L'arte di restare a galla
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L'arte di restare a galla

  1. 180 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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L'arte di restare a galla

Informazioni su questo libro

Amelia è stata una bambina studiosa e responsabile, poi un'adolescente studiosa e responsabile e oggi è una quasi trentenne delusa e responsabile. Tra sette giorni compie trent'anni e la sua nuova occupazione preferita è stilare liste dei suoi fallimenti. L'ultima è venuta più lunga del previsto: abita nella cantina dei suoi genitori, per mantenersi scrive articoli di tendenza per una rivista hipster, ma siccome è sottopagata deve anche portare a spasso il cane della vicina tre volte al giorno e fare la cameriera in un pub del centro pieno di adolescenti ubriachi. È circondata da amici che si sposano, accendono mutui e mettono al mondo figli, mentre lei è confusa e incapace di dare una direzione alla sua vita, di distinguere i suoi desideri dalle pressioni della società.

In ogni caso il suo fidanzato è troppo concentrato sulla sua carriera di poeta squattrinato per occuparsi del loro futuro, perciò i migliori consulenti esistenziali che Amelia ha a disposizione sono i quattro pensionati con cui ha fatto amicizia al parchetto dei cani, ma basteranno i loro simpatici consigli in romanesco a guidarla?

E come se tutto questo non fosse abbastanza, il direttore della rivista ha deciso di metterla alla prova, chiedendole di scrivere un assurdo pezzo sulla storia vera di trentamila paperelle di plastica finite in mezzo all'oceano dopo un incidente navale. La consegna naturalmente è fissata tra sette giorni.

Parte così il conto alla rovescia: Amelia ha sette giorni per scrivere l'articolo più cool della sua carriera ed evitare di essere licenziata, sette giorni per cercare di capire se è ancora innamorata - e di chi - e cosa vuole veramente dalla vita: meglio continuare ad annaspare o tuffarsi e lasciarsi trasportare dalla corrente?

Questo brillante esordio, costellato di personaggi irresistibili e dialoghi intrisi di ironia, racconta le paure e le speranze di una ragazza in cerca del suo posto nel mondo, la fatica di avere trent'anni, la sensazione del tempo che sfugge dalle mani. E, con grazia, ritmo e una gran dose di umorismo, tenta di esorcizzare i mostri che abitano nella testa di una giovane donna di oggi.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2021
Print ISBN
9788804735267
eBook ISBN
9788835707219

- 1

Era il 1992.
È il 1992.
Era il 1992 quando
La Ever Laurel era un nave cargo.
Nel 1992 la
«Stai già qua?»
Amelia guardò le coperte che avvolgevano Milvia: sembravano tanto pesanti da immobilizzarla.
«Non avevo nessun altro posto dove andare.»
«Allora non stai messa tanto bene, regazzi’.»
Amelia annuì, un sorriso sbiadito incollato sul volto.
«Be’, come poi ben vedé sei ’a prima, perfino qua’a sciamannata de mi’ sorella ’n s’è presentata.»
«Ti farò compagnia finché non arriva.»
«E poi me lasci sola co’ quella? ’Nnamo bene.»
«È tua sorella, mica mia.»
«E che ce potemo fà, quella m’è toccata.»
Milvia rise riempiendo la stanza. Entrambe lasciarono che quel suono aleggiasse ancora un po’ tra di loro. Amelia si voltò verso la finestra, tutto ciò che stava oltre il vetro le appariva lontano e di poca rilevanza, non stava guardando nulla, a malapena distingueva i colori.
«Famme capì, chi è che delle due deve aiutà l’artra?»
«Non lo so mica.»
Amelia aveva paura che il filo della sua voce finisse per spezzarsi.
«Te poteva annà peggio, guarda ’e cose in prospettiva, te poteva pijà ’n infarto.»
«Scusa, scusa, sono pessima.»
Ora muoveva in fretta le mani davanti alla smorfia che le piegava i lineamenti.
«Stavo a scherzà, nun t’agità, ’o sai come sò, me piace pijà pe’ ’r culo.»
«No. Hai ragione. Non ho scuse.»
«Se pò esse tristi eh, nun è che bisogna chiede scusa.»
Milvia passò le mani sulla trapunta come per farsela aderire ancor di più sulle gambe, e Amelia si chiese se quella fosse la prima volta che la vedeva senza smalto.
«Famo così, se me racconti ch’è successo te perdono.»
«Non hai detto che non ti dovevo delle scuse?»
«C’ho ripensato.»
Amelia inclinò il viso arricciando le labbra color pesca.
«C’ho avuto ’n infarto.»
«Stai veramente giocando la carta dell’infarto?»
«Dici?»
«Va bene…» Amelia avviluppò il mento in una mano, stringendo appena. «Ho deciso di lasciare Andrea. Ma non è facile. Mi fa paura cancellare gli anni, e quello che succederà. Anche se so che è la cosa giusta da fare. Siamo stati molto felici. Lo siamo stati.»
«Pensavo nun lo capissi mai, c’hai messo ’n po’ a dì ’a verità. Alberto era quello che te dava più fiducia.»
«Avete fatto delle scommesse?»
«C’è mancato poco.»
Amelia fece un gesto con la mano, che voleva inequivocabilmente dire “ma smettila!”.
«Pensi che ’n sò capace?»
«Non ti sottovaluterei mai.»
Milvia gonfiò e sgonfiò le guance.
«Stai a fà ’a cosa giusta.»
«Lo so. Potrebbe fare meno male?»
«No.»
«Non mi parlerà più.»
«Se è svejo no.»
«Non ci riesco a pensare che non saprò più come starà.»
«Eh, e starà bene, sempre a casa co’ mamma e papà.»
«Non lo prendere in giro.»
«Qua ’n se sarva nessuno, ’o sai.»
«Lo so bene.» Amelia sbuffò rumorosamente, gli occhi iniziarono a bruciarle come fossero pieni di sale.
«È una parte importante della mia vita. Come faccio?»
«Regazzi’, ’o stai a fà pure pe’ lui.»
«Infatti sono sicura che se ne farà prima una ragione lui che io. Io non sono tanto capace a tagliar fuori le cose. Lui ce la farà. E quando mi taglierà?»
«Farà ancora più male.»
«Più male di così?»
«Ce poi giurà.»
«Cazzo.»
«Ma poi se continua a vive. ’N po’ come dopo ’n infarto.»
«Sarà un lutto. Imparare a vivere con la sua assenza.»
Milvia annuì. Il cuore di Amelia si era rincantucciato nelle profondità del suo petto, come un piccolo livido interno.
«Dài, magari quanno je passa ogni tanto se farà sentì.»
«Lo spero. Adesso non riesco a pensare ad altro. È una sensazione strana, sapere di non poter essere felice né con lui, né senza di lui. Sono fregata.»
«Regazzi’, sarai felice, da’ retta a me.»
«Sono una vigliacca, sai? Ho trovato la forza di farlo solo perché voglio stare con un altro.»
«Semo tutti ’n po’ stronzi a ’sto monno.»
«Il fatto di non essere né la prima né l’ultima non mi fa sentire meglio.»
Milvia alzò le spalle nel letto. «A vorte serve solo ’na spintarella, l’universo se sarà rotto li cojoni de vedette fà ire e òre.»
«Non mi chiedi chi è?»
«A bella, c’ho avuto ’n infarto mica me sò rincojonita der tutto, eh.»
Amelia si asciugò una lacrima con il dorso della mano, stava ridendo ed emetteva un suono minuscolo, come quello di un topolino in un film per bambini.
«Si chiama Federico.»
«Ma va’? E niente niente lavora co’ te?»
«Forse.»
«Forse.»
Risero entrambe.
«Non pensavo di poter essere così stronza, sai? Pensavo di essere un altro tipo di persona.»
«Nun semo mai ’n solo tipo de persona.»
«Sarebbe molto più facile se questo fosse una specie di telefilm americano stereotipato per adolescenti, in cui i personaggi hanno un’unica caratteristica che guida tutte le loro azioni.»
«Nun so de che stai a parlà, ’n te sto a seguì.»
«Lascia perdere, non è importante.»
«Vabbè. Cambiamo discorso. ’A cosa su’e papere l’hai scritta?»
«Cambiamo discorso?»
Amelia si abbandonò allo schienale, Milvia scosse la testa per quanto le era possibile.
«Te devi decide, ’a devi scrive!»
«Giuro che ne sono cosciente.»
«Nun me pare.»
«Sono stata un po’ occupata negli ultimi giorni», e la indicò distrattamente.
«Oh, non vorrai scaricà ’a corpa su de me, eh.»
«Sto scherzando. Sono successe molte cose.»
«E nun te va de scrivelo.»
«Più che altro non riesco a trovarne il senso.»
«E che aspetti, regazzi’? Che te piova dall’alto?»
«In un certo senso…»
«Annamo bene, annamo proprio bene.»
Amelia si prese la testa tra le mani, abbassò lo sguardo.
«Troverò un modo. Devo trovarlo.»
In quel momento, alla fine della frase, la porta si aprì.
«C’è ’na festa in corso e nun sò stata invitata?»
«Effettivamente, se fosse ’na festa, Li’, mica ’o so se t’avrei invitata.»
«Ciao Lidia» disse Amelia. «Non c’è festa senza di te.»
Milvia alzò il braccio libero dai tubi. «Ma come devo fà co’ voi due, siete ’n disastro, nun ve posso né venne né impegnà.»
«T’è toccata ’sta croce, ma fidate che la nostra nun è più leggera pe’ ’n cazzo.» Lidia strizzò l’occhio ad Amelia e Amelia rispose con una smorfia.
«’N fate comunella che ve caccio, eh.»
«E poi chi pii pe’ ’r culo?»
«Le infermiere, che armeno stanno zitte.»
«Guarda che sò loro zitte zitte che riempiono que’e sacchette che te pendono eh, sta’ attenta co’ qua’a linguaccia biforcuta.»
«Nun m’ha ammazzato ’n infarto, figurate qualcuno che ne’a vita n’è riuscito nemmeno a diventà dottore.»
«Tipo qu...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. L’arte di restare a galla
  4. - 7
  5. - 6
  6. - 5
  7. - 4
  8. - 3
  9. - 2
  10. - 1
  11. 0
  12. Ringraziamenti
  13. Copyright