
- 96 pagine
- Italian
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eBook - ePub
Una foca in salotto
Informazioni su questo libro
Che cosa faresti se trovassi un cucciolo di foca orfano su uno scoglio in mezzo al mare? Be', lo porteresti a casa con te, ovvio. O almeno è quello che fa Mr Cleghorn, senza pensare troppo alle conseguenze.Tenere una foca in salotto non è cosa da poco, scopre presto Mr Cleghorn, come anche trovare una casa adatta al cucciolo. Ma con l'amore e una forte determinazione nessuna impresa è davvero impossibile.
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Informazioni
eBook ISBN
9788858688892Una foca in salotto
Traduzione di Bérénice Capatti


A mio padre,
che tenne una foca
sul balcone

Titolo originale: MISTER CLEGHORN’S SEAL
Testo e illustrazioni © 2015 Kerr-Kneale Productions Ltd
Judith Kerr ha asserito il diritto morale di essere identificata
come autrice/illustratrice dell’opera.
Pubblicato per la prima volta in Gran Bretagna
da HarperCollins Chlildren’s Books
una divisione di HarperCollins Publishers Ltd
1 London Bridge Street, London SE1 9GF
© 2017 Rizzoli Libri S.p.A / Rizzoli, Milano
Prima edizione Narrativa marzo 2017
Questa edizione è pubblicata su licenza
di HarperCollins Publishers Ltd
eISBN 978-88-58-68889-2
In copertina: illustrazione © Judith Kerr
Art Director: Francesca Leoneschi
Graphic Designer: Andrea Cavallini / theWorldofDOT
www.rizzoli.eu
Quest’opera è protetta dalla Legge sul diritto d’autore.
È vietata ogni duplicazione, anche parziale, non autorizzata.
È vietata ogni duplicazione, anche parziale, non autorizzata.

Mister Albert Cleghorn se ne stava seduto sul balcone a guardare l’alba. Era una bella alba, ma il cielo rosa e arancione non riusciva a tirarlo su di morale.
Le sette del mattino, pensò. Che cosa avrebbe mai fatto per tutta la lunga giornata che aveva davanti?
Di solito a quell’ora Mister Cleghorn era già al lavoro nel suo negozio: mandava il ragazzo a distribuire i giornali, sistemava le copie e le vendeva – con il tabacco da pipa e quelle sigarette moderne – ai viaggiatori mattinieri diretti in stazione. Più avanti avrebbe dato un’aggiustata ai dodici grossi barattoli di caramelle dai colori diversi, che dovevano essere pronti per quando i bambini fossero usciti da scuola, e avrebbe chiacchierato con le signore del luogo cui serviva una penna o un taccuino o della carta da pacchi marrone.

Non avrei mai dovuto vendere il negozio, pensò Mister Cleghorn, sebbene glielo avessero pagato una bella somma. Che cosa farò adesso?
Sotto di lui, la strada cominciava ad animarsi. L’uomo del latte conduceva il suo cavallo da una casa all’altra e il postino – alzando lo sguardo e vedendo Mister Cleghorn sul balcone – sventolò il braccio per salutarlo; poi gli fece segno che aveva una lettera per lui. Quando Mister Cleghorn scese a prenderla, trovò il portiere che discuteva con una signora di mezza età. La donna teneva una gabbia con un uccellino dentro, e il portiere stava urlando come al solito.
«Niente animali!» gridava. «Conosce le regole! Niente animali negli appartamenti!»
«Per l’amor del cielo» disse la signora. «È solo il canarino di mia sorella, e me ne occupo per pochi giorni.»

«Bene, mi aspetto che sia sparito entro la fine della settimana» disse il portiere e si ritirò dietro il vetro della guardiola per vigilare su qualunque altra infrazione alle regole.
La signora fece una faccia buffa a Mister Cleghorn, e lui andò a prendere la lettera. Era di suo cugino William. L’estate stava andando bene, scriveva, e grazie a tutti i turisti che c’erano si facevano buoni affari con la pesca. Allora, quand’è che Albert sarebbe andato a trovarli? Nella busta c’era anche una cartolina con la fotografia del porto e le parole “Vorrei che tu fossi qui.”

William lo aveva invitato tante volte. Mister Cleghorn non aveva mai voluto lasciare il negozio, ma ora pensò: Perché no? Sarebbe stato meglio che ciondolare per casa senza avere niente da fare. Si affrettò a tornare di sopra, e a un tratto l’indomani non era più vuoto.

Innanzitutto scrisse al cugino, accettando l’invito. Comprò un francobollo all’ufficio postale e imbucò la lettera. Poi prese la borsa da viaggio nel ripiano più alto dell’armadio e pensò a cosa metterci dentro. E qualche giorno dopo si ritrovò seduto in treno, per metà eccitato e per metà a chiedersi in che cosa si fosse imbarcato.


Con suo grande sollievo William andò a prenderlo alla stazione, insieme a suo figlio Tommy di dieci anni, che si rivolse a Mister Cleghorn chiamandolo zio Albert e insistette per portargli la borsa. Arrivati a casa, furono accolti dalla moglie di William con un neonato in braccio e due bambine piccole che corsero a salutarlo gridando anche loro «Zio Albert!» e lo guidarono in cucina, dove la tavola era apparecchiata per la cena.
Lui aveva portato ai ragazzi alcuni regali – matite colorate e caramelle per le bambine e un pacco di fumetti per Tommy – e loro si misero a chiacchierare con lui e facevano a gara per porgli domande: era come essere di nuovo al negozio quando i bambini uscivano da scuola, da sempre il suo momento preferito.

Verso la fine del cena William disse: «Domani mattina presto sono occupato, perciò Tommy, perché non porti lo zio Albert a vedere il cucciolo?»
«Quale cucciolo?» chiese Mister Cleghorn.
«È un cucciolo di foca» rispose William. «Sua madre gli dà ancora da mangiare, ma lo lascia da solo quando va a pescare, e Tommy lo osserva.»
Mister Cleghorn disse che gli sarebbe piaciuto molto vedere il cucciolo, e così il giorno dopo, con una giacca impermeabile addosso e ai piedi vecchi stivali di gomma di William, attraversò la baia remando a turno con Tom.
Non dovettero remare molto. Seminascosto in una piccola insenatura, uno scoglio giallo scuro spuntava dall’acqua, e lì sopra c’era qualcosa di bianco: una piccola foca pallida che se ne stava al sole. Udendo i remi, levò il capo per guardarli con i suoi grandi occhi scuri.

«Mi conosce, vengo spesso a trovarla» disse Tommy. «Certi pescatori sparano alle foche perché dicono che si prendono i loro pesci, ma Pa no. “Vivi e lascia vivere” dice lui.» Guardò la foca, affettuoso. «Non è bella?»
Mister Cleghorn guardò la piccola foca beata al sole che le scaldava la bianca e morbida pelliccia, e pensò che non aveva mai visto una creatura così tenera.
Dopo un po’ fece per afferrare i remi, ma Tommy lo fermò con un’occhiata; lì, a breve distanza dallo scoglio, si vedeva il capo scuro e lucido di una foca adulta che scivolava nell’acqua. Il cucciolo si alzò ed emise un verso, come un abbaiare gentile. La foca grande si issò sullo scoglio e si abbandonò accanto a lui.
Quasi subito si voltò sul fianco, e il piccolo cominciò a succhiare.
«È la sua mamma» sussurrò Tommy. «L’ho vista soltanto una volta finora.»
Rimasero ...
Indice dei contenuti
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- Frontespizio
- POSTFAZIONE