EPILOGO
Questa mattina mi ha svegliato il profumo del cornetto alla crema e del caffè che Alessio mi ha servito a letto.
Da quando si è trasferito da me – lui in realtà voleva comprare una casa più grande ma io non ho voluto sentire ragioni, questa è la casa che mi ha regalato mio padre e, dopo un’accurata ristrutturazione, è diventata perfetta per noi tre – non ha fatto altro che viziarmi. Il suo mantra, negli ultimi sette mesi, è stato: «Penserò io a tutto quello di cui avete bisogno tu e Puntino».
Ovviamente, io non ho nulla da obiettare e mi lascio beatamente viziare.
E sì. Nonostante manchino quasi due settimane alla data prevista per il parto, e «Puntino» non sia più così tanto un puntino, noi continuiamo a chiamarla così.
Ah, sì. È una femmina!
Dal giorno in cui l’abbiamo scoperto, Alessio ha completamente perso la testa. Spesso, prima di andare a dormire, mi fa una descrizione dettagliata dei mille modi in cui si diletterà a torturare chiunque osi sfiorare la sua bambina, anche solo con un dito. Io prima rido e poi gli faccio presente che la sua bambina, un giorno, diventerà una donna a cui un po’ di attenzioni maschili non dispiaceranno affatto. Ma lui, da quell’orecchio, proprio non vuol sentire e, allora, lo lascio sproloquiare. Tanto, in fondo, lo sappiamo entrambi che questa bambina lo terrà in pugno sin dal primo vagito e, a tempo debito, se lo rigirerà come un calzino.
«Se vuoi, non parto…»
«No, tu devi partire! Questo appalto è troppo importane per il futuro dell’impresa. E non devi, assolutamente, preoccuparti per me. Io starò benissimo! Si tratta solo di due giorni e poi, tra poco, arriverà Gaia.»
«Se credi che, dopo avermi detto che sta per arrivare quella squinternata di Gaia, mi senta rassicurato, ti sbagli di grosso!»
«A proposito, senti questa. Si è talmente calata nel ruolo di zia, che ieri mi ha chiamata, dicendomi di stare confezionando una copertina all’uncinetto. Ma ci pensi a Gaia che fa l’uncinetto.»
Inarca un sopracciglio.
«Sono, sinceramente, colpito.»
«Il potere di Fagiolina…»
«Piuttosto, non credi sia giunta l’ora di trovarle un nome vero?»
«Sì… È solo che io vorrei un nome perfetto. Bello, ma allo stesso tempo semplice e non scontato. E ci voglio riflettere un altro po’. Dopotutto, abbiamo ancora due settimane davanti.»
«Come vuoi. Intanto, però, promettimi che ci penserai su in questi due giorni.»
«Ma è ovvio che ci penserò! Ci penso in continuazione, in realtà. O credi che sia una madre tanto snaturata da lasciare sua figlia senza un nome?»
Ride.
Viene a sedersi sul letto, di fianco a me, e mi dà un bacio sulla bocca. Poi, è il turno della pancia. Raccomanda a Fagiolina di fare la brava, perché lui, le spiega, starà fuori per due giorni e, quindi, non potrà occuparsi di lei e della sua mamma. Penso sempre che non potrei innamorarmi di più di lui e, invece, mi devo ricredere ogni volta. E, infine, si concentra sulle mie ehm, tette, che, a detta sua, sono diventate «atomiche»: sì, saluta anche loro a dovere.
Non avrebbe dovuto farlo, perché io, in questo periodo, ci metto un niente ad accendermi.
Lui coglie il lampo nei miei occhi.
Indugia un po’ sul da farsi.
È tardi.
Dovrebbe trovarsi già in viaggio.
Ma, capisco dal suo sguardo che ha deciso di fregarsene.
Infatti, inizia a baciarmi con rinnovato ardore.
Le sue mani s’insinuano, bramose, sotto la stoffa leggera della mia camicia da notte.
Inizio a perdermi.
Poi, delicatamente, mi fa girare su un fianco e, con estrema dolcezza, mi porta dritta in paradiso.
Lo osservo rivestirsi.
Continua a tenere i suoi occhi nei miei.
Faccio ancora fatica a riprendermi dal piacere immenso che mi ha procurato poco prima e so che anche per lui è lo stesso.
È di nuovo vestito di tutto punto.
Deve andare via, ma continua a rimanere impalato a fissarmi.
Per l’ennesima volta, mi chiede se voglio che rimanga.
Oh, lo vorrei davvero.
Ma non glielo dico.
Non sarebbe giusto.
Così, lo rassicuro ancora sul fatto che starò benissimo. D’altronde, è solo il ventidue aprile e il parto è previsto intorno all’otto maggio.
Così riluttante, esce.
Impiegai un nano-secondo a riaddormentarmi, appena Alessio uscì. E avrei continuato a dormire, se non fosse per il trillo incessante del citofono.
È arrivata Gaia.
Questa benedetta donna è composta al novantanove per cento di argento vivo e per l’altro un per certo dei residui di Spritz, che ha mandato giù nella sua lunga carriera da regina delle notti pesaresi.
Caspita, non fa in tempo a entrare in casa, che già le sue valigie sono sparse ovunque.
Si disfa anche dello scialle di seta senape con gli inserti ruggine, lasciandolo cadere per terra e corre ad abbracciarmi.
Rimaniamo così a lungo.
Sono talmente felice che sia qui!
Poi si stacca e mi osserva tenendomi per le spalle.
«Ah. Ah. Tu hai la classica “espressione postorgasmo”. Ne deduco che il bastardo, prima di partire, abbia adempiuto ai suoi doveri di uomo…» e mi fa l’occhiolino.
Scoppio a ridere.
Poi s’interrompe e inizia a guardarmi di sbieco.
«Un momento. Ma potete ancora? Non avrete mica fatto male alla mia nipotina?»
Alzo gli occhi al cielo.
«Gaia, Alessio ha studiato – rendendomi partecipe dei suoi studi passo per passo – tutto quanto sia mai stato pubblicato in materia di sesso in gravidanza. È talmente tanto apprensivo. E ti posso assicurare che Fagiolina sta benissimo.»
«Uh, bene. Il bastardo, forse, inizia a essermi un po’ più simpatico. Comunque, io mi rifiuto di continuare a chiamarla Fagiolina. Devi trovarle un nome e alla svelta!»
«Senti, ti dirò quello che ho detto anche ad Alessio poco fa. Io voglio che il nome di mia figlia sia perfetto! È per questo motivo che ho deciso di usufruire di tutto il tempo che ho ancora a mia disposizione per sceglierlo. Fine del discorso.»
«Ma, “il mio amico” non ha alcuna voce in capitolo, scusa? Non che mi dispiaccia, sia chiaro.»
«No, perché lui avrebbe scelto il nome, se fosse stato maschio, ma è femmina, quindi… I patti erano questi. E chiamalo Alessio, per favore!»
«Dai! Come siamo suscettibili, oh! Lo chiamo come mi pare. Ma i miei, in fondo, sono appellativi affettuosi, più o meno…»
La guardo perplessa, ma non ho il tempo di risponderle, perché un dolore lancinante mi trapassa il ventre, per andare ad annidarsi sulla base della schiena.
Non ho mai provato un dolore simile.
Gaia, intuisce subit...