Consigli pratici per uccidere mia suocera
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Il tavolone ovale della sala riunioni ha sempre dato ai nostri incontri del martedì un peso specifico in più.
Comincio a ripassare il discorso che ho preparato sulle mie proposte, compresa la contraerea alle obiezioni che probabilmente saranno sollevate. Arriverà il momento in cui dovrò sacrificare i due autori belgi per far approvare o almeno passare in seconda lettura il romanzo dell’americano underground. Sono pronto alla battaglia.
Ricordo che l’editore mi fece una lunghissima lezione di editoria il primo giorno in cui decise che sarei entrato in quel ristrettissimo gruppo di persone che aveva l’incarico di immaginare e decidere con lui le mirabolanti cose che la Ranieri Malosi avrebbe offerto ai lettori. «Jack London ricevette seicento lettere di rifiuto prima di vendere il suo primo racconto. Mentre ventidue editori rifiutarono i Dubliners di Joyce… Ti rendi conto dell’importanza di quello che facciamo qui? Della responsabilità che abbiamo? Della fiducia che ripongo in te? Noi qui facciamo cultura, facciamo la storia…»
Un privilegio non da poco.
Il rituale prevede che sia lui ogni volta ad aprire l’incontro dicendoci come vanno le vendite delle ultime uscite e quali perle ha personalmente scoperto. Ogni volta c’è qualche autore che lo ha solleticato o un eBook autoprodotto che ha visto salire nella classifica di Amazon senza un apparente motivo. Elena è quella incaricata di andare subito a verificare se si possa far firmare un contratto veloce all’astro nascente e rilanciarlo in libreria.
«Cari ragazzi, oggi sono particolarmente felice di avervi qui per comunicare una bellissima novità che riguarderà le nostre prossime riunioni» esordisce l’editore sfiorando con la mano destra i baffetti alla francese che si è fatto crescere da qualche mese. Ritiene che gli diano un tocco vagamente aristocratico ma anche tremendamente cool.
L’altra mano è saldamente conficcata nei pantaloni a scacchi su cui cade una camicia celestina con in basso a sinistra le iniziali ERM. Le camicie per lui devono sempre essere fatte a mano e personalizzate.
La figlia, Adelaide, che siede come al solito alla sua destra, adora la sua eccentricità e ha stimolato in ogni modo questo vezzo di abbigliarsi da dandy ottocentesco. Da par suo ha raccolto i lunghi capelli biondi in una treccia che cade sul lato sinistro del viso.
Sorride e tiene davanti a sé una cartellina color limone.
«Non siamo qui oggi per discutere le vostre proposte editoriali, che naturalmente Adelaide vaglierà con attenzione non appena le avrete girato tutte le schede via mail» e parte un gesto di intesa con la rampolla che evidentemente conosce già la novità che ci attende.
Ognuno di noi prova a nascondere l’ansia che comincia a serpeggiare perché sappiamo bene che in questa casa editrice cambiano spesso le carte in tavola e non sempre, per non dire mai, cambiano in meglio.
Leopardi continua a passarsi una mano lungo i pantaloni di velluto e prova, con non pochi problemi di equilibrio, a non perdersi nessun gesto o smorfia dei suoi due datori di lavoro.
Elena la Gattona, invece, non sembra particolarmente sorpresa. Che l’editore le abbia già anticipato qualcosa? Gira e rigira tra le dita una penna. Le unghie perfettamente smaltate di rosso bordeaux e sorrisi di sfida dispensati soprattutto verso Adelaide.
L’ipocondriaco si versa con gesto rapido e impercettibile una bustina di qualcosa sotto la lingua.
Io passo una pallina gialla da una mano all’altra con ritmo cadenzato. Me l’ha regalata Marta qualche anno fa per arginare la mia tendenza a girarmi e rigirarmi i peli della barba. «Odio trovarli dappertutto…»: le sue parole ancora mi ronzano in testa. Non le dirò neanche sotto tortura che quando sono con Annalisa non mi capita mai di farlo e che mi dimentico anche la pallina in tasca.
«Insomma, non mi va di lasciarvi sulle spine per troppo tempo e in ogni caso voglio rassicurarvi sul fatto che continuerete a fare quello di cui già vi occupavate. Solo per un po’ di tempo vi basterà mandare le proposte via mail invece che discuterle prima qui e portarle in cartaceo.»
Ma non mi dire, penso, meraviglie della tecnologia. “E saremo pagati lo stesso pur non venendo qui ogni martedì?” mi verrebbe da chiedere ma non lo faccio.
«Quindi non verremo più qui» fa Elena tirando fuori tutto il suo talento gattamortesco. Gli occhioni che rivolge all’editore fanno ribrezzo a me e non riesco neanche a immaginare cosa agitino nello stomaco di Adelaide che, infatti, interviene perentoria.
«Mi piacerebbe poterti rispondere affermativamente ma purtroppo non è così. Verrete eccome. Anzi verrete due volte a settimana invece di una.»
Il tono di voce da cartone animato non la aiuta ma il senso di quello che dice arriva diretto come un destro allo stomaco.
Elena lascia cadere la matita e abbassa gli occhi.
Ranieri Malosi riempie subito quell’attimo di silenzio puntualizzando la cadenza delle prossime riunioni: «Verrete il martedì come già previsto, e anche il giovedì per risolvere una questione che mi sta particolarmente a cuore».
Ecco, ci siamo.
«Come forse qualcuno di voi saprà, da qualche anno mi diletto nella scrittura di romanzi gialli che hanno riscosso un certo interesse di critica ma inspiegabilmente ancora non di pubblico…»
Il sospiro che segue le sue parole denota il malessere che sta dietro questa tremenda ammissione. In effetti i suoi romanzi non avevano attirato l’interesse proprio di nessuno, se non di qualche amico giornalista leccaculo che ne aveva scritto il giorno di ferragosto, con il doppio intento di non destare troppa attenzione e di riceverne comunque qualche favore in cambio. Per dirla tutta, i suoi romanzi facevano letteralmente cagare.
Gli sguardi che ci scambiamo con Leopardi e gli altri sono più che significativi. Nessuno vuole sentire la seconda parte del discorso, anche perché l’ultimo redattore che è stato costretto a lavorare all’editing di un suo libro non solo si è esaurito, ma è stato anche licenziato beccandosi la colpa del clamoroso insuccesso.
«Per l’estate abbiamo deciso di lanciare un romanzo che sbancherà le classifiche… sarà un successo clamoroso, un bestseller annunciato!»
Mette l’accento sulle ultime parole con una convinzione che ci lascia tutti un po’ basiti.
«Non permetterò mai a nessuno di fare i soldi con i miei libri» era stata l’altra sua grande massima quando qualcuno aveva provato a fargli notare che autopubblicarsi non fosse propriamente un gesto di classe.
«Non vi immaginate neanche che bella campagna marketing abbiamo in mente… Il commerciale è già impazzito per il titolo» interviene Adelaide, «invaderemo Roma di pubblicità, e ho già contattato un regista per il booktrailer.»
«Titolo che sarà…» entra di nuovo in scena l’editore che per nulla al mondo rinuncerebbe al palcoscenico in un momento come questo: «… Consigli pratici per uccidere mia suocera.»
Devo ammettere che mi strapperebbe anche un sorriso se non conoscessi alla perfezione la pallosità mostruosa dei suoi libri precedenti. Lo stile più lontano da quello brillante che potrebbe far pensare un titolo del genere.
«Non sarà mica un saggio…?» prova a intervenire con voce sconfortata Cristiano, l’ipocondriaco.
Intanto le bustine sotto alla lingua sono diventate due.
«Assolutamente no» risponde spiccio l’editore, «e guardate, grazie anche all’aiuto di Adelaide il grosso del lavoro è già fatto.»
Sorride mentre la figlia si pavoneggia soprattutto per il complimento beccato proprio di fronte alla gattamorta.
Elena, dal canto suo, ha ricominciato a far ruotare la penna tra le mani e ogni tanto le batte in onore di qualche sparata dell’editore.
«Quello che voi dovrete fare sarà dirmi… Come la facciamo morire alla fine questa suocera?»
La domanda arriva diretta, banale quanto effettivamente essenziale.
“Ma non avevate già fatto il grosso?” penso dentro di me. “Cioè… vi manca la cosa più importante?”
«Durante le prossime riunioni, quindi, discuteremo dei possibili modi “per uccidere mia suocera” e non mi importa dove cercherete l’ispirazione. Guardate film, serie tv, documentari, chiedete in giro o pensate voi direttamente a come togliervi dalle scatole la vostra pallosissima suocera… ne avrete tutti una, no?»
Annuiamo più o meno alla spicciolata.
Io a dire il vero avrei anche due prototipi tra cui scegliere, ma meglio non dirlo.
La madre di Marta è quella che mi viene in mente per prima: non mi ha mai potuto soffrire e, da quando io e la figlia ci siamo lasciati, penso mi abbia indirizzato contro maledizioni di ogni genere.
Quella di Annalisa l’ho vista solamente in foto ma non penso sarebbe così contenta di conoscere la differenza di età che c’è tra noi. Nel dubbio non chiedo.
Incrociare gli occhi spiritati dell’editore però mi toglie all’istante ogni tentazione.
«Abbiamo al massimo un mese per trovare una buona idea. Chi ce l’avrà riceverà un premio, ma che dico un premio… Se sarà l’idea incredibile che mi aspetto da voi, potrei anche decidere di assumerlo.»
Adelaide deglutisce preoccupata.
Elena drizza subito le orecchie.
Persino Leopardi e l’ipocondriaco sembrano rivitalizzarsi.
Dentro questa stanza saremmo tutti più o meno disposti a uccidere chiunque per un posto fisso, figuriamoci “sua” suocera. Ora siamo concentrati come corridori ai blocchi di partenza, con le punte dei piedi piantate e ...