Capitolo 13
1. Secondo la tradizione, i primi cinque libri dell’Antico Testamento (detti complessivamente «Pentateuco») furono scritti da Mosè, l’eroe popolare che a quanto racconta la Bibbia, dal secondo al quinto libro, trasse in salvo gli Israeliti dalla schiavitù in Egitto.
Gli studiosi moderni sono convinti che questa attribuzione non sia sostenibile, e che i primi cinque libri della Bibbia non siano opera di un autore singolo, e certamente non di Mosè. Sono, invece, frutto di una compilazione accurata di materiali provenienti da fonti diverse.
La teoria che la Bibbia sia dovuta a una molteplicità di autori risale tuttavia soltanto al XIX secolo.
Nel 1611, quando Giacomo I d’Inghilterra incaricò cinquantaquattro dotti di redigere una traduzione della Bibbia per i protestanti di lingua inglese, nessuno metteva in dubbio che il Pentateuco l’avesse scritto Mosè. La traduzione di questi studiosi, o «Versione autorizzata» (autorizzata cioè dal re, in qualità di capo della Chiesa anglicana) va comunque sotto il nome di «Bibbia di re Giacomo»; ed è quella che utilizzerò in questo libro, perché ancora oggi essa è la Bibbia per la quasi totalità dei popoli di lingua inglese. Certo da allora si sono avute traduzioni migliori; ma nessuna eguaglia per vigore poetico la versione di re Giacomo.
In questa versione, il libro iniziale della Bibbia è intitolato «Il primo libro di Mosè».
2. Il primo libro di Mosè comincia, nel testo ebraico originale, con la parola bereshith. Ai tempi biblici si usava intitolare un libro con la sua prima o le sue prime parole (così come ancora oggi le encicliche pontificie prendono nome dalle due parole latine iniziali).
Il titolo ebraico del primo libro di Mosè è dunque Bereshith, parola che vuol dire «in principio». Poiché il libro esordisce col racconto della creazione dell’Universo, il titolo non potrebbe essere più appropriato (e anch’io l’ho usato per questo mio libro).
La Bibbia fu tradotta per la prima volta in un’altra lingua, il greco, nel III secolo a.C. I traduttori greci non seguirono per i titoli l’uso ebraico, ma adottarono invece nomi descrittivi. Il primo libro di Mosè fu così detto Genesis, parola greca che significa «origine, principio». Anche questo è un titolo appropriato, ed è quello usato comunemente nelle traduzioni della Bibbia.
3. Gli antichi manoscritti biblici non suddividevano i vari libri in capitoli e in versetti: queste suddivisioni furono introdotte gradatamente. L’attuale suddivisione comparve per la prima volta in una Bibbia inglese del 1560.
Le suddivisioni non sempre sono logiche: ma non è possibile abbandonarle o cambiarle, perché da ormai quattro secoli sono usate nelle citazioni, nei commenti e nelle concordanze, e non si può annullare l’utilità di tutti questi testi.
1In principio4 Dio5 creò6 il cielo7 e la terra.8
4. Fin dalla prima frase, la Bibbia dichiara che le cose hanno avuto un principio.
Perché no? Sembra naturale. Gli oggetti a noi noti hanno avuto un principio, hanno cominciato a esistere in un dato momento. Voi e io siamo nati, e prima non esistevamo, almeno non nella nostra forma attuale. Lo stesso vale per gli altri esseri umani, per le piante e gli animali, e insomma per tutte le cose del mondo, in base a quanto ci dice l’osservazione comune.
Noi siamo circondati inoltre dai prodotti dell’attività umana, da cose forgiate in un modo o nell’altro dall’uomo; prima di allora queste cose non esistevano, almeno non nella forma attuale.
Sembra naturale pensare che se tutti gli esseri viventi e i prodotti dell’uomo hanno avuto un principio, questa sia una regola universale, e che quindi anche tutte le altre cose abbiano avuto un principio.
Sta il fatto che i primi tentativi di spiegare l’Universo cominciano con una spiegazione delle sue origini. Ciò sembra del tutto ovvio; ed è probabile che nessuno, nei tempi antichi, abbia mai messo in dubbio l’idea di un principio, per quanto le opinioni potessero divergere sui particolari.
Anche la scienza ritiene che ci sia stato un principio, non solo della Terra, ma dell’Universo intero.
Se dunque la Bibbia e la scienza affermano entrambe che il cielo e la terra hanno avuto un principio, vuol dire che su questo punto esse concordano.
Naturalmente sì; ma si tratta di un accordo molto superficiale. Sul modo di concepire questo principio, fra la Bibbia e la scienza c’è una differenza enorme; che sarà bene chiarire, perché illumina tutte le successive concordanze fra visione biblica e visione scientifica, e anche tutte le successive discordanze.
Le affermazioni bibliche riposano sull’autorità. Se le accettiamo come rivelazioni divine, qualsiasi discussione ha termine. Non c’è posto per opinioni diverse: quelle affermazioni sono definitive e assolute, buone per tutti i tempi.
Lo scienziato, d’altro canto, ha l’obbligo di non accettare nessuna affermazione che non poggi su prove valide. Anche se una cosa sembra certa, di una certezza evidente per se stessa, tanto meglio se questa certezza è confermata da prove di questo genere.
Prove valide sono quelle costituite da dati osservabili e misurabili in modo tale da ridurre al minimo l’opinione soggettiva. In altri termini, persone diverse che ripetano le osservazioni e le misurazioni con strumenti diversi, in momenti e in luoghi diversi, devono giungere alla stessa conclusione. Inoltre le deduzioni tratte dalle osservazioni e misurazioni devono attenersi a regole logiche e razionali comunemente accettate.
Queste prove sono «prove scientifiche»; e idealmente una prova scientifica è «inoppugnabile». Ossia: chi compie queste osservazioni e misurazioni e studia le deduzioni che se ne traggono, non può rifiutarsi di concordare con le conclusioni, anche se all’inizio nutriva in proposito forti dubbi.
Si può sostenere, naturalmente, che il ragionamento scientifico non è la sola via che porti alla verità: che ci sono rivelazioni interiori, percezioni intuitive, folgorazioni, autorità soverchianti, che giungono tutte a cogliere la verità più saldamente e sicuramente della prova scientifica.
Può darsi: ma nessuna di queste vie alternative alla verità è inoppugnabile. Per quanto forte sia la propria certezza interiore, è difficile trasmetterla ad altri semplicemente dicendo: «ne sono sicuro». Gli altri, molto spesso, rimangono incerti e dubbiosi.
Per quanto grande sia l’autorità della Bibbia, questa autorità è stata accettata nel corso della storia solo da una minoranza del genere umano. E anche fra coloro che l’hanno accettata non sono mancate molteplici e violente divergenze di interpretazione, e su nessun punto una sola interpretazione ha mai trionfato definitivamente su tutte le altre.
Le divergenze sono state tali, e tanto incapace si è dimostrato un qualsiasi gruppo di convincere gli altri della verità della propria versione, che molto spesso si è fatto ricorso alla forza. Non occorre ricordare la storia delle guerre di religione europee, o quella dei roghi degli eretici, per citare solo qualche esempio.
Anche la scienza ha avuto la sua parte di discussioni, controversie e polemiche; gli scienziati sono esseri umani, e gli ideali scientifici (come ogni altro ideale) raramente si avvicinano in pratica alla piena realizzazione. Un gran numero di queste contese sono state però risolte in un senso o nell’altro, e la soluzione è stata accettata dall’opinione scientifica universale, perché basata su prove inoppugnabili.
Ma per quanto le prove siano inoppugnabili, resta vero in campo scientifico che possano affacciarsi prove nuove e migliori, che errori nascosti e falsi presupposti possano venire alla luce, che si possa scoprire una lacuna imprevista, e che le «salde» conclusioni di ieri possano d’un tratto andare per aria e mutarsi in conclusioni più profonde e più valide.
Di conseguenza, l’affermazione biblica che la terra e il cielo hanno avuto un principio è autorevole e assoluta, ma non inoppugnabile; mentre la stessa affermazione fatta dalla scienza è inoppugnabile, ma non autorevole né assoluta. Esiste qui un disaccordo più profondo e più importante dell’accordo superficiale delle parole.
E anche l’accordo superficiale si dilegua non appena facciamo un’altra domanda.
C’è stato, ammettiamo, un principio, un momento iniziale: ma quando, esattamente?
La Bibbia, direttamente, non lo dice. La Bibbia anzi non data nessun avvenimento, in nessuno dei suoi libri, in modo tale da aiutarci a situarlo in un tempo preciso nel sistema cronologico da noi usato.
Il quesito di quando sia avvenuta la Creazione ha tuttavia suscitato molte ricerche, e vari studiosi biblici hanno fatto il possibile per stabilire la data usando come prova indiretta certi passi della Bibbia.
I risultati sono però assai diversi. La conclusione generalmente accettata dagli studiosi ebraici, per esempio, fu che la Creazione era avvenuta il 7 ottobre del 3761 a.C.
Nel 1654, d’altro canto, l’irlandese James Ussher, arcivescovo anglicano di Armagh, decise che la Creazione era avvenuta il 23 ottobre del 4004 a.C., alle nove del mattino. (I calcoli di Ussher in proposito, e quelli relativi alla datazione di altri avvenimenti biblici, si trovano di solito in capo alle pagine della Bibbia di re Giacomo.) Altri calcoli anticiparono la Creazione fino al 5509 a.C.
Le stime correnti sull’età del cielo e della terra in base ai dati biblici vanno dunque da cinquemilasettecento a settemilacinquecento anni circa. Su questo punto il divario con le conclusioni della scienza è enorme.
I dati scientifici dicono che la Terra e in generale il sistema solare ebbero origine, più o meno nella forma attuale, circa 4,6 miliardi di anni fa. L’intero Universo sarebbe nato circa 15 miliardi di anni or sono.
L’età della Terra secondo la scienza è dunque circa seicentomila volte maggiore di quella indicata dalla Bibbia, e l’Universo è almeno 2 milioni di volte più vecchio.
Alla luce di questo divario, la semplice concordanza fra la Bibbia e la scienza sul fatto che un inizio c’è stato perde quasi ogni valore.
5. Dio è introdotto subito quale forza creatrice dell’Universo. La sua esistenza è nella Bibbia un fatto scontato, e invero si potrebbe sostenere che l’esistenza di Dio è evidente per se stessa.
Riflettiamo un momento: tutti gli esseri viventi nascono per opera di altri esseri esistenti prima di loro. Se ci fu davvero un inizio, punto su cui la Bibbia e la scienza concordano, come nacquero dunque i primi esseri viventi?
Se ci fu davvero un inizio, come nacquero dunque tutti gli oggetti naturali, terra e mare, valli e colline, cielo e suolo? Tutti gli oggetti artificiali furono creati dagli esseri umani; chi o che cosa, quindi, creò gli oggetti naturali?
«Un orologio implica un orologiaio», si argomenta di soli...