Le Cronache della Folgoluce - 4. Il ritmo della guerra
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Le Cronache della Folgoluce - 4. Il ritmo della guerra

  1. 1,344 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Le Cronache della Folgoluce - 4. Il ritmo della guerra

Informazioni su questo libro

Dopo aver riunito gli umani in una coalizione per difendersi dall'invasione nemica, Dalinar Kholin e i suoi Cavalieri Radiosi combattono da un anno una guerra brutale e prolungata. Nessuno sta avendo la meglio e su ogni mossa strategica incombe la minaccia di un tradimento da parte di Taravangian, subdolo alleato di Dalinar.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2020
Print ISBN
9788804731931
eBook ISBN
9788835705765
SECONDA PARTE

Nostro appello

SHALLAN ♦ ADOLIN ♦ KALADIN ♦ NAVANI ♦ VENLI
20

LA CORTE INVISIBILE

Caro Errante,
ho ricevuto la tua ultima comunicazione. Ti prego di perdonare questo formalismo da parte mia, dato che non ci siamo mai incontrati di persona. Mi sento nuovo in questo ruolo, malgrado gli anni da cui lo detengo. Ma ammetterai la mia relativa giovinezza, ritengo.
Radiosa marciava in una camera nelle profondità sotto Urithiru, ascoltando il suono ruggente delle condutture idriche e preoccupandosi per la missione che Shallan aveva acconsentito di intraprendere. Offrirsi volontaria per far visita agli onorespren? Viaggiare a Shadesmar?
Ed ecco che si ritrovavano proprio sulla strada dell’incarico che Mraize aveva commissionato loro. Di nuovo.
A Radiosa non piaceva Mraize e di sicuro non si fidava di lui. Comunque si sarebbe attenuta all’accordo: la volontà di due doveva essere rispettata. Veil desiderava ardentemente far parte dei Sanguispettri. Shallan voleva collaborare con loro quanto bastava per scoprire ciò che conoscevano. Perciò Radiosa non sarebbe andata da Dalinar e Jasnah. L’accordo significava armonia, che a sua volta comportava la capacità di funzionare.
Mraize vuole qualcosa da questo Restares, pensò Veil. Riesco a percepirlo. Dobbiamo scoprire qual è quel segreto e poi usarlo. Non possiamo farlo da qui.
Un punto valido. Radiosa serrò le mani dietro la schiena e continuò a camminare lungo il bordo della vasta cisterna mentre i suoi Tessiluce si allenavano lì vicino. Aveva scelto di indossare il suo vakama, il tradizionale abbigliamento da guerriero veden. Era simile al takama alethi, ma la gonna era pieghettata invece che liscia. Portava un’ampia giacca coordinata con un farsetto attillato e una camicia al di sotto.
Quegli abiti sgargianti presentavano azzurri vivaci ricamati su rossi con oro intrecciato e avevano una decorazione sulla gonna. Aveva notato che gli Alethi rimanevano senza parole di fronte a quell’indumento, sia per i colori variegati, sia perché indossava quello che per tradizione era un completo da uomo. Ma lei era un guerriero e la sua eredità culturale apparteneva a Jah Keved. Comunicava entrambe le cose.
Nella stanza riecheggiava un basso rombo. Dalle aperture in alto sulle pareti dall’altro lato del serbatoio zampillavano fiotti d’acqua che precipitavano nel bacino. Il rumore era abbastanza lontano da non disturbare le conversazioni, e più si esercitava lì, più trovava tranquillizzante quel suono di acqua corrente. Era una cosa naturale, ma contenuta, controllata. Sembrava rappresentare il dominio degli esseri umani sugli elementi.
Così dobbiamo padroneggiare noi stesse, pensò Radiosa, e Veil approvò. Radiosa stava attenta a non pensare male di Veil. Anche se i loro metodi differivano, entrambe esistevano per proteggere e aiutare Shallan. Radiosa rispettava gli sforzi di Veil in quel senso. Aveva realizzato cose che lei non avrebbe potuto fare.
In effetti, forse Veil poteva essere persuasa a parlare con Dalinar e Jasnah. Ma Shallan… quell’idea la spaventava.
Quella ferita profonda aveva sorpreso Radiosa quando aveva cominciato a emergere nel corso dell’ultimo anno. Radiosa era lieta dei miglioramenti fatti nel collaborare, ma la ferita impediva ulteriori progressi. Sembrava simile a ciò che accadeva spesso con l’allenamento fisico. A un certo punto smettevi di fare progressi e a volte raggiungere nuovi livelli richiedeva altra sofferenza.
L’avrebbero superato. Poteva sembrare una regressione, ma Radiosa era certa che quell’ultimo groppo di dolore fosse la risposta finale. La verità definitiva. Shallan era terrorizzata che quelli a cui voleva bene le avrebbero voltato le spalle quando avessero scoperto la portata dei suoi crimini. Ma doveva affrontare le sue verità.
Radiosa avrebbe fatto tutto il possibile per contribuire ad alleviare quel fardello. Oggi significava prepararsi per la missione a Shadesmar. Veil poteva soddisfare la richiesta di Mraize e trovare questo Restares. Radiosa si sarebbe invece assicurata che la parte ufficiale del loro viaggio – parlare con gli onorespren e implorarli di unirsi alla guerra – fosse gestita in maniera competente.
Si voltò ed esaminò i suoi Tessiluce. Li aveva portati in quella camera sotto la torre perché a loro non piaceva allenarsi nelle normali sale di addestramento. Anche se Radiosa avrebbe preferito che socializzassero con altri soldati, aveva acconsentito con riluttanza a trovar loro un luogo più privato. I loro poteri erano… insoliti e potevano essere una distrazione.
Lì vicino, Beryl e Darcira, due dei suoi Tessiluce più recenti, cambiavano faccia mentre combattevano. Diversivi, per far abbassare la guardia all’avversario. Curiosamente, quando indossavano nuove facce, entrambe le donne attaccavano in maniera più audace. Molti Tessiluce, quando veniva offerto loro un ruolo da recitare, ci si gettavano a capofitto.
Non sembrava che patissero la stessa crisi mentale di Shallan, per fortuna. A loro piaceva solo recitare e a volte esageravano. Se ricevevano un elmo, si mettevano dritti e urlavano ordini come un comandante sul campo. Indossando la faccia giusta, potevano discutere di politica, mettersi di fronte a una folla e perfino lanciare insulti ai potenti. Ma se una di quelle due donne fosse stata da sola, con la propria faccia, avrebbe parlato in toni sommessi ed evitato le folle, cercando di starsene in disparte in silenzio a leggere.
«Beryl, Darcira» disse Radiosa, interrompendo le donne. «Mi piace come state imparando a controllare i vostri poteri, ma il compito di oggi è esercitarsi con la spada. Provate a fare attenzione a come muovete i piedi più che alle vostre trasformazioni. Darcira, quando indossi una faccia maschile, perdi sempre la posizione.»
«Suppongo di sentirmi più aggressiva» disse Darcira, scrollando le spalle mentre il Tessiluce scompariva con uno sbuffo, rivelando le sue normali fattezze.
«Devi controllare la faccia invece di lasciare che sia essa a controllare te» spiegò Radiosa. Dentro di sé percepì Shallan formulare una battuta: le Tre avevano i loro problemi con quell’idea. «Quando stai combattendo e intendi distrarre qualcuno, non lasciare che quello distragga anche te
«Ma Radiosa,» disse Beryl, facendo un cenno verso la sua spada da lato, «perché mai dobbiamo imparare a combattere? Siamo spie. Se dobbiamo impugnare la spada, non abbiamo già perso?»
«Potrebbero esserci occasioni in cui vi servirà fingere di essere un soldato. In tal caso, usare la spada potrebbe far parte del vostro travestimento. Ma sì, combattere è la nostra ultima risorsa. Preferirei che fosse un’ultima risorsa praticabile: se dovete lasciar perdere il travestimento e abbandonare la copertura, voglio che sopravviviate e torniate da noi.»
La giovane donna ci rimuginò sopra. Aveva qualche anno più di Shallan, ma era poco più giovane di come Radiosa vedeva se stessa. Beryl affermava di aver dimenticato il suo vero nome: aveva vissuto così tante vite diverse. Veil l’aveva trovata dopo aver sentito voci su una prostituta che lavorava nei campi militari, il cui volto cambiava per corrispondere alle persone che i suoi clienti amavano di più.
Una vita dura, ma una storia non insolita per i Tessiluce. La metà della banda di venti di Radiosa era composta dai disertori che Shallan aveva reclutato per primi. Quegli uomini potevano non avere dimenticato le loro vite precedenti, ma c’erano sicuramente delle parti nel mezzo che preferivano non rivangare.
Beryl e Darcira accettarono i consigli di Radiosa – che in realtà erano consigli di Adolin, che le aveva inculcato nel cervello dopo molte notti a esercitarsi – e tornarono al loro scambio.
«Non sono riuscita a individuare la sua Criptica» disse Radiosa mentre si allontanava per esaminare gli altri.
«Mmh?» disse Schema, salendole sulla schiena appena sotto il colletto. «Schema? Di solito sta all’interno della camicia di Beryl, vicino alla pelle. A Schema non piace essere vista.»
«Preferirei che usassi l’altro nome della Criptica» disse Radiosa. «Altrimenti si fa confusione.» Dopo essere stati incalzati, ciascuno degli altri Criptici aveva scelto nomi individuali che gli umani potessero usare.
«Non capisco perché» replicò lui. «I nostri nomi sono già tutti diversi. Io sono Schema. Lei è Schema. Gaz ha Schema.»
«Quelle… sono le stesse parole, Schema.»
«No, non lo sono» disse lui. «Mmh. Potrei scriverti i numeri.»
«Gli umani non sono in grado di pronunciare le equazioni come intonazioni» disse Radiosa.
Come molti membri della squadra di Shallan, Beryl e Darcira avevano già i propri spren, anche se dovevano ancora guadagnarsi le loro Lame. Ciò voleva dire che non erano scudieri, stando alla definizione dei Corrivento. I Criptici non era rigorosi come gli onorespren e non aspettavano così tanto tempo per avviare legami. Tutti quanti nella sua squadra ormai ne avevano uno e i nuovi arrivati li ottenevano rapidamente.
Così la sua squadra aveva cominciato a usare la propria terminologia. Shallan era la Maestra Tessiluce. Gli altri erano Agenti Tessiluce. Se si univa qualcuno di nuovo, veniva definito scudiero per il breve periodo prima di acquisire uno spren. Assieme avevano cominciato a chiamarsi la Corte Invisibile. Sia Veil sia Shallan apprezzavano quel titolo… anche se Radiosa aveva notato non pochi Corrivento alzare gli occhi al cielo quando veniva menzionato.
Completò il giro della stanza, la cui parte calpestabile aveva la forma di una mezzaluna. Guardò i suoi venti agenti e cominciò a riflettere sulla vera questione: quali avrebbe dovuto portare con sé a Shadesmar?
Lei e Adolin avevano concordato che la squadra doveva essere ristretta. Shallan e Adolin, assieme a tre Radiosi: Godeke il Danzafilo, Zu la Salvaroccia e la donna Scorgivero che preferiva farsi chiamare con il suo soprannome: il Ceppo. Avrebbero portato alcuni soldati di Adolin come stallieri e guardie… e lui avrebbe scelto uomini che non avevano partecipato alla missione ai campi militari, per ogni evenienza.
Inoltre, volevano tre Agenti Tessiluce per Animutare cibo, acqua e altri materiali. Era una decisione pratica e avrebbe anche dato ad alcuni uomini di Shallan un’esperienza con Shadesmar. Radiosa approvava, ma doveva fare i conti con un solo problema fastidioso.
I Sanguispettri avevano davvero una spia tra i suoi agenti? A quella riflessione, Veil emerse e prese il controllo. Doveva prepararsi per la possibilità che uno dei suoi Tessiluce potesse tradirla se l’avesse portato in quella missione. Dev’esserci una spia, pensò, e sarà qualcuno che ha partecipato alla missione ai campi militari. Perché chiunque sia, ha ucciso Ialai.
Shallan era d’accordo. Ma Radiosa, per qualche strano motivo, sembrava incerta su quella logica.
Be’, Veil aveva bisogno di capire quali fossero i candidati più probabil...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Libro quattro: Il Ritmo della Guerra
  4. Prologo: Fingere
  5. Prima parte: Fardelli
  6. Seconda parte: Nostro appello
  7. Interludi
  8. Terza parte: Canti di casa
  9. Interludi
  10. Quarta parte: Una conoscenza
  11. Interludi
  12. Quinta parte. Conoscere una casa di canti, appellata nostro fardello
  13. Epilogo. Trucchi sporchi
  14. Nota conclusiva
  15. Ars Arcanum
  16. Copyright