7+7+7 Tre storie lunghe una settimana
eBook - ePub

7+7+7 Tre storie lunghe una settimana

  1. 120 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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7+7+7 Tre storie lunghe una settimana

Informazioni su questo libro

Sapete che cos'è un diario segreto? Da quando lo ha scoperto, Lucia non ne può più fare a meno. È a lui che racconta, giorno dopo giorno, tre settimane che non si cancelleranno più. Un quaderno segreto è come uno scrigno magico. Custodisce pensieri e ricordi preziosi. Al suo diario Lucia racconta tre settimane speciali a cavallo tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno. Gli descrive quanto è stato scomodo e divertente viaggiare a bordo di una motocicletta, con il suo scapestrato papà alla guida, quanto si è sentita grande a prendere il suo primo aereo da sola, e che avventura sorprendente è imparare una lingua straniera. Lui è il suo amico di carta, la segue dappertutto e non si stanca mai di lei: e tu ce l'hai un quaderno segreto?

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2013
Print ISBN
9788817049191
eBook ISBN
9788858647837

La settimana a due ruote

È stata zia Alba che un giorno ti ha portato a casa mia. Dice che sei speciale e quando una cosa è speciale, di solito, si tiene da conto.
Ti ho nascosto nel cassetto del comodino. Aspettavo di avere qualcosa di veramente importante da scriverti. E le cose importanti, si sa, non arrivano mai quando le vuoi. Bisogna aspettarle un po’.
Io ho aspettato fino alla fine della scuola e poi papà si è deciso. Ha chiesto alla mamma di portarmi in vacanza.
Un’intera settimana da soli, io e lui… e la moto. Papà ha detto: «Andiamo al mare!» Che idea fantastica!
La mamma mi lascia partire, ma si vede che è un po’ preoccupata. Zia Alba invece, quando l’ha saputo, mi ha subito telefonato, e si è ricordata del quaderno. È lei che mi ha suggerito: «Scrivi il diario di bordo, come se fossi su una nave!»
Papà non ha fatto obiezioni, anzi mi ha chiesto sotto voce: «Posso scriverci qualcosa anch’io?»
«Non so, vedremo» gli ho risposto.
I grandi rispondono sempre così. Poi però ci ho ripensato e gli ho detto di sì. Non come i grandi, che quando dicono “vedremo” intendono quasi sempre “no”. Ho cominciato a scrivere sulle tue pagine come se dovessi raccontare un film. Un film lungo una settimana. La settimana a due ruote.
Ecco cosa succede nel film.
Domenica, 31 luglio
Partenza: Monterosso.
Direzione: Costa Azzurra.
Destinazione: non precisata.
Equipaggio: Papà Claudio, Pilota
Lucia, Passeggero.
Il tempo è caldo e soleggiato, non
perdiamo neanche un minuto,
io e la mia piccola.
Siamo in vacanza!
Papà sembra più eccitato di me. Mi aggrappo alla sua camicia e salto in sella.
Incredibile, i miei piedi arrivano a toccare le pedivelle per il passeggero.
Comoda, questa moto. Sono pronta. Partiamo!
Papà mette in moto e ci lasciamo alle spalle la mamma, che ci saluta aggrappata al braccio di zia Alba. “Meno male che c’è zia Alba” penso io, ma non mi volto indietro.
Stare sulla moto di papà è come montare un cavallo da corsa. Me la sento sotto il sedere che si agita e cerco di seguirne il movimento. Mi attacco a papà e mi sento sicura. Il vento mi saluta a colpi in faccia senza troppi complimenti e io chiudo gli occhi. Sento di essere in un’altra vita: la mia avventura è appena cominciata.
Se guardo in terra vedo l’asfalto che scappa sotto di me: sembra una scia d’acqua grigia, soffice come polvere. Il rumore all’inizio mi riempie la testa, poi mi ci abituo e diventa una compagnia lontana. Non mi dà più fastidio.
I piedi sono sempre lì, appoggiati. Provo a sporgere la testa dalla spalla di papà e vedo la strada davanti a noi. Andiamo forte. Il mio casco batte contro quello di papà. Ho paura di dargli fastidio. Torno a rilassare la schiena e guardo il paesaggio. Il mare lontano ci accompagna e i tetti delle case, come piccole scacchiere, passano veloci. Deve fare un gran caldo, ma io non lo sento. Il mio giubbotto di jeans è gonfio d’aria.
Se mi vedesse Bea…
Ci fermiamo all’autogrill. Papà mi lascia comprare un pacchetto di patatine. La vacanza comincia alla grande: a casa sono vietatissime.
Poi riprendiamo la corsa e arriviamo in Francia. I paesini che vedo dall’autostrada sembrano arrampicati sulle montagne come macchie di pietra chiara. Prendiamo una strada più piccola e saliamo verso un piccolo villaggio antico. Finiamo per mangiarci un gelato in una piazza, dove alcuni anziani giocano a bocce.
Discutono col naso appeso sopra le grosse palle di metallo e le mani sui fianchi. Io non capisco niente. «Parlano in dialetto» spiega papà, che beve la sua bibita e sorride. Oggi sorride più del solito. E forse anch’io.
Al tramonto arriviamo in un paese più grande. È tutto colorato tranne le case: quelle sono di pietra grigia e basta. È bello. C’è tanta gente che cammina per strada, ma al rombo della nostra moto tutti si scansano. Mi sembra di essere una persona importante.
«Cerchiamo un albergo per stasera» dice papà da sotto il casco.
Ci fermiamo in due posti. Io aspetto fuori, sulla moto: sono la custode dei bagagli.
Comincia a farsi tardi e mi viene fame. Sono un po’ preoccupata. Forse la mamma ha ragione quando dice che papà è un tipo disorganizzato.
Rieccolo che torna: sorride ancora. «Ecco, qui è perfetto, scarichiamo». E io penso: “Alla fine il mio papà ce l’ha fatta. Ce la fa sempre, lui…”
La nostra stanza è grande e fresca, c’è un tavolino di bambù con due poltroncine e un terrazzino. Da sotto, spuntano alcuni alberi con tanti rami. Sono stanca, mi butto sul letto morbido e mi vien voglia di dormire.
«Bella giornata!» riesco solo a dire. Poi mi ricordo che tu sei sul tavolino che mi aspetti.
Ho promesso alla zia di tenere un diario di bordo e sarò di parola!
Lunedì, 1 Agosto
Sveglia ad Antibes.
Abbiamo dormito come due ghiri
e la giornata è splendida.
Colazione a bordo piscina.
Buonissimi croissants e pains
au chocolat.
Lucia è un’ottima motociclista.
Mi sveglio e sento un rumore d’acqua. Mi stropiccio gli occhi, vado sul terrazzo e guardo giù. È papà che nuota in piscina. Alza gli occhi, mi vede e mi fa segno di scendere.
Non ci posso credere, il bagno appena svegli… roba da film.
Non c’è nessuno, è come se l’intero albergo fosse tutto per noi.
Sono in acqua che sguazzo, quando vedo arrivare un ragazzo sorridente con un vassoio stracolmo di robe da mangiare.
«È la nostra colazione, Lucia» annuncia papà. «Potrai sederti a tavola solo dopo che mi avrai fatto vedere un bel tuffo di testa. E senza tapparti il naso.»
Bella pretesa. Io odio l’acqua nel naso. Ma ho talmente fame che ci provo.
Il tuffo non è proprio di testa: è un pancia-collo-testa. Uno stile nuovissimo. L’ho inventato io. Nessuno riesce a imitarmi!
«Va bene, sei stata bravissima.» Papà ride. «Ora vieni a mangiare.»
I francesi mangiano cose strane: la brioche è salata e si sbriciola tutta sulle gambe prima di arrivare alla bocca. Il pane al cioccolato sa troppo di pane e poco di cioccolato. Peccato. Papà è entusiasta e assaggia tutto. Io ripiego sul pane con burro e marmellata. Il caffè però non piace neanche a lui. Chiama il cameriere e si fa portare un espresso.
«Dove vuoi andare oggi?» mi chiede papà, ricoprendosi di briciole fin sopra i piedi.
«Non saprei… qui è tutto da scoprire, però forse mi piacerebbe cominciare dalla piscina. Quando mi ricapita di poter nuotare in una piscina così?»
«Benissimo, sei tu che comandi.»
L’acqua azzurra mi chiama e io ci salto dentro. Poi mi accorgo che ho portato con me anche tutte le briciole. Oh, oh!, speriamo che nessuno si arrabbi. Che sciocca: non c’è nessun altro, a parte noi.
Papà legge il giornale sotto l’ombrellone. Sembra il padrone del mondo. E io me ne sto a mollo, e faccio su e giù nell’acqua. Quando lui non guarda, mi tappo anche il naso. Alla fine del bagno ho imparato ad aprire gli occhi sott’acqua e a guardarmi i piedi.
Scommetto che la mia amica Bea non lo sa ancora fare!
Martedì, 2 Agosto
Passiamo la giornata sulla
spiaggia.
C’è un po’ di vento.
Incontriamo onde e aquiloni.
Porto Lucia a prendere un
aperitivo al molo: i cocktail sono
ottimi, è bello anche osservare
la gente che passeggia.
Si fanno incontri curiosi.
Oggi il bagno in piscina non si fa, ma non sono triste, perché andremo al mare. Che è anche meglio.
Parcheggiamo la moto sotto i pini, un po’ lontano.
«C’è vento e non voglio che si riempia di sabbia» spiega papà accarezzandola e buttandosi lo zaino in spalla.
Ci siamo dimenticati il pic-nic! E io ho già fame. Ma papà non sembra preoccupato.
«Non siamo nel deserto, piccola, in Francia non si muore di fame!»
Sarà, ma io continuo a pensare a quel rumorino che gratta gratta in fondo allo stomaco. Per fortuna poi il mormorio del mare mi chiama, alzo lo sguardo e lo vedo. È là, tutto gonfio, pronto a farsi ammirare. Le onde si arricciano in montagne di schiuma.
La voglia di tuffarmi è come una corda robusta che mi tira verso le onde. Ci mettiamo a correre tutti e due e… pluff! dentro a faccia in giù come nella panna montata.
Fuori dall’acqua fa freddo. Colpa del vento. Allora stiamo dentro tanto tempo e alla fine ho le dita cotte dall’acqua. La mamma non me l’avrebbe mai permesso. Ma con papà è tutto diverso. Lui aspetta sempre che le cose accadano: “quando hai freddo penseremo a uscire, quando hai fame penseremo a mangiare”. Con la mamma invece bisogna pensare a tutto in anticipo.
I bambini in acqua non sono tanti. Forse i francesi hanno paura del mare o forse sono freddolosi. Sulla spiaggia però c’è una gran confusione. Due bambini cor...

Indice dei contenuti

  1. Cover
  2. Frontespizio
  3. Copyright
  4. La settimana a due ruote
  5. A Parigi come i grandi
  6. Una collezione di parole