Medicus
eBook - ePub

Medicus

  1. 680 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Medicus

Informazioni su questo libro

Londra 1021. Rob Cole ha solo nove anni quando si accorge di "sentire" l'istante in cui la vita abbandona il corpo. È la scoperta di una vocazione irresistibile: diventare medico. Un obiettivo che lo porterà all'università di Ispahan dove in breve diverrà allievo prediletto e assistente di Avicenna, il principe dei medici. Inizia così la storia del leggendario capostipite della famiglia Cole, che si spinge fino in Persia per apprendere i segreti dell'arte della medicina e di quel dono misterioso che gli è toccanto in sorte. Un viaggio affascinante attraverso il Medioevo euroasiatico, per scoprire le pratiche mediche di ieri e di oggi e l'etica profonda e antichissima che guida i dottori di tutte le epoche. Il primo capitolo dell'ormai celebre trilogia dello Sciamano.

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Informazioni

Editore
BUR
Anno
2013
Print ISBN
9788817113915

PARTE TERZA

Ispahan

34

L’ultima tappa

Nonostante il mutamento del proprio aspetto, continuava a sentirsi Rob J. Cole mentre si recava al caravanserraglio a mezzogiorno. Era in formazione una grossa carovana diretta a Gerusalemme e il largo spiazzo si presentava come un vorticoso brulicare di mercanti di bestiame che trascinavano cammelli e asini carichi, uomini che cercavano di allineare i carri, altri a cavallo che roteavano pericolosamente vicini, mentre gli animali protestavano rumorosamente e gli esseri umani gridavano maledicendo le bestie e insultandosi a vicenda. Un reparto di cavalieri normanni si era assicurata l’unica zona ombreggiata, sul lato nord dei magazzini; gli uomini, ubriachi, oziavano sdraiati per terra lanciando insulti ai passanti. Rob J. non era certo che si trattasse degli assassini di Mistress Buffington, ma dal momento che la cosa era probabile, ne provò ripugnanza.
Si sedette su di una pila di tappeti da preghiera e da lì osservò il capo del caravanserraglio. Il kervanbashi era un ebreo turco tarchiato, con la testa avvolta in un turbante nero che lasciava intravedere i capelli ormai brizzolati, ma con tracce del rosso originario. Simon gli aveva detto che quest’uomo, di nome Zevi, si sarebbe rivelato impareggiabile nell’assicurargli un viaggio sicuro. Di certo, in sua presenza tutti manifestavano timore e rispetto.
A Rob sembrò che Zevi fosse onnipresente, ora a sedare risse tra mercanti e corrieri, ora a consulto con il capo carovana sulla rotta da seguire, ora a controllare le contromarche del carico.
Mentre Rob osservava, seduto, un persiano gli si avvicinò furtivamente: era un uomo minuto e macilento, con le guance incavate. Sulla barba gli erano rimasti appiccicati rimasugli della zuppa di avena e miglio che aveva mangiato al mattino. Aveva indosso uno sporco turbante arancione, troppo stretto per la sua testa.
«Dove siete diretto, ebreo?»
«Spero di muovermi presto per Ispahan.»
«Ah, andate in Persia! Vi serve una guida, effendi! Visto che sono nato a Qum, vicinissima a Ispahan, conosco persino le pietre e i cespugli di quella strada.»
Rob ebbe un attimo di esitazione.
«Chiunque altro vi condurrebbe lungo la strada costiera, che è più lunga e accidentata. Poi vi farebbe attraversare le montagne in territorio persiano, per timore di seguire la strada più corta che taglia il Grande Deserto Salato. Ma io potrei scortarvi attraverso il deserto direttamente al mare, proteggendovi dai ladri.»
Rob fu fortemente tentato di accettare e partire all’istante, ricordandosi quanto gli era stato utile Charbonneau. Ma avvertì un che di furtivo in quell’uomo che lo spinse a scuotere il capo.
Il persiano alzò le spalle. «Se cambiate idea, signore, sappiate che sono una guida molto economica, fareste un affare.»
Un istante dopo uno dei pellegrini francesi di alto lignaggio si avvicinò a Rob, ancora seduto sulla pila di tappeti, barcollò e gli rovinò addosso.
«Lurido verme di un ebreo» inveì e lo colpì.
Rob si trattenne mentre la rabbia gli accendeva il volto. Notò che il normanno stava già per impugnare la spada.
Fulmineo Zevi fu tra loro. «Mille scuse, mio signore, diecimila scuse! Mi occuperò io di costui» disse mentre allontanava l’esterrefatto Rob facendogli scudo con il proprio corpo.
Non appena furono a distanza di sicurezza, Zevi investì Rob con una raffica di parole. Rob scosse la testa.
«Non capisco bene l’ebraico e, comunque, potevo fare a meno del vostro aiuto» spiegò Rob sforzandosi di esprimersi in parsi.
«Ah, ma davvero? Hai rischiato di essere ucciso, somaro!»
«Fatti miei.»
«Ti sbagli! In mezzo a questo miscuglio di musulmani e cristiani ubriachi, l’omicidio di un ebreo sarebbe stato come offrire a tutti un capro espiatorio. Molti altri dei nostri sarebbero rimasti uccisi, e a quel punto sarebbero stati soprattutto affari miei.» Zevi lo fissava furioso. «Ma che razza di yahud sei che parli persiano come un cammello, non conosci la tua lingua e cerchi rogne? Come ti chiami e da dove vieni?»
«Sono Jesse, figlio di Benjamin, ebreo di Leeds.»
«Dove diavolo si trova Leeds?»
«In Inghilterra.»
«Ah, un Inghiliz!» esclamò Zevi «non mi era ancora capitato di incontrare un ebreo Inghiliz.»
«Siamo pochi e divisi. Non esiste una comunità. Nessun rabbenu,shohet,mashgiah. Nessun luogo di studio né sinagoga, per cui ci capita solo raramente di sentir parlare l’ebraico. Ecco perché ne so così poco.»
«Brutto affare allevare i propri figli in una terra dove la loro religione non è condivisa e neppure si parla la loro lingua madre.» Zevi sospirò. «È così difficile essere ebreo.»
Quando Rob gli chiese se fosse a conoscenza di una carovana numerosa e sicura diretta a Ispahan, scosse il capo.
«Sono stato contattato da una guida» gli spiegò Rob.
«Un persiano lercio con uno stretto turbante e la barba impiastricciata?» soffiò Zevi. «Quello ti consegnerebbe direttamente a un branco di assassini. Verresti lasciato nel deserto con la gola tagliata dopo esser stato derubato di tutti i tuoi averi. No» aggiunse «saresti più sicuro in una carovana fra la tua stessa gente.» Pensò a lungo. «Reb Lonzano» disse alla fine.
«Reb Lonzano?»
Zevi annuì. «Sì, Reb Lonzano potrebbe fare al caso tuo.» Nel frattempo, poco distante scoppiò un alterco fra mercanti di bestiame e Zevi fu chiamato. Storse la bocca. «Brutti figli di cammelli, sciacalli malati! Ora non ho tempo per te, ebreo, torna dopo che questa carovana sarà partita. Nel tardo pomeriggio mi troverai nel mio ufficio, nella baracca dietro all’ostello principale. Vedremo il da farsi.»


Quando Rob ritornò, dopo alcune ore, trovò Zevi nella baracca che fungeva da rifugio nel caravanserraglio. Con lui c’erano tre ebrei. «Questo è Lonzano ben Ezra» disse rivolgendosi a Rob.
Reb Lonzano era un uomo di mezza età, il più anziano dei tre e senza dubbio il capo. Aveva capelli e barba scuri, senza ombra di brizzolatura, ma questi caratteri giovanili erano annullati dal volto segnato e dallo sguardo cupo.
Sia Loeb ben Kohen sia Aryeh Askari dovevano avere presumibilmente dieci anni meno di Lonzano. Loeb era alto ed esile; Aryeh più robusto e di spalle larghe.
Entrambi avevano il volto scuro, segnato dal sole, tipico dei mercanti nomadi; non intervennero attendendo la decisione di Lonzano riguardo Rob.
«Questi signori sono commercianti diretti alle loro terre in Masqat, al di là del Golfo Persico» intervenne Zevi e, rivolto a Lonzano disse con tono secco: «Questo poveretto è stato allevato come un goy, in una lontana terra cristiana, ignaro di tutto, e sta a noi dimostrargli che gli ebrei sanno essere benevoli nei confronti dei propri fratelli».
«Che cosa andate a fare a Ispahan, Jesse ben Benjamin?» chiese Reb Lonzano.
«A studiare. Voglio diventare medico.»
Lonzano annuì. «La madrassa a Ispahan. Il cugino di Reb Aryeh, Reb Mirdin Askari, vi studia medicina.»
Rob era avido di notizie e stava per porre una serie di domande, ma si accorse che Reb Lonzano non avrebbe gradito interruzioni. «Siete in grado di contribuire equamente alle spese del viaggio?»
«Sì.»
«Disposto a dividere le fatiche e le responsabilità del viaggio?»
«Certamente. In che cosa commerciate, Reb Lonzano?»
Lonzano si accigliò. Di certo preferiva essere lui a porre delle domande, non viceversa. «Perle» rispose riluttante.
«Di quanti elementi è composta la carovana con la quale viaggiate?»
Lonzano accennò un lieve sorriso, increspando appena gli angoli della bocca. «Noi siamo la carovana.»
Rob ne fu sorpreso. Si rivolse a Zevi: «Come è possibile che tre uomini possano garantirmi protezione da ladri e altre insidie?».
«Ascoltami bene» rispose Zevi «costoro sono ebrei nomadi. Sanno quando rischiare e quando no; quando fermarsi; dove ottenere protezione e aiuto lungo tutto il cammino.» Poi, rivolto a Lonzano: «Che ne pensi, amico? Lo prenderai con te, oppure no?».
Reb Lonzano guardò i compagni. Questi non parlarono e non mutarono espressione, eppure qualcosa dovettero avergli comunicato, dal momento che Lonzano si girò verso Rob e annuì con un cenno del capo.
«D’accordo, siate il benvenuto tra noi. Si parte domani all’alba, dal molo del Bosforo.»
«Mi farò trovare lì con il mio cavallo e il mio carro.»
Aryeh sbuffò e Loeb rispose con un sospiro. «Nessun cavallo e nessun carro» intervenne Lonzano «attraverseremo il Mar Nero a bordo di piccole imbarcazioni, in modo da evitare la via di terra, più lunga e insidiosa.»
Zevi appoggiò la sua grossa mano sul ginocchio di Rob. «Il fatto che accettino di portarti con loro rappresenta una grossa opportunità per te. Vendi carro e cavallo.»
Rob si convinse e annuì.
«Mazel!» esclamò Zevi manifestando una certa soddisfazione e versò del vino rosso turco per siglare il loro accordo.


Dal caravanserraglio Rob si diresse alle stalle e Ghiz, appena lo vide, trasalì. «Siete voi yahud?»
«Sì, sono io.»
Ghiz si inchinò timoroso, come se pensasse che in realtà quell’alchimista fosse un djinn, capace di mutare aspetto a piacimento.
«Ho cambiato idea, ti vendo il carro.»
Il persiano gli fece un’offerta inadeguata, una misera parte del valore reale.
«No, dovrai corrispondermi un prezzo equo.»
«Potete tenervi il vostro rottame, ma se volete vendere il cavallo...»
«Quello te lo regalo.»
Ghiz strizzò gli occhi, subdorando un imbroglio.
«Voglio che mi paghi il giusto prezzo per il carro, ma il cavallo è un regalo.»
Andò da Horse e le strofinò il naso per l’ultima volta, grato per la fedele devozione con la quale l’animale lo aveva servito. «Ficcati bene in mente che questa bestia lavora di buon grado purché venga nutrita bene e regolarmente e sia tenuta pulita in modo da evitare le piaghe. Se al mio ritorno la troverò in buone condizioni, ti ricompenserò; ma se scoprirò che è stata maltrattata...»
Incrociò lo sguardo di Ghiz; lo stalliere impallidì e volse altrove gli occhi. «La tratterò bene, ebreo, la tratterò molto bene.»


Il carro era stato per tanti anni la sua unica dimora; venderlo significava congedarsi da ciò che rimaneva di Barber.
Fu costretto a lasciare quasi tutto ciò che in esso era stipato: un vero affare per Ghiz. Prelevò gli strumenti chirurgici e un assortimento di erbe medicinali. La scatoletta di pino in cui Barber conservava le cavallette. Le sue armi. E poco altro.
Pensò di avere preso solo lo stretto necessario, ma il mattino successivo, mentre trasportava il grosso sacco di indumenti attraverso le strade ancora buie, gli venne qualche dubbio in proposito.
Raggiunse la banchina del Bosforo alle prime luci dell’alba; lì incontrò Reb Lonzano che lanciò subito un’occhiataccia al fardello che gli curvava la schiena.
Attraversarono lo stretto del Bosforo a bordo di un teimil, un’imbarcazione lunga e bassa: poco più di un tronco d’albero cavo appositamente lubrificato e dotato di due remi ai quali stava un ragazzo assonnato.
Dopo lungo navigare al traverso, sbarcarono a Uskudar, cittadina di capanne addossate le une accanto alle altre lungo la riva, di fronte ai pontili dove erano ormeggiate numerose imbarcazioni di ogni tipo e dimensione. Rob apprese con orrore di dover affrontare un’ora di cammino per raggiungere una piccola baia dove era ormeggiata la barca con la quale avrebbero attraversato il Bosforo e costeggiato le rive del Mar Nero. Si gettò sulle spalle il pesante fagotto e si incamminò dietro gli altri tre.
Di lì a poco si trovò a camminare fianco a fianco con Reb Lonzano.
«Zevi mi ha raccontato quanto vi è accaduto al caravanserraglio con il normanno. Dovete imparare a dominare le vostre reazioni, altrimenti finirete con il metterci tutti nei guai.»
«D’accordo, Reb Lonzano.»
Alla fine si lasciò sfuggire un sospiro mentre spostava il peso da una spalla all’altra.
«Qualcosa non va, Inghiliz
Rob scosse la testa. Mentre reggeva il sacco sulla spalla indolenzita e il sudore salato gli colava negli occhi, gli venne in mente Zevi e gli sfuggì una smorfia. «È difficile essere ebrei».


Finalmente giunsero in una piccola baia deserta dove Rob vide dondolare sulle onde una grossa e tozza nave da carico a un solo albero e tre vele, di cui una più grande e le altre due più piccole.
«Di che imbarcazione si tratta?» chiese a Reb Aryeh.
«Di un keseboy. È una buona barca.»
«Avanti!» Li sollecitò il capitano, un tale Ilias, un greco brutto e biondo, dal volto abbronzato in mezzo al quale luccicava un sorriso sdentato. Rob pensò che fosse un uomo di affari, dal momento che a bordo si trovavano già nove straccioni dalla testa rasata, privi sia di sopracciglia sia di ciglia.
Lonzano emise un sospiro. «Dervis, monaci musulmani mendicanti.»
I loro cappucci erano stracci luridi. Dalla cinta di corda avvolta attorno alla vita di ognuno pendevano una ciotola e una fionda. Al centro della fronte avevano un segno scuro rotondo, simile a un callo scabbioso. Reb Lonzano spiegò poi a Rob che si trattava dello zabiba, caratteristica dei musulmani devoti che erano soliti, cinque volte al giorno, appoggiare la fronte a terra durante le preghiere.
Uno di loro, presumibilmente il capo, si mise le mani sul petto e si inchinò davanti agli ebrei: «Salaam».
Lonzano ricambiò l’inchino: «Salaam aleikhem».
«Su, su» li incitò il greco. Passarono a guado la fresca risacca fino a raggiungere il punto dove l’equipaggio, composto da due ragazzi in pe...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Dedica
  4. PARTE PRIMA - Il ragazzo del barbiere
  5. PARTE SECONDA - Il lungo viaggio
  6. PARTE TERZA - Ispahan
  7. PARTE QUARTA - Il chirurgo di guerra
  8. PARTE QUINTA - Hakim
  9. PARTE SESTA - Il ritorno in patria
  10. Ringraziamenti
  11. GLOSSARIO