Racconti immorali
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Racconti immorali

  1. 257 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Racconti immorali

Informazioni su questo libro

L'amore carnale con dame, borghesi, popolane, prostitute, che Maupassant frequentò nella sua breve vita, diventa, nella suprema eleganza della scrittura, materia per una carrellata di personaggi memorabili: spregiudicati, cinici, osceni, grotteschi. Nascono così le pagine di questi Racconti immorali, piccole storie animate da un registro ora comico, ora tragico, a mostrare che "l'uomo e la donna sono di una razza diversa, ci deve sempre essere un dominatore e un dominato, un padrone e uno schiavo, a volte uno, a volte l'altro".

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Informazioni

Editore
BUR
Anno
2017
eBook ISBN
9788858688410

L’AMANTE DI PAUL

Il ristorante Grillon,1 quel falansterio di canottieri, si vuotava lentamente. C’era, davanti alla porta, un tumulto di grida, di richiami; e i giovanotti in maglia bianca gesticolavano, con i remi in spalla.
Le donne, in chiari vestiti primaverili, s’imbarcavano con precauzione sulle iole e, sedendosi al timone, si accomodavano le vesti, mentre il proprietario dello stabilimento, un pezzo d’uomo con la barba fulva, famoso per la sua forza, dava la mano alle belle ragazze, mantenendo in equilibrio le fragili imbarcazioni.
I rematori prendevano posto a loro volta, braccia nude e petto gonfio, posando per il pubblico, un pubblico composto di borghesi domenicali, di operai e di soldati, appoggiati al parapetto del ponte e molto attenti allo spettacolo.
Le imbarcazioni a una a una si staccavano dal pontile. I rematori si protendevano in avanti, poi si rovesciavano indietro con movimento regolare; e, sotto la spinta dei lunghi remi ricurvi, le iole rapide scivolavano sul fiume, si allontanavano, rimpicciolivano e scomparivano infine sotto l’altro ponte, quello della ferrovia, scendendo verso La Grenouillère.2
Solo una coppia era rimasta. Il giovanotto, ancora quasi imberbe, esile, pallido in viso, teneva per la vita la sua amante, una brunetta magra, dal passo di cavalletta; e di tanto in tanto si guardavano nel fondo degli occhi.
Il proprietario disse:
«Su, signor Paul, sbrigatevi».
Quelli si avvicinarono.
Fra tutti i clienti della trattoria, Paul era il più amato e rispettato. Pagava bene e con regolarità, mentre gli altri dovevano essere pregati e ripregati, quando non scomparivano insolvibili. Inoltre egli costituiva per lo stabilimento una specie di pubblicità vivente, dato che suo padre era senatore. E quando un estraneo chiedeva: «Chi è quel piccolino, che sta tanto attaccato alla sua donzella?», gli assidui del posto gli rispondevano a bassa voce, con aria d’importanza e di mistero: «È Paul Baron, sapete? Il figlio del senatore». E invariabilmente l’altro non poteva fare a meno di replicare: «Poveraccio! È innamorato cotto!».
La signora Grillon, un’ottima donna, pratica di commercio, chiamava il giovanotto e la sua compagna le «sue due tortorelle» e si dimostrava molto tenera verso quell’amore, così vantaggioso per la sua industria.
La coppia procedeva a piccoli passi; la iole Madeleine era già pronta; ma, al momento d’imbarcarsi, i due si baciarono, cosa che provocò la ilarità del pubblico radunato sul ponte. E Paul, afferrando i remi, partì anche lui diretto alla Grenouillère.
Quando vi giunsero, erano circa le tre, e il grande caffè galleggiante rigurgitava di gente.
La vasta zattera coperta da un tetto incatramato, sostenuto da colonne di legno, è collegata all’incantevole isola di Croissy da due passerelle, una delle quali penetra proprio in mezzo allo stabilimento acquatico, mentre l’altra ne mette in comunicazione l’estremità con un minuscolo isolotto, sul quale è piantato un albero, e che è soprannominato Pôt-à-Fleurs, e di lì raggiunge la terra, vicino all’ufficio dei bagni.
Paul ormeggiò la sua imbarcazione di fianco allo stabilimento, scalò la ringhiera del caffè, poi, afferrando le mani della sua amante, la sollevò, e tutti e due si misero a sedere a un tavolo, a faccia a faccia.
Dall’altra parte del fiume, sull’alzaia, sostava una lunga fila di carrozze. Le vetture di piazza si alternavano a eleganti carrozze di lusso; le une pesanti, con il ventre enorme che schiacciava le molle, attaccate a un ronzino dal collo fiaccato, dalle ginocchia cadenti; le altre svelte, slanciate, su esili ruote, con cavalli dalle zampe sottili e dritte, dal collo fiero, dal morso bianco di schiuma, e con il cocchiere che, pieno di sussiego nella sua livrea, la testa rigida nel grande colletto, se ne stava con le reni inflessibili e la frusta su un ginocchio.
La riva era gremita di gente; arrivavano famiglie intere, o compagnie, o a due a due, o soli. Strappavano fili d’erba, scendevano sino all’acqua, risalivano sulla strada, e tutti, arrivati allo stesso punto, si fermavano aspettando il traghettatore. Il pesante barcone andava incessantemente da una riva all’altra, scaricando nell’isola i suoi passeggeri.
Il braccio del fiume (denominato il braccio morto), sul quale si affacciava quel ritrovo galleggiante, pareva dormire, tanto debole era la corrente. Flottiglie di iole, di canotti, di sandolini, di schifi e di imbarcazioni d’ogni genere e d’ogni forma, filavano sull’onda immobile, incrociandosi, mescolandosi, scontrandosi e fermandosi bruscamente per uno scatto delle braccia, per slanciarsi di nuovo sotto una brusca tensione dei muscoli, e scivolare via agilmente come lunghi pesci gialli o rossi.
Arrivavano continuamente nuove barche: alcune da Chatou, a monte, altre da Bougival a valle; correvano risate sull’acqua, da una barca all’altra, richiami, domande o invettive. I canottieri esponevano all’arsura del giorno la carne bruna e muscolosa dei loro bicipiti; e, simili a fiori esotici, a fiori natanti, gli ombrellini di seta rossa, verde, azzurra o gialla delle timoniere sbocciavano a poppa dei canotti.
Un sole di luglio fiammeggiava in mezzo al cielo; l’aria pareva piena di una ardente allegria; nessun brivido di brezza agitava le foglie dei salici e dei pioppi.
Laggiù, di fronte, l’inevitabile monte Valérien ergeva nella luce cruda i fianchi fortificati; mentre a destra, la deliziosa collina di Louveciennes, girando assieme al fiume, si incurvava a semicerchio, lasciando intravedere qua e là, attraverso il verde intenso e cupo dei grandi giardini, le bianche mura delle case campagnole.
Nelle vicinanze della Grenouillère, una folla di gente a passeggio circolava sotto gli alberi giganteschi che fanno di questo angolo dell’isola il più delizioso parco del mondo. Donne, ragazze dai capelli giallastri e dal seno smisuratamente rigonfio, con le spalle esagerate, la pelle impiastricciata di belletto, gli occhi bistrati, le labbra color sangue, costrette, legate da vesti stravaganti, portavano in giro sui prati freschi il cattivo gusto vistoso del loro abbigliamento; mentre accanto a esse i giovanotti posavano, nei loro abiti da figurini di moda, con guanti chiari, stivaletti di vernice, bastoncini sottili come un filo, e monocoli che sottolineavano la melensaggine del loro sorriso.
L’isola è strozzata proprio alla Grenouillère, e sulla riva opposta, dove funziona un’altra chiatta portando continuamente la gente di Croissy, il braccio del fiume, più rapido, pieno di vortici, di controcorrenti, di schiuma, scorre con impeto da torrente. Un distaccamento di pontieri, in divisa di artiglieri, era accampato su quella riva, e i soldati, seduti in fila su una lunga trave, guardavano scorrere l’acqua. Nello stabilimento galleggiante era tutto un tumulto furioso e urlante. L’assito, sul quale le bevande rovesciate formavano esili ruscelli vischiosi, era coperto di bicchieri mezzi vuoti e circondato da persone mezze brille. Tutta quella folla gridava, cantava, sbraitava. Gli uomini, con il cappello gettato all’indietro, il viso arrossato, con occhi lucenti da ubriachi, si agitavano vociferando per quel bisogno di far chiasso che è naturale nei bruti. Le donne, che cercavano una preda per la sera, nell’attesa si facevano pagare da bere; e, nello spazio libero tra le tavole, dominava il pubblico assiduo del luogo, un battaglione formato di canottieri danzatori3 e delle loro compagne in corta gonna di flanella.
Uno di loro si dimenava al pianoforte e pareva suonare con i piedi e le mani; quattro coppie saltellavano una quadriglia; e le stavano a guardare alcuni giovanotti eleganti, corretti, che sarebbero apparsi proprio a modo, se, nonostante tutto, non si fosse rivelata in loro la tara.
Infatti, là si può fiutare, a piene narici, tutta la feccia del mondo, tutto il vizio aristocratico, tutto il marciume della società parigina: miscuglio di commessi, di attori da strapazzo, d’infimi giornalisti, di gentiluomini vigilati, di piccoli ed equivoci giocatori in borsa, di libertini malati, di vecchi gaudenti in putrefazione; losco tumultuare di tutti gli individui sospetti, semiconosciuti, semiperduti, semirispettati, semidisonorati: ladri, furfanti, ruffiani, cavalieri d’industria dal portamento dignitoso, dall’aria smargiassa che sembra dire: “Il primo che mi tratta da briccone, io l’accoppo”. Quel luogo suda la bestialità, sa di canaglieria e di galanteria da bazar. Maschi e femmine vi si equivalgono. Fluttua nell’aria un odore d’amore, e ci si batte per un sì o per un no, per sostenere reputazioni tarlate, che le sciabolate o i colpi di pistola danneggiano ancora di più.
Qualche abitante dei dintorni viene lì a curiosare, la domenica; qualche giovanotto, molto giovane, vi compare, ogni anno, per imparare a vivere. Si fanno vedere in quel luogo uomini a passeggio, oziosi; gli sciocchi vi si perdono. Giustamente il posto viene chiamato La Grenouillère. Accanto alla zattera coperta dove si beve, e vicinissimo al Pôt-à-Fleurs, si fa il bagno. Le donne che hanno sufficienti rotondità ci vanno per mostrare a nudo la loro mercanzia, e farsi dei clienti. Le altre, sdegnose, benché arrotondate dal cotone, puntellate da molle raddrizzate di qui e modificate di là, guardano con aria di disprezzo le loro compagne che sguazzano.
Su una piccola piattaforma si accalcano i nuotatori per tuffarsi di testa. Sono lunghi come pali, tondi come zucche, nodosi come rami di olivo, curvi in avanti o spinti all’indietro dall’ampiezza del ventre, e invariabilmente brutti, saltano nell’acqua che spruzza sino ai bevitori di caffè.
Nonostante gli alberi immensi che stendono i rami sulla casa galleggiante, e la vicinanza dell’acqua, un caldo soffocante riempiva il luogo. Le esalazioni delle bevande rovesciate si mescolavano all’odore dei corpi e a quello dei profumi violenti che penetravano la pelle delle venditrici d’amore, e che evaporavano in quella fornace. Ma sotto tutti quei diversi odori aleggiava un aroma leggero di cipria, che spariva a tratti e riappariva, che si ritrovava sempre, come se una mano nascosta scuotesse nell’aria un invisibile piumino.
Lo spettacolo si svolgeva sul fiume, dove l’andirivieni continuo delle barche attirava gli sguardi. Le donne a bordo dei canotti si mettevano in mostra sui sedili, di fronte ai loro maschi dai polsi solidi, e guardavano con disprezzo le femmine in cerca di un pranzo, che si aggiravano per l’isola.
Talvolta, quando una squadra passava a tutta velocità, gli amici scesi a terra lanciavano grida, e tutto il pubblico, improvvisamente preso da follia, si metteva a urlare.
Al gomito del fiume, verso Chatou, apparivano continuamente nuove barche. Si avvicinavano, ingrandivano, e man mano che si riconoscevano i volti, altre grida si alzavano.
Un canotto coperto da una tenda, con quattro donne a bordo, scendeva lentamente la corrente. Quella che remava era piccola, magra, avvizzita, vestita di un abito di mussola, con i capelli rialzati sotto un cappello di vernice. Di fronte a lei una bionda grassa, vestita da uomo, con una giacca di flanella bianca, stava coricata sul dorso nel fondo dell’imbarcazione, le gambe in aria sulle panche dalle due parti della rematrice; fumava una sigaretta, mentre a ogni sforzo dei remi il suo petto e il suo ventre fremevano, sballottati dalla scossa. In fondo, dietro, sotto la tenda, due belle ragazze alte e sottili, una bruna e l’altra bionda, si tenevano per la vita e guardavano continuamente le loro compagne.
Un grido si levò dalla Grenouillère:
«Ecco Lesbo!» e, di colpo, fu tutto un furibondo clamore; avvenne un pauroso scompiglio; i bicchieri cadevano, qualcuno montava sui tavoli; tutti, in un delirio fragoroso, vociavano:
«Lesbo! Lesbo! Lesbo!».4
Il grido correva, diventava indistinto, formava ormai solo un urlo spaventoso, poi, a un tratto, pareva lanciarsi di nuovo, salire nello spazio, coprire le pianure, riempire il fogliame fitto dei grandi alberi, estendersi sino ai colli lontani, arrivare sino al sole.
La rematrice, davanti a questa ovazione, s’era fermata tranquillamente. La grossa bionda distesa in fondo al canotto volse il capo con aria noncurante, sollevandosi sui gomiti; e le due belle ragazze che stavano dietro, si misero a ridere salutando la folla.
Allora il chiasso raddoppiò, facendo tremare lo stabilimento galleggiante. Gli uomini sventolavano i cappelli, le donne agitavano i fazzoletti, e tutte le voci, acute e gravi, gridavano insieme: «Lesbo!». Pareva che quella folla, quella accozzaglia di corrotti salutassero un capo, come le squadre navali che sparano colpi di cannone al passaggio della nave ammiraglia. La folla numerosa delle barche acclamava anch’essa il canotto delle donne, che ripartì con la sua andatura sonnolenta per approdare un poco più in là. Paul Baron, contrariamente agli altri, aveva estratto di tasca una chiave, e fischiava con tutte le sue forze. La sua amante, nervosa, ancora pallida, gli stringeva il braccio per farlo tacere, e lo guardava questa volta con gli occhi pieni d’ira. Ma lui sembrava esasperato, come trasportato da una gelosia di uomo, da un furore profondo, istintivo, disordinato. Balbettò, con le labbra tremanti di indignazione:
«È una vergogna! Si dovrebbero annegare come cagne con una pietra al collo».
Ma Madeleine, improvvisamente, s’irritò; la sua vocetta aspra divenne sibilante; parlava con volubilità, come perorando la propria causa:
«È forse una cosa che ti riguarda? Non sono libere di fare quello che vogliono, giacché non debbono nulla a nessuno? Lasciaci in pace con le tue fissazioni, e occupati degli affari tuoi...».
Ma egli la interruppe.
«È una cosa che riguarda la polizia, e le farò sbattere a Saint-Lazare,5 io!»
Ella ebbe un sussulto: «Tu?».
«Sì, io! E intanto, ti proibisco di parlare con loro, capisci, te lo proibisco!»
Allora ella si strinse nelle spalle, e calmatasi di colpo:
«Piccolo caro, io farò quello che mi piace; se non sei contento, vattene, e subito. Non sono tua moglie, vero? Allora taci».
Egli non rispose, e rimasero uno in faccia all’altra, con la bocca serrata e il respiro corto.
All’altra estremità del gran caffè di legno, le quattro donne facevano il loro ingresso. Le due vestite da uomo camminavano davanti: l’una magra, simile a un ragazzo precocemente invecchiato, con una tinta gialla sulle tempie; l’altra riempiva con la sua pinguedine il vestito di flanella bianca, con i larghi pantaloni tesi sui grossi fianchi, si dondolava come un’oca grassa, con le cosce enormi e le ginocchia rientranti. Le due amiche le seguivano; e la folla dei canottieri andava a stringere loro la mano.
Avevano preso in affitto tutte e quattro un villino in riva al fiume, e vivevano lì come avrebbero vissuto due coppie di sposi.
Il loro vizio era pubblico, ufficiale, patente. Se ne parlava come di una cosa naturale, che le rendeva quasi simpatiche, e si bisbigliavano sottovoce strane storie, drammi nati da furiose gelosie femminili, visite segrete di donne celebri, di attrici, alla piccola casa in riva al fiume.
Un vicino, indignato da queste voci scandalose, aveva avvertito la gendarmeria, e il brigadiere, seguito da un uomo, era andato a fare un’inchiesta. La missione era delicata; non si poteva, in definitiva, rimproverare nulla a quelle donne che non si davano affatto alla prostituzione. Il brigadiere, molto perplesso, ignorando quasi anche la natura delle supposte colpe, aveva interrogato a caso e aveva steso un monumentale rapporto, concludendo con l’innoc...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Introduzione di Guido Davico Bonino
  4. RACCONTI IMMORALI
  5. L’amante di Paul
  6. Le sepolcrali
  7. Marroca
  8. Risveglio
  9. Un’avventura parigina
  10. Il signor Jocaste
  11. Quel porco Di morin
  12. La tomba
  13. Il figlio
  14. La padrona
  15. La malattia di andré
  16. Un saggio
  17. Il chiavistello
  18. Kalì
  19. Idillio
  20. La chioma
  21. La camera 11
  22. Rose
  23. La confessione
  24. La sconosciuta
  25. Imprudenza
  26. La spilla
  27. Sull’orlo del letto
  28. Sommario