Manuale di cattiveria per piccoli lupi
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Manuale di cattiveria per piccoli lupi

  1. 144 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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Manuale di cattiveria per piccoli lupi

Informazioni su questo libro

Che fatica fare il lupo cattivo. Soprattutto se tutti in famiglia sono autentici lupi spietati e solo tu, piccolo lupo, sei buono ed educato. Non ti resta che andare alla scuola di furbizia di zio Zannatosta epr diventare una vera bestia feroce.

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Informazioni

Editore
BUR
Anno
2013
eBook ISBN
9788858641798
Print ISBN
9788817031059

IAN WHYBROW

MANUALE DI CATTIVERIA PER PICCOLI LUPI

Prefazione di Antonio Faeti
Illustrazioni di Tony Ross






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Titolo originale: Little Wolf’s Book of Badness
Traduzione di Roberto Piumini
Pubblicato per concessione di Harper Collins Publishers Ltd.
Per il testo: © 1995 Ian Whybrow
Per le illustrazioni: © 1995 Tony Ross
© 1996 R.C.S. Libri & Grandi Opere S.p.A., Milano
© 1998 RCS Libri S.p.A., Milano
Pima edizione digitale 2013 edizione Bur ragazzi agosto 2012
ISBN 978-88-58-64179-8

Copertina:
illustrazione Jeffrey Fisher
Progetto grafico di Mucca Design
Per conoscere il mondo BUR visita il sito www.bur.eu
Quest’opera è protetta dalla Legge sul diritto d’autore.
È vietata ogni duplicazione, anche parziale, non autorizzata.

Maniere buone e cattive

A qualcuno viene in mente il rapporto che stringe fra loro Lupetto ed Ezechiele Lupo, e certo ci sono tante ragioni per rammentare questi due celebri personaggi dei fumetti. Ai tanti che l‘hanno amato, Lupetto proponeva un raffinato esercizio dell’intelligenza: perché credere sempre alle regole consolidate, perché fidarsi dei proverbi, dei modi di dire, delle abitudini da sempre seguite? Ecco una clamorosa novità: il figlio del Lupo Cattivo può essere onesto, buono, sereno, leale, simpatico, pieno di voglia di darsi da fare soprattutto per gli altri. Non si sa mai bene quanta necessità ci sia di dire cose come queste. In fondo, in che cosa consiste il pericolo, di cui si parla tanto spesso, che proviene dalla televisione? In quelle affermazioni sempliciotte, sempre uguali a se stesse, che conduttori, presentatori, intervistatori buttano lì a caso, facendole però diventare potenti come eterne leggi, perché c’è chi crede a tutto quanto vien detto dal video. Per un presentatore televisivo, il lupo è sempre cattivo, e, se ha un figlio, è cattivo anche lui. Se dovesse intervistare Lupetto, gli rivolgerebbe questa unica domanda: «Scusi, ma come si permette di non essere cattivo come suo padre, non vorrà mica sconvolgere le idee nella testa della gente?»
I presentatori e gli intervistatori parlano sempre solo di gente, alludono alla gente, dicono di sapere come la gente pensa, desidera, si comporta, sogna, spera. Non si sa da quale autorità derivi questa strana prerogativa che li rende maghi, indovini, profeti, lettori del pensiero.
I Lupetti, i Lupetti buoni, servizievoli, gentili, simpatici, esistono da sempre. Si deve proprio pensare che, quando uno si ritrova figlio di Ezechiele Lupo abbia una gran voglia di fare il bravo, certo per distinguersi, per poter essere se stesso. E sarebbe, del resto, una cosa terribile pensare che un certo personaggio sia crudele, infingardo, sleale, solo perché è figlio del Lupo Cattivo. Questo atteggiamento è fatto della stessa pasta di cui è composto il razzismo...
Il Lupo Cattivo, si sa, non esiste in natura. I lupi, quei pochi che ce l‘hanno fatta a sopravvivere dopo uno sterminio portato avanti nei secoli, non sono buoni e non sono cattivi, sono semplicemente lupi e fanno il loro mestiere da lupi. Le fiabe si sono inventate il personaggio del Lupo Cattivo, perché le fiabe sono nate nel mondo contadino, dove i lupi erano temuti, così come ci si preoccupava di tutte le bestie affamate. Nell’antico mondo contadino c‘era tanta fame, erano spesso affamati gli uomini, erano sempre affamati gli animali. Del lupo, in realtà, si temeva l’astuzia, e spesso le fiabe lo mostrano non solo cattivo, ma anche furbo. Oggi noi ascoltiamo le fiabe, quando abbiamo la fortuna di trovare qualcuno che ce le racconta, oppure le leggiamo. Ci danno proprio piacere perché provengono da un mondo lontano, è come se fossero viaggiatori da cui apprendiamo notizie di luoghi sconosciuti. Si sa che le fiabe contengono sogni, invenzioni, anche menzogne, naturalmente, perché le bugie fanno nascere stupore, suscitano meraviglia. Le fiabe divertono anche per le esagerazioni e per le stranezze di cui sono piene: nessuno crede agli stivali delle sette leghe o alla lampada magica, però è bello poter vedere, in sogno, oggetti fatati capaci di risolvere tante brutte situazioni. Ma le fiabe non ci parlano come ci parla la Storia, che ha le date, i documenti, i nomi di personaggi vissuti davvero, entro palazzi o castelli che sono ancora in piedi e si possono visitare. Le menzogne delle fiabe divertono e stuzzicano, ma i poveri lupi che si vedono nei migliori documentari televisivi vanno difesi perché sarebbe ben triste un mondo da cui essi fossero definitivamente scomparsi.
Sarebbe certo un mondo più povero. E così guardiamo molto attentamente i bellissimi disegni che un grande illustratore inglese, Tony Ross, ha fatto per questo libro. Qui ci sono lupi molto diversi da quelli a cui pensiamo di soli...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio