19 aprile, mattina
Il sole si affacciava timidamente tra le nuvole che attraversavano il cielo spinte dal vento freddo, illuminando il commissariato di Castel Marciano. Luisa, guardando fuori dalla finestra aperta, rabbrividì. Poi sospirò e sorrise. Non era la prima volta che Andrea lo notava: quando osservava il mare, la sua collega sembrava avere un’espressione più tranquilla, pareva in pace.
«Come stai, Dino?» chiese Luisa.
Stavano bevendo insieme un caffè. Dino non si aspettava che Luisa gli parlasse, evidentemente, perché cominciò a strofinarsi i baffi. Anche lui, si disse Andrea, era terrorizzato da Luisa.
«Vado avanti, vicequestore. Faccio del mio meglio.» Dino esitò un istante. «Non è un bel momento per Castel Marciano. Sa cosa ho cominciato a pensare dall’omicidio di Laura? Qui queste cose non succedono. E invece è successo. Di nuovo.» Dino fece una pausa e smise di tormentarsi i baffi. «Però sapendo che lei e Andrea siete sul caso, in qualche modo… sono tranquillo. Le cose torneranno a posto.»
«Tranne il gusto del caffè della vostra macchinetta. Terrificante.» disse Luisa. Sorrisero tutti e tre.
«Il mistero di quel sapore temo sia un caso irrisolvibile» disse Dino prima di allontanarsi. Luisa e Andrea guardarono i rapporti preliminari appoggiati su una scrivania.
«Maria conosceva l’assassino» disse Andrea. «Questo possiamo dirlo quasi con certezza.»
«Sono d’accordo» ribatté Luisa. «Niente effrazione, niente ingresso forzato. Chiunque fosse, è lei che lo ha fatto entrare.»
Maria conosceva tutta Castel Marciano, e la lista di parenti e amici al di fuori della città non era lunga, ma dopo l’arresto di Grazia, si era isolata. Non era in contatto praticamente con nessuno. Questo in teoria avrebbe dovuto restringere la lista dei sospetti. Peccato che ora li avessero sentiti quasi tutti, senza approdare a nulla.
«Quando arrivano i risultati della Scientifica?» chiese Andrea.
«Tra un po’. Non siamo mica in un telefilm americano. E non pensare che siano per forza risolutivi. Hai visto il referto dell’autopsia, no?»
Andrea annuì. Era arrivato molto prima di quanto si aspettasse, con tempi da fantascienza. «Non credevo che ci mettessero così poco. Scommetto che è un altro dei favori che ti devono.»
Luisa annuì.
«Ne stai chiedendo tanti di favori, per questo caso.» E poi aggiunse. «Grazie, Luisa.»
Lei alzò lo sguardo. Fu sul punto di dire qualcosa ma si limitò a sorridergli. Poi il suo viso si rabbuiò. «Tanto non ci ha detto niente che non sapessimo già» disse. «Strangolamento, guanti, nessuna traccia di DNA sotto le unghie di Maria.»
«Ci voleva una forza fisica notevole. Un uomo.»
«Probabile. Ma non è detto. Pensavo ad altro. Cioè che Maria è stata strangolata. E Grazia è stata quasi strangolata quando è stata aggredita.»
Andrea si sarebbe preso a pugni in testa. Un collegamento così ovvio, e lui non ci aveva pensato.
Lei continuò: «Voglio sapere cosa ha da dirci Anna, dato che ha litigato con la vittima qualche ora prima che fosse uccisa».
«Luisa» scattò Andrea, «devi capirla, Anna era sconvolta…»
«Appunto» replicò Luisa. «Quanto sconvolta? Abbastanza per uccidere un’altra persona?»
Ancora una volta Andrea non seppe cosa rispondere.
La parete a quadri, lo specchio per assistere alle interrogazioni, il buio rischiarato dalla lampada di metallo appoggiata sul tavolo bianco e il silenzio opprimente a ogni pausa dopo la raffica di domande, interrotto solo dal leggero ronzio della telecamera.
«Il punto è che non hai un alibi, Anna» disse Luisa. «Puoi capire che i nostri sospetti non possono essere considerati del tutto infondati, con la scenata di ieri pomeriggio. E non sono neanche convinta che tu non c’entri niente con l’incendio.»
Anna piangeva, e Luisa faceva di tutto per cercare di ignorare la cosa. Andrea si rendeva conto che non le faceva piacere mettere tutta quella pressione alla donna in lacrime. Tra le due si era creata un’empatia che poche altre persone avrebbero potuto condividere: Luisa aveva perso un figlio per un aborto, ad Anna la figlia era stata uccisa.
«Vi ho detto che non sono stata io.»
«Dov’eri l’altra notte?» la incalzò Luisa. «Cosa stavi facendo? C’è qualcuno che può confermarlo?»
Anna guardò Andrea, come a cercare aiuto, ma lui rimase impassibile, le braccia conserte.
«Ero… col mio nuovo compagno» disse la donna alla fine.
Andrea quasi sussultò. Un nuovo compagno? Da quando? E chi era? Possibile che lui non ne sapesse niente? Dal giorno in cui Anna era tornata, Andrea non aveva avuto un momento per parlarle. E forse doveva ammettere che una parte di lui non voleva ancora farlo. Tuttavia quello era un pensiero dell’“altro” Andrea, quello troppo sentimentale. Il poliziotto in lui gli stava dicendo che era distratto. Non era focalizzato – esattamente come all’inizio dell’indagine sulla morte di Laura.
Altro che passaggio alla Mobile…
«Come si chiama?» chiese, scacciando le insicurezze.
Anna, senza alzare lo sguardo, rispose: «Marco Edoardi».
Andrea e Luisa si scambiarono un’occhiata stupita. L’ospite dell’albergo di Maria, l’uomo con la barba. Ebbero entrambi lo stesso, esatto pensiero: anche l’uomo misterioso che aveva quasi strangolato Grazia, lo stesso che Vera aveva avuto l’impressione di aver già visto al San Federico, aveva la barba…
«Chi è?» Luisa parlava lenta, scandendo le parole, con voce ferma. Stava di nuovo tentando di non aggredire Anna, ma era una poliziotta che aveva fiutato una pista e non l’avrebbe mollata. «Cosa fa nella vita? Cosa puoi dirci di lui? Come lo hai conosciuto?»
Credevano di aver finito di stupirsi, ma quello che Anna disse loro a quel punto li lasciò increduli.
«Io… non lo conoscevo da prima» iniziò la donna. «Non so come ha fatto a trovarmi. Ero andata a Milano da mia cugina e mi sono ritrovata sul cellulare un suo messaggio su Telegram. Mi ha… mi ha raccontato che aveva visto in tv cosa era successo a Laura, e poi aveva cercato notizie su internet. Era sconvolto dalla sua morte, e si era offerto di… di aiutarmi?» Finì la frase come se fosse una domanda, come se si chiedesse se davvero qualcuno avrebbe potuto darle una mano.
«Aiutarti? In che modo?» chiese Luisa.
«Non lo so. All’inizio mi sembrava un pazzo. Gli avevo detto che non mi interessava conoscerlo, ma lui è stato gentile, si è scusato. Alla fine mi ha chiesto di vederci in un bar, in pubblico, di giorno, in modo che potessi stare tranquilla, solo per chiacchierare un po’. Mi ha detto che sapeva esattamente come mi sentivo perché anche lui aveva perso una persona cara, che gliel’avevano uccisa, proprio come a me. E quando parlava, e raccontava… era chiaro che sì, mi capiva, come nessun altro faceva, come nessun altro riusciva a fare.»
Andrea non nascose lo stupore.
E Anna se ne accorse. «Non devo giustificarmi con te, Andrea» scattò. «Che vuoi saperne, tu? Tu tuo figlio a casa ce l’hai ancora, che ti racconta cosa ha fatto durante la giornata, che cresce. Laura…» Scoppiò a piangere. «Solo chi ha provato sulla propria pelle una cosa del genere può capire. Ero sola, ed ero disperata, e Marco… lui almeno mi ha dato retta. Mi ha ascoltato… mi ha fatto sentire bene.»
«E hai cominciato a frequentarlo» si intromise Luisa.
Anna annuì. «È stato lui a suggerirmi di non tornare a Castel Marciano, ma di stare fuori città.»
Luisa aveva un’aria spazientita, ma Andrea aveva imparato a conoscerla bene, ormai. Avrebbe potuto essere molto più dura di quanto non stesse succedendo, e invece la ferita legata a quel bambino perso in gravidanza le faceva scattare, quasi suo malgrado, una profonda empatia nei confronti di Anna, impedendole di essere ruvida come sapeva essere durante un interrogatorio. «Ma lui cosa ci faceva qui, Anna? Perché ha preso una stanza proprio da Maria?» chiese Luisa. Non ricevendo risposta, aggiunse: «Puoi dircelo, per favore?».
Anna li fissò. Aveva un’espressione patetica. Per un istante, di cui si vergognò subito, Andrea pensò che sembrava davvero… stupida. Si ricordò che lo aveva pensato qualche volta quando erano bambini e giocavano insieme, anche con Maria. Anna si faceva scoprire sempre. E anche adesso… Sembrava non rendersi conto di cosa le fosse successo, del perché si trovasse lì. Si guardava attorno spaesata. Era shock post traumatico? Possibile, certo. Anzi, più che plausibile. Non si era mai ripresa dalla morte di Laura – e chi ci sarebbe riuscito, dopotutto? – e aveva accettato il primo aiuto trovato. Andrea si mise una mano sulla bocca. Povera donna.
«Lui…» Anna esitò. «Diceva che avrebbe avvicinato Maria, che avrebbe tentato di farsela amica. E che, se ci avesse visti insieme, si sarebbe insospettito.»
«Avvicinare Maria, perché?» Il tono di voce di Luisa era più perplesso che arrabbiato.
«Diceva che voleva capire che strategia difensiva avrebbe usato l’avvocato» rispose Anna. «Ma dopo che Conti ha fatto chiedere l’infermità mentale per Grazia, Marco… non lo so, sembrava impazzito tutto a un tratto.»
Andrea si sporse verso di lei. «Cosa ha fatto? Ti ha fatto del male?»
Anna scosse la testa. «No, non mi hai mai fatto niente, ma era fuori controllo, continuava a dire che a Laura era stata tolta la possibilità di ottenere giustizia e poi se ne andava, mi lasciava sola in camera, non rispondeva al cellulare, poi rientrava e, se gli chiedevo dove fosse andato, cosa avesse fatto, non mi rispondeva.»
Andrea non poteva credere alle parole di...