È morto zio Gignazio
ovvero
L’avvento della tecnologia
Sarà un caso ma specialmente nella contemporaneità abbiamo un rapporto di sfiducia nei confronti delle parole. Soprattutto quelle dette. Per essere sicuri di qualche cosa noi lo dobbiamo e lo vogliamo mettere per iscritto. Non solo per ciò che concerne la vita pratica, contratti, passaggi di proprietà, atti notarili, visure catastali, contratti di matrimonio, atti di divorzio… Anche la nostra vita sociale ed emotiva passa attraverso una necessità spasmodica di essere scritta, tracciata, comunicata. In una parola, digitata. D’altronde viviamo nell’era digitale. I nativi digitali, ovvero i bambini nati nel terzo millennio, stanno subendo una modificazione della morfologia della mano, il pollice opponibile, conquista dell’evoluzione, sta sviluppando una muscolatura del tutto indipendente da quella del resto dell’arto. Andando avanti così il pollice avrà una coscienza tutta sua, diventerà il nostro alter ego, parlerà per noi. Fonzie di Happy Days alzava il pollice e faceva «Ehi». Un giorno sarà il nostro pollice a salutare come Fonzie, con tanto di giubbotto di pelle e magari diventerà anche il protagonista di una serie televisiva che si chiamerà Happy Finger.
Ma l’eccesso di tecnologia ci ha già modificati, soprattutto nell’apparente impossibilità di riuscire a farne a meno.
È stato fatto un calcolo: ogni giorno trascorriamo in media due ore e mezza al telefonino e quattro ore e mezza su internet. Sette ore su ventiquattro. Questo significa che quasi un terzo della nostra vita noi non lo viviamo. Lo virtualizziamo. L’altro terzo lo dormiamo, ci rimane solo l’ultimo terzo per fare tutto il resto. E questa specie di evoluzione è accaduta all’improvviso, in pochissimi anni! Vi ricordate? Fino a poco tempo fa l’uomo scriveva il diario, le lettere, le cartoline, le affrancava, le imbucava, un buco per la città, un buco per le altre destinazioni… mica ogni buco è per tutti! E poi, si aspettava. Oppure se uno aveva proprio fretta, faceva un telegramma. Che in realtà più che telegramma era un teledramma, perché ogni volta che te ne arrivava a casa uno, eri quasi sicuro che era morto qualcuno che conoscevi. Dovevi solo scoprire chi! Mi ricordo che la mia famiglia si riuniva tutta intorno a mio padre, che aveva il telegramma in mano: “Gent. Fam. Brignano…” perché costava un tanto a battuta e quindi si andava a risparmio. “Comunichiamovi vs parente.”
«Ah, nostro parente! È un parente! Lo sapevo! I parenti sono pezzi di cuore, me lo sentivo. Papà, leggi piano. Non facciamo come l’altra volta, che hai letto il nome di colpo e ti sei sentito male.»
«Allora… chi è morto?»
Si tirava fuori il nome una lettera per volta, spizzandoselo come si fa con le carte.
«Come inizia, come inizia?»
«Con la G.»
«Non ce lo di’… è morto uno zio con la G… Glaudio non può essere… Guido! Gennaro! Goffredo! Dicci la seconda lettera!»
«I.»
«Ignazio! Stava poco bene… era grasso, gli è preso un infarto alla panza…»
«Cretino, c’è la G prima!»
«Gignazio! Ma che nome è Gignazio?»
«Giulio! È morto Giulio… me lo sentivo! Così giovane…»
«Ma c’ha novant’anni!»
«Vabbe’, però li portava bene. Una persona così buona, se ne vanno sempre i migliori… non ne fanno più così… L’ho incontrato… quand’è che l’ho incontrato? Una decina d’anni fa… era un fiore!»
«Giacinto! Ma no, macché Giacinto! L’ho visto mezz’ora fa al bar!»
«E allora chi è? A pa’, spizza, spizza!»
«Gio… Giorgio!»
«No, Giorgio noooo! Che cosa siamo su questa Terra… Un pizzico… Siamo polvere in mano… ai cosi… Quanta polvere c’è dentro a ’sta casa! È morto con la polvere? L’ho incontrato la settimana scorsa, pensa, stava con Giulio! Però me lo dovevo immaginare, quando gli ho chiesto come va lui ha detto, eh insomma… con un tono che non mi è piaciuto per niente…»
«La quarta lettera è V…»
«Viviana?»
«No! Giov…»
«Giovanni! Che persona meravigliosa! Che cosa siamo! L’ho incontrato la settimana scorsa! Stava con Giulio e Giorgio. Quando l’ho visto come l’ho visto male… Pendeva tutto da una parte… Infatti non gli ho neanche chiesto come stai… lo sapevo che era lui, lo sapevo… Sai quando una cosa te la senti dentro? Povero Giovanni… un’anima così sensibile… il migliore di tutti noi. E vabbe’, d’altronde come si dice? Chi more giace e chi vive si dà fuoco…»
«Era pace!»
«Voleva essere cremato!… Dobbiamo fargli una corona… un cuscino… un plaid… Sì, per Giovanni questo e altro.»
«A pa’, prima di spendere i soldi, siamo sicuri che è Giovanni?»
«Ahò, carta canta! C’è la G, la I, la O, la V… Vogliamo fare la prova del morto?»
«Spizza ancora.»
«La E! Giovedì… È morto giovedì?»
«Ascolta! Giovedì zio Giovanni con la moglie Pasqualina…»
«È morta pure zia Pasqualina? Nooo! Quella santa donna! Erano così legati in vita, uniti anche nella morte…»
«Aspetta che continuo… E i cinque figli…»
«Nooo! Tutti e cinque no!!! Signore, prendine uno… prendine due… ma tutti e cinque? Una strage! Cos’è stato, un incidente? È scoppiata la bombola? Dicci come sono morti.»
«Ascolta!…Verranno a trovarvi per restare ospiti a casa vostra quindici giorni.»
«Quindici giorni? Tutti e sette? Lo vedi? È colpa tua! Li hai invitati tu!»
«Ma chi, io? Sei stata tu…»
«Ma è cortesia! Si dice, venite! Mica pensavo che venissero sul serio… Io li avevo invitati per un caffè.»
«Ma ’sti infami… ma non era meglio se morivano?»
Oggi, con il telefonino, tutto questo non accade. Anzi, addirittura sai già prima di rispondere chi ti sta chiamando. Ma non solo questo. Un telefonino ha talmente tante funzioni che non ce la fai a stargli dietro. Si evolvono anche loro, i modelli si susseguono e diventano obsoleti in poco tempo. L’obsolescenza della tecnologia è dietro l’angolo e se non lo scopri da solo te lo dice persino tua madre.
«T’ho chiamato. Perché non mi hai richiamato?»
«Non l’ho visto…»
«Come non l’hai visto? Dovevi digitare su impostazioni, poi su chiamate senza risposta, riconoscevi il numero già memorizzato in rubrica e mi richiamavi! Ma tu che telefono c’hai?»
«Il mio…»
«Sì, ho capito, ma è un Android 5.0 Lollipop? Ce l’ha lo schermo AMOLED full HD? È TouchWiz versione 2016?»
«Ah ma’, stamo nel 2015!»
«… E il sensore delle impronte digitali? La fotocamera ce l’ha sedici megapixel? Non mi dire che non c’hai almeno tre gigabyte di RAM. Te lo sei fatto mettere il Gorilla Glass?»
«Ah ma’, ma tu non c’avevi bisogno dell’accompagno fino a una settimana fa?»
«Guarda, cambialo il telefonino che con questo ci fai una figuraccia. Io te lo dico, se muoio, l’appartamento lo lascio a tu’ cugino che s’è fatto il Galaxy S6!»
Allora tu per paura di rimanere indietro rispetto a questo mondo tecnologico in continua evoluzione, decidi di andare al negozio di telefonia. Al mattino alle sette c’è già la fila. Tutti gli altri negozi nella stessa strada fanno la fame, lì c’è la fila. Fino a qualche anno fa, c’era un pane e pasta e non c’entrava nessuno. Hanno portato via il bancone con i proprietari sopra, morti di fame, e ci hanno aperto il negozio di telefoni. Che, con tutta quella fila, ti chiedi: “Qui o hanno sfornato la pizza calda… o regalano i telefonini”. Regalano? Ma quando mai! Nei negozi di telefonia non si fanno saldi, non s’è mai sentito: svendo tutto e vado via… Fallimento! Come con i tappeti. No! Loro vendono telefonini a prezzo pieno, tanto lo sanno che ce li compriamo a qualsiasi prezzo. Ottocento euro… Milleduecento euro… Lo stipendio di una famiglia! Cifre che sono un insulto alla povertà! «Eh, però caro signore, qui dentro ci sono 68 giga di memoria…» E lo sai dove te li devi mettere i 68 giga? Ti aiuto io, uno per volta. Nonostante questo tu vai al negozio di telefonia. Parcheggi in tripla fila – perché i posti sono tutti occupati – entri e trovi la commessa: «Dicaaaa».
«Senti bella… io manco ce volevo veni’ stamattina qui. È stata mi’ madre. Se tu mi devi accogliere con questa voglia di eutanasia, io ti consiglio: fallo pure, ma poi non lamentarti delle conseguenze. Qui facci venire qualcuno che c’ha voglia de lavora’.»
Ma lei non coglie e ripete: «Dicaaaa».
«Senta, siccome ho parcheggiato in terza fila…»
«Non si preoccupi, qui non vengono i vigili.»
«Guardi, non è per i vigili… Io ho paura degli ausiliari del traffico. Non vorrei che, siccome prendono la stecca sulle multe, poi si travestano da platano e il ramo violento della legge mi mettesse una foglia sul parabrezza con sotto una multa.»
«Non si preoccupi, abbiamo fatto un accordo, qui le multe non le fanno. Cosa voleva?»
«Ero venuto per comprare un telefonino.»
«Ha già visto qualcosa in vetrina?»
«...