SOGNO
Stamattina mi sveglio nel mio giaciglio comodo, troppo presto perché Julia arrivi a prepararmi la colazione. Lei, la sua mamma e il suo papà dormono ancora e persino le cavie sono in silenzio. Sento lo stomaco che mi brontola, e di nuovo maledico la mia mancanza di pollici.
Gli umani sono creature stracolme di difetti di fabbrica. Quei posteriori insondabili, noiosi. E non fatemi parlare del loro – ehm – odore. Ma il pollice opponibile? Eh, quello sì che è stato un progresso interessante.
Quante lattine ci potrei aprire! Quante maniglie, di quante porte, potrei espugnare!
Comunque: mi sento inquieto. Strano.
L’inquietudine è uno spreco di tempo. E non s’intona con il mio personaggio da duro. Ma a volte non riesco a tenerla a bada.
Stavo sognando di Ivan e Ruby e Stella.
Non era un bel sogno, non uno di quei sogni arricciadita in cui corri e ti diverti.
No. Era un incubo. Di quelli brutti.
Nuotavamo, tutti e quattro, in un fiume nero, turbolento. Non so perché ero io a guidare il gruppo. E continuavo a guardarmi indietro e dire loro che li avrei salvati.
Io. Salvare loro. Due elefanti e un gorilla.
Mentre zampettavo come un matto, le loro voci si spegnevano in lontananza. Mi guardavo indietro ed erano spariti.
E poi l’ho sentito.
Un latrato smorzato.
Quel latrato.
Allora mi sono svegliato, come sempre.
Mi sono dato una scrollatina, provando a scuotermi via il tanfo dell’incubo che mi era rimasto appiccicato addosso come lo shampoo dopo un bagnetto.
Mi sono detto che dovevo darmi una calmata. Riprendere il controllo. Smetterla di preoccuparmi per nulla.
Eppure una parte ancestrale del mio cervello – il lupo che ho dentro, forse – aveva ancora i nervi a fior di pelle.
Se perdi il controllo della situazione anche solo per un attimo tante cose possono andare storte in un batter d’occhio, in un balzar d’osso.
Il mondo sa trovare tantissimi modi per tradirti.
L’ODORE DI UN URAGANO
Quando tutti gli altri si svegliano io già mi sono calmato. Il vento fuori no.
È un sabato di inizio primavera, ventoso, con qualche scampolo di sole. Le nuvole rimbalzano le une sulle altre come coniglietti in una cesta. Dal vento giungono segnali, da ogni direzione. Dal giro quotidiano dei cani, dai gatti selvatici, dai procioni ansiosi.
In sostanza tutti si chiedono la stessa cosa: “Ma che cos’ha il tempo, oggi?”.
Io lo so già. Ieri sera c’era la tv accesa sul canale del meteo e lo schermo era tutto pieno di grosse volute bianche come zucchero filato. Il papà di Julia, George, ha già sigillato molte finestre. Sara, la mamma, ha già preparato uno zaino d’emergenza nell’eventualità che dobbiamo evacuare.
C’è in arrivo un altro uragano. Il terzo di questa stagione. Non grosso come gli altri due, ma di quelli lenti. So come funziona, sono pratico ormai.
Finita la colazione, mi siedo sul divano in soggiorno, aspettando impaziente che Julia torni a casa e mi porti a fare la passeggiatina quotidiana. Lo fa anche come lavoretto, porta a passeggio altri cani. E ora è fuori con loro.
Io ho diritto alla mia passeggiatina personale, perché lei è la mia bimba personale.
Dalla finestra aperta riesco a sentire il sapore dell’uragano che arriva: mi gratta alla gola, ha un retrogusto metallico, un’energia che sfrigola.
Ma è più di questo. È come se l’aria si aggirasse minacciosa, in agguato, pronta ad avventarsi sul mondo e combinare guai.
LA POESIA DEGLI ODORI
Ovviamente non tutti sono in grado di cogliere gli odori che sento io. Il mio naso è un miliardo di volte più potente di quello umano.
Noi cani siamo esperti di odori. Studiosi di olezzi. Analizziamo l’aria allo stesso modo in cui gli umani leggono la poesia in cerca di verità invisibili.
E non sentiamo solo gli odori buoni e cattivi che gli umani riconoscono con quelle narici sottosviluppate. Ovvero i soliti sospetti: popcorn e lillà e cavoletti di Bruxelles e moffette spaventate.
No, i nostri nasi colgono tutto, l’intero doppio arcobaleno scintillante d’aprile; gli umani al massimo dello sforzo percepiscono un giorno nuvoloso di novembre.
Cogliamo la molecola di arrosto che danza al vento a settanta chilometri di distanza, appena sfuggita dal forno di una cucina ordinata.
Distinguiamo quel leccalecca alla ciliegia sotto il sedile della Honda sedici auto più avanti sull’autostrada nell’ora di punta.
Noi cogliamo cose che gli umani neanche si sognano di cogliere. Noi siamo quelli che trovano il bimbo miracolato, raggomitolato nella culla, sepolto dal terremoto sotto tonnellate di detriti.
Noi siamo quelli che trovano gli escursionisti dispersi nella foresta dopo una rapida annusata a un calzino sudato.
Sappiamo persino capire se qualcuno è malato. Sentiamo gli infarti e i tumori e le emicranie. Provateci, a far fare queste cose alle cavie.
Noi sentiamo anche l’odore degli stati d’animo. La tristezza ha un effluvio aspro, con un retrogusto dolciastro. La tristezza ha l’odore del perdersi in una foresta in inverno mentre il sole tramonta.
E la felicità? La felicità è la cosa più bella, ma ha un tocco di malinconia sui contorni. La felicità ha l’odore di un gelato alla pancetta servito su una scarpa di pelle pregiata.
Ne adori ogni singolo istante, ma sai che non durerà per sempre.
LE NOTIZIE
A volte quando io e Julia andiamo a fare le passeggiatine, mi fermo di botto a un angolo (gli angoli sono il posto migliore dove trovare notizie fresche) e lei strattona e dice: “Su, Bob, non c’è niente lì”.
Oh, altroché se c’è qualcosa.
Ecco la cosa interessante del fare cacca e pipì. Ci sono un sacco di informazioni nascoste nella comune postapipì. Quando noi cani vogliamo condividere le ultime notiziole, non dobbiamo far altro che aspettare il richiamo della natura. Non credereste mai a ciò che possiamo scoprire durante una breve sosta ai bagni.
Gli esseri umani sfogliano il giornale. Danno un’occhiata alla tv. Navigano sul web.
Io mi attardo su un idrante e annuso il mondo intero.
Le mie orecchie, a proposito: sono straordinarie quanto il mio naso. Colgo cose d’ogni genere che gli umani non sono in grado di udire.
Quel che facciamo con i nasi e le orecchie è un po’ come prendere un vecchio nodo e scioglierlo. Separare i fili. Districare.
Le persone sentono l’odore di un ammasso puzzolente d’immondizie in un cassonetto. ...