CAPITOLO SEI
«Dunque, figliolo» concluse l’avvocato London, mentre posava lo sguardo sul suo amato figlioccio seduto di fronte a lui, «se ho ben capito la situazione è questa: sei stato sedotto dalla donna che dovevi sedurre, il matrimonio con Elga è andato a monte e alla fine dei tre giorni, quello che prega per cambiare fidanzata, sei tu!»
Giulio annuì con un sorriso, considerando fra sé e sé che non era mai stato più felice di aver perso una scommessa in vita sua.
«Quella ragazza è davvero un portento! Sapevo che mi avrebbe dato delle soddisfazioni, ma ha superato ogni mia aspettativa. Credo che ci voglia un brindisi!»
Giulio però taceva pensieroso ed Edward gli chiese: «Allora, adesso cosa farai?».
«Non so… stavo pensando…» l’incertezza gli aleggiava nella voce e il vecchio inglese lo interruppe brusco: «Stavi pensando? Che c’è da pensare? Va da lei e scopri se la cosa è fattibile oppure no».
Giulio rifletté un attimo e poi rispose: «OK!».
Diede uno sguardo all’orologio e aggiunse: «Il suo aereo è atterrato a metà mattina, il tempo di sistemare un paio di cose e nel primo pomeriggio andrò da lei».
«Ottimo!» rispose l’anziano che a un certo punto sembrò ricordarsi di qualcosa e chiese al figlioccio: «A proposito di sistemare le cose, come l’ha presa Elga?».
«Be’» Giulio era seriamente dispiaciuto per la sua ex, ma non avrebbe potuto fare altrimenti, «lei si è arrabbiata, naturalmente.»
Edward ridacchiò soddisfatto.
«Mi ha promesso vendetta» aggiunse Giulio.
«Legale?» chiese Edward speranzoso.
«No, figurati! Sa che perderebbe.»
«Appunto!»
«Credo piuttosto che rilascerà alla stampa scandalistica qualche dichiarazione sul mio conto, sollevando il polverone più grosso possibile, con abbondanti rovesci di fango su di me.»
«Speriamo che dichiari che sei impotente» ribatté serio Edward.
Giulio lo guardò allibito: «Perché mai?».
«Magari questo rallenterebbe un po’ il traffico femminile intorno a te e avremmo un po’ di pace.»
«Sei incredibile Ed!» commentò esausto Giulio e poi ripensando alla sua ex, disse: «Mi dispiace davvero per Elga! Se almeno avessi potuto dirglielo con più calma, forse sarei riuscito a nascondere meglio la mia felicità… il suo tempismo è stato perfetto! Non capisco come le sia venuto in mente di farmi una sorpresa, a Napoli, proprio ieri sera!».
«Come le è venuto in mente?» chiese Edward, quasi offeso «non le è affatto venuto in mente, gliel’ho suggerito io!»
Giulio sbarrò gli occhi e disse solo: «Sei incredibile Ed!».
***
«E così l’hai baciato!» esclamò Marco con un sorriso che gli andava da un orecchio all’altro. Lui e Alice erano di ritorno dalla casa di cura della madre. Marco aveva riaccompagnato sua sorella a casa, ma prima di lasciarsi si erano fermati a parlare accanto all’auto di lui, parcheggiata di fronte alla villetta a schiera dove viveva Alice che, arrossendo ancora una volta, rispose: «Sì ed è stata la cosa più stupida e insensata che io abbia mai fatto in tutta la mia vita! Se ci ripenso… mi sembra incredibile, sarà stata colpa della rabbia per i suoi pregiudizi assurdi o del vino o…» lasciò la frase in sospeso, ma Marco la spronò «O…?»
«O del fatto che è incredibilmente bello e affascinante» capitolò Alice.
Lasciò andare lo sguardo nel vuoto e poi aggiunse con grande sincerità: «Il fatto che non abbia lasciato la moglie, pur sapendo del tradimento, e che abbia mantenuto la parola di non toccarmi, sebbene stesse esplodendo, be’, tutto questo mi sorprende e mi confonde, perché sembrerebbe che forse non sia proprio come pensavo, ma…».
«Ma…?» chiese Marco deciso a non concederle tregua.
«Ma» Alice ritornò severa «stiamo pur sempre parlando di un uomo che sta per sposarsi per la quarta volta e che ha bisogno di un contratto per sentirsi sicuro, decisamente non fa per me!» concluse rigida.
Marco rifletté un attimo e poi le disse piano: «Ti dirò, non credo che voglia il contratto per essere sicuro, ma piuttosto il contrario: lui è perfettamente sicuro e perciò vuole un contratto!».
Alice non capì e lui cercò di spiegare.
«Credo, cioè, che lui sia sicuro che le donne lo deluderanno! È per questo che vuole un contratto a regolare i loro rapporti. Dopotutto è stato sempre lasciato, no?»
«Sì» ammise Alice riflettendo.
«Ecco! Quindi io penso che lui continui a desiderare di avere accanto una sola donna, quella giusta, ma non creda che sia realmente possibile, per questo, pur non smettendo di cercare, desidera almeno tutelarsi dalle spiacevolissime situazioni che potrebbero di nuovo colpirlo. È un uomo deluso, non superficiale e secondo me dovresti provare a conoscerlo meglio e dargli una possibilità.»
Alice inarcò le sopracciglia per la meraviglia, come se Marco avesse detto qualcosa di totalmente assurdo e gli disse scuotendo la testa: «Fratello, io non farò mai più neanche il tentativo di sollevare lo sguardo su di lui e prego solo che non racconti tutto a London, perché morirei dalla vergogna. Infine non credo che verrà mai in cerca di un’altra possibilità, sta per sposarsi e ha dimostrato di saper resistere alle tentazioni…».
In quel momento accaddero due cose che li distolsero dal loro discorso: il telefono di Alice vibrò annunciando l’arrivo di un messaggio e, contemporaneamente, una splendida auto nera fece la sua apparizione nella stradina, catturando l’attenzione di Marco. Alice lesse il messaggio e impallidì appena, mentre Marco rimase a guardare l’auto che aveva parcheggiato dall’altro lato della strada e l’uomo che ne era sceso. Lo riconobbe subito e si voltò verso la sorella che gli apparve un po’ turbata mentre metteva via il cellulare.
«Tutto bene?» le chiese e lei annuì, evitando accuratamente di rivelare chi fosse il mittente del messaggio.
«Meglio così» commentò il fratello «perché ho la vaga impressione che il tuo capo saprà anche resistere alle tentazioni, ma sembra sia proprio in cerca di un’altra possibilità.»
Alice sbiancò di nuovo, ma stavolta visibilmente, mentre Giulio Vigani li aveva ormai raggiunti e salutati, mantenendo lo sguardo fisso su di lei.
Anche Marco si era voltato a guardarla e poté osservare il pallore sul volto della sorella lasciare il posto a un rossore intenso. Non seppe reprimere un sorrisetto soddisfatto, mentre concludeva che la sorella era cotta a puntino, a dispetto di tutte le sue proteste, quindi si voltò verso Giulio, rispose al suo saluto con un bel sorriso accogliente e, tendendogli la mano, gli disse: «Lei è il dottor Vigani immagino, molto lieto di conoscerla, io sono Marco Meier il fratello di Alice».
Il sollievo apparve sul viso di Giulio che, in un attimo, comprese non solo di non avere davanti un possibile concorrente, ma addirittura di aver trovato un fan nella conquista di Alice.
Osservando Marco con più attenzione, notò una certa somiglianza fra i due fratelli e provò un’immediata simpatia verso di lui, per cui gli sorrise cordialmente, gli strinse la mano e aggiunse: «Il piacere è tutto mio, ma potremmo darci del tu allora!».
«Ovvio che sì!» rispose Marco che, guardando dritto negli occhi Giulio e osservando il suo sguardo aperto e diretto, si convinse di aver visto giusto sul conto di quell’uomo.
In breve i due si approvarono reciprocamente e senza bisogno di parole avevano già trovato un’intesa! Come se Giulio avesse detto: “Ok, con tua sorella faccio sul serio” e Marco gli avesse risposto: “Ottimo, ma bada bene di non farla soffrire”.
Alice aveva assistito allo scambio fra i due uomini senza riuscire a proferire parola, impietrita dalla complicità che era scaturita fra loro, come se fosse stata la cosa più naturale del mondo.
Finalmente Giulio si voltò verso di lei e le rivolse uno sguardo fra il divertito e l’intenerito. Marco ne colse le sfumature e una volta di più approvò Vigani in cuor suo, apprezzandone l’intelligenza, lo spirito e l’attenzione verso sua sorella.
La brillante avvocatessa restava muta, e mentre Giulio le diceva in tono serio, a mo’ di saluto: «Avvocato Meier!».
Lei deglutì vistosamente e ritrovò la voce rispondendo: «Dottor Vigani!».
Nello stesso istante si voltò verso il fratello lanciandogli uno sguardo che preannunciava vendetta, ma ottenendo solo che il giovane le sorridesse, guardasse l’orologio e dicesse allegro: «Ok sorellina, scusa ma devo andare, la famiglia mi aspetta».
Alice strabuzzò gli occhi. Non poteva credere che suo fratello lo stesse facendo sul serio, che la stesse lasciando da sola con l’uomo di cui avevano parlato fino a un attimo prima, sapendo che mai e poi mai avrebbe voluto trovarsi in quella situazione. Oh sì, si sarebbe vendicata!
Marco, per nulla intimorito, si voltò verso Giulio, lo salutò con una nuova stretta di mano e per completare l’opera gli disse: «È stato un vero piacere, Giulio, spero proprio di rivederti presto!».
Alice stava soffocando dalla rabbia e sentire il suo capo rispondere contento «Lo spero anch’io» le diede le vertigini.
Se avesse potuto li avrebbe presi entrambi per i capelli e avrebbe fatto collidere le loro teste senza pietà, ma non poté fare altro che ricevere il bacio di Giuda da suo fratello che subito dopo salì contento in auto e partì, lasciandola sola con il peggior generatore di confusione che avesse mai incontrato nella sua vita: Giulio Barbablù Vigani.
***
Rimasti soli Giulio la osservò, sempre più intenerito dall’imbarazzo in cui la vedeva sprofondare, decise di tentare di risollevarla, per cui le disse: «Suo fratello è davvero molto simpatico».
Lei, pensando che alla prima occasione avrebbe inflitto qualche sanguinosa pena corporale al suo “simpaticissimo” fratello gli rispose secca: «La ringrazio».
Poi, guardandolo dritto negli occhi con aria di sfida, gli chiese a bruciapelo: «Perché è qui, Dottor Vigani?».
Giulio l’avvolse in uno sguardo intenso e iniziò a risponderle dicendo: «Perché ieri sera non abbiamo avuto modo di parlare e non vorrei che…» ma lei, avvampando al ricordo della sera precedente, lo interruppe e disse seccata: «Dottor Vigani, mi dispiace molto per ieri sera, gliel’ho già detto!».
Sperava in quel modo di chiudere l’argomento, ma Giulio ribatté senza lasciarsi intimorire: «Ecco, è proprio questo che volevo dirle, non si dispiaccia, perché a me non è dispiaciuto».
Alice si indispettì all’udire quelle parole e gli rispose molto seccata: «Certo! Ha vinto la sua scommessa e, come d’accordo, io scriverò la clausola che vuole nel suo contratto, ma avrebbe potuto aspettare lunedì per questo o forse ci teneva troppo a gongolare per la sua vittoria e non ha saputo attendere?».
Le parole le erano uscite velenose e lo sguardo dell’uomo s’incupì per un attimo, ma le disse solo: «L’unica cosa a cui tenevo e per cui non ho voluto attendere fino a lunedì è sapere come va con… le sue conseguenze».
Alice provò per un attimo una fitta di rimorso per l’accusa che gli aveva rivolto senza delicatezza alcuna, ma desiderava che lui capisse che doveva andarsene e non doveva mai più provare a cercarla al di fuori del lavoro per cui fu ancora più dura e gli disse senza mezzi termini: «Per dirla tutta, adesso che è qui davanti a me, le conseguenze bruciano più che mai: la mia professionalità ne esce piuttosto ammaccata il che è veramente disdicevole, visti i miei sforzi per costruirmi una carriera in un mondo prevalentemente maschile e pieno di preconcetti».
Po...