Agenzia A
eBook - ePub

Agenzia A

  1. 376 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Informazioni su questo libro

Uhara Ken'ichi, manager in un'agenzia pubblicitaria, e Itane Teiko si sono appena sposati. Subito dopo la luna di miele Uhara deve trasferirsi temporaneamente nella città di Kanazawa per formare lì un nuovo collega, Honda, che dovrà poi prendere il suo posto. Dovrebbe essere un viaggio di breve durata, ma l'uomo non fa ritorno a Tōkyō come previsto. La giovane moglie decide allora di ripercorrerne le tracce e si reca a Kanazawa. Insieme a Honda, inizia a indagare sulla sorte del marito. Perché è scomparso? È ancora vivo?
Piano piano, la donna viene a scoprire dettagli della vita dello sposo a lei del tutto ignoti, rivelazioni sconvolgenti che la condurranno nel cuore di una vicenda fitta di misteri e delitti.
Ispirato a un fatto reale avvenuto nel Paese del Sol Levante durante i drammatici anni del Dopoguerra, Agenzia A è un classico del giallo giapponese del Novecento, un racconto ricco di suspense e di finissimo acume psicologico.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2020
Print ISBN
9788804721536
eBook ISBN
9788835705741

Agenzia A

1

Il viceispettore Hayama passò il biglietto da visita a Teiko. Nei caratteri a stampa erano elegantemente affiancati il nome e la qualifica di Murota Gisaku.
«Capisco» si limitò a commentare Teiko, mentre si sentiva il petto in subbuglio.
Nella sede di Kanazawa della Murota aveva saputo che il presidente era partito all’improvviso per un viaggio di lavoro a Tōkyō. A quanto pareva, nemmeno l’addetto agli affari generali della Murota sapeva bene cosa andasse a fare. Ora, invece, Teiko aveva capito che non era venuto nella capitale per lavoro, ma per recarsi al commissariato di Tachikawa a chiedere di Tanuma Hisako.
Perché, però, si era precipitato lì? Come aveva collegato Tanuma Hisako al commissariato di Tachikawa? Già quello faceva pensare che il presidente Murota fosse piuttosto informato sul conto della donna. E faceva supporre anche che fosse legato a lei da qualche tipo di rapporto. Era un’impressione che Teiko aveva da un po’.
«Questo signore» domandò «che cosa le ha chiesto? Spero che la mia domanda non sia importuna…»
«No, affatto» rispose il viceispettore allegramente. «Non si tratta di un segreto istruttorio né di nulla di simile.»
Sul volto dell’uomo affiorò un sorriso.
«Quel signore ha chiesto se per caso la donna della foto non fosse una delle ragazze che, dopo la guerra, svolgevano quel particolare tipo di professione, con i soldati americani della base locale come clienti.»
Era la stessa domanda che si era preparata Teiko. Quindi nemmeno Murota era al corrente del passato di Tanuma Hisako.
Di conseguenza, l’aveva conosciuta dopo che lei aveva abbandonato quella vita particolare. E sicuramente Hisako non gli aveva rivelato il proprio passato. Proprio per questo, adesso che gli era sorto un dubbio riguardo a quel passato, era andato lì a Tachikawa.
Ma come aveva capito che Hisako era stata una pan pan che se la faceva con i militari americani? Quali indizi lo avevano condotto a tale conclusione?
A far sorgere quel sospetto in Teiko era stato il particolare inglese americano parlato da Hisako, pieno di espressioni gergali. Ma il presidente Murota avrebbe dovuto notare molto prima di lei l’inglese di Hisako. Se aveva indovinato il tipo di vita condotto in passato da quella donna, doveva essere stato sulla base di un fatto più concreto. Ma Teiko non sapeva quale.
«E lei la conosceva?»
«Mah, la foto da sola non mi dice nulla» rispose Hayama. «Anche se, all’epoca, mi sono occupato di molte di quelle ragazze, insieme a suo marito. In realtà io ero incaricato del traffico, e non era proprio il mio campo, com’era invece per Uhara. Però, visto che si mettevano in strada, le arrestavamo con la scusa di qualche violazione del codice di viabilità. Comunque ho l’impressione di aver già visto la donna nella foto.»
«Se la ricorda?» chiese Teiko scrutando il suo volto, mentre lui fissava il ritratto.
«Non posso esserne sicuro. Però, se la memoria non mi tradisce, non è la prima volta che vedo questo viso. Dato che il mio ricordo è piuttosto sbiadito, credo fosse una che stava da queste parti molto tempo fa.»
«E il suo nome è quello scritto qui nell’articolo?»
«No» il viceispettore studiava i caratteri “Tanuma Hisako” sotto la fotografia. «Mi pare fosse un nome diverso. Ma non me lo ricordo. Però, se è la donna che io penso sia, lo sapranno sicuramente nella casa dove alloggiava all’epoca.»
«Dove si trova?» chiese Teiko col fiato corto.
«Un chilometro a sud di qui. È un po’ distante dall’abitato, e ora ci sono solo fattorie. Però ci dovrebbe essere un edificio dall’aspetto in parte occidentale che contrasta con la vera casa contadina di fianco. Era il posto dove a quei tempi si raccoglievano quelle donne: casa Ōkuma. La proprietaria all’epoca se ne occupava e dava loro alloggio: immagino che, se va a trovarla, le saprà dire.»
Questa fu la spiegazione del viceispettore.
Teiko aveva sbagliato a credere che incontrandolo avrebbe appurato subito il passato di Tanuma Hisako. Lui non ne sapeva molto perché non apparteneva alla buoncostume ma alla stradale. Però era valsa la pena arrivare fin lì, visto che le aveva indicato un’altra fonte d’informazioni.
D’altra parte, era sicura che anche il signor Murota fosse stato indirizzato dal viceispettore alla stessa casa. Provò a chiederglielo, e ne ebbe conferma: l’aveva indicata anche al presidente Murota.
«Però, signora,» disse Hayama inclinando il capo dubbioso «il gentiluomo che è venuto prima di lei aveva una fotografia formato tessera, ma entrambi siete alla ricerca di questa donna, e io vorrei sapere come mai.»
Il suo sguardo era sospettoso.

2

Arrivata sul posto indicatole dal viceispettore Hayama, si accorse di esserci già passata durante la visita precedente.
Alcune case di contadini sorgevano tra alberi frangivento. Davanti a quelle, si allargavano ampie risaie. In lontananza si vedeva un dolce pendio. Dell’altopiano di Musashino, quella zona era l’estremità settentrionale. La volta precedente, Teiko aveva visto una ragazza vestita di rosso uscire da uno di quegli edifici accompagnandosi a un soldato straniero.
Come le aveva detto il viceispettore, casa Ōkuma era per metà una vecchia casa contadina nello stile tradizionale, ma subito accanto sorgeva uno strano edificio che imitava lo stile straniero. Era una costruzione economica, e appariva così rovinata che non si sarebbe detto fosse trascorsa solo una decina d’anni dalla sua edificazione. La pittura dei muri era terribilmente scrostata.
Teiko chiamò dall’esterno e la proprietaria accorse subito all’uscio. Era una donna pienotta, sui cinquantaquattro o cinquantacinque anni, con le palpebre e le guance cadenti.
Quando Teiko le mostrò la foto, l’altra indovinò subito cosa volesse. C’era da aspettarselo, visto che era già passato il presidente Murota.
«È la seconda persona a chiedermi notizie» disse la donna.
Quindi Teiko poté porle la sua domanda senza troppi preamboli.
«Come ho già detto al signore che è venuto prima di lei,» rispose la donna «non c’è dubbio che questa ragazza sia stata qui da me, tempo fa. Non si chiamava Tanuma Hisako. Avevo ricevuto un certificato di trasferimento, ma non ne ricordo niente, nemmeno che nome ci fosse scritto. Perché qui non usiamo i nomi veri. Però sono sicura che non era questo nome qui. I soldati la chiamavano Amy. Non aveva un carattere molto estroverso e, anzi, era un po’ chiusa. Però quella sua timidezza piaceva ai soldati americani, e incontrava un certo successo. Da me è stata solo un anno.»
Mentre parlava, il suo sguardo non esprimeva particolari emozioni.
«Generalmente queste ragazze fanno fatica a restare a lungo nello stesso posto: già è strano che sia rimasta un anno!»
«E questa signora» chiese Teiko «le ha più dato notizie, dopo aver lasciato casa sua?»
L’altra ridacchiò in modo un po’ strano.
«Per quanto mi faccia in quattro per loro, le donne di quel tipo, una volta uscite da qui, in genere non spediscono nemmeno una lettera di ringraziamento. Però mi pare di ricordare di aver ricevuto una cartolina da Amy.»
«E l’ha qui in casa?»
«È successo molto tempo fa. Anche provando a cercarla, non credo che la troverei» rispose la donna, con l’aria di non averne voglia.
Teiko avrebbe voluto convincerla in qualche modo a tentare: la cartolina avrebbe potuto darle informazioni chiare sull’identità di Tanuma Hisako. Dalla signora aveva saputo solo che, per quanto si ricordava, il volto della foto somigliava a quello di una donna chiamata Amy.
Stando alla signora Ōkuma, la cartolina era arrivata molto tempo prima. In effetti, dovevano essere trascorsi sette, otto anni. Non avrebbe potuto chiederle di cercarla lì su due piedi.
«Di dov’era questa Amy?»
Teiko non poteva più fare altro, a parte porle quella domanda.
«Ecco…» la signora si mise di nuovo a riflettere. «Come dicevo, all’epoca da me c’era un andirivieni di ragazze, e non ricordo chi venisse da dove. Mah, Amy di dove sarà stata…?»
Dopo aver chiuso gli occhi apatici, la signora assunse un’espressione concentrata. Era una donna di mezz’età dall’aria malata e aveva un brutto colorito, insolito per una campagnola. Tanto da far sospettare che, considerato anche che ospitava quelle ragazze, lei stessa venisse da quel particolare giro d’affari.
«Forse era dello Hokkaidō?» borbottò la signora.
Se Amy veniva dallo Hokkaidō cambiava tutto. Ma a Teiko venne in mente una spiegazione: forse aveva a che fare con la neve? Era facile immaginare che Tanuma Hisako, parlando con la signora, avesse raccontato che al suo paese cadeva molta neve, e che quella, ricordandosene vagamente, avesse creduto si trattasse dello Hokkaidō.
Lo accennò subito alla donna.
«In effetti…» alzando il volto dal pessimo colorito, l’altra tornò a guardare Teiko con i suoi occhi opachi. «Forse è come dice lei. Ricordo bene che Amy diceva che c’era tanta neve e che d’inverno non si poteva fare niente.»
«Io credo che questa donna fosse della regione Ishikawa» spiegò Teiko «Non le ha mai detto nulla di simile?»
«Ishikawa?» ripeté tra sé e sé la signora, riflettendo. «Ora che me lo dice, mi pare quasi che la cartolina venisse da lì. Ricordo anche che riportava un indirizzo della regione Ishikawa. Aspetti qui un momento. Non so se riesco a trovarla, ma provo a cercarla.»
Era una fortuna che fosse stata lei a proporsi. Teiko le chiese di farle quel favore.
Mentre l’altra era in casa, Teiko rimase in piedi nel giardino illuminato dalla limpida luce invernale. I cespugli di nandina accanto alla recinzione erano carichi di frutti rossi. Non lontano si udiva il suono dei martelli che pestavano il riso per preparare l’impasto dei mochi. All’improvviso un boato squarciò l’aria. Data la vicinanza della base militare americana, si udivano spesso i decolli e gli atterraggi degli aeroplani. Il battere tranquillo e antico dei martelli dei mochi e quel frastuono che spaccava i timpani costituivano una combinazione stranamente moderna.
Udendo il rumore della preparazione dei mochi, Teiko sentì che a breve sarebbe stato Capodanno. Era metà di novembre quando si era sposata con Uhara Ken’ichi. Il mese e mezzo che era trascorso le sembrava un tempo molto più lungo. Aveva l’impressione di essere stata, in quel periodo, trascinata in un vortice folle che girava intorno alla misteriosa scomparsa del marito. Non riusciva a non pensare che anche suo cognato Sōtarō, Honda e Tanuma Hisako avessero perso la vita inghiottiti da un gorgo nero. Si era trattato di un periodo breve, ma quegli eventi le davano l’impressione di appartenere a un tempo anomalo, che pareva essere durato anni.
Dopo circa venti minuti, la signora paffuta riaffiorò dal buio all’interno della casa. Stringendo la cartolina in una mano, mostrava un fiacco sorriso.
«Scusi l’attesa. Finalmente l’ho trovata.»
La cartolina era vecchia e ingiallita.
«Grazie!»
In quell’istante, Teiko si sentì soddisfatta. Dopo tutto era valsa la pena di arrivare fin lì.
Controllò subito il nome del mittente. Probabilmente non aveva voluto dare indicazioni precise sul proprio indirizzo, perché c’era scritto solo “Distretto di Hakui, regione Ishikawa”.
Il nome risultava essere Amy. Ma già dall’indicazione “Distretto di Hakui, regione Ishikawa” era chiaro che si trattava di Tanuma Hisako. Evidentemente non voleva far conoscere l’indirizzo dove era tornata ad abitare. E di certo le era difficile anche scrivere il suo vero nome sulla cartolina, in quel momento in cui aveva cominciato una nuova vita.
Teiko girò il cartoncino.
Dopo tutto il tempo trascorso lì da lei, ho lasciato la città e sono tornata al mio paese natale. Le sono grata per la gentilezza che mi ha dimostrato. Mi stia bene.
Grazie
Erano poche, semplici parole. Ma dimostravano chiaramente che Amy era Tanuma Hisako.
«Anche solo perché mi ha spedito questa cartolina, si capisce che Amy è una ragazza di buon cuore» disse la signora, guardando Teiko in volto. «Le altre erano per lo più soggetti impossibili. Lei era diversa: anche ai soldati piaceva perché aveva qualcosa della brava mogliettina. Quel genere di gentile ragazza giapponese che li fa contenti.»
Rise. Teiko, per sicurezza, le chiese di descriverle l’aspetto di Amy. La foto sul giornale era piuttosto sfocata; aveva incontrato Hisako una volta e ne ricordava bene il volto. La descrizione che ne fece la signora coincidev...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. AGENZIA A
  4. Un marito
  5. La scomparsa
  6. Il sospetto del Nord
  7. Una personalità locale
  8. Il cimitero in riva al mare
  9. Il comportamento del cognato
  10. Gli antecedenti
  11. Avvelenato
  12. Le Ferrovie dello Hokuriku
  13. La fuga
  14. Il significato di “marito”
  15. Angoscia nel paese delle nevi
  16. Agenzia A
  17. Glossario
  18. Copyright