Penelope Line (Youfeel)
eBook - ePub

Penelope Line (Youfeel)

Lei sarebbe diventata il suo vizio più bello

  1. 200 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Penelope Line (Youfeel)

Lei sarebbe diventata il suo vizio più bello

Informazioni su questo libro

Lei sarebbe diventata il suo vizio più bello Sfaticato e perdigiorno, Zaccaria Evans Ricciardi preferisce trascorrere la vita tra vizi e piaceri invece di occuparsi dell'azienda di famiglia come vorrebbe il padre. Deciso a non lasciarsi incastrare in relazioni che minino la sua libertà, Zac si trova all'improvviso a doversi prendere cura di Alan, il cane di un caro amico improvvisamente scomparso. E durante la visita dal veterinario incontra Penelope: il primo scambio tra i due già preannuncia scintille, forti passioni e pensieri proibiti; ma la ragazza pare nascondere fin troppi segreti. Starà a Zac scoprirli, ascoltare e comprendere le sue ragioni. E uscire vincitore del proprio destino. Mood: Erotico - YouFeel è un universo di romanzi digital only da leggere dove vuoi, quando vuoi, scegliendo in base al tuo stato d'animo il mood che fa per te: Romantico, Ironico, Erotico ed Emozionante.

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2016
eBook ISBN
9788858687321

CAPITOLO QUATTRO

Zac
«Allora, bello, cerchiamo qualcuno che possa dirci cosa fare. D’accordo?» disse ad Alan accarezzandogli la testa.
Era arrivato al parco cani da qualche minuto, studiato il luogo, e immediatamente aveva deciso che si sarebbe diretto alla casupola, che probabilmente fungeva da ufficio, per annunciare la volontà di far provare al cane quell’esperienza. Deciso, puntò quindi verso il gruppetto ben assembrato di persone accanto alla casetta.
«Salve» esordì.
Alcune teste si voltarono a fissarlo. Come sempre, ricambiò occhiate di apprezzamento femminile e un paio di critica maschile.
«Ciao» lo salutò una ragazza tendendogli la mano, che Zac strinse prontamente. «Sono Elena.»
«Zac Evans» si presentò. «Ho chiamato l’altro giorno per…»
«Salve, signor Evans. Ben arrivato» lo interruppe una nuova voce femminile.
Zac si voltò in tempo per vedere Penelope unirsi al gruppetto, accostarglisi e sorridergli con l’aria di chi non ha un solo pensiero al mondo.
«Elena, ci penso io a lui.»
L’altra, nell’udire quelle parole, alzò le mani in segno di resa e le fece l’occhiolino, prima di voltar loro le spalle e tornare a intrattenere la compagnia.
Riavendosi dalla sorpresa, Zac sfoderò uno dei suoi sorrisi e la studiò mentre, china sulle ginocchia, coccolava Alan.
«Signor Evans?»
«Solo Zac» si presentò tendendole la mano. «“Signor Evans” non funziona tra noi, dottoressa, e Zaccaria è… piuttosto impegnativo da usare.»
«Nemmeno Penelope è un nome semplice da portare» rispose lei stringendogli la mano, «ma Penny non mi piace granché.»
«Ne capisco il motivo: non si storpia il nome di una regina.»
Il complimento sembrò andare a segno, mentre lei arrossiva e lui gongolava per la propria arguzia, studiandola. Quel giorno, lei indossava un semplice paio di Sneackers, jeans e una canotta blu; aveva i capelli raccolti, di nuovo. Peccato. Quasi si perse nel pensiero delle sue stesse mani che scioglievano la treccia e scivolavano nella chioma scura, che gliel’allargavano sulle spalle e sulla schiena.
«Bene, allora… Zac?»
Gli ci volle un istante per rendersi conto che si rivolgeva a lui. Usava pronunciare il suo diminutivo all’americana, con quel rotolamento di suono tra i denti che rendeva la zeta così simile a una esse stranamente pronunciata.
«Penelope» riuscì a dire fermo.
«Allora, ti mostro le attrezzature. Oggi sta’ con me» lo invitò facendogli cenno di seguirlo.
«Non speravo di meglio» mormorò.
Non seppe dire se lei avesse sentito le sue parole e nemmeno se ne curò, troppo occupato a studiare il dondolio ipnotico dei fianchi che lo precedevano sul prato.
«Dunque, oggi lasciamo che Alan socializzi e proviamo qualche gioco semplice, come questo» gli disse indicando una specie di scivolo con i gradini. «Se poi deciderai di continuare a seguire il corso, arriveremo a insegnare ad Alan a superare il tunnel.»
«D’accordo.»
«… gli hai insegnato i comandi base? Seduto, cuccia e via discorrendo?»
«No.»
«Sa riportare la palla?»
«No.»
«So che Giancarlo aveva iniziato a fargli fare qualcosa.»
«Io… non lo so.»
In quel momento, lei si voltò e quasi Zac la investì.
«Imparerà. Glielo insegneremo insieme» lo rassicurò Penelope sorridendo, «coraggio.»
«Sono incoraggiato.»
«Allora siamo a posto» disse prima di tornare a voltargli le spalle e riprendere a camminare. «Qua, Alan» richiamò poi l’attenzione del cane battendosi una mano sulla coscia. «Lo vuoi provare il frisbee?»
Alan si limitò a scodinzolare allegro e a trotterellare al suo fianco.
«Scusami, Zac. Posso?» domandò allungando una mano verso il guinzaglio.
«Certo.»
«Carly!» chiamò la ragazza, e un altro cane si avvicinò.
Subito, Alan si mise sull’attenti e i due cominciarono ad annusarsi.
«Non si attaccheranno?»
«Credo di no. Carly è troppo mansueto per attaccare e Alan non mi sembra interessato a farlo: lo osservo da quando siete entrati e mi pare tranquillo» spiegò. «Mi preoccupano di più le tue scarpe.»
«Le mie scarpe?» chiese stupito Zac fissandosi i piedi.
«Sono bianche» disse soltanto, come se quelle due parole potessero spiegare ogni cosa.
Non ebbe tempo di ribattere alla sua affermazione che Alan e l’altro cane si mossero.
«Alan» chiamò.
«No, calmati. Guarda» lo riprese subito Penelope mettendogli una mano sul braccio per trattenerlo: i due cani giocavano tra loro, facendo degli scatti improvvisi. «Devi guardarlo, imparare a conoscerlo: guarda come scodinzola. Giocano.»
In effetti, presto i due cominciarono a correre per il prato, zigzagando tra gli attrezzi.
«Ciao, Pen» salutò un ragazzo avvicinandoli. «Carly ha un nuovo amico?»
«Carly ha un mucchio di amici, Michele» ridacchiò lei. «Ti presento Zaccaria.»
«Zac va benissimo. La regina, invece, andrebbe chiamata per nome.»
Quelle parole provocarono un riso irrefrenabile nel giovane.
«Farò il possibile per ricordarmelo. Ciao, Zac, Sono Michele. Prima volta, eh?»
«Già» confermò chiedendosi che rapporto ci fosse tra quel giovane e la ragazza che tanto lo interessava.
«L’inizio è sempre così, ma alla fine è come la prima volta in cui porti un figlio al parco giochi o all’asilo: il tempo che fanno amicizia e non ci pensi più.»
«Ah, davvero?» commentò Penelope inalberandosi.
«Quasi, Pen, quasi» si strinse nelle spalle Michele. «Devi tenerlo d’occhio, insomma. Ti farai gamba a corrergli dietro.»
«Ecco, vedi di correre dietro a Carly prima che vada a fare amicizia con Rufus un’altra volta. E noi recuperiamo Alan.»
«Chi è Rufus?» domandò Zac.
«Vedi quel pitbull laggiù? Ecco, quello è Rufus: è un po’… come dire…»
«Meteoropatico?» le venne in soccorso Michele prima di correre via come se avesse tutti i diavoli dell’inferno alle calcagna. «Carly!»
«In realtà, Rufus è un cane molto buono, una volta presa confidenza con luoghi e animali.»
Un senso di pericolo gli strisciò nelle vene e, nonostante il tono rassicurante di Penelope, Zac non si sentì per nulla tranquillo.
«Alan!» chiamò allora il cane, che non lo degnò di attenzione. «Alan!»
«Vieni, andiamo a prenderlo» lo invitò Penelope tornando a precederlo una volta ancora, ma stavolta, forse vedendoli diretti verso di lui, Alan si fece loro incontro. «Bravo, Alan» lo lodò con un tono dolce.
Non posso essere invidioso di un cane. Non posso. Avrebbe voluto essere al posto di Alan e godersi le coccole che Penelope gli riservava. Zac, datti una calmata o questa ragazza non l’avrai mai. La voleva. Con ogni fibra del proprio essere. Voleva prenderla, accenderla, possederla. Vedere i suoi occhi scuri farsi ebbri di desiderio, la sua splendida bocca aprirsi e torcersi negli spasmi di piacere che le avrebbe procurato. Voleva vederla svegliarsi tra le sue braccia e cercare il suo sguardo, arrossire e sorridergli come stava facendo ora con Alan.
«Perché non cominciamo con qualche esercizio semplice? Così, per vedere come risponde» lo strappò alle sue fantasticherie.
«Sì. D’accordo. Che devo fare?»
«Proviamo a farlo mettere seduto.»
Nel parlare, Penelope sedette sull’erba, di fron...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Copyright
  3. Frontespizio
  4. PENELOPE LINE
  5. ERIKA BISSOLI
  6. PROLOGO
  7. CAPITOLO UNO
  8. CAPITOLO DUE
  9. CAPITOLO TRE
  10. CAPITOLO QUATTRO
  11. CAPITOLO CINQUE
  12. CAPITOLO SEI
  13. CAPITOLO SETTE
  14. CAPITOLO OTTO
  15. CAPITOLO NOVE
  16. CAPITOLO DIECI
  17. CAPITOLO UNDICI
  18. CAPITOLO DODICI
  19. CAPITOLO TREDICI
  20. CAPITOLO QUATTORDICI
  21. CAPITOLO QUINDICI
  22. CAPITOLO SEDICI
  23. CAPITOLO DICIASSETTE
  24. CAPITOLO DICIOTTO
  25. CAPITOLO DICIANNOVE
  26. CAPITOLO VENTI
  27. CAPITOLO VENTUNO
  28. CAPITOLO VENTIDUE
  29. EPILOGO