Con gli spiriti delle maree
lei ha mosso guerra
al Popolo del Fuoco,
e terra, oceano e aria
han provato la furia della battaglia.
Brandendo il falcione
forgiato dall’elfo suo amante,
flessuoso come una pianta,
duro e brillante come adamante,
ha combattuto al fianco
del Sommo Re degli Elfi,
ucciso il Signore del Fuoco
e messo in rotta la sua armata.
Viva la nuova regina.
Nel regno magico è tornata,
in trionfo è stata acclamata.
Una fiaba
Philip James Bailey
Sono sull’enorme letto del Sommo Re, e sto macchiando di sangue i sontuosi copriletti reali. Mi fa male tutto. Ho crampi fortissimi alla pancia e un dolore martellante alla testa.
Cardan è in piedi vicino a me. La sua giacca è buttata su una sedia, il velluto è intriso di una sostanza scura. Si è rimboccato le maniche bianche e si sta pulendo le mani con un panno umido. Per togliere il sangue.
Cerco di parlare, ma è come se avessi la bocca piena di miele. Ricado in quel buio vischioso.
Non so per quanto tempo ho dormito. So solo che devo aver dormito molto. Quando mi sveglio, ho una sete tremenda. Mi butto giù dal letto, disorientata. Nella stanza sono accese diverse candele. Nella luce tenue, vedo che mi trovo ancora nella camera di Cardan, nel suo letto, e che sono sola.
Trovo una brocca d’acqua e bevo direttamente da lì, senza nemmeno cercare un bicchiere. Bevo e bevo ancora, fino a quando la sete non si placa. Mi ributto sul letto e cerco di ripensare a quello che è successo. Sembra un delirio febbrile.
Non posso più restare a letto. E ignorando i dolori, vado in bagno. Trovo la vasca già piena e quando passo il dito nell’acqua, vedo che brilla. C’è anche un vasino e sono immensamente grata per questo.
Mi svesto in fretta ed entro nella vasca, sfregandomi bene con le unghie per lavare la sporcizia e il sangue rappreso da giorni. Mi sfrego la faccia e strizzo i capelli. Quando esco, mi sento molto meglio.
Torno in camera e vado verso l’armadio. Passo in rassegna l’immenso e stravagante guardaroba di Cardan per concludere che anche se mi andassero bene i suoi vestiti, non potrei mai indossarli. Scelgo una camicia con le maniche a sbuffo e il suo mantello meno ridicolo – di lana nera con intarsi di pelo di daino e un bordo di foglie ricamate – e mi ci avvolgo dentro. Poi mi incammino verso i miei vecchi appartamenti.
I cavalieri fuori dalla porta si accorgono che sono scalza e che mi stringo nel mantello. Non so cosa pensino, ma mi rifiuto di provare imbarazzo. Rammento a me stessa che sono la regina degli Elfi e li fulmino con un’occhiataccia che li fa girare dall’altra parte.
Quando entro nei miei vecchi appartamenti, trovo Rimbrenciolo sul divano che gioca a Uno con Farnia e mi guarda sorpresa.
«Oh!» esclamo. «Ops...»
«Ciao» dice Farnia incerto.
«E tu che ci fai qui?» Lui sussulta e mi pento di essere stata così brusca. «Scusami» gli dico facendo il giro del divano e abbassandomi per abbracciarlo. «Sono felice di vederti. Sono solo sorpresa.»
Non gli dico che sono preoccupata, anche se lo sono. La Corte degli Elfi è un posto pericoloso per chiunque, ma per Farnia ancora di più.
Ciononostante, piego la testa sul suo collo e mi inebrio del suo profumo, di terra e aghi di pino. Il mio fratellino che mi sta stringendo così forte da farmi male e con una delle corna mi sfrega leggermente la guancia.
«Anche Vivi è qui» dice, lasciandomi andare. «E Taryn. E Heather.»
«Veramente?» Ci scambiamo un’occhiata complice. Speravo tanto che Heather si rimettesse con Vivi, ma non riesco a credere che abbia voluto tornare nella Terra degli Elfi. Pensavo che avrebbe dovuto passare un bel po’ di tempo prima che fosse pronta a riaffrontare il mondo magico. «E dove sono?»
«A cena con il Sommo Re» mi risponde Rimbrenciolo. «Lui non è voluto andare e così ho chiesto che mi portassero un vassoio.» Nelle sue parole è palpabile la sua disapprovazione, come sempre. Penserà sicuramente che rifiutare di sedersi al tavolo del re sia da bambini viziati.
Io, invece, penso che sia da bambini svegli.
Ma sono più interessata al vassoio con la cena, pieno di prelibatezze servite su piatti d’argento e lasciate a metà. Mi brontola lo stomaco. Non ricordo nemmeno più quand’è l’ultima volta che ho fatto un pasto decente. Senza chiedere il permesso, mi butto sul cibo e trangugio striscioline fredde di anatra, formaggio e fichi. Nella teiera c’è del tè ormai un po’ troppo forte e lo bevo direttamente dal beccuccio.
Quella fame incontenibile mi fa venire un sospetto. «Quanto tempo ho dormito?»
«Mmh, ti hanno sedata» risponde Farnia alzando le spalle. «Perciò ti eri già svegliata una volta, ma per poco. Non come adesso.»
Il che mi preoccupa, un po’ perché non me ne ricordo affatto e un po’ perché devo aver monopolizzato il letto di Cardan. Ma non voglio pensarci troppo sopra, come quando sono uscita dalle stanze del Sommo Re in camicia e mantello senza pensare. Prendo uno dei miei vecchi abiti da siniscalco, un vestito lungo nero, con i polsini e il collo d’argento. Forse è troppo sobrio per una regina, ma Cardan è già abbastanza stravagante per tutti e due.
Quando sono vestita, torno nel salotto.
«Mi faresti i capelli?» chiedo a Rimbrenciolo.
Lei scatta in piedi sospirando. «Ci speravo! Non potevate andare in giro in quelle condizioni.»
Mi porta di nuovo in camera da letto e mi invita a sedere alla toeletta. Mi fa una treccia che mi punta intorno alla testa, poi mi trucca le labbra e le palpebre con del rosa chiaro.
«Voglio che la vostra acconciatura ricordi una corona» dice. «Ma immagino che ci sarà una vera incoronazione, prima o poi.»
Il solo pensiero mi fa girare la testa e mi sento fuori dalla realtà. Non capisco che gioco stia facendo Cardan e questo mi preoccupa.
Penso al giorno in cui Rimbrenciolo mi aveva consigliato di sposarmi. Quel ricordo, e la certezza che non mi sarei mai sposata, mi fa sentire ancora più strana adesso, a farmi acconciare i capelli proprio come lei me li aveva pettinati quel giorno. «Tu mi hai resa comunque regale» le dico e i suoi occhi neri e sporgenti incrociano i miei nello specchio. Mi sorride.
«Jude?» fa una voce dolce. È Taryn.
È entrata dall’altra stanza, con un abito intessuto di fili d’oro. È bellissima, ha le guance rosate e una luce negli occhi.
«Ehi» le rispondo.
«Ti sei svegliata!» mi dice correndo verso di me. «Vivi, è in piedi!»
Arriva anche Vivi con un completo di velluto verde bottiglia. «Hai rischiato di morire, sai? Hai rischiato di morire un’altra volta.»
Heather le segue in un vestito di un azzurro pallido con i bordi dello stesso rosa dei suoi ricci. Mi lancia un sorriso complice e lo apprezzo. È bello avere una persona che non mi conosce abbastanza da potersi arrabbiare con me.
«Sì» le dico. «Lo so.»
«Continui a metterti in pericolo» dice Vivi. «Devi smetterla di comportarti come se la politica di corte fosse una specie di sport estremo e inseguire imprese adrenaliniche!»
«È stato Madoc a rapirmi, non ho potuto farci niente» le faccio presente.
Vivi prosegue ignorandomi. «Già e poi ci troviamo il Sommo Re sulla porta, pronto a demolire l’intero caseggiato pur di trovarti. E quando finalmente abbiamo avuto tue notizie da Oriana, non potevamo fidarci di chiunque. Così abbiamo dovuto assoldare una fir larrig cannibale che venisse con noi, in caso di pericolo. E abbiamo fatto bene...»
«E quando ti ho vista nella neve... eri così pallida, Jude» prosegue Taryn. «E poi tutto intorno a te ha cominciato a germogliare e a fiorire. Non sapevo cosa pensare... Fiori e piante rampicanti che si facevano strada nel ghiaccio. Poi hai ripreso colore e ti sei alzata. Non potevo crederci!»
«Già» dico piano. «Sono rimasta sorpresa anch’io.»
«Significa che hai dei poteri magici?» mi chiede Heather e la sua domanda è legittima. Di solito i mortali non hanno poteri magici.
«Non lo so» le rispondo.
«Ancora stento a credere che tu ti sia sposata con il principe Cardan!» fa Taryn.
Sento un incomprensibile bisogno di giustificarmi. Vorrei negare che lo desideravo anch’io, vorrei far credere che quando ho accettato, l’ho fatto solo per una questione di buon senso. Chi non vorrebbe essere la regina del mondo magico? Chi non avrebbe stretto il patto che ho stretto io?
«È solo che... tu lo odiavi» continua Taryn. «E poi ho scoperto che lo controllavi e così ho pensato che lo odiassi ancora. Voglio dire... Immagino che tu possa odiarlo ancora adesso e che lui possa odiare te, però è spiazzante...»
Viene interrotta da qualcuno che bussa alla porta. Farnia corre ad aprire. Come se ci avesse sentito, c’è il Sommo Re in persona, scortato dalle sue guardie.
Cardan indossa un collo alto tempestato di giaietto sopra un farsetto nero. Sulla punta delle orecchie porta delle cuffiette dorate che riprendono l’oro degli zigomi. Ha un’aria distante.
«Vieni con me» dice senza lasciarmi molta scelta.
«Certo.» Ho il cuore che batte forte, nonostante tutto. Detesto pensare che mi possa vedere così vulnerabile, che mi abbia lasciata sanguinare sulle sue lenzuola di seta di ragno.
Vivi mi prende la mano. «Non stai ancora bene...»
Cardan inarca le sopracciglia scure. «Il Consiglio dei Vivi è ansioso di conferire con lei.»
«Lo immagino» dico e poi guardo le mie sorelle, Heather e Farnia dietro di loro. «E Vivi dovrebbe essere contenta perché l’unico pericolo di partecipare a una riunione del Consiglio è quello di annoiarsi a morte.»
Lascio la mano di mia sorella. Le guardie ci seguono. Cardan mi porge il braccio per farmi camminare al suo fianco e non dietro di lui come avrei fatto quando ero il suo siniscalco.
Attraversiamo i saloni e quando incrociamo dei cortigiani, si inchinano.
È molto snervante.
«Blatta sta bene?» chiedo a bassa voce perché non mi sentano.
«Bomba non ha ancora trovato il modo per svegliarlo» mi risponde Cardan. «Ma confidiamo che ci riesca.»
“Almeno non è morto” mi dico. “Ma se dorme per cento anni, finirò nella tomba prima che apra di nuovo gli occhi.”
«Tuo padre ti ha mandato un messaggio» mi comunica Cardan guardandomi di traverso. «Era molto ostile. Come se incolpasse me della morte di sua figlia.»
«Ah» faccio io.
«E ha mandato dei soldati alle basse corti con la promessa di un nuovo regime. Li invita a venire senza indugi nella Terra degli Elfi per vederlo sfidare il Sommo Re.» Cardan me lo racconta con voce neutra. «Il Consiglio dei Vivi vuole sentire tutto quello che sai della spada e delle sue cartine. Purtroppo hanno trovato la mia descrizione dell’accampamento alquanto insufficiente.»
«Aspetteranno ancora un po’» gli dico, sforzandomi di proferire qualche parola. «Devo parlarti.»
Lui sembra sorpreso e un po’...