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Informazioni su questo libro
Con la teoria dell'evoluzione, Charles Darwin segnò uno spartiacque profondo in campo scientifico, ma anche filosofico e sociale, attraverso il concetto di trasformazione di tutte le specie viventi per mezzo della selezione naturale. Uomo compreso, che per la prima volta fu considerato un discendente dalle scimmie e non più una creatura perfetta collocata su questa Terra da Dio attraverso la creazione. Le forti polemiche scatenate nel 1859 con la pubblicazione de
L'origine delle specie ancora oggi non si sono placate mentre, dal punto di vista scientifico, la teoria evoluzionista darwiniana conta sostenitori ma anche pensatori eterodossi che, pur condividendone l'impianto concettuale, propongono differenti visioni e dinamiche del percorso evolutivo delle specie viventi.
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Argomento
FilosofiaCategoria
Didattica generalePANORAMA

Charles Darwin nel 1881, ritratto nel giardino della sua abitazione,
Down House (Kent), dai celebri fotografi inglesi Joseph Elliott ed Elizabeth Lucy Fry.
Down House (Kent), dai celebri fotografi inglesi Joseph Elliott ed Elizabeth Lucy Fry.
IL PERSONAGGIO
È stato più facile convincere il mondo che il pianeta da noi abitato non fosse al centro del cosmo e che l’universo non fosse cristallizzato ma in continuo mutamento – nonché domicilio di altri pianeti forse ricettacolo di altre forme di vita – del fatto che le specie viventi fossero in continua evoluzione, e profondamente diverse da quando comparvero sulla Terra. E, soprattutto, che l’uomo fosse un animale come gli altri, discendente da altri primati e cioè da quelle che chiamiamo scimmie. Sconfessando di conseguenza la teoria della creazione, di animali e uomo, secondo la quale le specie viventi oggi sul Pianeta sono le stesse che vi furono poste dalla mano di Dio.
Quando Copernico pubblicò nel 1453 la sua teoria eliocentrica scatenò – è vero – polemiche e controversie, ma soprattutto da parte della Chiesa, per motivi teologico-filosofici. Tra gli scienziati e i pensatori “laici” la scoperta fu invece salutata con entusiasmo e nessuno pensò di metterla in dubbio. Anzi, nel giro di poco più di un secolo, le scoperte di Galileo, Keplero, Newton e tanti altri dettero alla nuova visione del cosmo una sistemazione topografica, matematica e scientifica rimasta a grandi linee ancora oggi valida.
Con Darwin è stato diverso. Forse mai una teoria scientifica ha subito così tanti esami, revisioni, processi come l’evoluzionismo. Fin dal suo nascere; e ancora oggi.
I PRECEDENTI DELLA TEORIA DARWINIANA
Molte grandi scoperte sono nate un po’ per caso, un po’ per colpi di genio e un po’ per necessità, nel senso che in certi momenti l’ambiente scientifico-culturale inizia come a ribollire di nuove idee, nuove teorie, nuove intuizioni e nuovi indizi che poi qualcuno fa confluire in un originale sistema di pensiero. Nel caso di Darwin, la prima pedina fu mossa cento anni prima in Francia, dove il naturalista e matematico illuminista Georges-Louis Leclerc de Buffon, al termine di una serie di viaggi, notò che in zone diverse esistevano specie animali e vegetali apparentemente simili ma con differenze dovute probabilmente all’influsso delle condizioni ambientali. Nel 1749 Buffon fu il primo a parlare di «forme migliorate» delle specie che soppiantavano quelle precedenti. Nei primi anni dell’Ottocento, poi, il naturalista francese Jean Baptiste de Lamarck elaborò una teoria in cui per la prima volta si sosteneva che i caratteri di ogni specie non fossero fissi ma si modificassero nel tempo, originando specie diverse. Dal punto di vista scientifico la teoria zoppicava, presupponendo che le modifiche somatiche acquisite in vita si trasmettessero alla prole, ma rappresentò concettualmente un nuovo, essenziale mattone per la costruzione del pensiero evoluzionista.

La prima edizione de L’origine delle specie,
pubblicata il 24 novembre 1859
dall’editore londinese John Murray.
pubblicata il 24 novembre 1859
dall’editore londinese John Murray.
Anche in Gran Bretagna stava compiendosi una rivoluzione scientifica, ma nel campo della geologia. Nel 1785 il geologo scozzese James Hutton aveva indicato per la prima volta che anche la Terra cambia sotto l’influenza dei movimenti vulcanici e del calore all’interno del pianeta. Il suo conterraneo Charles Lyell dette poi nel 1830 la stoccata finale al concetto della Terra immutabile, sostenendo che forze che la plasmavano fossero le stesse che avevano agito nel passato, operando però in tempi lunghissimi. All’epoca molti ritenevano, sulla base di calcoli biblici, che la Terra fosse vecchia di alcune migliaia di anni; Lyell spostò di colpo l’origine del pianeta su una scala di centinaia di milioni di anni, stabilendo tra l’altro che le prime forme di vita (di cui resta traccia nei fossili) sarebbero comparse circa 240 milioni di anni fa.
Lyell ha più di un merito in questa storia, perché il suo libro Principi di geologia accompagnò Charles Darwin durante i cinque anni del suo viaggio cruciale attorno al mondo sul brigantino Beagle e perché successivamente lo incoraggiò e lo sostenne nello sviluppo della teoria evoluzionistica (alla quale, peraltro, il geologo-mentore credeva solo in parte).
IL VIAGGIO CON IL BEAGLE
Perché Charles Darwin si era imbarcato sul brigantino? In un certo senso perché non aveva niente di meglio da fare. Questo ventiduenne grande e grosso, con lo sguardo sempre perso sull’orizzonte a seguire chissà quali fantasie, aveva imboccato molte strade senza successo: nato in una famiglia di medici e scienziati, studente svogliato di materie classiche, poi di medicina (abbandonata), di discipline artistiche e di teologia a Cambridge, aveva preoccupato non poco il padre medico, che più di una volta lo aveva rimproverato dicendogli: «sei una disgrazia per te stesso e per tutta la famiglia». Ma una passione Charles l’aveva, fin dall’età di sei anni: collezionare tutto e soprattutto insetti, conchiglie e piante. Scriverà nell’Autobiografia:
“SI DIREBBE CHE LA PASSIONE DI RACCOGLIERE INSETTI FOSSE UN PRESAGIO DI SUCCESSO NELLA MIA VITA. ”
Frequentando l’Università di Cambridge, Darwin aveva però stretto amicizia con il botanico John Stevens Henslow, con il quale avviò lunghe discussioni sul mondo della natura, cominciando a pensare che fosse questa la sua strada. Studiò testi scientifici, fra cui quelli del grande naturalista ed esploratore tedesco Alexander von Humboldt, e così, quando Henslow gli propose di accompagnare, in qualità di naturalista, il comandante del Beagle, Robert FitzRoy, in un viaggio in America del Sud, accettò subito.
Dai due anni previsti, il viaggio ne durò cinque. Ma il momento cruciale dell’itinerario fu quello, tra il 16 settembre e il 20 ottobre 1835, della sosta alle Galápagos, una specie di pianeta extraterrestre: quattordici isole lontane dal resto del mondo (distano mille chilometri dalla terraferma, l’Ecuador, cui appartengono) e caratterizzate da habitat diversi dovuti alle mutevolezze del clima dall’una all’altra e alle differenti correnti che le lambiscono. Le Galápagos rappresentavano uno straordinario unicum naturale, in cui Darwin si imbatté senza rendersi conto che stava entrando nel “suo” primo e unico laboratorio. Il suo spirito di osservazione estremamente sviluppato e l’abitudine collezionistica lo portarono a distinguere le variazioni delle diverse specie di uccelli, tartarughe e iguane (che definì «stupide lucertole» senza immaginare che avrebbero fatto la sua fortuna) in relazione all’ambiente.

Charles Darwin in un ritratto eseguito nel 1881
dal pittore inglese John Collier (1850-1934).
Si tratta di una copia, eseguita dallo stesso Collier,
del ritratto originale che si trovava nelle sale della Linnaean Society,
il circolo scientifico di Londra dove per la prima volta
fu dibattuta la teoria evoluzionista, e ora esposto alla
National Portrait Gallery di Londra.
dal pittore inglese John Collier (1850-1934).
Si tratta di una copia, eseguita dallo stesso Collier,
del ritratto originale che si trovava nelle sale della Linnaean Society,
il circolo scientifico di Londra dove per la prima volta
fu dibattuta la teoria evoluzionista, e ora esposto alla
National Portrait Gallery di Londra.
IL SASSO NELLO STAGNO
Tornato in patria, già famoso per i resoconti naturalistico-geologici del suo viaggio, cominciò a mettere insieme i pezzi di un quadro ancora nebuloso. Aveva letto abbastanza i suoi contemporanei per sapere che niente su questa Terra è fisso e immutabile; le osservazioni alle Galápagos avevano iniziato a mostrare una serie di variazioni, adattamenti e «trasmutazioni» delle specie rispetto all’ambiente; mancava ancora il perché: la spinta all’evoluzione. La trovò nell’opera dell’economista inglese Robert Malthus, secondo il quale la crescita dei mezzi di produzione e di sostentamento resta sempre inferiore a quella degli esseri umani; cosicché è inevitabile che i mezzi di sussistenza finiscano per ridursi, innescando una continua lotta per la sopravvivenza. Ricordò poi Darwin nell’Autobiografia:
“ESSENDO BEN PREPARATO A RICONOSCERE LA LOTTA PER L’ESISTENZA, CHE SI VERIFICA OVUNQUE, ATTRAVERSO LUNGHE OSSERVAZIONI DELLE ABITUDINI DI ANIMALI E PIANTE, MI COLPÌ IMMEDIATAMENTE IL FATTO CHE IN TALI CIRCOSTANZE LE VARIAZIONI FAVOREVOLI AVREBBERO AVUTO LA POSSIBILITÀ DI PRESERVARSI E QUELLE SFAVOREVOLI DI ESSERE DISTRUTTE. IL RISULTATO SAREBBE STATO LA FORMAZIONE DI NUOVE SPECIE. AVEVO FINALMENTE UN’IDEA SU CUI LAVORARE.1 ”
Quale allora, tra gli individui di una certa specie, sopravvive e arriva a riprodursi? Il più adatto. Nacque così la teoria dell’evoluzione darwiniana, che si distingueva dagli abbozzi precedenti per essere una teoria dinamica, nella quale le «trasmutazioni» delle specie erano dovute all’incessante lotta per la sopravvivenza, attraverso il tempo e lo spazio.
La pubblicazione, nel 1859, de L’origine delle specie, il testo di Darwin che contiene la teoria evoluzionistica, suscitò furiose polemiche (ne parliamo più diffusamente nelle altre parti di questo libro) in un’Inghilterra allora all’apice dell’età vittoriana; un periodo di grande espansione economica e coloniale ma anche di rigido e ipocrita conservatorismo sostenuto dagli ambienti religiosi; di drammatiche sperequazioni sociali, con lo sfruttamento a tappeto del lavoro minorile, e di un incremento esponenziale della popolazione al quale non corrispondeva quello dei mezzi di sussistenza. Non meraviglia l’accoglienza che fu riservata alla teoria darwiniana, che in effetti rimetteva tutto in gioco: non solo scienza e fede, così come accaduto con Copernico, ma anche – probabilmente senza volerlo – le strutture sociali ed economiche della Nazione.
Ma le polemiche furono altrettanto violente anche nello stesso mondo scientifico, che in buona parte si rifiutava di accogliere questa novità dirompente.
L’EVOLUZIONE DELL’EVOLUZIONISMO
L’evoluzionismo è un processo estremamente complicato. Sui suoi fondamenti sono d’accordo tutti, ma ancora oggi non c’è concordia sulla sua dinamica. All’evoluzione darwiniana, che presuppone un passaggio lento e progressivo da una specie a un’altra, si contrappone l’evoluzione punteggiata, secondo la quale tale passaggio avviene di colpo in seguito a catastrofi o a radicali modificazioni ambientali. E soprattutto il fatto che non esiste un «miglioramento» della specie nel percorso evolutivo. A sostenerla sono stati gli americani Stephen Jay Gould e Niles Eldredge. Come sosteneva Gould, scomparso prematuramente nel 2002, in un’intervista alla rivista scientifica Newton:
“SE RIAVVOLGESSIMO IL NASTRO DELL’EVOLUZIONE E LO FACESSIMO RIPARTIRE DALL’INIZIO, OGNI VOLTA LA STORIA DELLA VITA PRENDEREBBE UNA STRADA COMPLETAMENTE DIVERSA. I VERTEBRATI, I MAMMIFERI E INFINE L’UOMO SI SONO AFFERMATI PER UNA FORTUNATA SERIE DI COINCIDENZE E NON PERCHÉ FOSSERO MIGLIORI DEGLI ALTRI ANIMALI. […]
LA STORIA DELLA VITA È UNA SUCCESSIONE DISORDINATA DI ESPERIMENTI BIZZARRI DELLA NATURA, SEGUITI DA IMPLACABILI ESTINZIONI, CHE HANNO CANCELLATO ALCUNE SPECIE, RISPARMIANDONE ALTRE PER MOTIVI DEL TUTTO CASUALI.2 ”
LA STORIA DELLA VITA È UNA SUCCESSIONE DISORDINATA DI ESPERIMENTI BIZZARRI DELLA NATURA, SEGUITI DA IMPLACABILI ESTINZIONI, CHE HANNO CANCELLATO ALCUNE SPECIE, RISPARMIANDONE ALTRE PER MOTIVI DEL TUTTO CASUALI.2 ”
Anche la comparsa dell’uomo, secondo Gould ed Eldredge, non fu «un evento predeterminato e inevitabile». La logica conclusione del naturalista inglese era che la nostra specie fosse un semplice miglioramento evolutivo delle scimmie che ci avevano preceduto su questa Terra. Darwin si era spinto anche a sostenere che perfino due caratteristiche tipicamente e unicamente umane, l’intelligenza e la moralità, non fossero che lo sviluppo evolutivo degli istinti primordiali degli animali che iniziarono a creare le prime comunità. Fu un concetto molto difficile da digerire, all’epoca. Perfino i più ferventi sostenitori del verbo darwiniano come Charles Lyell, Alfred Russell Wallace e Richard Owen, l’inventore del termine «dinosauro», si trovarono in difficoltà ad ammettere che la mente umana discendesse da quella animale con un po’ di circuiti e di cellule in più. Ancora oggi la presunta unicità dell’intelletto dell’Homo...
Indice dei contenuti
- Collana
- Frontespizio
- Copyright
- Indice
- DARWIN, L’EVOLUZIONISMO COME SISTEMA DI PENSIERO
- PANORAMA
- FOCUS. di Roberta Lanfredini
- APPROFONDIMENTI
- Piano dell’opera
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