
- 272 pagine
- Italian
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eBook - ePub
Informazioni su questo libro
Per favore, non disturbiamo Giovannino Guareschi. Lasciamolo lavorare in pace se, quasi quarant'anni dopo la sua scomparsa, riesce ancora a darci racconti come questi. Tutta roba tagliata in stoffa buona, uscita tra il 1941 e il 1967 su giornali diversi e mai raccolta prima in volume. Ritroviamo il Guareschi di sempre: uno scrittore che non si è mai finito di scoprire. L'atmosfera delicata in cui si muovono è quella del manifestarsi del mistero, di cui Guareschi si fa cronista. Narratore reverente e meravigliato che scrive di luoghi dove spazio, tempo ed eternità si danno convegno. Dove la gravità del mondo incontra la levità della Grazia. Alessandro Gnocchi
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Informazioni
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9788817009577eBook ISBN
9788858631645IL DANNATO
«Dannato» è un vocabolo raccattato nella spazzatura della galera ed è, a mio giudizio, il più espressivo del sudicio gergo della «mala». Parlo della vecchia malavita tradizionale, beninteso, perché i giovani criminali – cresciuti alla scuola americana – usano un gergo che cinema e letteratura gialla hanno immesso nel parlar comune. Il «dannato» è il derubato, la vittima del furto o della truffa, e la parola non deriva da «danneggiato» ma dal dannato classico che si dibatte disperatamente e furiosamente tra le fiamme infernali. La rabbia impotente dell’infelice che si accorge di essere stato derubato, il suo scomposto dimenarsi, il suo strepitare, il suo arrovellarsi hanno suggerito l’accostamento. Più che da senso d’umorismo, esso accostamento è stato ispirato da cattiveria e anche da odio. Gli istanti in cui il furfante esegue il colpo sono duri e il «padrone» diventa per lui il nemico invisibile che può sbucare fuori improvvisamente da Dio sa dove. Per questo, il furfante odia il «dannato» e gode del suo rovello. Recentissimi fatti di cronaca mi hanno indotto a raccontare questa storia il cui spunto ho trovato fra le mie note di galeotto.
dp n="120" folio="92" ? Il Mancino aveva con sé una borsa di pelle e, appena si fu seduto, ne trasse un catalogo che porse allo Spacca.
«Può scegliere fra quindici modelli» disse sentendo il cameriere avvicinarsi. «Io le consiglio il tipo medio... Per me un bitter.»
«Bitter anche per me» borbottò lo Spacca prendendo a sfogliare con vivo interesse il catalogo.
Erano le dieci, ora morta per i caffè di periferia: il cameriere aveva poco da fare e tornò subito coi bitter.
«Lei non deve confondere coi soliti molini a martelli» spiegò allo Spacca il Mancino. «Questo funziona a mola e macina sul serio. Se va nel Lodigiano, trova il nostro molino in tutte le principali aziende agricole.»
Il cameriere se ne andò soddisfatto.
«Sei libero?» domandò cambiando registro il Mancino.
«Dipende» rispose lo Spacca.
«Lavoro pulito. Una dritta sicura.»
«Che genere?»
«Scruscio.»
Lo Spacca scosse il capo:
«Non mi interessa. Oggi è troppo difficile collocar roba».
«Niente merce: grano. Una carbona isolata.»
«Chi ci sarebbe in torta?»
«Io, tu e il Rosso.»
«Come non detto» affermò lo Spacca. «Il Rosso è un balordo, non mi fido.»
«Ce l’hai su ancora con lui per via di quella ragazza?»
«Le ragazze non c’entrano. Se Mariolino si è preso tre berrette, la colpa è del Rosso. Il Rosso soffia. So quello che dico.»
dp n="121" folio="93" ? «Peccato» si rammaricò il Mancino. «Era un lavoro d’oro.»
«Arrangiatevi voi due soli.»
«Non si può. Il Rosso è uno scarparo e può fare solo da palo. C’è bisogno di uno che abbia gli strumenti e li sappia adoperare.»
«Trovati un altro.»
«Troppo tardi. Il lavoro verrà maturo stasera o domani sera.»
«Il Rosso lo sa?»
«No, gli ho parlato dell’affare ma senza dirgli quando lo si farà.»
«E allora molla il Rosso. Io assieme a lui non ci lavoro.»
Il Mancino tentennava:
«Il Rosso è vendicativo» borbottò. «Non vorrei che mi mandasse a pallino tutto.»
«Tienlo su, lascia le cose come stanno con lui. Poi, quando abbiamo fatto il colpo, che si arrangi.»
«Va bene, ma non è un lavoro per due soli.»
«Il terzo te lo procuro io. Adesso fa il turno di giorno e ha la notte libera.»
«Chi è?»
«Lo conosci: Fred.»
Il Mancino storse il naso.
«Preferirei un altro» disse.
«E perché? Fred è un ragazzo sicuro e di fegato.»
«Fegato!» esclamò il Mancino stringendosi nelle spalle. «Qui non si tratta di fare una dura ma uno scruscio. Qui, più che il fegato, serve il cervello.»
Lo Spacca si mise a ridere:
«Da quanto tempo lavoravi quando ti hanno beccato la prima volta?» domandò.
«Da quattordici mesi» rispose il Mancino.
«Io da otto. Fred lavora già da tre anni ed è ancora pulito come un angioletto. Questo significa che di cervello ne ha più di te e di me. E se uno ha cervello, il fegato non guasta.»
«Guasta» insisté acre il Mancino. «Guasta perché, invece di essere il fegato a servire il cervello, è il cervello che si mette a servizio del fegato. Per uno che ha del cervello, la paura fa più comodo che il coraggio.»
«Balle!» borbottò lo Spacca. «Tu non puoi giudicare perché non hai mai visto quel ragazzo lavorare.»
«Conosco il genere. Fred viene da un’altra scuola. È un bullo all’americana, un duro.»
«È un dritto.»
«Un duro non sarà mai un dritto. Il duro, quando se la vede brutta, spara. Il dritto non si mette mai in condizione di dover sparare. Non mi va di lavorare con della gente che spera d’esser costretta a tirar fuori il ribattino.»
Lo Spacca sospirò.
«Non capisco cosa tu vada cercando» disse. «Se ti serve uno che ti prepari la pappa e ti copra le spalle, non ci può essere nessuno più adatto di Fred. Un bel ragazzo dalla faccia sorridente, incensurato e conosciuto solo come un bravo operaio specializzato: anche se mostra la faccia non dà sospetto a nessuno. Se ti serve una scusa perché hai paura del Rosso e non ti senti di lasciarlo fuori, allora è un’altra cosa.»
«D’accordo per Fred» replicò il Mancino. «E adesso beviamoci due altri bitter, parliamo un po’ di molini e poi studiamo i particolari del lavoro.»

Fred non fece storie e tagliò corto:
«Spacca, se tu mi dici che è un bel lavoro, basta così: ci sto. Spiegami la mia parte».
dp n="123" folio="95" ? «L’affare dovrebbe venir maturo domani sera. Chi ha dato la dritta lavora in una bottega nei paraggi e sa per sicuro come stanno le cose. Già da un bel pezzo, l’ultimo sabato di ogni mese, i padroni di casa vanno a trovare la figlia che è a Nervi, da sua zia, e tornano la domenica sera. Si tratta di una villetta isolata, senza tabù e, una volta spiantato il cancello, con un colpo di slarga si è subito nella tombosa.»
Fred sghignazzò:
«Cos’è? Il quiz da un milione e duecentoquarantamila lire? Che roba sarebbe il tabù?».
«Sono tre anni che sgobbi e ancora non hai imparato che "tabù" è il cane?»
«No, Spacca. Ho imparato che il miglior modo per dar sospetto alla gente è quello di mettersi a parlare in gergo. A ogni modo, continua.»
«La villetta è al numero sedici di Via San Gregorio. Domani ti farò avere la conferma e l’ora. Tu parti per conto tuo, spianti il cancello e fai il palo, così io e il Mancino, appena arrivati, entriamo e ci mettiamo al lavoro tranquilli.»
«Tutto qui?»
«Sì, ma non è facile come sembra.»
«Figurati quello che ci vuole per aprire la serratura e il cancello. Ho tutta la serie della Yale e so come va usato il gariboldo.»
«Il pericolo è la berna. Sono abbonati.»
«Semplice. La berna arriva, controlla il cancello poi, quando ha finito, arrivo io in bicicletta con tanto di giaccone e berretto da berna e vado a perlustrare i paraggi. Di sera tutte le berne sono bigie. Così posso anche avere la pistola a portata di mano.»
«Fred!» esclamò lo Spacca. «Quella la lasci a casa!»
dp n="124" folio="96" ? «E come si fa?» rispose ridendo Fred. «Una berna senza cinturone e pistola?»

Tutto funzionò come doveva funzionare. Via San Gregorio, all’estrema periferia, era un budello pieno di nebbia e il Mancino e lo Spacca, lasciata la «giardinetta» in un angolo buio, raggiunsero la villetta a piedi.
Trovarono il cancello accostato, entrarono nel giardinetto, individuarono la finestra della cantina a fior di terra. Era protetta da due grosse sbarre di ferro orizzontali e lo Spacca, cavato dalla borsa il cric, si mise tranquillamente all’opera.
Intanto il Mancino teneva d’occhio il cancello. Il Mancino era un tipo calmo ma, poco dopo, sentì le gambe piegarglisi: qualcuno s’era fermato davanti al cancello. Se n’era accorto anche lo Spacca e interruppe il suo lavoro buttandosi bocconi sul marciapiede.
Trovato il cancello appena accostato, l’uomo entrò portandosi dietro la bicicletta.
«Bisogna essere ben stupidi a dimenticarsi di chiudere il cancello» borbottò. «Se non ci fossimo noi povere guardie notturne, a pensare a tutto!»
«Fred!» ansimò lo Spacca. «Cosa succede?»
«Niente» spiegò Fred richiudendo il cancello a doppia mandata. «Fuori c’è umidità e io soffro di artriti.»
«Tu sei matto!» sussurrò il Mancino. «Il tuo posto è fuori!»
«Siete matti voi a lasciare il cancello aperto» rispose Fred. «E il mio posto è qui.»
Non era il caso di mettersi a discutere. Oramai le sbarre erano piegate e il Mancino si apprestò a infilarsi in cantina attraverso il finestrino, ma Fred lo scostò:
«Entro io» spiegò. «Se in casa c’è qualcuno, dirò che ho trovato aperto il cancello e piegate le sbarre e, come mio dovere, sono venuto a ispezionare. Mi passerò tutta la casa prima di aprirvi la porta. Bisogna procedere a colpo sicuro.»
Dieci minuti dopo la banda al completo era dentro la villetta. Lo Spacca aveva preparato gli strumenti ma non ci fu bisogno né di cacciavite né di scalpello né di trapano: non un mobile era chiuso a chiave.
«È un dritto» stabilì il Mancino. «Sa che ai gratta interessano i cassetti chiusi a chiave, ma noi siamo più dritti di lui e guarderemo dappertutto.»
Cavarono i cassetti rovesciando il contenuto per terra e, inginocchiatisi, fecero passare, pezzo per pezzo, i capi di biancheria e gli indumenti.
Non trovarono niente d’interessante.
Si diedero a cercare qualche cassettina murata dietro ai quadri e ai mobili, poi ispezionarono le cornici dei quadri e i mobili stessi: niente di niente.
Fred era furibondo: sfondava i quadri, frantumava gli specchi, spaccava con lo scalpello i mobili, sventrava i materassi e i cuscini, lacerava le lenzuola, gli indumenti, i tappeti, schiacciava sotto i piedi i soprammobili.
Il Mancino intervenne:
«Fred» disse «è stupido fare del vandalismo inutile. Se ti pescano, ti fanno pagare anche quello e costa. Costa quanto portare sul lavoro una pistola. E poi non conviene mai irritare il dannato. Quando il dannato si vede, oltreché derubato, sfottuto, ti odierà a morte e farà di tutto per aggravare la tua posizione».
dp n="126" folio="98" ? «Il dannato!» rispose a denti stretti Fred. «Se mi scoprisse, il dannato mi sparerebbe addosso senza pensarci un minuto. E allora che crepi, il dannato!»
La villetta era piccola e i tre la studiarono centimetro per centimetro dalla cantina alla soffitta, esplorando le canne fumarie, la caldaia del termosifone e saggiando le piastrelle dei pavimenti per cercare di trovarne una smossa.
Lo Spacca era testardo ma, alla fine, dovette arrendersi:
«O la dritta è sbagliata...».
«La dritta è sicura» l’interruppe il Mancino. «Qui c’è il grano.»
«E, allora, è un dritto lui» concluse lo Spacca.
Si trovarono nello studiolo del padrone di casa: oramai avevano buttato all’aria tutte le scartoffie e sfogliati tutti i libri e non sapevano più dove cercare.
Alla finestra c’era una tenda d...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- GIOVANNINO STA LAVORANDO SI PREGA DI NON DISTURBARE
- COME FINÌ ARA BELL’ARA?
- TRISTE FINE DI GASTON
- IL MIO VECCHIO PROFESSORE
- APPUNTI PER UN RACCONTO DI NATALE
- IL SISTEMA
- SCIOPERO DEI PROFESSORI
- IL CITTADINO DEMEI
- BULL
- IL LAVORO NOBILITA
- IN UN’ORA O POCO PIÙ
- IL DANNATO
- UNA CASA CHE NON FU VENDUTA
- LA PECCATRICE
- L’AMERICANO
- CAPIRSI È BENE, NON CAPIRSI È MEGLIO
- VITA COL PADRE
- APPUNTAMENTO
- L’EMBRIONE