Sette Robinson su un'isola matta
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Sette Robinson su un'isola matta

  1. 160 pagine
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Sette Robinson su un'isola matta

Informazioni su questo libro

Annetta, Sara e Martino hanno letto molti libri d'avventura. Così, quando la barca che li sta portando alla spiaggia approda sulle coste di un'isola sconosciuta, hanno già le idee molto chiare sulla vita che li aspetta: dormire all'addiaccio, accendere il fuoco, esplorare il territorio... Ma cosa ci fa un supermercato su un'isola deserta? E un albergo? E chi ha scritto il messaggio dentro il biberon della baby-sirena?
Le cose su quest'isola stravagante non vogliono proprio saperne di andare come nei libri d'avventura...

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2020
eBook ISBN
9788835705802
Print ISBN
9788804604396

CAPITOLO TREDICESIMO

Secondo il diario della mamma, era arrivata la fine di agosto. Domani sarebbe stato già settembre e a Cala di Rena sarebbero iniziati i preparativi per il rientro in città.
I naufraghi si trovavano nell’isola da un mese e mezzo, e niente faceva loro presagire la fine dell’avventura.
Annetta pensava preoccupata che sarebbero cominciate le scuole. Come avrebbe fatto senza di lei la sua compagna di banco Giuseppina? Le avrebbe conservato il posto mettendo ogni giorno fiori freschi in un vasetto pieno d’acqua sul banco, o l’avrebbe sostituita con un’altra bambina?
Martino diceva che era troppo presto per preoccuparsi per la scuola: che prima sarebbe certamente capitato qualcosa.
Infatti qualcosa capitò proprio l’ultimo giorno di agosto, e fu qualcosa talmente importante da capovolgere completamente la situazione.
La mamma aveva di nuovo il mal di denti. Non tanto forte da costringerla in camera al buio, ma abbastanza da farla ciondolare per l’albergo con aria sofferente, imprecando contro la mancanza di una farmacia o di un dentista.
In realtà ormai erano molte le cose che mancavano sull’isola, e più ancora quelle che scarseggiavano. Da tre giorni la mamma e lo zio Silvestro avevano cominciato il razionamento dei cibi e contemporaneamente avevano chiesto ai bambini di osservare e segnalare, nelle loro scorribande, tutti i luoghi dell’isola dove crescesse qualcosa di commestibile.
Sara aveva fatto di più: aveva munito gli altri quattro bambini di numerosi sacchetti di plastica e non li lasciava allontanare dalla radura senza che ne avessero con sé qualcuno, da riportare indietro pieno di nocciole o pinoli. Da parte sua aveva cominciato a raccogliere le mele, che ammucchiava nella dispensa dell’albergo.
Quel giorno però, impietosita dalle condizioni della zia, aveva deciso di tralasciare la raccolta dei viveri e aveva chiesto ad Annetta di accompagnarla nel boschetto di cipressi, davanti all’Isolotto del Cuore, a cogliere un bel mazzo di rose bianche. Avevano sperimentato infatti che un regalo di fiori otteneva il risultato di riportare il buonumore alla mamma, quando qualcosa l’aveva contrariata.
Annetta dubitava che le rose potessero farle passare il mal di denti, anzi pensava che il loro profumo penetrante le avrebbe fatto venire anche il mal di testa, ma non voleva scoraggiare le buone intenzioni di Sara, così la seguì senza protestare verso quelle che erano state battezzate le Colline Toscane.
Arrivate in vista dell’Isolotto del Cuore, le due bambine raccolsero un gran mazzo di fiori, poi sedettero su un tronco d’ulivo a riposare.
Ma non erano lì da cinque minuti, quando Annetta arricciò il naso con disgusto.
«Che puzzo!» esclamò. «Altro che profumo di rose! Cos’è che manda un così cattivo odore?»
«Sembrerebbe benzina» commentò Sara, fiutando l’aria. «È così forte che quasi mi viene il mal di mare…»
«Benzina? Se non ce n’è una goccia su tutta l’isola, da quando la Sirena dei sette mari ha consumato tutta quella che aveva nel serbatoio…»
Eppure sembrava proprio odore di benzina, e di quella non raffinata che i pescatori usano mettere nei motori dei loro pescherecci.
Dopo altri cinque minuti passati a fiutare in tutte le direzioni, Annetta non resistette più. Si alzò e si avviò decisa fra i cipressi, verso il punto da cui pareva che l’odore provenisse. Dovette cercare un bel po’, perché l’aria era talmente impregnata che l’origine di quell’odore non era facile da identificare.
Finalmente superò un filare di alberi particolarmente fitto e si trovò davanti all’ultima cosa che si sarebbe aspettata di vedere sull’isola: un rifornitore di benzina! Rosso, nuovo e luccicante, stava con le sue due pompe sotto una tettoia decorata da una scritta pubblicitaria.
«Prima non c’era» ansimò Sara turbata, quando ebbe raggiunto Annetta. «Sono sicurissima che non c’era! Solo avant’ieri sono venuta proprio qui con i gemelli a raccogliere olive da conservare sotto sale!»
Anche Annetta aveva frequentato spesso quelle colline, da sola e con Martino, e non aveva mai incontrato l’ombra di un rifornitore, né mai sentito odore di benzina. Assolutamente mai!
Però, qualsiasi cosa ci fosse stata in passato, ora il rifornitore era lì; senza alcun dubbio, solido e reale nella luce serena dell’oliveto.
Aveva persino un piccolo marciapiede di cemento e una cesta di metallo per i rifiuti appesa a un palo.
«Sta’ a vedere che c’è anche il benzinaio!» disse Annetta, irritata per la illogicità della scoperta.
Ma per quanto chiamassero non comparve nessun benzinaio.
«Sarà pericoloso?» si chiese Sara. «Potrebbe incendiare l’isola, se qualcuno per sbaglio ci gettasse un fiammifero…»
«Chi vuoi che venga a gettare fiammiferi da questa parte!» ribatté Annetta. «Non è una cosa pericolosa, è una cosa importantissima per tutti noi. Non capisci che ora che possiamo rifornire i serbatoi della barca, siamo in grado di ripartire?»
A questo Sara non aveva ancora pensato. Per l’emozione dovette sedersi sul marciapiede del rifornitore, e Annetta la lasciò lì, a sorvegliare le pompe, perché non sparissero misteriosamente come erano apparse, mentre lei correva ad avvertire la mamma e lo zio Silvestro.
In un batter d’occhio furono tutti attorno al rifornitore. Alla mamma era passato il mal di denti in un attimo, all’apprendere la novità.
Si interrogarono a vicenda, ma nessuno era in grado di fornire agli altri notizie in merito alla improvvisa apparizione.
Di una sola cosa erano tutti certissimi. Fino a pochi giorni prima in quel campo non c’era nessun rifornitore di benzina.
Dunque era nato da sé, come un fungo, durante la notte, per venire incontro ai bisogni dei naufraghi? A Martino la cosa sembrava poco probabile, ma la mamma gli fece osservare che, da quando avevano fatto naufragio, tutti loro avevano battuto di gran lunga qualsiasi record di improbabilità.
«Be’, anche se prima non c’era, ora c’è e possiamo tornarcene a casa!» disse in tono definitivo lo zio Silvestro, dopo aver controllato che le due pompe sputassero dalle loro pistole proprio carburante e non qualche altra diavoleria.
«Sì! A casa, a casa!» esclamò la mamma improvvisamente eccitata, non degnando di uno sguardo le rose che erano state raccolte per lei e che ora giacevano sul marciapiede del rifornitore. «Mentre lo zio Silvestro e Martino riforniscono la Sirena dei sette mari, noi andiamo all’albergo a fare i bagagli. Prima partiamo, meglio è.»
«Mamma» chiese timidamente Annetta. «Non possiamo rimandare a domani?»
«Sì, ti prego, zia» aggiunse Sara. «Cosa vuoi che sia un giorno di più?»
«Lasciaci abituare all’idea di abbandonare la nostra isola» supplicò Martino.
I gemelli non chiesero niente. Appena avevano sentito parlare di partenza, se l’erano squagliata ed erano andati a rintanarsi in uno dei loro nascondigli.
Ma la mamma fu irremovibile: «Partiremo questo pomeriggio» disse in tono che non ammetteva repliche. «Non voglio che mi si rimproveri di avervi tenuti lontani da casa un minuto più del necessario!»
Così si dovettero rassegnare a partire subito dopo pranzo.
Da quel momento gli avvenimenti presero un ritmo frenetico, e i bambini avevano l’impressione di non riuscire più a controllare la situazione. Lo zio Silvestro costrinse Martino ad aiutarlo a trasportare fino alla spiaggia di San Salvador due grossi bidoni di benzina, che versarono nel serbatoio asciutto della Sirena dei sette mari.
Dallo sportellino sotto la prua il vecchio tolse un barattolo di catrame che fece sciogliere sopra un fuocherello di sterpi, e con catrame e stoppa turò le poche fessure che si erano aperte nel frattempo nello scafo. Poi, con una forza che nessuno avrebbe sospettato in lui, spinse la barca in acqua. La Sirena galleggiava magnificamente, e al primo strappo della cordicella d’accensione, il motore cominciò a girare, col suo regolare scoppiettio.
Costeggiando, Martino e lo zio Silvestro guidarono la barca fino allo stretto braccio di mare che separava l’Isolotto del Cuore dalla costa e la ancorarono in vista del rifornitore, per completare il pieno di carburante. Per maggior prudenza, quando entrambi i serbatoi, quello d’uso e quello di scorta, furono pieni, lo zio Silvestro caricò a bordo anche cinque grossi bidoni di plastica pieni di benzina. Martino eseguiva tutte queste operazioni di malavoglia, cercando nel frattempo di guardare quanto più poteva dell’isola, per imprimersela bene nella memoria.
Alla radura l’attività non era minore. In un batter d’occhio la mamma fece i bagagli. D’altronde avevano così poche cose con sé, quando erano arrivati! Sara e Annetta avrebbero voluto portare via qualcuna delle cose che si erano abituate a considerare come loro, ma la mamma lo proibì nel modo più assoluto: «Sono già abbastanza avvilita perché non siamo in grado di pagare tutto quello che abbiamo consumato» spiegò «ci mancherebbe anche che portassimo via qualcosa che non ci è strettamente indispensabile».
Dietro le preghiere delle due bambine, alla fine concesse che mettessero in uno zaino i regali dello zio Silvestro e tre coperte nel caso il viaggio di ritorno fosse durato a lungo e avessero avuto bisogno di ripararsi dal freddo.
In un batter d’occhio snidò i gemelli dal loro nascondiglio, e sì che era uno dei più segreti; fece loro il bagno, tagliò le unghie delle mani e dei piedi, per riconsegnarli in condizioni decenti alla loro madre.
Sara e Annetta intanto, nonostante il divieto, erano andate al supermercato e avevano riempito una grossa borsa termica di bevande e di zollette di zucchero, l’alimento più nutriente ed energetico che fosse rimasto negli scaffali. Qualche bottiglia la riempirono anche con l’acqua della sorgente più vicina, per portare via qualcosa di più schiettamente “isolano”.
Prima di lasciare l’albergo la mamma rifece i letti delle stanze che avevano occupato con lenzuola pulite, spazzò la cucina, lavò e ripose piatti e pentole, chiuse tutte le finestre perché non sbattessero…
«Non mi potranno accusare di aver trattato con poca cura le loro cose…» mormorava fra sé, mentre chiudeva accuratamente la porta d’ingresso dell’albergo.
A Martino non fu neppure concesso di salutare la sua mansarda. Dovette aspettare sulla barca, vicino alla pompa di benzina, l’arrivo della zia e degli altri bambini.
I due adulti sembravano presi come da una frenesia di partire, senza neppure guardarsi indietro, come se qualcosa di pericoloso li inseguisse. Avevano forse paura che quella strana isola cambiasse idea e li volesse di nuovo trattenere sul suo territorio?
Salirono a bordo con i loro pochi bagagli.
Rispetto al momento dell’arrivo, l’equipaggio era però aumentato di due elementi: uno era Lucia, che la mamma non aveva potuto ragionevolmente impedire ai gemelli di portare sulla barca, e l’altro era Teti, da cui Sara non intendeva assolutamente separarsi, a costo di venire abbandonata tutta sola con lei sull’isola.
Annetta non portava niente con sé, ma spiava attentissima tutti i particolari della costa e del mare, per imprimerli bene nella mente e ricordarli nel momento in cui avesse dovuto ritrovare la strada per tornare sull’isola.
Aveva pensato di disseminare il percorso di segnali, come Pollicino, e invece dei sassolini bianchi progettava di usare degli ossi di seppia, che hanno il vantaggio di non affondare.
A questo scopo ne aveva messo una certa quantità dentro lo zaino delle coperte. Ma quando gettò il primo fuori dalla sponda della barca, vide che quello non solo galleggiava, ma se ne andava tranquillame...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. CAPITOLO UNO
  4. CAPITOLO SECONDO
  5. CAPITOLO TERZO
  6. CAPITOLO QUARTO
  7. CAPITOLO QUINTO
  8. CAPITOLO SESTO
  9. CAPITOLO SETTIMO
  10. CAPITOLO OTTAVO
  11. CAPITOLO NONO
  12. CAPITOLO DECIMO
  13. CAPITOLO UNDICESIMO
  14. CAPITOLO DODICESIMO
  15. CAPITOLO TREDICESIMO
  16. CAPITOLO QUATTORDICESIMO
  17. CAPITOLO QUINDICESIMO
  18. POSTFAZIONE
  19. Copyright