Shiny Broken Pieces. Più punti in alto, più rischi di cadere
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Shiny Broken Pieces. Più punti in alto, più rischi di cadere

  1. 368 pagine
  2. Italian
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Shiny Broken Pieces. Più punti in alto, più rischi di cadere

Informazioni su questo libro

Per Gigi, Bette e June è l'anno decisivo, all'American Ballet Conservatory, al termine del quale due di loro potrebbero entrare nella prestigiosa compagnia di danza di New York. La posta in gioco è altissima e la paura di fallire rende le ballerine disposte a tutto. June deve fare i conti con i suoi disturbi alimentari e con il rischio di perdere l'unico ragazzo che l'abbia mai amata. Bette, dopo la sospensione, è decisa a riabilitare il suo nome e quello della sua altolocata famiglia; ma essere riammessa al conservatorio è sufficiente per conquistare un posto sotto i riflettori? Gigi, dal canto suo, non lascerà che i suoi carnefici restino impuniti. E se fosse proprio lei, divorata dalla rabbia, a pagare il prezzo più alto? A complicare il tutto, poi, c'è il ritorno inaspettato di Cassie... Dopo anni di audizioni e di prove estenuanti, di speranze disattese e di cuori spezzati, le ragazze sono arrivate alla resa dei conti. Chi di loro sarà costretta a rinunciare ai propri sogni per sempre? E chi invece sarà la prescelta?

Ogni volteggio, ogni salto, ogni ruolo ti avvicina all'obiettivo, ti ricorda che il balletto e il battito del tuo cuore sono una cosa sola. Le scarpe da punta ti sollevano, ti elevano sopra tutto e tutti, rendendoti priva di peso: eterea. È così che dovrebbe essere una ballerina. Io voglio esserlo. Devo esserlo. E ho fatto qualsiasi cosa per riuscirci. O quasi.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2021
Print ISBN
9788804718765
eBook ISBN
9788835706335
ATTO I

Stagione autunnale

1

Bette

Sono tornata agli esercizi di base: quinta posizione davanti allo specchio. L’insegnante russa che mia madre ha assunto – Yuliya Lobanova – mi fa ruotare il fianco sinistro avanti e indietro, stringendomi con le mani rugose. Pizzica e brucia, e mi godo il piacevole tepore della sofferenza. Mi ricorda che sotto questa pelle candida, i miei muscoli sono forti, allenati al balletto.
I capelli striati di grigio di Yuli sono raccolti in una crocchia alta. Luminosi occhi verdi mi fissano attraverso il muro a specchio della sala prove di casa mia. «Questo fianco continua a cederti, lapochka.» Yuli era una delle stelle del Maryinsky Theater.
Per anni ho avuto una sua foto sulla parete della mia camera da letto. All’epoca era giovane, audace e sorprendentemente bella. «In fuori, in fuori.»
Spingo di più per compiacere lei e me stessa. Per essere di nuovo forte. Per essere di nuovo me.
«E… solleva, ancora! Più in alto.»
Esercitarmi cinque ore al giorno, sette giorni a settimana, mi impedisce di soffermarmi sugli avvenimenti dello scorso anno. Gli scherzi, i drammi, l’incidente di Gigi e la mia sospensione sono stati sostituiti da fouettés, piroette e port de bras.
«Fammi vedere che sei pronta» mi incoraggia, entusiasta del mio nuovo e profondo en dehors.
Mi avvicino allo specchio e allungo la schiena più che posso. Sono ancora la ballerina del carillon. Sono ancora un’allieva dell’ABC. Sono ancora io, Bette Abney.
Mia madre continua a pagare la mia retta scolastica. Ogni sera parla al telefono con il signor K e il signor Lucas e dà battaglia per farmi riammettere. L’ho sentita più di una volta, ma l’ultima è stata davvero tosta. «Bette non ha spinto quella ragazza. È innocente. E non esistono prove sostanziali che mia figlia fosse l’unica a prendere in giro la signorina Stewart.» Aveva pronunciato quelle parole con una punta di sarcasmo, come se io mi fossi limitata a fare qualche battuta a Gigi sul suo peso. «Comunque, abbiamo sistemato le cose con gli Stewart. Hanno avuto un sostanzioso risarcimento; di conseguenza, Bette dovrebbe tornare a scuola per l’inizio delle lezioni. Il conservatorio non può permettersi un altro scandalo. Le donazioni degli Abney sono sempre state generose, sia per l’American Ballet Conservatory, sia per la compagnia. E il nuovo edificio per quest’ultima ne è la riprova. Voglio dire, la piazza è intitolata a Rose Abney, per l’amor del cielo!» Non aveva fatto neppure una pausa; chiunque ci fosse stato ad ascoltarla non avrebbe avuto la possibilità di ribattere.
«Adesso, coraggio, gira per Yuli.» Alla mia insegnante i pettegolezzi – o le verità – che circolano non fanno né caldo né freddo. È concentrata sugli aspetti pratici, sul qui e ora.
Faccio un respiro profondo ed espiro mentre lei inizia a battere le mani. L’odore dolciastro della mia lacca per capelli mi invade le narici e, per un istante, dopo tanto tempo sono di nuovo nella sala A. Il sole batte sui vetri, mentre piego la gamba per piroettare.
Sono una nuova Bette.
Una Bette diversa.
Una Bette cambiata.
L’anno scorso è un miscuglio di immagini sfocate su cui non voglio soffermarmi. Se lascio che la mia mente vada alla deriva, invece di concentrarmi sulle lezioni, i ricordi mi stringono in una morsa: ho perso due ruoli da solista, ho perso Alec, ho perso le attenzioni dei miei insegnanti di danza, sono stata accusata di aver spinto Gigi sotto un’auto, sono stata sospesa.
«Più veloce!» urla Yuli battendo le mani. I suoi ordini penetrano nei miei movimenti. «Fuori quell’anca. Non perdere il tuo centro.»
Non posso permettermi di perdere nient’altro. Mia madre non mi dirà mai quanto le sia costato mettere a tacere la famiglia di Gigi, o quanto abbia allungato al signor K affinché mi tenesse il posto. Ma so che si tratta di cifre ben più alte di quelle spese per Adele negli anni più intensi – lezioni private e abbigliamento da ballo all’ultima moda compresi. Io le sono costata di più… e per le ragioni sbagliate.
«Nell’altra direzione, adesso.»
Tengo lo sguardo fisso sul mio punto allo specchio, senza smettere di girare. Il sudore mi cola lungo la schiena, mi sento un tornado. Se solo potessi, tornerei alla ABC, pronta a sbaragliare chiunque tentasse di sbarrarmi la strada.
Entro una settimana, tutti si trasferiranno nei dormitori. Eleanor si sistemerà nella nostra stanza. La mia stanza. Dovrei essere là.
Non qui, in una sala nel seminterrato che potrebbe anche essere una prigione.
L’Ottavo Livello è quello che conta. È l’anno in cui si può fare tutto: coreografare i nostri balletti, viaggiare per il Paese (e per il mondo) per la stagione delle audizioni, conoscere altre compagnie.
Ma la cosa principale, quest’anno, la cosa più importante, è il nuovo direttore artistico dell’American Ballet Company, Damien Leger: valuterà ogni classe e sceglierà i ballerini che diventeranno suoi allievi.
Solo due ragazzi e due ragazze ce la faranno e io voglio esserci per avere un’occasione.
Dopo la mia ultima piroetta, Yuli mi picchietta su una spalla. «Sei pronta e tornare in gioco…» dice, a metà fra una constatazione e una domanda.
«Sì» ansimo, senza fiato. «Sono pronta.»
«Madame Lobanova.» Dalle scale ci raggiunge la voce di mia madre, riecheggiando sugli specchi. La gravità che trapela nel suo tono mi fa rabbrividire. «Basta per oggi, Bette ha una visita.»
«Sì, certo, signora Abney.» Yuli raccoglie la sua roba e mi bacia una guancia sudata. Vorrei allungarmi, toccarle una spalla e chiederle di non andarsene, ma lei scivola via prima che io riesca ad aprire bocca.
«Bette, rinfrescati» dice mia madre quando raggiungo la cima delle scale. È appollaiata sopra l’isola della cucina e ha un bicchiere semivuoto di vino rosso in mano. Lo solleva per indicare la mia stanza.
Vado di sopra e mi tolgo body e calzamaglia. Guardo fuori dalla finestra che si affaccia sulla Sessantanovesima per vedere se c’è una macchina parcheggiata che potrei riconoscere.
Niente. Faccio una doccia veloce, mi vesto in fretta, poi scendo le scale. Justina fa capolino dalla porta ampia del salotto.
«Chi è?» sussurro.
«Un uomo della tua scuola, penso. E una signora.» Mi sistema i capelli sulle spalle, lisciandoli. Le sue dita sono calde, il tocco leggero. «Cerca di essere la mia brava ragazza, va bene?»
Sbircio dalla porta prima di convincermi a varcarla. Scorgo l’inconfondibile capigliatura del signor Lucas e quasi resto senza fiato.
«Oh, eccoti.» Mia madre mi fa cenno di entrare.
Inspiro a fondo ed espiro, come se fossi in piedi in un’ala del palco, pronta a prendere il mio posto sulla scena. Attraverso la stanza e mi siedo di fronte a lui.
Un uomo come il signor Lucas non si presenta senza essere annunciato. La donna che lo accompagna non è sua moglie e ha uno taglio di capelli pensato per farla sembrare più adulta, più sofisticata. Probabilmente vuole che le persone prestino più attenzione a lei anziché ai suoi capelli biondissimi e alla camicetta attillata che mette in mostra i seni generosi.
Le ballerine sono per lo più piatte, quindi io sono fortunata a non avere il suo problema.
«Ciao, Bette.»
«Salve, signor Lucas.» Premo un’unghia su uno dei braccioli di palissandro, lasciando un segno a mezza luna. Una sera, prima o poi, mia madre si sistemerà su questa sedia dallo schienale alto, davanti al fuoco, e chiederà a Justina di portarle il suo solito bicchiere di vino. Farà scorrere le dita già tremolanti sul bracciolo e darà di matto vedendo il segno.
«Questa è la mia nuova assistente, Rachel» dice il signor Lucas, indicandola. Lei mi rivolge un sorriso appena accennato. Lui tira fuori dei fogli e me li porge. «Tua madre mi ha mostrato questo.» È l’accordo transattivo. Tutte le cose che si presume io abbia fatto a Gigi sono lì, scritte nero su bianco. Quei piccoli caratteri le fanno sembrare ancora più malate, disgustose e ufficiali di quanto siano.
«Come sai, Bette, ancora non capisco come sia potuto succedere.» Aggrotta le sopracciglia proprio come fa Alec quando è confuso.
«Mi dispiace» mormoro, perché è quello che la psicoterapeuta di famiglia mi ha spiegato fosse meglio dire. Sorrido gentilmente, provo a mostrargli che sono cambiata. Che ho imparato qualunque lezione. Che sono pronta per tornare alla normalità.
«E per cosa ti dispiace?»
«Per quello che ho fatto a Gigi.»
«Dominic, non abbiamo bisogno di rivangare l’intero incidente» interviene mia madre. «Non può essere il motivo per cui sei venuto qui.»
«Va tutto bene, mamma. Voglio solo assumermi le mie responsabilità.»
«Le cose sono state risolte, e tu non…»
«Mamma, è tutto a posto.» È fantastico metterla a tacere come lei ha fatto con me innumerevoli volte. Mia madre beve qualche sorso in modo frettoloso, poi indica la bottiglia a Justina. L’assistente del signor Lucas si muove a disagio e si sistema la camicetta.
Lui rifiuta il bicchiere di vino e i formaggi costosi che mia madre gli offre per mano di Justina. «Sei fortunata che non sia stato fatale» dice con estrema gentilezza. Le parole fanno ancora più male quando colpiscono dolcemente. Pungono, e nel silenzio che segue lo fanno ancora di più.
«Posso tornare a scuola?»
«No» dice lui, e la sua assistente mi guarda come se temesse che possa andare in frantumi da un istante all’altro. «Ne abbiamo discusso a lungo e abbiamo concluso che non è possibile. È ancora troppo presto.»
Mia madre si alza in piedi. «Ma…»
«E cosa servirebbe per farmi riammettere?» Punto il mio sguardo nel suo. All’inizio, resto perfettamente immobile, ma il cuore mi martella nelle orecchie. Poi mi sporgo in avanti come se fossi pronta a balzare dalla sedia nel più bel salto di Kitri che lui abbia mai visto.
«Questo» dice scuotendo il fascio di documenti «non sistema le cose. Perlomeno, non tutte. Non a lungo termine. Non vi capisco, voi ragazze; i maschi non si comportano così.»
Ha ragione. Ma forse dovrei ricordargli che è molto diverso essere ballerine; i coreografi ci considerano facilmente rimpiazzabili, e ci trattano di conseguenza; al contrario elogiano i ragazzi per la loro unicità, per il loro stile, per la dedizione a una disciplina che, agli occhi del mondo intero, potrebbe farli sembrare poco virili.
Il signor Lucas si sfrega il viso con un gesto stanco, poi passa i documenti a mia madre.
«Non ho spinto Gigi.» La mia frase riecheggia nella stanza e suona come fossero le mie ultime parole.
«Se sei innocente, provalo.»
Posso farlo. Lo farò.
2

Gigi

La sala B ronza come uno sciame di libellule nel sole di settembre. Gli allievi chiacchierano degli allenamenti intensivi dell’estate, dei nuovi compagni di stanza, degli insegnanti di danza. I genitori confrontano gli abbonamenti stagionali al balletto e si lamentano dell’aumento delle tasse scolastiche. Alcuni petits rats danno l’assalto al tavolo degli stuzzichini, altri lanciano occhiate in giro, con l’aria sbalordita.
Vocine flebili sussurrano il mio nome.
Qui, non c’è nessun’altra dell’Ottavo Livello.
Soltanto io.
Dovrei essere di sopra, a disfare le valigie con le altre ragazze del mio piano. Dovrei rodare le nuove scarpe da punta, ammorbidirle per la lezione. Dovrei prepararmi per l’anno più importante della mia vita.
La mano di mami sfiora la mia. «Gigi, per favore, cerca di essere presente nella discussione.» All’improvviso torno alla realtà: mami ha bloccato il signor K in un angolo della sala. Lui sembra a disagio. «Signor K, cosa ha intenzione di fare per garantire la sicurezza di Gigi?»
«Signora Stewart, perché non fissa un appuntamento? Potremmo scendere in ulteriori dettagli rispetto ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Cassie
  4. ATTO I. Stagione autunnale
  5. ATTO II. Stagione primaverile
  6. Ringraziamenti
  7. Copyright