Silver Rose (Youfeel)
eBook - ePub

Silver Rose (Youfeel)

  1. 200 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Silver Rose (Youfeel)

Informazioni su questo libro

La sensualità non porta la maschera Il giorno delle nozze si avvicina, ma Valentina non è affatto convinta di voler sposare Gian Guido Guidobaldi, rampante avvocato brianzolo. Il ricordo di due occhi magnetici incrociati in una fredda domenica di pioggia la tormenta e le fa tremare le gambe e il cuore, riempiendo le sue notti di sogni erotici. Fabio Cortesi è l'uomo che la sconvolge e che lei vuole con tutta se stessa. Quel desiderio le fa prendere decisioni inaspettate, che la condurranno in un atelier molto particolare, dove Madame Simona insegna l'arte della seduzione. Nel mondo del burlesque Valentina diventerà Silver Rose, la donna che fa impazzire chi la guarda. E se Fabio facesse parte di questo gioco? Anche lui è rimasto incatenato dal fascino di una donna che pensava proibita, ma con cui è destinato a vivere una storia sensuale, eccitante, travolgente. Un romanzo dal gusto piccante e proibito, un viaggio nello scintillante mondo del burlesque dove la regola è sedurre con eleganza. Mood: Erotico - YouFeel è un universo di romanzi digital only da leggere dove vuoi, quando vuoi, scegliendo in base al tuo stato d'animo il mood che fa per te: Romantico, Ironico, Erotico ed Emozionante.

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2017
eBook ISBN
9788858689219

CAPITOLO SETTE

Valentina riconobbe subito le note di Jailhouse Rock di Elvis Presley. Grazie al buio della sala riuscì finalmente a togliersi il cappello. Ogni tanto lanciava uno sguardo curioso davanti a sé, per osservare quello che faceva il bel ragazzo di poco prima, ma lui sembrava completamente conquistato dalla donna dai capelli rossi. Il cerchio di luce sul palco si divise in tre e illuminò le ragazze, inguainate in tubini neri molto aderenti.
Valentina dovette riconoscere che erano bellissime e che, da quella distanza, sembravano identiche l’una all’altra: stessa altezza e stesso fisico perfetto. Non sembravano quasi quelle che l’avevano accompagnata lì. Anche loro indossavano calze autoreggenti, ma sulla gamba sinistra s’intravedeva una giarrettiera di pizzo rosso. Erano di spalle al pubblico e leggermente piegate in avanti, mentre mimavano il gesto di sistemare una delle calze. I fondoschiena si muovevano al ritmo della musica, ondeggiando a destra e sinistra, e creando un movimento fluido e ipnotico.
Il ritmo della musica, che era meno veloce di quello originale, permetteva loro di muoversi a tempo, senza perdere battute. In sala si sentiva solo il respiro pesante dei presenti. Nessuno osava parlare e parevano tutti concentrati e intenzionati a non perdere di vista il palco nemmeno un istante.
I fari laterali tornarono a spegnersi, facendo tornare nel buio le altre due donne. La ragazza al centro si girò lentamente, sorridendo sfrontata. Era Luigia e sembrava del tutto padrona della situazione. Appoggiò le mani ai fianchi e fece quattro passi in avanti, subito seguita dalle altre due, che erano entrate nel suo cono di luce. La musica aumentò e i loro movimenti si fecero più arditi e sicuri. Si muovevano in perfetta sincronia ed erano affiatate e molto sensuali. Non smettevano mai di sorridere e di ammiccare verso il pubblico, che pareva sempre più coinvolto.
Anche il ragazzo seduto nelle prime file sembrava molto interessato. Valentina lo dedusse dal modo in cui era seduto sul bordo della poltroncina. Era teso, e lei pensò che si stesse eccitando, proprio come stava accadendo a lei.
Questa è una giornata che difficilmente potrò dimenticare, pensò, rapita dalla musica rock e dalle dita delle tre ragazze che si muovevano lungo la linea del corpo della vicina. Era indubbiamente uno spogliarello, ma la coreografia, la musica e la scenografia lo rendevano un vero spettacolo teatrale. Aveva sempre pensato che gli spogliarelli fossero squallidi, ma in quel momento dovette ricredersi.
Martina e le sue amiche lo stavano facendo davanti a tutti con una grazia e con una carica erotica che le provocavano brividi eccitati che non riusciva a controllare. Arrivò perfino a invidiare il modo in cui esibivano le loro forme e la loro bellezza: erano carnali, voluttuose, elegantemente erotiche. Le sarebbe piaciuto imparare a muoversi come loro e a spogliarsi nello stesso modo.
Lei, però, non ci sarebbe mai riuscita. Si vergognava troppo e non avrebbe mai trovato il coraggio di mostrarsi davanti al pubblico come stavano facendo loro. Ora erano rimaste in guêpière e calze scure e si erano di nuovo divise. Al centro del palco c’era Martina, che le sembrava quella che si muoveva meglio di tutte. Valentina si domandò fino a che punto si sarebbero spogliate e l’altra, quasi avesse ascoltato la sua domanda, glielo mostrò subito.
Slacciò la parte superiore del corsetto e la fece scivolare lungo i fianchi, mostrando il seno alto e perfetto, coperto solo da un minuscolo reggiseno di velo nero. Poi si girò e si inchinò verso le due amiche, ancheggiando verso il pubblico, ormai a bocca aperta.
Lo stesso fecero Luigia e Livia, provocando acclamazioni entusiaste da parte degli uomini presenti in sala. Valentina si accorse di avere le mutandine bagnate e le gambe molli. Una sensazione così forte non l’aveva mai provata prima, guardando una donna spogliarsi, e ne era rimasta sorpresa. Se avesse ragionato seguendo la logica di suo nonno avrebbe liquidato il tutto con un semplice: «È la natura che torna a farsi sentire dopo due anni di noia».
Suo nonno avrebbe trovato subito la riposta giusta, ma lei si sentiva in imbarazzo. Quando l’applauso scorciante si esaurì, le luci iniziarono ad accendersi e lei nascose i capelli sotto il cappellino, pronta a uscire. Attese che lo facessero gli altri presenti e poi si avviò a sua volta verso le scale, non sapendo se aspettare o meno Martina.
Si erano scambiate i numeri di telefono e l’avrebbe potuta chiamare anche più tardi, una volta preso il treno. Adesso non era il caso di attendere che si cambiassero. In fondo, le conosceva appena e non sapeva nemmeno quali fossero i loro impegni nel pomeriggio. Si girò solo un secondo, per cercare di individuare il ragazzo che l’aveva colpita, ma lui si stava allontanando verso la parte opposta, in compagnia della rossa.
«Allora, Fabio, cosa ne pensi delle mie ragazze?» Simona gli infilò la mano sotto il braccio e lo dirottò dietro le quinte, dove poche persone avevano accesso. Se avesse risposto che lo spettacolo lo aveva annoiato, non gli avrebbe creduto. La sua eccitazione era fisicamente evidente e la sua pelle aveva un profumo diverso. La pelle degli uomini profumava intensamente quando avevano voglia di fare sesso. Lui la guardò con gli occhi socchiusi e sorrise. Lo spettacolo lo aveva sorpreso e anche eccitato, ma non abbastanza da portare Simona dietro una tenda. Pur essendo bella e tentatrice, non gli aveva mai fatto venire la voglia di scoparsela. «È stata una sorpresa molto piacevole. Credo che verrò a trovarti nel tuo atelier.»
Lei rise, soddisfatta. «Puoi venire quando vuoi e quando lo farai scoprirai che nella tua vita mancano ancora tante emozioni. Io sarò lì mercoledì pomeriggio. Ho lezione con le ragazze e con le nuove iscritte. Ti riserverò una sorpresa che gradirai molto, ne sono sicura.»
«Non sono sicuro di poterci essere. Devo controllare i turni in ospedale.»
Simona gli accarezzò il collo e socchiuse gli occhi. «Cerca di esserci, mon amour. Le prime lezioni sono sempre indimenticabili. Però non ho intenzione di dirti altro, in questo momento.»
Si fermò davanti a una pesante tenda di velluto e la scostò. «Vuoi venire a conoscere le ragazze?»
Fabio controllò l’ora e scosse la testa, desolato. Non poteva attardarsi ancora. Voleva tornare a casa e chiedere ad Annabella notizie più precise e dettagliate su Valentina. «No, non posso. Mi rincresce. La mia tata mi aspetta per cena e io non voglio deluderla. Ci vediamo mercoledì, se sono libero.»
Simona lo baciò di nuovo sulle labbra, prima di lasciarlo andare con un sospiro rassegnato. «Ti aspetterò speranzosa» sussurrò, mentre lui si allontanava verso le scale.
Fabio salì in auto e si immise sulla strada, imprecando contro la pioggia che aveva ripreso a cadere copiosa, rendendo quasi impraticabile il centro di Monza.
La gente attraversava le strade senza nemmeno guardare la direzione delle auto che passavano, rischiando di essere investita. Il negozio dove voleva acquistare il regalo per Annabella era vicino alla stazione, ma di solito nei paraggi non si trovava mai un parcheggio libero.
Avrebbe dovuto parcheggiare in quello della stazione e, se fosse stato fortunato, avrebbe trovato anche uno di quei ragazzi stranieri che vendevano ombrelli per qualche spicciolo.
Il suo cellulare squillò un paio di volte. Attivò l’altoparlante interno, per rispondere senza togliere le mani dal volante.
«Dottore, buonasera, sono Lidia. Posso disturbarla?»
Lidia Gabani era la caposala del reparto chirurgico pediatrico dove lavorava da quattro anni. «Lidia, ciao. È successo qualcosa?» le chiese allarmato.
Un paio di giorni prima aveva operato una piccola paziente e ogni volta che non era in reparto e qualcuno lo cercava temeva che fosse accaduto qualcosa ai suoi bambini.
«No, no, non si preoccupi. Fabiola sta bene e anche gli altri bambini sono a posto. Li sente?» La donna doveva aver allontanato il telefono dalle orecchie e lo aveva rivolto verso la sala dove i piccoli giocavano, allegri.
«Li sento, eccome se li sento! Mi raccomando, fa’ in modo che non sudino troppo. Come mai mi cercavi?»
Nel frattempo era entrato nel parcheggio e stava infilando alcune monete nel parchimetro. «Lidia, sbrigati a dirmi di cosa hai bisogno, per favore. Sto entrando in un parcheggio e la linea non è delle migliori.»
«Ho visto che lei è di turno lunedì mattina. Volevo ricordarle che alle dieci e trenta arriveranno i clown dell’associazione inviata dal comitato dei genitori. Dovremmo cambiare i turni delle visite e anticiparli tutti di quaranta minuti, se non ci sono problemi.»
Fabio lo ricordava perfettamente e si affrettò a darle la conferma. «Sì, non ci sono problemi. Sposta tutti i turni e avvisa i colleghi, per favore. I bambini saranno liberi a quell’ora e non saranno disturbati da nessuno, almeno fino al momento del pranzo.»
Subito dopo chiuse la conversazione e cercò un posto libero, sufficientemente vicino alla prima uscita. Uscì dal parcheggio quasi di corsa, riflettendo su quello che da tempo gli rimproverava Simona. La sua avvenente amica aveva ragione quando lo accusava di vivere come un attempato gentiluomo di campagna. Da anni ormai nella sua vita mancavano emozioni forti, ma per lui il sesso non era mai stato un semplice esercizio fisico. Non erano mai state molte le donne che erano riuscite a farlo eccitare e, in mancanza della donna che voleva, preferiva praticare una sana astinenza.
«Il sesso è arte, passione, carnalità, fuoco vivo. Non posso toccare solo un corpo; io voglio possedere la testa e l’anima di una donna.»
Le rispondeva sempre nello stesso modo, ma Simona aveva un’altra idea in merito. Fabio era consapevole che Simona avrebbe voluto che lui la scopasse, ma se lo avesse fatto la loro amicizia si sarebbe rovinata e per lui quella era un’idea inaccettabile.
L’idea di scoprire quale fosse la sorpresa che lei gli aveva promesso, però, lo allettava un bel po’ e non aveva intenzione di scartarla del tutto. In ospedale c’erano sempre delle urgenze, purtroppo, ma se si fossero creati i presupposti giusti avrebbe chiesto al suo amico Marco di scambiare i turni di lavoro.
Uscì in strada e alzò il bavero del cappotto con un gesto di disappunto. La pioggia era abbastanza fitta da impedirgli di vedere intorno a sé, ma una cosa la notò subito: Valentina gli stava passando accanto e indossava il suo piumino delle medie. Non si stava sbagliando: aveva un adesivo sul braccio. Annabella aveva salvato in quel modo il suo capo di abbigliamento preferito, quando era un ragazzino. Aveva nascosto un brutto strappo con l’immagine di un teschio e la sua idea aveva avuto un enorme successo fra i suoi amici del tempo.
«È lei!» realizzò all’improvviso, sorpreso e con una strana sensazione allo stomaco. «Ed era in teatro» pensò di nuovo, questa volta interdetto. Cosa ci faceva lì?
Prima che lei lo superasse, sparendo all’interno della stazione, decise di fermarla. «Valentina, fermati, per favore.»
Valentina si fermò di colpo, alzando l’ombrello che le copriva la visuale. Per un lungo istante non riuscì a dire nulla e non fu nemmeno in grado di annuire. Era lui, il suo maledetto lui.
Mentre i pensieri le si accavallavano nella mente, l’unica cosa che riuscì a notare fu che non era in compagnia della bella donna che aveva monopolizzato la sua attenzione durante lo spettacolo. Constatare che fosse solo la riempì di gioia, ma lo stesso pensiero la lasciò costernata. Perché le importava così tanto?
Aveva appena lasciato il ragazzo che avrebbe dovuto sposare; era quasi annegata sotto un diluvio; aveva assistito a uno spettacolo molto hard, che l’aveva lasciata eccitata come non le accadeva da tempo, e ora si sentiva felice come una sciocca adolescente perché quel figo che aveva davanti non era in compagnia della donna che pareva avere la chiara intenzione di chiudersi con lui in una stanza per uscirne solo dopo settimane.
Quella mattina il suo oroscopo le aveva predetto grandi cambiamenti in arrivo, ma le sembrava di averne vissuti fin troppi in un solo pomeriggio. Si sentiva su una giostra impazzita e forse era arrivato il momento di scendere.
Fra l’altro, la sua giornata non era ancora terminata e doveva ancora affrontare i suoi genitori, sempre che Gian Guido non l’avesse preceduta.
Fu l’uomo a rompere il silenzio che si era creato, evitando che il suo mutismo diventasse imbarazzante. «Sei tu il pulcino bagnato che Annabella ha recuperato in stazione qualche ora fa, vero?» le chiese, piegandosi leggermente di lato e scrutandola attentamente. Pareva dubbioso, ma non troppo.
«Indos...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Copyright
  3. Frontespizio
  4. SILVER ROSE
  5. LAURA FIORETTI
  6. CAPITOLO UNO
  7. CAPITOLO DUE
  8. CAPITOLO TRE
  9. CAPITOLO QUATTRO
  10. CAPITOLO CINQUE
  11. CAPITOLO SEI
  12. CAPITOLO SETTE
  13. CAPITOLO OTTO
  14. CAPITOLO NOVE
  15. CAPITOLO DIECI
  16. CAPITOLO UNDICI
  17. CAPITOLO DODICI
  18. CAPITOLO TREDICI
  19. CAPITOLO QUATTORDICI
  20. CAPITOLO QUINDICI
  21. CAPITOLO SEDICI
  22. CAPITOLO DICIASSETTE
  23. CAPITOLO DICIOTTO
  24. CAPITOLO DICIANNOVE
  25. CAPITOLO VENTI
  26. CAPITOLO VENTUNO