CAPITOLO CINQUE
Esperienza sensoriale completa
Un colpo secco mi sveglia di soprassalto da quello che mi è parso un breve sonno. Le lame di luce indicano che mi sbaglio. Devo aver dormito sodo: il sole è già alto.
Altri vigorosi colpi alla porta mi scuotono. Prima che riesca a chiedere chi è, l’uscio si spalanca ed entrano due inservienti. Quella con l’aspirapolvere in mano si accorge della mia presenza: «Oh, mi scusi! Ho bussato, ma non ha risposto nessuno. Ho creduto fosse uscita. Dovremmo rifare la camera. Se preferisce ripasseremo più tardi».
«Non si preoccupi! Iniziate presto, che ore sono?» chiedo e con un balzo scendo dal letto.
«È mezzogiorno, per le quattordici al massimo dobbiamo aver finito il giro.»
«Mezzogiorno? Non è possibile… ho appena chiuso gli occhi!»
«Sono sicura! È mezzogiorno. Lei si è fatta proprio una bella dormita a quanto pare. Il posto rilassa, lo so. Vorrei fare anch’io l’ospite anziché lavorarci» dice la donna, mentre inizia a sprimacciare il cuscino.
Raccato i primi vestiti che trovo: «Il bagno lo pulirete domani. Non c’è problema, lo uso solo io».
«C’è il cambio di asciugamani. Glieli appoggio sul letto. Sono tutti bianchi. Ci è stato dato ordine di utilizzare solo il bianco per lei.»
«Va bene, perfetto. Grazie!» urlo con lo spazzolino tra i denti.
Ho perso la lezione, merda! Stamattina avrei dovuto terminare la decorazione su una camicia tutta mia, accidenti! Ieri sera ero arrabbiata e ho scordato di attivare la sveglia. Ma nessuno si è accorto che non c’ero? A nessuno è venuto in mente che potevo stare male? A nessuno è venuta l’idea di venirmi a cercare?
No, a nessuno!
Una seconda voce femminile mi informa: «Signora, metto sul comodino il vasetto con la rosa rossa che hanno lasciato davanti alla porta. Lì fuori, al caldo, perderebbe tutti i petali nel giro di un’ora. È un fiore bellissimo! Quella bianca la posso buttare?».
Sciacquo il dentifricio e lo sputo nel lavandino, prima di rispondere: «Una rosa? Va bene, grazie. No, non butti quella bianca, ci penserò io!».
«Noi abbiamo finito. Andiamo, arrivederci.»
«Arrivederci!»
Un’altra rosa! Stavolta è rossa! Evvai! Eh sì, stavolta è portatrice d’amore! Mi ama! Ma chi?
Esco a razzo dal bagno per leggere il secondo bigliettino, ma non c’è.
La curiosità di sapere chi è il mittente degli omaggi floreali è esponenziale. Ho dei sospetti. Sarà Salvatore? E se invece fosse Tullio che mi crede all’oscuro dei suoi intrallazzi e dall’alto del suo egocentrismo ritiene che bastino un paio di rose per farmi cadere tra le sue braccia?
Mi torna vivido in mente il sogno, o meglio l’incubo, di stanotte: questa è la prima duna da scavalcare della giornata, un percorso ostile in mezzo al dubbio e senza una meta. All’improvviso non ho più premura. Nessuno mi aspetta e non desidero rivedere il doppiogiochista interpretare il ruolo di docente modello, abile a passare sottobanco inviti a cena a belle signore.
Oggi non starò al New Friar.
È l’una. Metto in carica lo smartphone e avvio una chiamata a cui risponde un’allegra voce maschile: «Pronto! Sono Alessio, chi parla?».
«Sorpresaaa!»
«Bella sorpresa, davvero! La voce di una donna misteriosa mi affascina sempre: dimmi chi sei, dolcezza!»
«Dai, Alessio, prova a indovinare e giochiamo un po’ che mi diverto.»
«Compro una consonante e una vocale. Quanto costano?»
«Ti costano un invito a pranzo, eccole: B e a.»
«Berbera! Ma dai! Sei proprio tu? Sto giusto andando a pranzare. Raggiungimi, offro io come promesso.»
«Ehm… quante volte devo dirti che mi chiamo Barbara con la “a”?»
«Ce l’hai messa tu la “e”, l’hai infilata dopo la consonante che ho comprato, avevo chiesto anche una vocale, dunque Be’…»
«Be’, sì, lasciamo perdere che è meglio. Dimmi dove, in venti minuti sarò da te.»
«Mi troverai al bar davanti all’agenzia. Ti aspetterò per l’aperitivo e poi decideremo.»
«Ok. Arrivo…»
Chiudo la conversazione, ma mi accorgo di aver sbagliato la prima mossa. Deve venire lui a prendermi qui. Lo richiamo.
«Scusa, Alessio, ti dispiacerebbe saltare l’aperitivo e passare a prendermi al New Friar? Non trovo le chiavi dell’auto. Chissà dove le ho messe. Potrei impiegarci tutto il giorno a trovarle.»
«Volentieri, sì… Non sapevo che alloggiassi in quel posto. Vengo, ma non farmi aspettare: non voglio fare brutti incontri. Ho una Mercedes SL550 Mille miglia, color canna di fucile.»
«Sarò all’ingresso, non preoccuparti. Ma a quali brutti incontri ti riferisci?»
«No, niente, facevo per dire. A dopo!»
Ci metterò dieci minuti a finire di prepararmi e altri dieci per raggiungere, con calma, il luogo convenuto.
Passo le ciglia con mascara waterproof; definisco il contorno occhi con la matita brillante che mi ha consigliato Delizia, per dare risalto al loro colore e renderli magnetici; lucido le labbra con un gloss persistente. Resto vestita come sono: pantaloncini cortissimi in tela jeans scolorita e camicetta quasi trasparente in lino bianco. Mi guardo allo specchio: sono irresistibile!
Mi avvio, contenta di me. Passo volutamente davanti all’ampia vetrata della sala ristorante, dove so esserci tutti. Voglio essere sicura che mi vedano. Rallento l’andatura. Mi fermo, guardo la mia immagine riflessa e mi sistemo bene la camicia dentro agli shorts. Poi raggiungo l’ingresso e mi guardo di nuovo intorno; muovo pochi passi in avanti, poi torno indietro e vado a sbattere addosso a Tullio, in pieno petto.
Lui non indugia un secondo e a bassa voce, per non farsi sentire non so da chi, dato che ci siamo solo noi, attacca: «Eccoti! Stamattina ci hai fatto preoccupare. Dove eri finita? Avresti potuto avvisare che… Vorrei scusarmi per ieri sera. La brusca interruzione della cena non mi è piaciuta e…».
S’interrompe quando sente il rombo di un’auto che arriva a grande velocità. Approfitto del momento per allontanarmi senza degnarlo di una risposta. Mi dirigo verso la prestigiosa Mercedes. Tullio incalzante m’insegue: «Barbara, rispondi: ti sembra il modo di comportarti? Dove vai? E chi è questo, il tuo fidanzato? Nel caso mi farebbe molto piacere conoscerlo».
Va verso la portiera. Osserva l’autista e, come colto da un raptus, inizia a insultarlo: «Delinquente, che cosa ci fai qui? Ti avevo avvisato di non farti più vedere! Esci di là, se hai coraggio, se sei un uomo, che ho pronti quattro calci da darti, pagliaccio!».
I due si conoscono. Alessio accelera e mi fa cenno di salire in fretta. È come entrare in una cella frigorifera. L’aria condizionata è al massimo. Ripartiamo con il motore a cinquemila giri.
«Alessio, conosci Tullio? Avete dei conti in sospeso, a quanto pare…»
Tocco subito l’argomento, sperando che mi spieghi l’accaduto. Senza scomporsi, lui continua a guidare. Dopo un paio di minuti risponde: «Niente di serio, piccole rivalità. Tullio si scalda subito, ma poi gli passa. È un bravo ragazzo; questo è il suo problema. Dimmi una cosa, tu, piuttosto, perché ce l’avevi dietro? Ti fa la corte?».
«No, non mi fa la corte, figurati! Non lo vedo neanche. Intendo dire che non è il mio tipo. È l’insegnante del corso di decorazione floreale, nient’altro» chiarisco, mentendo.
«Okay. Meglio che non lo frequenti. Se lo facessi non potrei frequentarti io.»
«Ah… e perché?»
«Non preoccuparti di capire: fidati e basta.»
«Fidarmi di te? Chiedi molto a una cliente truffata!»
«Ma che dici? Sai bene che non è dipeso da me. Ho cercato di metterci una toppa. Ti ho anche rimborsato il danno. In più aggiungerò un pranzo, che sarà un’esperienza sensoriale di quelle non hai mai provato. Andremo da Giove, ristorante stellato sul lungomare di Rimini. Si mangia da Dio: piatti di pesce freschissimo, tanta materia prima del territorio. Lo sai che il cibo condiziona gli stati d’animo? Mangiare è un’esperienza che deve appagare i cinque sensi, non solo riempire la pancia!»
«Che meraviglia! Dimentichiamo il fattaccio, hai ragione. Ho deciso di darti una possibilità per farmi ricredere. Ben venga questa esperienza sensoriale completa. A quanto pare, qui va forte farsi chiamare come gli dei, dopo Zeus conoscerò Giove. A quando Eolo?»
«Sì, abbiamo nomi strambi, ma Giove è formato dalle prime lettere del nome e del cognome del proprietario Giovanni Vernaccia. Non c’entrano gli dei e neanche i pianeti. Preparati a gustare un piatto eccezionale di spaghetti alle ostriche. Ho già l’acquolina in bocca, ma non sono sicuro che sia per il cibo, forse dipende dalle tue curve…». Mi lancia uno sguardo malizioso e allarga il girovita dei calzoni, quasi per fare spazio a quanto verrà.
«Tesoro, a ogni ostrica proverai l’estasi! Chiudi gli occhi e immagina la consistenza carnosa che ti scivola in bocca, morbida, dolce… ora innaffiala con una selezionatissima vodka e assapora il prelibato frutto di mare afrodisiaco. Casanova, grande amatore, era un consumatore abituale di ostriche che riteneva un cibo da seduzione. Su un suo diario scrisse: “un’ostrica che stavo per mettere in bocca a Emilia sdrucciolò fuori dal guscio e le cadde sul seno. La ragazza fece il gesto di raccoglierla con le dita, ma io glielo impedii reclamando il diritto di sbottonarle il corpetto e raccoglierla con le labbra.” Ti farai cadere un’ostrica sul petto per me?»
«Ehi, non ci provare! Sono qui per ricevere il saldo del debito. Non fare voli pindarici e guarda la strada: non distrarti!»
«È difficile non distrarmi con quello stacco di coscia che esibisci a pochi centimetri dalla mia mano.»
Ride e mi agguanta una coscia, poi la accarezza con vigore mentre cerca un parcheggio.
Vedo uno spazio libero. «Lì, lì, avanti a destra, dopo il palo della luce c’è un posto. Tieni entrambe le mani sul volante che è meglio!»
Spero di averlo messo sull’attenti. Ci ha provato, è vero, ma con un sorriso. Lui mi serve. È lo strumento per portare a compimento il mio progetto di vendetta. Non posso rischiare che si areni qui. L’importante era che Tullio mi vedesse con un altro uomo. Questo è stato fatto, e si è pure arrabbiato: meglio di così non potevo sperare!
Dove mi trovo? Ricordo un pranzo, ostriche… Ostriche fino alla nausea, tanto vino, risate e poi il buio. Sono stesa su un letto rotondo, sotto un soffitto a specchio che riflette, impietoso, la mia seminudità imbarazzante. Indosso solo il reggiseno e le mutande. Chi mi ha spogliato?
Alessio…
Sì, ricordo! Vorrei negarmi a lui, chiudere gli occhi e tornare nel limbo in cui galleggiavo fino a poco fa, ma se lo facessi mi perderei uno spogliarello indimenticabile. Il super macho ha messo su un CD e, nudo, sale in piedi sul letto. Si muove al ritmo lento di una musica sensuale, ancheggia e sporge il bacino verso di me, che tento, con uno sforzo...