondere a tutte le domande. Hai presente quei test dove se rispondi male ti tolgono dei punti mentre se non rispondi resta tutto uguale?»
«E se rispondi bene però il punteggio migliora.»
«Vuoi sapere perché stiamo insieme?»
«No, voglio sapere perché tu stai con me.»
«Ah vedi, è diverso.»
«La smetti?»
«Quella è una domanda che mi faccio sempre anch’io: perché la ragazza più bella del mondo vuole stare proprio con me? E ci penso, ci penso, ci penso e alla fine mi dico che un motivo per forza ci sarà anche se non lo capisco e che non sono così male come penso di essere e allora mi vien voglia di ringraziarti e di vederti e di abbracciarti e fare l’amore.»
«Vieni a vivere con me.»
«Sì.»
«Adesso.»
«Va bene, andiamo, prendiamo le bici?»

31

Adolescente fluorescente

Bologna
Zeno ogni tanto ricorda quello che faceva da adolescente, non solo le azioni ma anche i processi decisionali che lo portavano a compierle. Pensa ai momenti in cui, nella totale incertezza di quello che l’avrebbe atteso, si aggrappava all’ideale di un amore puro per giustificare e accompagnare ogni singolo suo sussulto nella vita, incasinata ma comoda, di un ragazzo a Bologna negli anni zero.
È convinto che a un certo punto della sua vita, tra i diciotto e i venti, alcuni suoi sentimenti siano svaniti. Anzi crede di esser stato lui, in un determinato momento e per una giusta causa, a spegnerli.
Ma procediamo per gradi, è colpa dei sentimenti
Facevano troppo male, a un certo punto li ho spenti
Ma era una giusta causa? E adesso, ora che le cose nella sua vita sembrano essersi allineate in una prospettiva comune insieme a un’altra persona, ora che il tanto sognato quanto vago lavoro di “scrittore di qualcosa” sembra essere realtà, ora che pare non aver più bisogno di una costante e rassicurante conferma delle sue azioni, oggi, è possibile riaccendere quei sentimenti? Sensibilità e un certo livello di empatia sono nascosti da anni dietro ai mostri dell’autostima e del cinismo. Per fortuna la natura e l’educazione, o la televisione, gli hanno conferito una buona dose di senso dell’umorismo, altrimenti ora non avrebbe amici e nemmeno una splendida donna da cui tornare a casa.
Cos’è successo, sei scappata da una vita che hai vissuto,
da una storia che hai bruciato e ora fingi che non c’è…
Zeno, con la testa tra i capelli, è felice senza saperlo e si gode questa sensazione al bar con gli amici. Forse loro l’hanno sempre saputo o forse anche loro ricordano quel momento in cui, invece di crescere, si diventava qualcos’altro per godersi appieno i vent’anni. Tirando le somme, a posteriori, in fin dei conti, considerando le circostanze e le variabili, insomma alla fine: è andata meglio così.
«Eh niente, vez, mi hanno offerto uno spazio settimanale su “Internazionale”.»
«Nooo! Grande cazzo! Cash flow?»
«Non lo so, Genio, sempre a pensare ai soldi. Sarà qualcosa di equo. Si chiamerà come il blog e sarà un trafiletto di 2000 battute, so solo questo.»
«Ve moh! “L’incoscienza di Zeno”. Luca, porta la boccia delle grandi occasioni!»
La boccia delle grandi occasioni è una caraffa di negroni.
«Aspettiamo Eleonora, ché non le ho ancora detto niente.»
«Cioè, l’hai detto prima a me?»
«Non me lo tenevo più.»
«No vez, adesso quando arriva rifacciamo tutto daccapo e fai finta che è la prima volta che lo dici.»
«Mah…»
«Shh, eccola.»
I capelli vaporosi che si muovono lenti al ritmo di quella camminata elegante, le labbra che si schiudono dolcemente a pronunciare: «Bella regaz», la borsa che si appoggia sul tavolo e lo sbuffare tipico di chi arriva alla meta alla fine di una giornata piena.
«Ele, siediti che ho una bella notizia da darvi.»
A Genio gli ride anche il buco del culo, non aspettava altro: «L’hanno preso a “Internazionale”, beviamo».
«Grazie Genio, sei un amico.»
«Non preoccuparti, non sono gelosa. Be’, splendido! Com’è successo?»
«Mi hanno contattato dopo che hanno visto i numeri del blog e letto un po’ di mie cose, mi hanno chiesto altro materiale e offerto un trafiletto settimanale. Ora non resta che scrivere.»
«La fai facile, tu.»
«È facile, per me.»

32

Nuove prospettive

Bologna
«Pronto, Eleonora?»
«Sì prof, buongiorno.»
«Buongiorno, ho avuto un contrattempo e non riesco a prendere il treno.»
«Ah. Be’, annullo la lezione.»
«No, Eleonora, falla tu.»
«Ma che dici?»
«Sì, ne abbiamo già saltate troppe, fai un po’ di storia del sindacato.»
«Storia del sindacato? Ma non stavamo spiegando i licenziamenti?»
«Appunto, vuoi fare i licenziamenti? Prego accomodati, sappi però che sarà materia d’esame e se ti dimentichi qualcosa li avrai sulla coscienza.»
«Allora faccio il sindacato. Tu sei sicuro che non ce la fai?»
«No, sono bloccato a Forlì con una vertenza, quelli della Del Conca hanno bloccato la produzione e sono in sit-in. Ciao Eleonora.»
«Ma…»
Tu-tu-tu…
Di certo Eleonora non aveva immaginato la sua prima lezione in questo modo, venti minuti per prepararla e una ventina tra ragazze e ragazzi con pochi anni meno di lei ad ascoltarla. Mica stupidi, poi, laureandi alla magistrale di Scienze politiche, corso di Diritto del lavoro. Con un gruppetto di loro spesso esce a bersi una birra, con altri ha seguito dei corsi, altri ancora sono supersecchioni che probabilmente ne sanno più di lei. E lei no, non si sente professoressa, non si sente, ancora, professoressa. Storia del sindacato, ma cosa vuoi che gliene freghi a questi, sapranno già tutto.
«Buongiorno ragazzi, il prof oggi non c’è e vi faccio lezione io. Siccome mi è stato detto all’ultimo non sono riuscita a preparare niente di più che una lezione sulla fondazione dei primi sindacati dei lavoratori, spero possa essere interessante. Vedo delle mani alzate e vi rispondo ancor prima che mi facciate la domanda: no, non sarà materia d’esame.»
Nel giro di trenta secondi molti studenti raccolgono le loro cose, si alzano e abbandonano l’aula, alcuni senza neanche salutare. Restano il gruppo di amici di Eleonora, tre supersecchioni e un giovane stravaccato in ultima fila che fissa il suo smartphone con un mezzo sorriso ebete. Ecco, un’audience di tutto rispetto.
«Va bene ragazzi, conoscete Ned Ludd?»
Nessuna risposta.
«Tale Ned Ludd, in un giorno lavorativo del lontano 1779, dalle parti di Nottingham, sbroccò e iniziò a prendere a colpi d’ascia il telaio su cui stava lavorando, facendolo a pezzi. Da quel momento, anzi alcuni anni dopo per la precisione, in molte fabbriche della zona gli operai si ribellarono alle pessime condizioni di lavoro, distruggendo le macchine per la produzione. Era la prima volta che la violenza si scatenava contro le macchine e non contro qualcuno. I tumulti “luddisti”, dal nome del primo “ribelle”, continuarono finché il Parlamento inglese approvò una legge che prevedeva la pena di morte per chiunque distruggesse i telai. Nonostante questo, poco tempo dopo i lavoratori si costituirono in comitati e fecero ripartire la rivolta in modo ancora più violento ed esteso a tutta l’Inghilterra. La particolarità di questa storia: non si hanno prove dell’esistenza di tale Ned Ludd. Il nome appartiene al mito e alla leggenda e forse non è mai esistito. Chi invece è sicuramente esistito, ma non viene ricordato, è il signor William Hall, un luddista che venne arrestato e costretto a confessare i nomi di molti suoi compagni. Da quell’elenco seguirono numerosi arresti e la condanna a morte di diciassette luddisti. Il luddismo fu sconfitto in questo modo, ma da quel momento si iniziò a parlare dello sfruttamento che avveniva nelle fabbriche e prese vita un processo culturale volto alla costituzione di misure di protezione degli operai. Il capitalismo era nato da poco ma, come vedete, fin da subito si erano create delle forme di resistenza umana.»
Eleonora si prende una piccola pausa per bere un po’ d’acqua, nota come i secchioni siano intenti a trascrivere tutto, parola per parola, sui loro portatili, i compagni un po’ chiacchierano tra loro e un po’ fingono di seguire mentre il giovane stravaccato continua a essere tale e fissare il suo smartphone.
«Se non vi interessa, siete liberi di andare, capisco che l’argomento possa non essere attraente.»
Nessuna reazione.
«Intendo dire che se volete passare il tempo a scrivere su WhatsApp ai vostri amici potete farlo anche fuori di qui.»
I sette studenti che non sono il giovane stravaccato si voltano tutti per fissare il giovane stravaccato che, evidentemente per indole, rimane tale. Eleonora la prende come questione di principio e attacca.
«Scusa tu, in ultima fila. Sì, tu.»
«Checcè prof? Non sto a fà niente.»
«Appunto, fuori è una bella giornata e se non ti interessa la lezione ti consiglio di andarti a godere la vita, sai ce n’è una sola, di vita.»
«Ma vedi questa, oh! L’altro giorno te stavo ad ascoltà al 38 che dicevi un sacco de roba e te riempivi la bocca de rivoluzione e tutti ad applaudire, credevo che eri una giusta oh, invece sei la solita serva capitalista isterica e rompicazzo.»
«Prego?»
Eleonora e il resto della classe rimangono attoniti mentre il giovane stravaccato raccoglie il suo zaino e si dirige verso la porta. Eleonora in quel momento riconosce uno dei volti visti all’assemblea pochi giorni prima.
«Me ne vado, tolgo il disturbo, ma me ne vado proprio da quest’università demmerda, da ’sta città demmerda, tutto finto, tutti finti. Voaltri continuate pure a farve e seghe co’ ’ste menate, io vado a vivere la vita che, sapete, come diceva quello, ce n’è una sola.»
La porta si chiude sbattendo e la piccola aula in Strada Maggiore precipita nel silenzio. Gli sguardi dei superstiti si intrecciano l’un l’altro facendo tutto il giro, come se si stesse facendo un brindisi in cui bisogna guardarsi tutti negli occhi. Pochi secondi ed Eleonora riprende: «Non ho capito bene cosa è appena successo, ma se siete d’accordo io andrei avanti».
Nessuna risposta.
«Bene. Cioè male. Molto male. Dopo il 1830 il governo inglese iniziò a introdurre timidamente delle forme di protezione per gli operai, come il limite di dieci ore lavorative per i bambini sotto i dieci anni…»
«Pronto?»
«Sì, Giuliano pronto, non mi fare mai più una cosa del genere!»
«Che cosa?»
«Come che cosa? La lezione.»
«Ah già, com’è andata?»
«Di merda, Giuliano, uno studente ha abbandonato l’università dandomi della capitalista.»
«Ahahah! Eleonora, stai tranquilla, ne passerai ancora di esperienze come questa nella tua vita e piano piano capirai delle cose. Per esempio che non tutti possono frequentare l’università. Oppure che chi parte incendiario arriva pompiere e, a volte, viceversa. Senti piuttosto, ti devo parlare di una questione lavorativa, credo che le tue competenze possano tornare utili. Che fai per cena stasera?»
Eleonora manda giù tutto il suo astio e con disinvoltura e un lungo respiro riprende il co...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Il movimento è fermo
  4. PRIMA PARTE
  5. SECONDA PARTE
  6. TERZA PARTE