Il bene delle donne
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Il bene delle donne

Che cosa mangiare, quali controlli fare, come prendersi cura del corpo e della mente

  1. 272 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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Il bene delle donne

Che cosa mangiare, quali controlli fare, come prendersi cura del corpo e della mente

Informazioni su questo libro

Dopo il successo della Dieta Smartfood, Eliana Liotta torna in libreria con le sue straordinarie doti di divulgatrice scientifica, e lo fa con Paolo Veronesi dello IEO di Milano, uno dei più importanti senologi a livello internazionale. Dalla loro collaborazione nasce Il bene delle donne, un libro che è insieme un racconto dell'universo femminile e una guida ragionata alla salute. Si legge come un romanzo e si consulta come un manuale. Finalmente ogni donna può trovare le risposte, serie e documentate, ai suoi interrogativi. Che cosa mangiare? Quali controlli fare a ogni età? Che tipo di prevenzione adottare contro i tumori? Perché il cattivo umore prima delle mestruazioni? Come affrontare la menopausa? I suggerimenti, sempre, si basano sui risultati delle ricerche più accreditate. E, pagina dopo pagina, si scoprono i collegamenti fra cervello e intestino, ormoni e appetito, cuore e stress. Perché una donna non è il suo seno. Non è la sua pancia. Non è il suo cuore. Ciascuno dei suoi organi è come il pianeta di un sistema solare. Il bene delle donne è un libro completo che descrive dal punto di vista della scienza tutti gli aspetti della vita: dalla sessualità ai rapporti familiari, dalle cure all'avanguardia per le patologie al femminile, come il cancro al seno, fino all'alimentazione, con indicazioni sui cibi che proteggono dall'ipertensione e dall'ipercolesterolemia, che allontanano i tumori, che aiutano a combattere il sovrappeso e a salvaguardare le ossa. Il punto di partenza è l'idea di un femminismo scientifico: proprio perché le donne sono diverse dagli uomini meritano un'attenzione specifica, con l'augurio che si affermi la cosiddetta medicina di genere nelle università, nei laboratori e nelle corsie degli ospedali. La differenza biologica, usata per secoli come scusa per imprigionare in ruoli subalterni, è in realtà una ricchezza. La donna, dicono gli studi, ha maggiori capacità linguistiche e di comprensione dell'altro: qualità che andrebbero esaltate anche nel mondo del lavoro.

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Informazioni

Print ISBN
9788817094733
eBook ISBN
9788858688694

1

La cura di sé

«L’acqua è insegnata dalla sete.
La terra, dagli oceani traversati.
La gioia, dal dolore.
La pace, dai racconti di battaglia.
L’amore da un’impronta di memoria.
Gli uccelli, dalla neve.»
Emily Dickinson, da Poesie
Musica: Concerto per pianoforte e orchestra op. 7, Clara Wieck Schumann
Le donne sanno fare questa cosa speciale che è calarsi nell’altro. Avvertono la tristezza da una piega delle labbra, il sorriso dalla luce degli occhi. È un’inclinazione biologica, nascono così. Capaci di ascoltare i respiri segreti.
Ricercatori americani hanno guardato con la risonanza magnetica dentro le teste di un migliaio di volontari, erano curiosi di immortalare il percorso delle risposte mentali agli stimoli. Si sono accorti che nei cervelli maschili le connessioni fra le cellule nervose corrono avanti e indietro lungo lo stesso emisfero, mentre nei cervelli femminili i collegamenti sono anche trasversali, cioè i neuroni della parte cerebrale sinistra, sede del pensiero logico, instaurano rapporti con quelli dell’emisfero destro, l’area dell’intuizione.
Significa che lei, in una conversazione, coglie insieme alle parole il tono della voce, le espressioni del volto: il linguaggio non verbale. Lui invece è incline a usare gli emisferi in sequenza. O l’uno o l’altro.

Il femminismo scientifico

Le donne non seguono solo il ragionamento. Sentono il trascorrere del vento interiore. Sarà per questa perizia emotiva che le vedi chine su una piccola creatura, a vegliare sulla sua crescita. O rivolte verso il declino, dove un genitore anziano chiede più di quanto abbia mai preteso da bambino.
Qualche studioso ipotizza che ci sia di mezzo l’Evoluzione, che certi geni siano stati selezionati perché ogni madre fosse abile a farsi carico dei figli. Forse. La storia però ha insegnato che la biologia non andrebbe usata nella vita sociale per incasellare un essere umano in un ruolo, in una razza.
Sì, la donna è maestra di empatia. Prova la gioia e il dolore del mondo. Piange da mille volti, gioisce con mille cuori. Ma non vuol dire che con questa scusa debba essere l’unica a occuparsi di nonni, padre, madre, suoceri ed eredi. «I figli hanno bisogno della mamma», sentenziano i papà che passano la giornata in ufficio. Beh, le mamme hanno bisogno dei compagni. I dati ISTAT sono crudi: il 70% e più del lavoro familiare è a carico delle italiane. Appena la metà di loro svolge una professione fuori di casa a tempo pieno.
Se questo lo volesse la Natura, i risultati delle ricerche sarebbero altri. E invece emerge che le donne soffrono meno di depressione quando hanno un’indipendenza economica e possono condividere con il partner le incombenze domestiche (vedere il capitolo «Una sensibilità speciale»). Viene fuori che l’istruzione e i lavori qualificati possono allontanare l’Alzheimer (vedere il capitolo «La forza d’animo»).
È ora che gli Stati vadano incontro alle mamme. È ora che le donne si prendano cura di sé. Anche se l’anatomia del cervello le sintonizza col resto del pianeta. Basta cominciare. «Amare se stessi è l’inizio di un idillio che dura una vita», chiosava Oscar Wilde.
Al bene delle donne in qualche modo pensa già la scienza. Dopo tanta letteratura e tante battaglie civili, dai laboratori arrivano risultati che abbattono i pregiudizi sulla supremazia degli uomini.
Alla gara «braccio di ferro» vince lui, d’accordo. Ha in media 28 chili di muscoli in più, è del 30% più forte e del 10% più pesante. A «chi sa fare più cose insieme» lo batte lei: regina del multitasking secondo vari studi. Si resta basiti a leggere una biografia di Marie Curie, doppio premio Nobel ai primi del Novecento per la chimica e per la fisica. Passava le giornate occupandosi della famiglia, cucina inclusa, e dei suoi esperimenti sulla radioattività. Dovette essere un ottimo esempio: la figlia maggiore, Irène Joliot-Curie, vinse anche lei un Nobel per la chimica.
Ada Byron, matematica, nata dal poeta Lord Byron (che non se ne occupò), mise a punto nel 1840 un algoritmo per far funzionare il progenitore del computer, una macchina analitica che aveva progettato Charles Babbage. Immaginò un sistema a schede perforate, di fatto il primo linguaggio di programmazione, e capì che questa nuova scienza delle informazioni avrebbe portato alla nascita di una forma di intelligenza artificiale. Nel frattempo, con William King, conte di Lovelace, aveva avuto tre figli.
Clara Wiek Schumann suonò e compose per tutta la vita. Rimasta sola a dover mantenere i sette figli, dopo la morte del marito Robert, lavorò fino allo stremo delle forze. Nel 1854, in due mesi tenne ben 22 concerti in Europa. Al pianoforte non si risparmiò mai, nonostante i dolori a un braccio che le curavano con l’oppio.
Le donne non sono estranee all’arte né all’astrofisica, ne sono state lasciate fuori.
Il cervello maschile pesa all’incirca 150 grammi in più, ma quello femminile possiede aree con una quantità superiore del 10% di connessioni, specie quelle linguistiche ed emozionali, come hanno riscontrato ricercatori dell’Harvard Medical School di Boston. E l’intelligenza non è data dalla grandezza del cervello, che è in relazione al peso (altrimenti gli elefanti sarebbero dei geni), bensì dalle sinapsi fra i neuroni, dalla capacità di mettere insieme le informazioni. Fra l’altro lei ha un ippocampo più grande, il centro in cui si formano i ricordi. Immagazzina tanti dettagli emotivi, perché da quelli risulta più attivata la sua amigdala, il nucleo cerebrale primitivo.
Si fa strada l’idea di un femminismo scientifico: i dati degli esperimenti e delle indagini dimostrano che la donna non ha nulla di inferiore.
Ma non è una guerra, sarebbe un sessismo alla rovescia. Gli stessi studiosi ammettono che i cervelli di ogni individuo sono mosaici di tessere maschili e femminili e che alla fine la cultura è una leva tale da rendere le persone più somiglianti intellettualmente che diverse.
Le letture, le esperienze, i traumi, i pensieri, l’ambiente: tutto interviene nella formazione di quell’incredibile groviglio che è il cervello. L’organo più complesso del corpo rende possibile comprendere, immaginare, creare, contare, parlare, odorare o vedere. In ognuno dei suoi centimetri cubi ci sono qualcosa come 50-70 milioni di cellule nervose, ciascuna in contatto con l’altra, in una rete percorsa di continuo da impulsi elettrochimici.
In passato le donne più sapienti venivano mandate al rogo. Streghe. È persistito il pregiudizio, anche fra filosofi e scienziati, di una superiorità dell’intelligenza maschile. Rita Levi Montalcini, Nobel per la scoperta del fattore di crescita nervoso (NGF, nerve growth factor), ha scritto: «Per millenni il 50% dell’umanità non ha avuto pieno accesso alla conoscenza, è stato impedito in nome di una minore forza fisica. Ma la forza fisica non ha niente a che vedere con le capacità mentali».
Tante donne ancora camminano lungo il bordo di abissi di discriminazione. Qualcuna ne esce indenne, e più determinata a fare sentire la sua voce, altre ci restano dentro. Silenziose.

La medicina di genere

L’Evoluzione insegna che delle differenze bisogna andare orgogliosi. La nostra specie è sopravvissuta perché siamo tutti diversi, perché grazie alle mutevolezze del DNA hanno potuto prevalere i geni favorevoli. La pelle o il colore degli occhi, secondo le teorie prevalenti, sarebbero varianti per adattarsi alle condizioni climatiche. Per esempio, la carnagione scura sembra essere stata selezionata per proteggere i nostri antenati dal sole dell’Africa, la culla dell’Homo Sapiens.
La vita si è propagata sulla Terra in un trionfo di difformità. In principio erano i batteri, poi sono arrivate le creature acquatiche con una rete nervosa primitiva come le meduse, gli insetti come la formica che ha un cervello più piccolo di un millimetro cubo, i rettili e i mammiferi.
Il corpo della donna è un equilibrio magnifico di ingredienti per ospitare la vita. Ha caratteristiche uniche e per questo la loro cura dev’essere specifica. Medicina di genere, così si chiama.
Il tumore alla parte che è il simbolo della differenza, il seno, colpisce una donna su otto-dieci nell’arco della vita: esiste una prevenzione che passa dalla tavola e dagli stili di vita e una prevenzione che prende i nomi di ecografia e mammografia (vedere il capitolo «Il simbolo della differenza: il seno»).
La medicina di genere non si occupa soltanto degli organi riproduttivi e delle caratteristiche sessuali secondarie, ma anche delle malattie che affliggono le donne in modo particolare o differente. Prendiamo le patologie autoimmuni come la psoriasi o l’artrite reumatoide. In molte di queste a essere colpite due volte su tre sono le donne, perché sviluppano difese più forti, forse per resistere alle infezioni e potere accudire la prole. Ma il rovescio della medaglia è che un sistema immunitario talmente potente si può rivoltare contro tessuti dell’organismo cui appartiene. Il medico deve avvisare le pazienti che è meglio consultare il ginecologo per fare, parallelamente alle cure, un piano di fertilità (vedere il capitolo «Il cancan degli ormoni»).
La stipsi cronica è un disagio al femminile in otto casi su dieci, anche perché il pavimento pelvico con le gravidanze si indebolisce, ossia i muscoli tra le gambe, sotto il bacino (vedere il capitolo «La disfida della bilancia»).
Una donna ha il diritto di avere l’informazione che l’alcol le fa più male che a un uomo, perché produce una quantità minore dell’enzima gastrico che metabolizza l’etanolo. Deve sapere che dopo i 50-55 anni, le fumatrici hanno una probabilità fino a cinque volte superiore, rispetto ai fumatori, di sviluppare danni alle arterie.
La parità ha latitato a lungo nel campo della salute. Già nel 1998 l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) aveva inserito la medicina di genere nel documento Equity Act, sottolineando come il principio di equità fra i due sessi andasse applicato alle cure, che devono tenere conto delle differenze biologiche tra uomini e donne.
Qualcosa si muove. In Italia 59 presidi delle facoltà di Medicina hanno appena deciso che inseriranno l’insegnamento della medicina di genere nelle varie discipline, dall’endocrinologia alla cardiologia.
Lei può avere sintomi che lui non ha e viceversa. L’infarto, per dire. A essere noti sono i segnali del maschio di mezza età, con la fitta al petto e il dolore che s’irradia al braccio. Ma una donna ha le coronarie più piccole, non lo avverte così (vedere il capitolo «A cuor leggero»).
Negli anni ’90 l’americana Bernardine Healy, direttrice dell’Istituto nazionale di salute pubblica, parlò per la prima volta della «sindrome del sesso debole», un comportamento discriminante degli operatori sanitari che aveva ripercussioni sugli esiti clinici.

Corpo e psiche: universo unico

La medicina di genere è un passo avanti verso le terapie sempre più personalizzate. Non si può guarire solo un organo, bisogna guarire la persona. La paziente, prima che malata, è un individuo.
Una donna non è il suo seno. Non è la sua pancia. Non è il suo cuore. Ciascuno dei suoi organi è come il pianeta di un sistema solare, in dipendenza dagli altri corpi celesti.
Il bene delle donne è che si faccia largo un’idea della salute complessiva, non parcellizzata. La psiche con il corpo, la vita sociale assieme ai sintomi.
Le ricerche e l’esperienza clinica vanno nella stessa direzione. Per esempio, lo stress cronico ormai si considera un fattore di rischio per il cuore (vedere il capitolo «Una sensibilità speciale»). Alza la pressione, accelera il battito.
Può darsi che la causa della tachicardia sia la tensione oppure no, magari è la menopausa: gli ormoni sessuali crollano e l’eco giunge al cuore (vedere il capitolo «Il cancan degli ormoni»).
Le emozioni hanno sede nel cervello ma è vero che si possono riverberare nel mezzo del petto. Uno shock dà un «colpo al cuore», perché il cervello spara sostanze che fanno andare in spasmo le coronarie.
Una brutta notizia oscura la mente ed è un pugno nello stomaco: le cellule nervose che tappezzano l’apparato digerente dialogano con i neuroni della testa (vedere il capitolo «Una sensibilità speciale»). Come sanno le donne che soffrono di sindrome dell’intestino irritabile, gli stati d’ansia peggiorano i sintomi.
E l’intestino è influenzato dagli estrogeni, gli ormoni sessuali femminili, messaggeri che attraversano il corpo e, nel cervello, influenzano l’umore: lo fanno perché sono collegati alla serotonina, la molecola detta della felicità. Mentre il testosterone, negli uomini, è regolato in base alle esigenze dell’organismo, gli ormoni femminili sono rilasciati a ondate. Queste fluttuazioni consentono la maturazione dell’ovulo e la meraviglia della vita, ma si portano appresso la serotonina. Le fasi del ciclo mestruale fanno il bello e il cattivo tempo nell’universo in rosa.
Gli estrogeni sembra condizionino pure l’appetito e...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Il bene delle donne
  4. Sommario
  5. 1. La cura di sé
  6. 2. Il cancan degli ormoni
  7. 3. Una sensibilità speciale
  8. 4. La disfida della bilancia
  9. 5. Il simbolo della differenza: il seno
  10. 6. A cuor leggero
  11. 7. Nelle ossa il succo della vita
  12. 8. La forza d’animo
  13. Conclusioni. Il bene delle donne in 11 passi
  14. Appendice. Check up
  15. Bibliografia
  16. Ringraziamenti