Un pomeriggio Mullah Nasruddin disse alla moglie:
«Se domani piove, andrò nel bosco a far legna. Se non piove, andrò ad arare il campo...»
«Dovresti dire “insciallah”, se Dio vuole, come ogni buon credente!» gli consigliò la moglie.
«Perché?» rispose seccato Nasruddin. «Che piova o non piova, qualcosa devo pur fare!»
Il giorno dopo c’era un sole splendido. Mullah si preparò ad arare il suo campo. Lungo il sentiero si imbatté in un gruppo di soldati.
«Ehi, tu!» gli gridarono. «Dove dobbiamo passare per andare nel tale villaggio?»
«Non me lo ricordo...» rispose Nasruddin, che non voleva perdere tempo in spiegazioni.
«Bene, vediamo se questo ti rinfresca la memoria» gli dissero i soldati, colpendolo con un grosso bastone.
«Adesso sì che mi ricordo!» gridò Nasruddin.
«Allora portaci fin là...» gli ordinarono i soldati.
Mentre camminavano cominciò a piovere e, dopo qualche ora, quando ebbe lasciato i soldati al villaggio che stavano cercando, Nasruddin ripartì tutto bagnato, esausto e con i piedi doloranti. Arrivò a casa a notte fonda, quasi all’alba, strascicando i piedi per la stanchezza. Bussò alla porta, che era sbarrata da dentro.
«Chi è?» gridò sua moglie.
Sull’orlo del pianto, Mullah Nasruddin rispose:
«Sono io, insciallah!»
Quando ci proponiamo di fare qualcosa dobbiamo sempre tener conto degli imprevisti. Non dobbiamo cercare di adattare la realtà ai nostri piani, ma i nostri piani alla realtà. La nostra volontà è solo una parte della volontà del mondo.
Passando davanti a una pasticceria, a Mullah venne una gran voglia di mandorlato. Pur non avendo un soldo in tasca, entrò e si mise a mangiare. Dopo un po’, il padrone della bottega gli presentò il conto e Nasruddin non gli badò minimamente. Il padrone allora prese un bastone e si mise a dargliele di santa ragione. Ma anche sotto i colpi Nasruddin non la smetteva di ingozzarsi.
«Che città stupenda!» diceva. «E come sono gentili gli abitanti! Ti obbligano a mangiare il mandorlato a bastonate!»
Nulla distoglie Mullah dal suo obiettivo. La sua freccia va dritta al bersaglio, senza deviare di un millimetro. Lui mangia il suo mandorlato.
Trasponendo questa storia sul piano iniziatico, possiamo dire che il mandorlato è la tua verità, il tuo nutrimento essenziale, e che i colpi che la vita ti dà aiutano ad avvicinarti sempre più a questa.
Come Nasruddin, ricevi i colpi ma invece di disperare dici a te stesso: “Com’è bella la vita! È lei che mi dà da mangiare! È lei che lavora affinché io raggiunga la mia verità essenziale, la mia realizzazione”.
La vita ci mette a dura prova per costringerci a realizzarci. Se ne siamo consapevoli, accettiamo le sue lezioni.
Una notte Mullah Nasruddin fece uno strano sogno: uno sconosciuto molto ricco veniva a trovarlo e gli offriva in dono nove dinar. Mullah li rifiutava dicendo:
«Perché solo nove? Dammene uno in più, facciamo cifra tonda.»
L’uomo non voleva. Mullah insisteva e supplicava e si agitò così tanto che finì per svegliarsi. Ritrovandosi a mani vuote, maledisse il suo brutto carattere, che gli aveva fatto perdere quel regalo inaspettato. Perciò, riprendendo la posizione di prima, chiuse gli occhi e allungò la mano presentando le sue scuse:
«Va bene, d’accordo, dammi i nove dinar e facciamola finita...»
Una giovane algerina sposata con un francese venne da me per farsi leggere i tarocchi. La ragazza era architetto e la sua professione le piaceva, ma si era resa conto di non poterla esercitare in Francia.
Le dissi:
«Devi essere molto innamorata se hai lasciato il tuo Paese per vivere con quest’uomo.»
«Sì, lo amo molto.»
«Allora, ti stai sacrificando?»
«Sì, ma ne soffro.»
La carta che riassumeva il suo gioco era la Torre.
Le dissi:
«Ascolta, la tua carta è quella della costruzione. L’architettura per te è importante!»
Il mio aiutante le suggerì:
«Forse potresti dedicarti alla decorazione di interni.»
La giovane donna aveva le mani macchiate, perché quel giorno aveva dipinto su seta. Subito annuì, riconoscendo che per lei era una strada possibile. Io aggiunsi:
«Tu soffri di una lieve depressione. Hai lasciato la tua famiglia per seguire quest’uomo e da allora vivi in un paradosso emotivo. Ti addolora aver abbandonato i tuoi, ma non puoi vivere senza tuo marito. Non stai bene né con gli uni né con l’altro.
«In fondo non accetti i nove dinar, ma la vita ti sta facendo un regalo formidabile. Hai un grande amore a Parigi e vivi a sole due o tre ore di aereo dalla tua famiglia. Mi dici che stai cercando lavoro e che nessuno vuole dartelo. Credi di più in te stessa! Smettila di mendicare! In realtà tu chiedi per essere respinta, per poter dire che stavi meglio nel tuo Paese, per poter manifestare la tua sofferenza. E tuttavia hai tutto. Hai quei nove dinar. Lavora qui con le tue sete e tutto il resto, dedicati alla decorazione di interni, trasforma la tua vocazione in realtà e va’ a trovare tua madre ogni mese! Vedrai che basterà.»
Se vogliamo a tutti i costi il massimo, non godiamo di quello che abbiamo qui e ora.
In genere la gente si lamenta per quello che non ha, pensa che non basti mai, e finisce per chiedere la luna. E poi, cosa dice l’Antico Testamento? “Beato il saggio perché è soddisfatto di ciò che ha” (Proverbi, 13,4).
Se siamo insoddisfatti di quello che abbiamo oggi, per quanto possiamo ottenere di più, saremo sempre insoddisfatti. Accettiamo i nove dinar! Cerchiamo di goderne, perché quel che abbiamo potrebbe esserci sottratto al risveglio.
Nel corso di un viaggio Mullah Nasruddin arriva in una città. Al mercato rimane a bocca aperta davanti a una bancarella di frutti esotici sconosciuti, che trova molto appetitosi. Dice al venditore:
«Questi frutti mi sembrano eccellenti. Me ne dia un chilo!»
E se ne va, tutto contento del suo acquisto. Dopo pochi passi, addenta uno di quei bei frutti rossi, ma all’istante la bocca gli va a fuoco. Diventa paonazzo. Gli lacrimano gli occhi, eppure continua a mangiare. Un uomo che si trova a passare di lì per caso, e che lo sta osservando da un po’, gli dice:
«Ma cosa fa?»
«Credevo che questi frutti fossero deliziosi. Pensando che uno solo non potesse bastarmi, ne ho comprato un chilo.»
«Capisco, ma perché si ostina a mangiarli? Sono peperoncini rossi, e sono piccantissimi.»
«Quelli che sto mangiando ora non sono i peperoncini,» risponde Mullah «ma i miei soldi.»
Facciamo grandi sforzi per raggiungere una certa posizione, o per metterci con qualcuno, o per ottenere qualcosa, e anche quando ci rendiamo conto di esserci sbagliati insistiamo ancora: ci ostiniamo a mangiare i peperoncini. In questa storia i peperoncini rappresentano lo sforzo compiuto. Non siamo abbastanza umili da riconoscere di aver commesso un errore, continuiamo a investire tutto ciò che possediamo nei peperoncini.
Se vogliamo cambiare, dobbiamo avere l’umiltà di dire a noi stessi:
“Mi sono sbagliato. Ho comprato un chilo di peperoncini che non posso mangiare, perché mi fanno male. Quindi li lascio stare e comincio da un’altra cosa.”
“Ho passato trent’anni con questa donna” o “Sono venticinque anni che faccio questa stupida vita.”
Hai due soluzioni: o ricominci la tua vita da capo, oppure riorganizzi le tue relazioni.
Quando si passano molti anni con qualcuno, a un certo punto è necessario trovare un nuovo assetto. Non si può andare avanti con una vecchia organizzazione che non corrisponde più alla realtà del presente. Bisogna dire a se stessi:
“Da giovane mi ero proposto un ideale per la mia famiglia, ma gli anni sono passati e gli interessi sono mutati. Non posso continuare a vivere così, devo riorganizzare tutto.”
Mullah Nasruddin, dopo aver subito svariati rovesci di fortuna, si vede costretto a vendere la casa che ha ereditato dal padre. Approfittando del suo stato di bisogno, un uomo senza scrupoli gli offre una somma irrisoria. Nasruddin si rende perfettamente conto di avere a che fare con un ladro, ma accetta ugualmente la proposta ponendo una piccola condizione.
«Quale?»
«Come può vedere, su questo muro c’è un chiodo... Questo chiodo l’ha piantato mio padre ed è il solo ricordo che mi resti di lui. Io le vendo la casa, ma desidero rimanere proprietario del chiodo. Se lei è d’accordo su questo punto, accetto la sua offerta. Evidentemente, avrò diritto di appendere al chiodo qualunque cosa io desideri.»
Il compratore si tranquillizza, pensando che un chiodo in una casa è ben poca cosa. Domanda a Mullah:
«Verrà spesso?»
«No, no, spesso no...»
Non vedendo alcun problema, il compratore accetta la clausola. Davanti a un notaio viene firmato un contratto di vendita nel quale si specifica che Nasruddin rimane proprietario del chiodo e può farne quello che vuole. Poi il nuovo proprietario prende possesso della casa e vi si trasferisce con tutta la famiglia.
Un giorno Nasruddin bussa alla porta.
«Posso vedere il mio chiodo?»
«Ma certo! Entri pure!» risponde cordialmente il proprietario.
Mullah entra in profondo raccoglimento davanti al chiodo e poi se ne va.
Qualche giorno più tardi torna con una piccola cornice che racchiude un ritratto di suo padre.
«Posso vedere il mio chiodo?»
Il proprietario lo lascia entrare e Nasruddin appende il quadro al chiodo (la clausola parla chiaro).
Il giorno dopo arriva con un mantello e una tunica.
«Questi abiti appartenevano a mio padre. Vorrei appenderli al mio chiodo» dice al proprietario lievemente irritato.
Un bel giorno Mullah si presenta trascinando la carcassa di una vacca. Il compratore, stupefatto, grida:
«Che cosa viene a fare qui con questa carcassa?»
«Ma è chiaro, vengo ad appenderla al mio chiodo!»
E così fa, sordo alle proteste del padrone di casa. La polizia, chiamata sul luogo del litigio, in base al contratto dà ragione a Nasruddin. La carcassa comincia a marcire, con gran disperazione del padrone di casa. Dopo qualche tempo Nasruddin torna con un’altra carcassa che appende allo stesso chiodo. Il fetore è tale che il padrone di casa è costretto a fuggire con tutta la famiglia. E fu così che Nasruddin riebbe la sua casa.
Di questa storia si possono avere due interpretazioni: una positiva e una negativa. Cominciamo da quella positiva.
Prendiamo la casa come simbolo dell’ego. Il chiodo, in questo tipo di immagine, potrebbe rappresentare il punto da cui avviare un lavoro spirituale. Da quel punto, mediante uno studio progressivo, posso diventare il padrone della mia casa.
Una persona a cui avevo letto i tarocchi mi domandò:
«Chi sono io, essenzialmente?»
Risposi sussurrandole all’orecchio:
«Non sei altro che Dio! Nient’altro!»
Quella persona reagì protestando:
«Ma è impossibile. Non capisco» e se ne andò.
Non voleva appendere Dio al suo chiodo. Per lei era impossibile. Preferiva vivere in una casa vuota, senza chiodo e senza un essere essenziale.
Spesso noi ci troviamo nella stessa situazione e vendiamo la nostra “casa” a un prezzo irrisorio. Vale a dire: entriamo nella vita sacrificando il nostro essere per pochissimo.
Dissi a quella persona:
«Tu non sei stata desiderata. Se sei venuta al mondo è perché...»
«Perché io l’ho voluto!»
«No! È stato perché l’ha voluto l’Universo, e per nessun’altra ragione.»
Tante cose si oppongono alla nostra nascita e al nostro sviluppo e non è difficile riconoscere che se siamo al mondo, qui e ora, è perché rispondiamo a un disegno dell’Universo che ci sfugge completamente.
Ora vediamo l’altra interpretazione. Questa storia è come un avvertimento. Ci consiglia di stare in guardia affinché nessuno possa piantare il suo chiodo nel nostro mondo personale. Accettare un chiodo, per piccolo che sia, significa correre il rischio di perdere tutto.
Non molto tempo fa un giornalista che assiste alle mie conferenze mi chiese di concedergli un’intervista. Di norma io non lo faccio, se non per promuovere il mio lavoro artistico. Lo Jodorowsky che tiene conferenze e legge i tarocchi non ha alcun bisogno di pubblicità. Quella volta, eccezionalmente, accettai. Gli stavo facendo un favore. Ma stavo facendo un favore anche a me stesso? Questo non è sicuro.
Il giornalista...