La peggior settimana della mia vita (Youfeel)
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La peggior settimana della mia vita (Youfeel)

Se escludi ogni possibilità che la magia possa esistere, non la troverai mai

  1. 200 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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La peggior settimana della mia vita (Youfeel)

Se escludi ogni possibilità che la magia possa esistere, non la troverai mai

Informazioni su questo libro

A trentaquattro anni Camilla è stufa del ruolo marginale e dello stipendio da fame che le sono riservati nell'azienda in cui lavora: ufficialmente area manager per un produttore di patate di ogni formato e sapore, in realtà si limita ad assicurare la quotidiana dose di caffeina alla sua tirannica responsabile. Sospettando una storia clandestina fra questa e il titolare dell'azienda, Camilla escogita un piano per incastrarli e costringerli ad accordarle quanto le spetta. Peccato che Camilla non sia dotata del fiuto di Richard Castle né dell'agilità delle eroine di Occhi di Gatto, il suo cartone animato preferito. Mentre il suo piano infallibile crolla miseramente, un irresistibile sconosciuto incrocia il suo cammino. Una volta. Due. Tre. Un caso? E se, oltre a lei, ci fosse qualcun altro che trama nell'ombra per realizzare i propri obiettivi? Una storia divertente e rocambolesca, un intreccio di intrighi e malintesi in cui l'amore complica - e risolve - ogni cosa. Mood: Ironico - YouFeel è un universo di romanzi digital only da leggere dove vuoi, quando vuoi, scegliendo in base al tuo stato d'animo il mood che fa per te: Romantico, Ironico, Erotico ed Emozionante.

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2017
eBook ISBN
9788858688656

CAPITOLO TRE

Mercoledì
«Ciccia sveglia!»
Sobbalzo e rotolo giù dal divano.
«Ma che diav…»
«Ehi» si difende lui, «sei stata tu a proporti come autista!»
Ci metto due minuti per realizzare dove sono e cosa devo fare. Farfuglio un vago “Sì, certo” e mi alzo stralunata e con un cerchio alla testa che nemmeno un post sbornia.
«Ma che ore sono?»
«Le cinque e mezza.»
«Cosa? E perché mi hai svegliata così presto?» domando stridula. Sono scocciata, lo ammetto. Dovrebbe saperlo, ormai, che ciò che prometto di fare, se detto di sera, non è per forza valido anche al mattino. Infatti non sono certo una mattiniera e devo ancora recuperare il sonno perso due notti fa.
«Forza, dormigliona!» mi esorta lui che è già bello pimpante. Come cavolo fa? Io sono andata a dormire a mezzanotte e lui era ancora in cucina che sparecchiava e lavava le ultime cose.
«Eccomi, eccomi» biascico. Mi alzo, facendo attenzione a non piombare sul tappeto a causa di un capogiro che mi toglie il fiato.
«Bevi un po’ di caffè caldo» mi suggerisce notando la mia debolezza, e mi piazza una tazza rosa con un’immagine del gatto di Alice nel Paese delle Meraviglie in scala uno a uno.
«Grazie» bofonchio reclamando anche qualche biscotto da mettere sotto ai denti. Non so se Sara viva di aria, dato che ieri ha mangiato sì e no mezza pizza, ma mi aspetta una giornata impegnativa e ho bisogno di energie.
«Sono in cucina sulla tavola» mi indica lui allontanandosi. «Io intanto finisco di prepararmi. Tra mezz’ora, massimo, dobbiamo essere in auto!» esclama trafelato.
Mi trascino in cucina, strascicando rumorosamente i piedi, poi mi accascio sulla sedia e comincio a inzuppare uno dopo l’altro i biscotti nel caffè. Se solo ci fosse un po’ di latte… Apro il frigo e non trovo altro che prodotti a base di soia: tofu, yogurt bianchi di soia, una ciotola di edamame, latte di soia… Ma lo sa, questa Sara, che a lungo andare la soia provoca dei disturbi ormonali non indifferenti? Se avessero un figlio potrebbe nascere con due teste, rifletto mentre richiudo il frigo. Ci ripenso all’ultimo momento e afferro una mela dal secondo ripiano: mi servirà come spezza-fame più tardi. Tanto a Sara non dispiacerà…
Recupero la mia valigia abbandonata ieri dietro al divano e tiro fuori un paio di jeans attillati e una camicia bianca. Completo con delle ballerine di Miu Miu fucsia decorate da un fiocco di vernice e me ne vado in bagno. Sì, anche le Miu Miu sono un regalo di mamma…
In bagno cerco di coprire le evidenti occhiaie con del correttore e, dopo un lieve passaggio di fondotinta e di mascara, mi sembra di essere rinata.
«Eccomi» annuncio trionfante facendo ingresso in salotto con un sorriso soddisfatto.
«Ssh! Fai piano, che svegli Sara!» sibila Matthew dal tavolo, l’indice sulle labbra.
«Sia mai che disturbi il sonno della principessa…» bofonchio mentre mi infilo il giubbino di jeans.
Se mi ha sentito, Matthew fa finta di nulla. Prende le chiavi dal tavolino e apre la porta, poi con un eloquente gesto, mi invita a uscire. Dopo pochi minuti siamo già davanti alla mia auto. Mi scaldo le mani, strofinandole sui jeans, e metto in moto mentre lui richiude il baule dove ha riposto i nostri bagagli. Il mio cellulare suona e mi infilo distrattamente l’auricolare pensando che sia l’ennesima chiamata di mia madre.
«Sì, certo. No, non c’è problema. Assolutamente» dico concitata mentre Matthew apre la portiera e sale in auto. Si lascia cadere sul sedile del passeggero e fa inclinare in maniera percettibile l’auto dalla sua parte.
«Stai parlando col tuo amico immaginario?» Matthew mi guarda preoccupato. Io mi scosto i capelli e scopro l’auricolare bluetooth di ultima generazione.
«Quando tornerai?» gli domando dopo aver chiuso la chiamata.
«Venerdì sera ho il volo di ritorno. Ma con chi eri così ossequiosa al telefono?»
«Con la segretaria di Mr Dick. Voleva assicurarsi che avessi ricevuto i biglietti per Valencia.»
«Ci vogliono proprio fuori dall’ufficio, eh?!»
«Così pare…» sospiro, ma ecco che veniamo interrotti dal suo telefono che suona insistente.
«È sempre lei. Cosa vorrà mai?»
Dopo una serie di: “Ah”, “Ok”, “Sì certo” e “Ma sicuramente” finalmente mette giù e si volta con fare dubbioso verso di me.
«Pare che il mio volo sia stato cancellato e che debba prendere quello di stasera.»
«Andiamo in ufficio, allora!» propongo, speranzosa di avere un complice.
«No, ha detto di prendermi pure mezza giornata e di partire con tutta tranquillità.»
«Sì, anche a me ha detto la stessa cosa. Ma non ti sembra strano?» domando. Mi sembra di essere l’unica, qui, che pensa che ci sia qualcosa fuori dalla norma in tutta questa situazione. E infatti lui scrolla le spalle e continua a scrivere sul cellulare.
«Che si fa ora?» mi apostrofa con piglio sicuro una volta messo lo smartphone nella tasca del giubbotto.
«A me lo domandi? Sei tu quello che ha cambiato i piani. Puoi venire con me, pranziamo e poi partiamo insieme questa sera. Pensavo di parcheggiare la macchina nel garage a pagamento e prendere un taxi fino a Cadorna, e da lì il Malpensa Express. Che dici?»
«Dico che non avendo di meglio da fare può essere un’idea» replica titubante.
«Bene, allora come prima cosa andiamo da me così mi accerto dello stato del mio appartamento e prendo le ultime cose che mi servono.»
Ometto di ricordargli che voglio fare una tappa in ufficio per prelevare il mio computer, so che non sarebbe d’accordo, ma il mio PC è ben nascosto dentro la valigia e Matthew non può certo rifiutarmi di recuperare uno strumento fondamentale per il mio lavoro.
Una volta arrivati, vengo freddata sulla porta d’ingresso da una serie di rumori sospetti e andirivieni di operai. Se non altro, ho qualche speranza di riappropriarmi di casa mia in tempi brevi.
«Hai mai visto un assembramento tale di figaccioni in casa tua?» mi canzona Matthew mentre cerco di fermarne uno per spiegare che sono l’inquilina e che ho bisogno di qualche minuto per prendere le mie cose.
Approfitto di un varco e sgattaiolo in bagno chiudendo la porta a chiave. Cerco di riacquistare un respiro regolare.
«E lei chi è?»
Una voce alle mie spalle mi coglie di sorpresa e, quando mi volto, vedo un uomo di mezza età che mi sorride. Delle gocce di sudore gli imperlano la fronte e arriccio il naso sperando di non risultare troppo snob.
«Io sarei l’inquilina di questo fantastico appartamento» ribatto con un sarcasmo pungente mentre giro la manopola del lavandino. Lascio scorrere l’acqua fresca quasi lo invitassi a sciacquarsi il viso ma quando realizzo che, per asciugarsi, dovrebbe usare i miei asciugamani lindi e puliti, la richiudo e lancio una occhiata furtiva al water. Chissà quante volte sarà stato usato? Sicuramente non è igienico fare pipì dove l’hanno fatta una dozzina di uomini accaldati e birraioli. Rinuncio all’idea di ritemprarmi e giro la chiave con l’intento di uscire. La chiave non gira… Dopo svariati tentativi, rassegnata, invito anche il mio nuovo amico a tentare.
«Signorina, temo proprio che siamo rimasti chiusi dentro» mi spiega lui con estrema calma.
«Cosa?! Non è possibile!» esclamo, e mi rendo conto che il tono di voce che utilizzo è tendente alla settima ottava di Mariah Carey.
Lui alza le spalle e si rimette all’opera.
«Mi può spiegare perché un idraulico è nel mio bagno e non in quello al piano di sopra? Se non erro, è la loro vasca che è planata sul mio letto, e non viceversa.»
«Vede…» comincia, ed è tanto premuroso da farmi sentire vagamente in colpa per averlo aggredito. «Abbiamo constatato che tutto l’impianto idraulico del condominio è in condizioni pietose e sto controllando ogni appartamento per assicurarmi che non succedano altri… inconvenienti.»
«E lei li chiama inconvenienti? Se il soffitto fosse crollato cinque minuti prima, io non sarei qui, ora. Chiusa in questo bagno con lei.»
Noto un’esitazione nei suoi occhi.
«È per questo che sono qui. Per assicurarmi che non ci siano altri casi simili» obietta alla fine.
«E ora cosa dovrei fare per uscire da questo bagno?» domando spazientita, sto perdendo di nuovo le staffe. Voglio uscire, prendere le mie cose e andarmene il prima possibile da questo inferno.
«Ciccia? Dove ti sei cacciata? Stai per caso facendo una sveltina in bagno?»
Ecco il solito idiota di Matthew. Ma perché non impara a starsene un po’ zitto? Ignoro le sopracciglia alzate e il sorriso beffardo dell’idraulico e mi lecco le labbra in cerca dell’ultimo briciolo di calma che mi è rimasta.
«Sono chiusa in bagno. Chiama qualcuno, per favore.»
«Ma hai provato con la chiave?»
«Secondo te?» chiedo esasperata. Io ce la metto tutta, ma anche lui…
«Be’, volevo assicurarmi che la via più semplice non fosse percorribile prima di chiamare qualcuno per farti smantellare la porta.»
«Tanto, pezzo più pezzo meno…» sospiro. «Questa casa è già abbastanza pericolante mi pare» puntualizzo, e roteo la mano per precisare il concetto, anche se mi rendo conto che Matthew non può vedermi.
Apparentemente un fabbro non è reperibile prima delle dieci di mattina, e così Matthew deve chiamare a rapporto tutti gli operai presenti in casa per tirare giù la porta. Quando finalmente io e Mr Idraulico, che non ha smesso un attimo di smanettare con i rubinetti, riusciamo a uscire, sono le dieci passate. Tanto perché avevo mezza giornata libera…
«Che facciamo ora?» mi interpella Matthew esausto, manco fosse stato lui a prendere a spallate la porta.
«Mi cambio, recupero qualche vestito e poi andiamo in ufficio» replico. Mentre apro l’armadio, chiudo istintivamente gli occhi. I miei vestiti sono tutti umidi e spiegazzati, senza parlare di quelli che ho lasciato fuori, sulla sedia, e che ora sono da buttare. Le mie Louboutin sono irriconoscibili e riesco a recuperare solo un paio di sandali argento aperti sul davanti che posso abbinare ai pochi abiti che sono riuscita a salvare.
«Sei sicura che vuoi p...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Copyright
  3. Frontespizio
  4. LA PEGGIORE SETTIMANA DELLA MIA VITA
  5. SILVIA MENINI
  6. CAPITOLO UNO
  7. CAPITOLO DUE
  8. CAPITOLO TRE
  9. CAPITOLO QUATTRO
  10. CAPITOLO CINQUE
  11. CAPITOLO SEI
  12. CAPITOLO SETTE