La banda dei cinque - 12. Il faro fantasma
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La banda dei cinque - 12. Il faro fantasma

  1. 228 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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La banda dei cinque - 12. Il faro fantasma

Informazioni su questo libro

Sono iniziate le vacanze e i fratelli Julian, Dick e Anne, insieme alla cugina Georgina, che si fa chiamare George, partono per la Cornovaglia con il loro inseparabile cane Timmy. Un giorno, mentre sono a passeggiare sulle colline, i ragazzi visitano una vecchia torre di avvistamento abbandonata e vengono a sapere che un tempo, nelle notti di tempesta, i briganti accendevano una luce che dalle navi sembrava quella di un faro, per portarle a schiantarsi sugli scogli e rubare i loro carichi. Quando Julian e gli altri decidono di esplorare la costa alla ricerca degli antichi passaggi usati dai briganti, un vecchio pastore li mette in guardia: la luce sulla torre brilla ancora nelle notti di tempesta... Forse, su quei luoghi, aleggiano presenze misteriose... Un nuovo, inquietante mistero attende la banda dei cinque.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2021
Print ISBN
9788804731597
eBook ISBN
9788835703778
CAPITOLO UNO

COMINCIANO LE VACANZE

«Oh, no! Ho bucato!» esclamò Dick. «Ho la ruota a terra. Proprio ora, non ci voleva!»
Julian guardò la ruota posteriore della bicicletta di Dick. Poi guardò l’orologio. «Hai tempo giusto per dargli una gonfiata e sperare per il meglio» disse. «Abbiamo sette minuti prima che parta il treno.»
Dick prese la pompa e scese dalla bici. Anche gli altri fecero lo stesso e rimasero a guardare se la ruota si gonfiava.
Stavano andando alla stazione di Kirrin per prendere il treno, con le bici al seguito. Avevano già inviato i bagagli a parte, perciò pensavano che avrebbero avuto tutto il tempo di raggiungere la stazione, mettere le etichette alle bici e caricarle nel bagagliaio prima di salire comodamente in carrozza.
«Non possiamo perdere il treno!» esclamò George mettendo il broncio. Odiava gli imprevisti.
«Possiamo eccome. È la cosa più facile del mondo!» rispose Julian, sorridendo all’espressione furiosa di George. «Tu che ne dici, Timmy?»
Timmy abbaiò forte, come a dire che era d’accordo con lui. Leccò la mano di George e lei lo accarezzò.
Poi George vide che la ruota di Dick stava riprendendo forma e il broncio le passò. Suo cugino ce l’aveva fatta! Dick tastò la gomma, fece un sospiro di sollievo e rimise a posto la pompa.
«Wow, che lavoretto» disse, rimontando in sella. «Speriamo che tenga fino in stazione. Per un attimo ho avuto paura che doveste andare senza di me.»
«Ma no!» esclamò Anne. «Avremmo preso il treno dopo. Forza, Timmy!»
I quattro ragazzi e il cane corsero verso la stazione. Entrarono nello spiazzo davanti ai binari proprio nel momento in cui veniva attivato il segnale di arrivo del treno. Il facchino andò loro incontro, la faccia rotonda, rossa e sorridente.
«Ho già caricato il vostro bagaglio» disse. «Non c’era molto, in effetti: solo un piccolo baule per tutti!»
«Be’, sì, quando siamo in vacanza non badiamo all’abbigliamento» rispose Julian. «Potrebbe metterci le etichette alle bici, per favore? Vedo che sta arrivando il treno.»
Il facchino si diede da fare, ma senza fretta. Di certo comunque non avrebbe lasciato che il treno partisse prima di aver finito il suo lavoro.
Poi il treno arrivò, sbucando da dietro una curva.
«Quindi andate in Cornovaglia?» chiese il facchino. «A Tremannon, vedo. State attenti al mare, laggiù. La costa è scoscesa e le correnti sono molto forti.»
«Oh, lo conosce?» domandò Anne. «È un bel posto?»
«Bello? Non saprei» rispose l’uomo alzando la voce per sovrastare il rumore del treno. «Una volta andavo a pesca da quelle parti con mio zio. È un posto solitario e selvaggio. Non lo definirei un luogo di villeggiatura: non c’è un molo, non ci sono gelaterie, né locali o cinema…»
«Ottimo» disse Julian. «Possiamo farne a meno, grazie. Vogliamo solo tuffarci, affittare una barca, pescare e fare dei giri in bicicletta. Questa è la nostra idea di vacanza!»
«Wof!» approvò Timmy scodinzolando.
«Sì, anche la tua» confermò George accarezzandogli il testone. «Andiamo, è ora di salire.»
«Alle bici ci penso io» disse il facchino. «Fate buone vacanze, e se vedete mio zio ditegli che mi conoscete. Si chiama come me, John Polpenny.»
«Grazie, John. Se riusciremo, cercheremo suo zio!» rispose Julian salendo in carrozza con gli altri.
I ragazzi presero posto sui sedili laterali, mentre Timmy si sedette vicino al finestrino appoggiandosi con le zampe davanti per mettere fuori la testa. Voleva fare tutto il viaggio così! Gli piaceva sentire il vento sul naso.
«Timmy, vieni giù» lo ammonì George.
Ma lui non le diede retta. Era contento: le vacanze erano cominciate e lui era con le persone che amava di più. I cinque stavano di nuovo partendo tutti insieme! Timmy avrebbe potuto rincorrere i conigli: non ne aveva mai preso uno, ma non perdeva la speranza!
«Ecco che si parte!» esclamò Julian sistemandosi sul sedile. «Caspita, quanto mi piace l’inizio delle vacanze: si prepara tutto, si studiano le mappe, si pianifica il viaggio e, alla fine, si parte!»
«Con una bella giornata come questa, poi!» aggiunse Anne. «George, come ha fatto tua mamma a trovare la fattoria di Tremannon?»
«In realtà è stato il papà che ne ha sentito parlare» spiegò lei. «Sapete che ha molti amici scienziati che amano i posti tranquilli in cui ritirarsi a lavorare nella pace e nel silenzio. Be’, uno di loro è stato alla fattoria di Tremannon, perché aveva sentito dire che era uno dei luoghi più calmi del Paese. Mio padre ci ha raccontato che il suo amico è andato lì che era pelle e ossa, ed è tornato grasso come un’oca di Natale, e la mamma allora ha detto che le sembrava proprio il posto giusto per noi!»
«Aveva ragione» disse Dick. «Mi sento anch’io pelle e ossa dopo tre mesi di lavori forzati a scuola. Ingrassare non mi farebbe male!»
Risero tutti. «Magari ti senti pelle e ossa, ma non lo sei affatto» ribatté Julian. «Anzi, ti serve un po’ di movimento per rimetterti in forma. In realtà serve a tutti noi. E infatti cammineremo, andremo in bici, faremo il bagno, ci arrampicheremo…»
«E mangeremo» concluse George. «Timmy, mi raccomando, comportati bene con i cani della fattoria, altrimenti dovrai vedertela con me.»
«E ricordati che, quando esci a giocare, devi chiedere il permesso agli altri cani prima di rincorrere i loro conigli» aggiunse Dick in tono solenne.
Timmy batté la coda contro il ginocchio di Dick e aprì la bocca tirando fuori la lingua. Sembrava che stesse sorridendo.
«Certo, ridi pure alle mie battute» disse Dick. «Sono felice che vieni con noi, Tim, non sarebbe lo stesso senza di te.»
«Lui deve sempre venire con noi, in ogni vacanza» precisò George. «Ha condiviso tutte le nostre avventure.»
«Bravo, vecchio Timmy» disse Julian. «Magari ne vivremo una anche stavolta. Non si può mai sapere.»
«Io questa volta non voglio avventure» ribatté Anne con fermezza. «Voglio solo una vacanza, nient’altro. Divertiamoci e basta, senza andare a cercare cose strane, misteriose o pericolose.»
«Giusto» rispose Julian. «Questa volta niente avventure. Zero. E se salta fuori qualcosa, la ignoriamo e proseguiamo per la nostra strada. D’accordo?»
«Sì» rispose Anne.
«Va bene» disse George dubbiosa.
«Okay» confermò Dick.
Julian sembrò sorpreso. «Caspita, siete una banda di rammolliti! Be’, se siete tutti d’accordo mi unisco a voi. Quindi, anche se ci capiterà l’avventura del secolo, noi diremo: “No, grazie” e andremo avanti per la nostra strada. Va bene.»
«Be’» cominciò a dire George, «non sono sicura che…» Ma di cosa non fosse sicura nessuno lo seppe mai, perché Timmy scelse proprio quel momento per cadere dal sedile. Atterrò sul pavimento con un tonfo, guaì e poi tornò subito alla sua postazione, con la testa fuori.
«Dobbiamo tenerlo dentro e chiudere il finestrino» disse George. «Non vorrei che gli andasse qualcosa nell’occhio.»
«No, non voglio morire di caldo con tutti i finestrini chiusi in questa carrozza incandescente, nemmeno per gli occhi di Timmy» ribatté Julian con decisione. «Se non riesci a farti obbedire, allora che gli entri pure qualcosa.»
Il problema in realtà fu presto risolto, perché in quel momento il treno fece uno stridio sinistro e piombò nell’oscurità più assoluta. Timmy tirò subito dentro la testa e cercò di salire in braccio a George, spaventato.
«Non fare il fifone, Timmy» gli disse lei. «È solo una galleria! Julian, levamelo di dosso. Fa troppo caldo per tenere in braccio un cane tanto grosso. Fermati, Timmy, ti ho detto che è soltanto una galleria
Il viaggio fu davvero lungo. La carrozza era caldissima, e in più lungo il tragitto i ragazzi dovettero fare due cambi. Timmy ansimava forte e teneva la lingua a penzoloni. Nelle stazioni in cui scesero, George chiese dell’acqua ai facchini per lui.
I ragazzi si erano portati dietro il pranzo al sacco, ma non avevano fame. Man mano che viaggiavano erano sempre più sudati e appiccicosi; inoltre avevano bevuto subito tutta l’aranciata che avevano di scorta.
«Che caldo!» disse Julian a un certo punto, sventolandosi con una rivista. «Non so cosa darei per un bagno! Timmy, non alitarmi addosso, mi fai venire ancora più caldo.»
«A che ora dovremmo arrivare?» chiese Anne.
«La nostra stazione è Polwilly Halt» rispose Julian. «È quella più vicina alla fattoria di Tremannon, poi da lì andremo in bicicletta. Se siamo fortunati, dovremmo arrivare per l’ora del tè.»
«Dovevamo portarci dietro molte più cose da bere» disse Dick. «Mi sento come un uomo nel deserto da settimane.»
Quando finalmente arrivarono a Polwilly Halt, i ragazzi furono tutti davvero felici. Non capirono subito di essere entrati in stazione: lì non c’era altro che una pensilina di legno lungo il binario. Così rimasero seduti: non avevano visto né la pensilina né il piccolo cartello con scritto: “Polwilly Halt”. Poi sentirono dei passi impazienti lungo la banchina. La faccia sudata del controllore apparve dal finestrino.
«Be’? Non dovevate scendere qui? Che ci fate ancora seduti?»
«Caspita! Questa è Polwilly?» chiese Julian saltando in piedi. «Ci scusi, non avevamo capito che fossimo in stazione. Scendiamo in un lampo.»
Appena i ragazzi furono scesi, il treno ripartì. Loro rimasero lì, su quella strana banchina, soli con le biciclette dal lato opposto. La piccola stazione sembrava solitaria e sperduta fra i campi e le colline. Non si vedeva nemmeno una casa!
Poi l’occhio acuto di George avvistò qualcosa, poco lontano verso ovest.
George tirò Julian per un braccio. «Guarda, il mare! Là in fondo, tra le colline. Lo vedete? Sono sicura che sia il mare. Che bel blu…»
«Sì, il mare della costa della Cornovaglia è sempre di un blu bellissimo» confermò Dick. «Ah, mi sento già meglio. Dai, prendiamo le bici e cerchiamo la strada per la fattoria di Tremannon. Se non bevo subito qualcosa finirò con la lingua di fuori come Timmy.»
I ragazzi recuperarono le biciclette. Dick tastò la ruota posteriore: era un po’ molle, ma non del tutto a terra. Poteva gonfiarla di nuovo. «Quanto dista la fattoria?» chiese.
Julian consultò i suoi appunti. «“Scendere a Polwilly Halt. Poi pedalare per sei chilometri su sentierini fino alla fattoria. Il paese di Tremannon è prima, a un chilometro e mezzo dalla fattoria.” Non male. In paese potremmo comprarci della limonata, o magari un gelato.»
«Wof, wof» fece Timmy, che conosceva benissimo la parola “gelato”.
«Povero Timmy!» esclamò Anne. «Gli toccherà correrci dietro con questo caldo. Sarà meglio andare piano.»
«Be’, se pensate che abbia voglia di fare una sfacchinata sulla bici, vi sbagliate di grosso» disse Dick. «Andrò lentissimo, Anne.»
Insieme a Timmy, imboccarono un sentiero immerso nell’erba alta. Pedalarono piano per lui: ansimava, ma non si fermava. Bravo, vecchio Timmy! Non avrebbe mai mollato, finché era con i ragazzi.
Erano quasi le cinque e il pomeriggio era splendido. Julian e gli altri non incontrarono nessuno, nemmeno un carretto di contadini. Faceva troppo caldo perfino per...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. 1. Cominciano le vacanze
  4. 2. La fattoria di Tremannon
  5. 3. La prima serata
  6. 4. Giù alla baia
  7. 5. Yan e il nonno
  8. 6. Una strana storia
  9. 7. Fuori di notte
  10. 8. Arrivano i Barnies
  11. 9. La luce sulla torre
  12. 10. Preparativi
  13. 11. I Barnies e Clopper
  14. 12. Spedizione alla torre
  15. 13. Nella torre dei briganti
  16. 14. Il passaggio segreto
  17. 15. Chiusi nella caverna
  18. 16. La via dei briganti
  19. 17. Molto dopo mezzanotte
  20. 18. Dick ha un’idea
  21. 19. La parte di Clopper
  22. Copyright