I dannati attribuiscono alle mogli la causa della loro perdizione. Una scusa o la verità? Per scoprirlo, all'inferno si decide di mandare sulla terra un diavolo. Il malcapitato scelto per sperimentare la condizione del matrimonio è Belfagor arcidiavolo, che scoprirà le gioie e soprattutto i dolori dell'amore... L'argomento di questa divertente "favola", che salda il tema misogino con quello della furbizia contadina, è tutt'altro che originale. Ma se Machiavelli si pone alla fine di un lungo percorso, con il suo genio demoniaco egli riesce a portare anche questo soggetto lungamente esplorato nei suoi territori, mostrandoci un Plutone "principe saggio" degli Inferi e ribaltando, ancora una volta, i valori della morale e della politica astrattamente concepite. In appendice si pubblica una storia di possessione demoniaca finora pressoché sconosciuta: "Storia di uno spirito in una fanciulla".

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Favola di Belfagor
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APPENDICE
Storia di uno spirito in una fanciulla
Testo anonimo fiorentino di fine Quattrocento
1
In che forma e luogo el detto spirito si scoperse
Del mille quattrocento sessanta sei, d’una fanciulla di età d’anni 20 caso degno di memoria stupendo e mirabile avvenne. El quale e parenti di essa, avversa valitudine1 e corporal2 malattia essere al tutto conietturando3 e pensando, succintamente4 iudicorono dover quella ne l’aere in che era nata senza dimoro ridurre.5 Il che la mattina per tempo detta fanciulla, Antonia per nome chiamata, figliuola di Giovanni d’Agnolo da San Godenzo,6 sopra d’un mulo messono in una cesta e una sua sorella ne l’altra. Ma pervenute già in luogo miglia 20 o circa da Firenze rimoto e a loro casa propinquo, sopra d’un passo al tutto pericoloso e orrendo7 la fanciulla predetta si rizzò da un lato della cesta per volersi in terra gittare, dicendo che voleva fare periclitare8 e fiaccare el collo9 a sé, alla sorella e ancora alla bestia. E in tal modo si dichiarò e scoperse,10 confermando per tutto e asseverando11 che era uno spirito12 che quel corpo compreso e artato13 teneva e in esso dimorava. Il che, udendo le dette parole, ammirabundi14 e stupefatti dallo incepto15 cammino si ritrassono e subito indrieto tornorono.
2
Dello andare a San Salvi
La mattina d’Ognissanti el cognato di quella, Fruòsino di Pagno fabro chiamato, sumpse16 per divino riparo,17 vera e unica medicina, detta fanciulla a San Salvi18 dedurre,19 ove la testa e cocolla20 di san Giovanni Gualberto21 essere inteso aveva. Le quali cose certamente a trarre de’ corpi umani tali spiriti immondi proprietà e virtù mirabili avevono.
3
Quello che seguitò a San Salvi
Quando la fanciulla fu a San Salvi venuta, el caso stupendo22 a’ monaci di San Salvi apersono e intimarono.23 El quale certamente e monaci udendo stùpidi e ammiranti,24 la testa25 di san Giovanni Gualberto subito presono e addosso a essa fanciulla la posono. Per la qual cosa fu atrocemente concitata26 e pazzie mirabili fece, in modo che uscì27 dello invaso e afflitto corpo, e la fanciulla predetta in forma d’uccello quello vide per chiesa volare.
4
Della compagnia de’ monaci
La mattina sequente, cioè nel dì de’ morti, in uno cataletto28 messono detta fanciulla, credendo che essa di tal cosa fussi già libera e guarita. Li monaci adunque con uno san Giovanni Gualberto29 e altre reliquie uno trarre di mano o più30 discosto dal monasterio l’accompagnarono.
5
Quello avvenne dopo la partita de’ monaci
Partiti che furono e monaci, ritornò subito lo spirito nel detto corpo, sopravvenendovi uno sì atroce e intolerabile puzzo che tutti ci avvelenava, e quel essere sue odorifere rose diceva. Di poi in tal forma sentìmo el cataletto gravare,31 che quattro uomini con difficultà tolerare arebbono potuto el deprimente32 e grave pondo33 della detta fanciulla. E così procedendo, fino al monasterio di Santa Verdiana34 quello portarono, sudati tutti e affannati per lo terribile e vasto35 peso di detto corpo.
6
Quello che usò dire poi che fu in terra posta
Per stracchi avendo quella in terra posta, el detto spirito si levò procero e diritto36 nel cataletto, irridendoci tutti e ostentando37 che andare non per altri ma per suo piedi voleva. Di poi parlò nuovamente, dicendo che esser di quel corpo già uscito s’era non poco maravigliato. Ma che le veementi38 e grandi orazioni de’ monaci uscire lo feciono, non che39 ’l tempo ancora fussi né l’ora.
7
Del menarla a Vallembrosa
Di poi veduto questo, Fruòsino detto dopo alquanto tempo diliberò a Vallembrosa menarla, dove era el braccio di san Giovanni,40 nel quale è virtù grande da Dio insita di tali casi assolvere41 e liberare. Nel quale luogo seguitò tale effetto che, scongiurando42 lo spirito prenominato, uno eremita si partì subito e assentò da una di quelle celle, el quale al secolo43 era assueto usare arte di necromanzia.44 Il che, tale caso udendo, pregò el vicegenerale gli dessi licenza, perché di tale caso qualche esperienza voleva fare.
8
Della esperienza che uno eremita sopra di questo spirito fece
Avuta licenza, se n’andò in certo cortile sua incantesimi e parole dicendo. E in terra disegnò uno cerchio con una mazza che in mano teneva, e in tal modo detto spirito incominciò a compellare e chiamare.45 E per lo detto cerchio mille spiriti o circa passorono ad uso di serpe, ognuno «Esso non sono» dicendo. Ma al finire di detto numero si fermò uno di quegli, con detto eremita parlando e dicendo: «Quello sono che tu dimandi». El quale spirito narrò perché e come entrato era nel detto corpo.
9
In che modo era stata ammaliata la detta fanciulla
In prima gli disse come nel popolo46 di San Godenzo, nel quale detta Antonia era nata, una donna, per simultà,47 per invidia o per altro volendo male al padre della predetta fanciulla, dispose d’ammaliarla. Andando adunque con alqu...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Introduzione
- Nota ai testi
- Cronologia di Niccolò Machiavelli
- Nota bibliografica
- FAVOLA DI BELFAGOR
- DOCUMENTI
- APPENDICE
- Copyright