Il mio nome è Selma
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Il mio nome è Selma

La coraggiosa testimonianza di una combattenete della resistenza ebraica

  1. 168 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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Il mio nome è Selma

La coraggiosa testimonianza di una combattenete della resistenza ebraica

Informazioni su questo libro

Quando nel maggio del 1940 l'esercito del Terzo Reich invase i Paesi Bassi, la vita di Selma - spensierata studentessa ebrea diciottenne - cambiò per sempre. All'occupazione nazista, infatti, fece immediatamente seguito la persecuzione crudele e sistematica della popolazione ebraica. Allontanati dai luoghi di lavoro, spogliati di ogni diritto e proprietà, braccati dalla Gestapo, dalla polizia collaborazionista e dai tanti delatori, migliaia di ebrei olandesi furono deportati nei campi di sterminio, pagando, fra tutte le comunità dell'Europa occidentale, forse il prezzo più alto della Shoah.

Molti, tuttavia, riuscirono a sfuggire alla cattura scegliendo la clandestinità e combattendo nelle file della resistenza. Selma fu una di loro. Per due anni, sotto il nome di «Marga» rischiò il tutto per tutto. Viaggiò come staffetta attraverso l'Olanda, il Belgio e la Francia per raccogliere informazioni, portare ordini, falsificare documenti di identità e tessere annonarie, dare rifugio ai giovani ricercati dai tedeschi. Contribuì alla fuga di centinaia di ebrei verso l'Europa meridionale e la Palestina. Fino a quando, nell'estate del 1944, venne arrestata e deportata, come prigioniera politica, a Ravensbrück, nel principale lager femminile della Germania nazista. A differenza dei genitori e della sorella che, come successivamente scoprì, morirono nei campi di sterminio, Selma riuscì a sopravvivere fino al giorno della liberazione sotto falsa identità. Soltanto a guerra terminata osò pronunciare per la prima volta dopo anni il suo vero nome. Selma.

Ora, a novantanove anni, Selma van de Perre ripercorre una delle pagine meno note della storia della Seconda guerra mondiale, quella cioè che vide moltissimi ebrei partecipare attivamente alla lotta contro il nazismo, smentendo ancora una volta il luogo comune, così caro agli antisemiti e ai negazionisti di ieri e di oggi, delle vittime mansuete che si lasciarono condurre docilmente alle camere a gas. Entrando nella resistenza e scegliendo di sopravvivere a ogni costo, Selma, insieme a tanti altri, aveva sfidato la barbarie con la sola arma di cui disponeva, il coraggio. Per poter pronunciare di nuovo il proprio nome. Per dimostrare che all'orrore è possibile opporsi.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2021
Print ISBN
9788804735458

Inserto fotografico

La foto sul passaporto di Barend Velleman, il papà di Selma (1931 ca).
La foto sul passaporto di Barend Velleman, il papà di Selma (1931 ca).
La foto sul passaporto di Femmetje Spier, la mamma (1942 ca).
La foto sul passaporto di Femmetje Spier, la mamma (1942 ca).
Selma a quattro o cinque anni insieme a mams, al papà e ai fratelli David, di tredici anni, e Louis, di quindici (1926 ca).
Selma a quattro o cinque anni insieme a mams, al papà e ai fratelli David, di tredici anni, e Louis, di quindici (1926 ca).
Mams, Clara, Jo Grobfeld e Selma a Diemen (1930).
Mams, Clara, Jo Grobfeld e Selma a Diemen (1930).
Selma e la sorella Clara a Diemen (1930 ca).
Selma e la sorella Clara a Diemen (1930 ca).
Da sinistra: Selma, Jo Grobfeld e Frieda Troellemeyer ad Amsterdam (3 giugno 1937).
Da sinistra: Selma, Jo Grobfeld e Frieda Troellemeyer ad Amsterdam (3 giugno 1937).
La bambina in primo piano è Clara, la sorella di Selma. La foto pubblicata sul giornale era accompagnata dalla seguente didascalia: «Questa sì che è una novità: il latte con la cannuccia. Basta guardare le espressioni delle scolare per capire se è di loro gradimento…» (24 gennaio 1939).
La bambina in primo piano è Clara, la sorella di Selma. La foto pubblicata sul giornale era accompagnata dalla seguente didascalia: «Questa sì che è una novità: il latte con la cannuccia. Basta guardare le espressioni delle scolare per capire se è di loro gradimento…» (24 gennaio 1939).
Clara a undici anni in Jan Lievensstraat, ad Amsterdam (1939). La foto è stata scattata da Selma con la sua macchina fotografica Lumière.
Clara a undici anni in Jan Lievensstraat, ad Amsterdam (1939). La foto è stata scattata da Selma con la sua macchina fotografica Lumière.
Selma (a sinistra) nel giorno del suo compleanno insieme alle cuginette Janni (al centro) ed Emily, morta nel 1943 (Amsterdam, giugno 1940).
Selma (a sinistra) nel giorno del suo compleanno insieme alle cuginette Janni (al centro) ed Emily, morta nel 1943 (Amsterdam, giugno 1940).
Il fratello David in uniforme (Londra, 1940 ca).
Il fratello David in uniforme (Londra, 1940 ca).
Il fratello Louis in uniforme (11 ottobre 1941).
Il fratello Louis in uniforme (11 ottobre 1941).
Da sinistra: Clara, papà, Selma e mams ad Amsterdam (ottobre 1941).
Da sinistra: Clara, papà, Selma e mams ad Amsterdam (ottobre 1941).
Selma in clandestinità sull’Oude Singel a Leida (maggio 1943).
Selma in clandestinità sull’Oude Singel a Leida (maggio 1943).
La lettera che Selma scrisse a Greet Brinkhuis sul treno che da Kamp Vught andava a Ravensbrück (6 settembre 1944). La lettera venne trovata dal «sig. Zoete». Dopo la guerra Selma provò a rintracciarlo ma, nonostante abbia conosciuto molti Zoete, non riuscì mai a ringraziarlo.
La lettera che Selma scrisse a Greet Brinkhuis sul treno che da Kamp Vught andava a Ravensbrück (6 settembre 1944). La lettera venne trovata dal «sig. Zoete». Dopo la guerra Selma provò a rintracciarlo ma, nonostante abbia conosciuto molti Zoete, non riuscì mai a ringraziarlo.
La busta della lettera indirizzata alla «Sig.na Greet Brinkhuis».
La busta della lettera indirizzata alla «Sig.na Greet Brinkhuis».
Selma (seduta al centro) insieme a Dit Kuyvenhoven, Thea Boissevain e ad alcuni amici svedesi (Äppelviken, Svezia, 24 giugno 1945).
Selma (seduta al centro) insieme a Dit Kuyvenhoven, Thea Boissevain e ad alcuni amici svedesi (Äppelviken, Svezia, 24 giugno 1945).
Il primo volo dalla Svezia ai Paesi Bassi dopo la liberazione. La seconda da sinistra è Dit Kuyvenhoven, la sesta è Wil Westerweel (aeroporto di Schiphol, estate 1945).
Il primo volo dalla Svezia ai Paesi Bassi dopo la liberazione. La seconda da sinistra è Dit Kuyvenhoven, la sesta è Wil Westerweel (aeroporto di Schiphol, estate 1945).
Nel documento di rimpatrio ad Amsterdam dell’agosto 1945 c’è scritto: «Nome e cognome: Selma Velleman. Luogo e data di nascita: Amsterdam, 7-6-1922. Colore degli occhi: Marrone chiaro. Colore dei capelli: Biondo medio».
Nel documento di rimpatrio ad Amsterdam dell’agosto 1945 c’è scritto: «Nome e cognome: Selma Velleman. Luogo e data di nascita: Amsterdam, 7-6-1922. Colore degli occhi: Marrone chiaro. Colore dei capelli: Biondo medio».
Selma insieme al fratello David (in uniforme) e al signore e alla signora Jongeneel. Durante la guerra David era stato ospitato per qualche mese dalla famiglia Jongeneel (Middelburg, settembre 1945).
Selma insieme al fratello David (in uniforme) e al signore e alla signora Jongeneel. Durante la guerra David era stato ospitato per qualche mese dalla famiglia Jongeneel (Middelburg, settembre 1945).
Il documento del ministero della Guerra che ordinava a Selma di partire dall’Aja alla volta di Londra il 14 novembre 1945.
Il documento del ministero della Guerra che ordinava a Selma di partire dall’Aja alla volta di Londra il 14 novembre 1945.
Selma in partenza per Londra (novembre 1945).
Selma in partenza per Londra (novembre 1945).
In questa foto scattata a Londra dal fratello Louis, Selma indossa il completo che aveva ricevuto in dono in Svezia poco dopo la liberazione (1945).
In questa foto scattata a Londra dal fratello Louis, Selma indossa il completo che aveva ricevuto in dono in Svezia poco dopo la liberazione (1945).
Selma a Londra nei primi anni del dopoguerra (1949).
Selma a Londra nei primi anni del dopoguerra (1949).
Selma (al centro) insieme a due amiche della BBC dopo una partita di tennis al Lincoln’s Inn (Londra, 17 aprile 1949).
Selma (al centro) insieme a due amiche della BBC dopo una partita di tennis al Lincoln’s Inn (Londra, 17 aprile 1949).
Una foto scattata il giorno del matrimonio con il giornalista Hugo van de Perre (Londra, 15 novembre 1955).
Una foto scattata il giorno del matrimonio con il giornalista Hugo van de Perre (Londra, 15 novembre 1955).
Selma, prossima al parto, riceve il diploma di laurea (Londra, maggio 1957).
Selma, prossima al parto, riceve il diploma di laurea (Londra, maggio 1957).
In ospedale con il piccolo Jocelin appena nato (Londra, 23 giugno 1957).
In ospedale con il piccolo Jocelin appena nato (Londra, 23 giugno 1957).

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Il mio nome è Selma
  4. Prologo
  5. I. L’artista e la modista: la mia famiglia
  6. II. Saltando fossati: la mia infanzia
  7. III. Cittadini di seconda categoria: l’occupazione
  8. IV. Via da casa: una famiglia in clandestinità
  9. V. Capelli ossigenati: nella resistenza
  10. VI. Cassetti segreti: l’arresto
  11. VII. Una tuta blu: Kamp Vught
  12. VIII. Il corridoio della morte: Ravensbrück
  13. IX. Il mio vero nome: la liberazione
  14. X. Vivere la vita: Londra
  15. XI. Commemorare i morti
  16. Epilogo
  17. Inserto fotografico
  18. Copyright