Racconto di uno straordinario vagabondaggio tra locande malfrequentate, mangiatori di fuoco, sbirri e forche, Le avventure di Pinocchio si è imposto in modo felice e inaspettato tra i classici della nostra letteratura. Ironico e giocoso, ma anche forte di una lingua sorvegliatissima e di un ritmo perfetto, il libro del burattino rappresenta da oltre cento anni vizi e virtù del Belpaese. In una nazione da poco unita, dove si trattava di "fare gli italiani" tra la fame e la miseria, nasce questo inusuale romanzo di formazione e di redenzione. Ai consigli di un grillo logorroico e di una fatina fin troppo affettuosa, fa da contraltare un fuoco dipinto sul muro, simbolo del potere della fantasia.

- 224 pagine
- Italian
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Le avventure di Pinocchio
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LE AVVENTURE DI
PINOCCHIO
PINOCCHIO
NOTA AL TESTO
Il volume segue il testo dell’edizione critica preparata da Ornella Castellani Polidori per la Fondazione Nazionale «Carlo Collodi» (Pescia 1983). Di questa si corregge un unico refuso al capitolo XXVI: «un branco di modelli» in «un branco di monelli». Per le motivazioni dell’integrazione al capitolo XXX «Aspetto [di] partire» si rimanda a quanto scrive la Polidori nell’Introduzione (p. LIX) e nella Nota al testo (pp. 195-96) della sua edizione.
Per il significato dei molti toscanismi presenti nel testo collodiano, si è fatto riferimento a Pietro Fanfani, Vocabolario dell’uso toscano, Barbera, Firenze 1863 e a Giuseppe Rigutini e Pietro Fanfani, Vocabolario italiano della lingua parlata, Barbera, Firenze 1875.
M.M.
I
Come andò che maestro Ciliegia, falegname, trovò un pezzo di legno, che piangeva e rideva come un bambino.1
C’era una volta...
– Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta,2 di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.
Non so come andasse, ma il fatto gli3 è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname, il quale aveva nome mastr’Antonio, se non che tutti lo chiamavano maestro4 Ciliegia, per via della punta del suo naso, che era sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura.
Appena maestro Ciliegia ebbe visto quel pezzo di legno, si rallegrò tutto; e dandosi una fregatina di mani per la contentezza, borbottò a mezza voce:
– Questo legno è capitato a tempo;5 voglio servirmene per fare una gamba di tavolino.
Detto fatto, prese subito l’ascia arrotata6 per cominciare a levargli la scorza e a digrossarlo; ma quando fu lì per7 lasciare andare la prima asciata, rimase col braccio sospeso in aria, perché sentì una vocina sottile sottile, che disse raccomandandosi:
– Non mi picchiar tanto forte!
Figuratevi8 come rimase quel buon vecchio di maestro Ciliegia!
Girò gli occhi smarriti intorno alla stanza per vedere di dove mai poteva essere uscita quella vocina, e non vide nessuno! Guardò sotto il banco,9 e nessuno; guardò dentro un armadio che stava sempre chiuso, e nessuno; guardò nel corbello10 dei trucioli e della segatura, e nessuno; aprì l’uscio di bottega per dare un’occhiata anche sulla strada, e nessuno! O dunque?...
– Ho capito; – disse allora ridendo e grattandosi la parrucca11 – si vede che quella vocina me la sono figurata io. Rimettiamoci a lavorare.
E ripresa l’ascia in mano, tirò giù un solennissimo colpo sul pezzo di legno.
– Ohi! tu m’hai fatto male! – gridò rammaricandosi la solita vocina.
Questa volta maestro Ciliegia restò di stucco, cogli occhi fuori del capo per la paura, colla bocca spalancata e colla lingua giù ciondoloni fino al mento, come un mascherone da fontana.12
Appena riebbe l’uso della parola, cominciò a dire tremando e balbettando dallo spavento:
– Ma di dove sarà uscita questa vocina che ha detto ohi?... Eppure qui non c’è anima viva. Che sia per caso questo pezzo di legno che abbia imparato a piangere e a lamentarsi come un bambino? Io non lo posso credere. Questo legno eccolo qui; è un pezzo di legno da caminetto, come tutti gli altri, e a buttarlo sul fuoco, c’è da far bollire una pentola di fagioli... O dunque? Che ci sia nascosto dentro qualcuno? Se c’è nascosto qualcuno, tanto peggio per lui. Ora l’accomodo io!
E così dicendo, agguantò con tutt’e due le mani quel povero pezzo di legno, e si pose13 a sbatacchiarlo senza carità contro le pareti della stanza.
Poi si messe14 in ascolto, per sentire se c’era qu...
Indice dei contenuti
- Cover
- Collana
- Frontespizio
- LE AVVENTURE DI PINOCCHIO
- CRONOLOGIA
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- SOMMARIO