CAPITOLO SETTE
Scioglimento
«Quindi, adesso cosa intendi fare?»
«Niente.»
«Ma non puoi lasciare tutto così! Loris è arrivato. Se tu e Mister Entusiasmo continuerete a uscire insieme, gliela dovrete pur dare una spiegazione, no?»
«Noi non usciamo insieme. La serata di ieri è stata solo un caso isolato. Dio, non so nemmeno se per lui è stata solo una prova per sentire il brivido di colorare fuori dalle righe… E smettila di chiamarlo così!»
«Non è mica colpa mia se sta sempre per i fatti suoi e non parla mai con nessuno.»
«Forse è solo una persona riservata, ci hai mai pensato?»
«O magari si sente superiore a tutti gli altri.»
Sbatto la limetta delle unghie sul tavolo e la guardo indispettita. «Connie, se vai avanti così, giuro che non ti racconterò più un fico secco.»
«Ok, è solo che…»
«Che cosa?»
«Non lo so» ammette fissandomi da un angolo dello specchio mentre si passa il mascara sulle ciglia, «non ho una bella sensazione su di lui. Tutto qui.»
«Non puoi dire una frase del genere senza motivarla!»
In genere, non m’importa nulla del parere delle persone, ma Connie è una che ci vede lungo quando riguarda me, per cui la sua sentenza mi preoccupa un po’.
«È impegnato da parecchio tempo. Lo sai, vero?»
Annuisco brevemente.
«E già solo questo non ti dice niente?»
«Sì, mi dice che la sua ragazza ha la testa un po’ più pesante, da ieri sera.» Riesco a strapparle un sorriso, anche se ha preso il discorso in modo molto serio.
«Dico davvero, Nicole…»
«Ahia… quando usi il mio nome per intero ci sono sempre guai in vista.»
«Puoi essere seria per una volta? È di te che stiamo parlando. Non voglio vederti soffrire. Ecco, ora l’ho detto.» Si sfila la fascia per capelli dalla testa e si volta a guardarmi.
«E quando mai ho sofferto per un ragazzo?»
«Stavolta è diverso, lo sento, e lo sai anche tu.»
«Io non so proprio un bel niente.» Questa conversazione mi sta snervando. «Ti ringrazio per l’interessamento, ma credo che adesso tu stia esagerando un po’. Sono perfettamente in grado di interrompere questa conoscenza in qualunque momento io lo desideri. Il mio cervello ragiona ancora in modo razionale, non m’innamorerò di lui e, tanto per essere chiari, non ho mai preso nemmeno in considerazione l’idea di mettermici insieme. Non sono stupida fino a questi livelli.»
Quest’ultima frase mi rendo conto di averla detta più per ferirla che per tranquillizzarla, e penso di avere fatto centro perché non apre più bocca finché non arriviamo al bar dagli altri.
Qualche ora dopo, sto ancora rimuginando sulla crudeltà delle mie parole, e sento Omar urlare e scattare giù dalla sedia.
«Tutti sull’attenti, sacchi di merda!»
Inspiro forte cercando di incamerare più ossigeno possibile e mi volto lentamente.
Loris è in mezzo al bar, col sorriso a trentadue denti. Ha i capelli molto corti rispetto all’anno scorso e il suo incarnato è più pallido di quanto lo fosse il mio quando sono arrivata. Mentre lo osservo, non riesco più a ricordare perché mi piaceva così tanto. Ora lo vedo scialbo, insignificante. Sono felice che Omar, Fabio e gli altri gli siano andati incontro per salutarlo prima di me, regalandomi ancora qualche secondo per pensare a come comportarmi.
«Ehi» gli chiede Filomena dandogli due colpetti sulla spalla, «tutto bene in quella caserma piena di omaccioni prestanti?»
«Sì, mi trovo piuttosto bene» risponde sereno cercandomi con lo sguardo. «Ciao, Nicole.» La sua voce mi sembra così sbagliata. Mi sembra tutto sbagliato. «Tu non vieni ad abbracciarmi?»
Mi alzo dalla sedia e mi avvicino a piccoli passi. Se dovessi andare al patibolo, sono certa che camminerei con più determinazione. Gli rivolgo un sorriso triste e mi sporgo verso di lui per dargli un bacio sulla guancia. Lui mi avvolge con entrambe le braccia e mi stringe forte. Mi mordo un labbro e gli poso debolmente una mano alla base della schiena. Chiudo gli occhi e stringo forte le palpebre. È la seconda volta, stasera, che mi sento uno schifo. Quando li riapro, da sopra la sua spalla vedo Luciano appoggiato al bancone del bar. Osserva la scena in silenzio, senza tradire alcuna emozione. In questo è di certo più bravo di me, visto che lo sguardo che gli sto rivolgendo è una supplica vera e propria.
«Allora, che mi raccontate?» chiede Loris, prendendo una sedia e unendosi a noi.
Alessandro e gli altri ci raggiungono un istante dopo, portando i loro bicchieri al tavolo.
«Sei tu quello che ci deve raccontare ogni cosa!» lo esorta Giuliana, al settimo cielo, il che è molto strano considerando che si saranno scambiati sì e no venti parole l’anno scorso. Poi noto il braccio di Fabio attorno alle sue spalle e capisco il perché di tanta euforia. Non posso che essere contenta per loro. Quanto vorrei che fosse così semplice anche per me.
«Che vi posso dire? È un’esperienza unica. Ho conosciuto un sacco di persone e la mia divisione è fra le migliori. Quando abbiamo la libera uscita, ci divertiamo da morire ma…» sposta lo sguardo su di me, alzando gli angoli della bocca «non vedevo l’ora di raggiungervi».
Vorrei sprofondare in questo preciso momento. D’istinto cerco Costanza con gli occhi, ma lei è immobile accanto a Marcello e fissa un punto indefinito sul pavimento con espressione malinconica.
Continuo a guardarla per un po’, sperando che sollevi la testa e si accorga che ho bisogno di lei, ma resta nella stessa posizione finché Fabio e Omar non propongono di fare un giro sul lungomare. Ne approfitto per andare verso di lei e parlarle, ma Loris è più veloce, m’intercetta prendendomi da un polso e mi ferma.
«Va tutto bene?»
«Sì sì, alla grande» mento in modo spudorato.
«Mi sembri strana. C’è qualcosa che non va?»
«No, tranquillo» rispondo vaga, evitando di guardarlo negli occhi. «Ho solo avuto una piccola discussione con Costanza. Niente di grave.»
«Ok. Mi sei mancata» aggiunge spostandomi una ciocca di capelli dietro all’orecchio.
La sfilo dalle sue dita, rimettendola com’era, e comincio a camminare. Ho bisogno di allontanarmi da qui, mi sento soffocare.
All’improvviso Alessandro s’infila fra me e Loris e ci prende entrambi a braccetto. Vorrei baciarlo per la gratitudine che provo in questo momento nei suoi confronti, ma poi diventerebbe il ragazzo numero tre e potrebbe essere complicata da gestire, la situazione. Fortuna che ho sempre il mio senso dell’umorismo con me.
«Nicky, scusa se te lo rubo, ma è da un po’ che non vedo il mio amico e devo aggiornarlo sulle ultime novità!»
«Figurati!» rispondo con ritrovata gioia. «È tutto tuo.» Stacco il mio braccio dal suo e li lascio andare avanti di qualche passo per distanziarli.
«Che saluto caloroso che gli hai riservato!»
La sua voce mi raggiunge alle spalle, provocandomi un brivido lungo la colonna vertebrale. So che sta sorridendo, ho imparato a riconoscere la tonalità che usa quando vuole essere canzonatorio. In un attimo è accanto a me. Lasciamo passare tutti e insieme chiudiamo la fila.
«Se devo essere sincera, avrei preferito non salutarlo proprio.»
«Lo so.»
«Sei anche telepatico, adesso?»
«No.» Alza un angolo della bocca e si ferma. «È solo che questo» dice mettendomi un braccio intorno ai fianchi senza entusiasmo, imitando il modo in cui ho accolto Loris poco prima, «non è di certo… questo» e in un attimo mi stringe fra le braccia, facendomi posare la testa contro il suo petto. È questione di pochi secondi, ma quando lo sento sciogliere il contatto, lo trattengo avvolgendogli le braccia attorno alla vita, come la sera prima. Lui rinsalda la presa e mi appoggia il mento sulla testa.
«Finiremo all’inferno» gli sussurro concentrandomi sul battito regolare del suo cuore, invidiandolo per la sua capacità di tenere le emozioni sotto controllo.
«Perché?»
«Lo sai perché.»
Gli sento alzare le spalle. Scivolo fuori dalle sue braccia e mi ravvivo i capelli con la mano. «È un tuo amico, possibile che non t’importi?»
Non volevo essere scontrosa e non sto cercando di rifilare tutta la colpa a lui, ma non mi sembra un atteggiamento corretto. Luciano, per tutta risposta, serra la mascella e mi fissa. Sento che c’è qualcosa che vorrebbe dirmi e che gli sta costando un sacco trattenere.
«Ok. In ...