Terza parte
Febbraio-Aprile 1952
Falle un regalo speciale per San Valentino
DA NIA’S LINGERIE
Trovi le marche migliori
Eleganza è il nostro motto.
Broad Street
Elizabeth
19
Christina
Christina era al negozio per dare una mano alla madre e alla sorella per i preparativi in vista della festa di San Valentino. Stavano organizzando una serata speciale per soli uomini per dar loro la possibilità di scegliere i regali per le mogli e le fidanzate. Nia non faceva i salti di gioia al pensiero, ma Athena l’aveva convinta a fare un tentativo. «Smettila di preoccuparti, Mama. Se ci restituiscono la merce otterranno un buono da spendere al negozio, perciò non ci perdiamo niente. Ma non ce la restituiranno, perché una moglie non offenderebbe mai il proprio marito che si è dato così tanto da fare per accontentarla. Credimi: indosseranno quello che regalano loro, anche se è un capo con cui normalmente non si farebbero vedere neanche morte.»
«Sempre se prima non muoiono per l’imbarazzo» replicò Nia. «A quel punto sì che si farebbero vedere morte.»
«È una battuta, Mama?» le chiese Athena.
«Ma certo che è una battuta» intervenne Christina. «Dico bene, Mama?»
Nia si limitò a guardare le figlie scuotendo la testa.
Athena contava sulla voglia degli uomini di vedere le loro mogli con addosso un bel négligé nero. Soprattutto sui più giovani, ma anche su quelli che venivano dall’altra parte dell’oceano, che avevano mogli che il nero lo usavano tutti i giorni, ma mai per andare a letto.
«Nero!» esclamò Nia, fingendo di svenire, mentre Athena scartava le camicie da notte di pizzo. «Chi mai dormirebbe con addosso una camicia da notte nera?» E attribuì alla gravidanza la mancanza di senno di Athena.
Il giorno in cui Athena chiamò una vetrinista perché preparasse il negozio per San Valentino, la signora Osner ci entrò per la prima volta.
Athena le andò incontro.
«Ho bisogno di qualcosa che mi risollevi l’umore» disse la signora Osner.
«Che ne dice del rosso?» propose Athena.
«Il rosso non lo porto quasi mai. Ma forse ha ragione, forse sono dell’umore giusto.» Scelse una camicia da notte di pizzo rossa e un peignoir in pendant da metterci sopra. «Porto una S» disse ad Athena. «Di questi avete la S?»
«Credo di sì» rispose la ragazza. Poi, con la sua voce migliore, gridò: «Christina… puoi cercarmi una S di questi?».
Christina sbucò dalla tenda che separava i camerini e il magazzino dal negozio. «Oh, santo cielo, Christina» esclamò la signora Osner, sorpresa. «Tu che ci fai qui?»
«È il negozio di mia madre. Di mia madre e di mia sorella. Athena, lei è la signora Osner, la moglie del dottor Osner.»
«Sono davvero felice di conoscerla» disse Athena.
La donna Osner sorrise. «E io sono davvero felice che abbiate questa biancheria elegante. Mi risparmiate un viaggio a East Orange.»
«Vuole che le mettiamo da parte qualcosa nel caso in cui il dottor Osner dovesse venire a fare acquisti per San Valentino?» chiese Athena. «Faremo un’apertura speciale per soli uomini.»
«Dubito che il dottor Osner verrà a fare acquisti per San Valentino.»
«Potrei dargli io un piccolo suggerimento» disse Christina.
«Sì, fai così.» La signora Osner diede un’occhiata alle camicie da notte e ne prese una bianca di seta, tagliata di sbieco. E visto che c’era scelse sei paia di mutande, due reggiseni, due sottogonne corte e due lunghe e sei paia di calze. Quando ebbe finito aveva speso una fortuna, più di cento dollari.
«Quando dovrebbe partorire?» chiese ad Athena mentre le incartava tutto con la velina.
«A metà maggio.»
«Che bello! Nascerà in primavera. Mia figlia Natalie è nata in primavera. È il primo?»
«No, ho già un maschietto. Ha due anni. Stamattina è a casa con mia nonna.»
«Bene, Athena, ci rivedremo presto. Anzi, magari potrei prendere qualcosa anche per mia figlia. Ha quasi quindici anni. Qualcosa con i cuori per San Valentino.»
Athena le mostrò un pigiama. Bianco con dei cuoricini rossi.
«Perfetto» disse la signora Osner. «Può farmi un pacchetto regalo?»
«Certo» rispose Athena, cercando di non dare a vedere quanto fosse felice di avere una nuova cliente che spendeva tutti quei soldi in una volta sola.
«Dovrò fare un salto anche da Bob & Betty» disse la signora Osner «e prendere qualcosa per Fern. È troppo piccola per il vostro negozio. Magari un paio di pantofole con i pompon.»
Poi fece un assegno per i propri acquisti e lo firmò Corinne Mendelsohn Osner. Christina conosceva tutto dei conti in banca della signora Osner. Gli estratti conto arrivavano allo studio ogni mese perché lei era un disastro con la contabilità. Christina sapeva che la signora Osner proveniva da una famiglia molto abbiente. Poteva permettersi di comprare quello che voleva, quando voleva. Non doveva chiedere il permesso, come le altre mogli. Non doveva risparmiare sul denaro destinato alle spese per la casa ogni volta che le serviva un corsetto nuovo. Ma Christina sospettava che fosse proprio l’argomento soldi a indurre spesso il dottor O a distruggere uno dei sette nani. Ricordava bene l’ultimo conto di Fishman’s, la boutique di abiti da donna più costosa della città, e di come, dopo averlo visto, il dottor O era esploso, distruggendo non una ma due statuine. Daisy aveva insinuato che a ogni litigio degli Osner seguiva un episodio di shopping compulsivo. Perciò, considerando quanto aveva appena speso la signora Osner, Christina immaginò che avessero litigato furiosamente.
Quando Corinne uscì dal negozio, Athena disse: «Molto bene, Christina. Hai la stoffa della perfetta commerciante. Sai come presentarti, sai dare suggerimenti utili. Perché dopo il diploma non vieni a lavorare qui? Un giorno potremmo diventare socie. Non dico subito, perché sono io quella che ha esperienza, ma con il tempo potremmo espanderci nel settore degli accessori. Sciarpe, guanti, borse».
«Grazie, Athena. Terrò in considerazione la tua offerta.» Ma Christina non aveva la benché minima intenzione di lavorare con la madre e la sorella, soprattutto con la sorella.
Al dottor O non diede nessun suggerimento, a proposito del regalo di San Valentino. Invece, disse a Daisy che la signora Osner aveva fatto mettere qualcosa da parte da Nia’s Lingerie, casomai il dottor O decidesse di andare a fare compere. Daisy andò al negozio, comprò la camicia da notte di seta bianca per Corinne e il giorno dopo diede il pacchetto regalo al dottor O. «Un uccellino mi ha detto che è quello che Corinne vorrebbe per San Valentino.»
«San Valentino» ripeté il dottor O. «È già San Valentino?»
«Non ancora, ma quasi.»
«Bene, grazie, Daisy. È molto gentile da parte tua pensare a Corinne. Compila tu stessa un assegno con il prezzo del regalo e te lo firmerò.»
Elizabeth Daily Post
RE GIORGIO VI È MORTO
Gli inglesi piangono il loro leader del periodo bellico
20
Miri
Il re d’Inghilterra morì il 6 febbraio: la principessa Elisabetta sarebbe diventata regina. Aveva venticinque anni. Miri si chiese cosa provasse sapendo che sarebbe stata regina per il resto dei suoi giorni. Era triste per la morte del padre, ma emozionata al pensiero di salire al trono? Provava mai il desiderio di essere ancora una ragazza, una come tutte le altre? Perché Miri sì. Lei a volte desiderava di essere ancora una bambina. Quand’era piccola era tutto facilissimo. Adesso non sapeva mai se magari era sul punto di scoprire qualcosa di terribile, qualcosa che non voleva sapere. A volte, di mattina, le faceva male la mandibola. Si domandò se magari succedeva lo stesso anche alla principessa Elisabetta.
Non aveva intenzione di parlarne con Rusty, né con nessun altro. Non avrebbe detto a nessuno che a volte si rigirava nel letto per tutta la notte. Ogni tanto si alzava già stanca. La vita le sembrava molto, molto difficile. A volte si sentiva arrabbiata, frustrata, spesso triste. Aveva pensato che essere innamorati fosse la cura per ogni cosa, ma adesso scopriva che non sempre era così.
Lei e Suzanne avevano fatto una colletta per comprare un grande panda di peluche a Betsy Foster, ma la madre di Suzanne aveva detto loro che non potevano andare a trovarla in ospedale. Betsy era ancora in isolamento a causa delle ustioni. «Forse tra qualche settimana» aveva detto loro la signora Dietz. Miri aveva accettato di tenere il panda, avvolto nel cellofan, nella sua stanza. Il problema era che tutte le volte che lo guardava le veniva in mente cos’era successo. Aveva provato a chiuderlo nell’armadio, appoggiato sul ripiano, ma dritto non ci stava, perciò lo aveva sdraiato sulla schiena. E in un certo senso era peggio, perché messo così le ricordava Penny dentro la bara. Alla fine lo aveva disteso a faccia in giù e coperto con un lenzuolo di scorta.
E adesso – sorpresa – ecco una lettera da parte di Mike Monsky. Com’è che gli era saltato in testa di scriverle una lettera? Immaginava di dovergli essere riconoscente per averla spedita a Frekki, che poi l’aveva messa in una busta bianca e gliel’aveva fatta avere. Ma comunque… e se Rusty l’avesse intercettata? O magari Irene?
Cara Miri,
sono tornato a Los Altos e ho mostrato a Adela e ai bambini la tua foto, quella che ti ha scattato Frekki davanti alla Paper Mill Playhouse. Sono tutti molto ansiosi di conoscerti e sperano che tu possa venirci a trovare quest’estate.
Tuo,
papà (Mike Monk)
Papà? Aveva il coraggio di scrivere papà? E Adela? Non si era arrabbiata quando aveva scoperto che suo marito aveva una figlia segreta? Fo...