
- 216 pagine
- Italian
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Così si perde la guerra del tempo
Informazioni su questo libro
Tra le ceneri di un mondo in rovina, un agente del comandamento trova una lettera: "bruciare prima di leggere". Inizia così la strana corrispondenza tra due agenti rivali, Rossa e Blu, emissarie di due fazioni in lotta, ciascuna desiderosa di controllare il passato per dominare il futuro. Ma quella che è iniziata come una sfida a distanza presto si trasforma in qualcosa di diverso, presto si trasforma in qualcosa di diverso. Qualcosa di epico. Qualcosa di romantico ... qualcosa che potrebbe farle uccidere. Perchè in fine dei conti c'è una guerra in corso. E qualcuno deve vincerla. Non è così che funziona?
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Informazioni
Print ISBN
9788804729822eBook ISBN
9788835705222Oh, Rossa,
il tuo torcerti dentro di me. Lo spasmo. Sei una frusta che si srotola nelle mie vene e io ti scrivo tra lo slancio e lo schiocco.Certo che ti scrivo. Certo che ho mangiato le tue parole.Cercherò di ricompormi, di riassemblarmi in qualcosa che tu possa leggere. Mi do da fare con carta e penna d’oca perché non c’è tempo per nient’altro… e scrivere così è, in un certo senso, un lusso. Scrivere alla luce del sole. E anche al ritmo di quel che sento accadere. È affascinante, in un certo senso. È tutto ciò che desideravo da un nemico. Vorrei che tu potessi sentirmi applaudire.Brava, mia melagrana. Complimenti. Ti do un nove.(Non do mai il punteggio massimo, per incoraggiare a raggiungere l’eccellenza.)Il dolore ai molari è un tocco interessante. Ho già avuto i sudori freddi, e ora vedo che le mani cominciano a tremare, quindi ti prego di perdonare la grafia. Dovresti leggerci il tuo trionfo.Ero delusa all’inizio, sai… l’ovvietà del doppio inganno. Mi sembrava che tu avessi protestato troppo. Ma ha funzionato, alla fine: ho morso la tua mela avvelenata. Per me non ci sarà una bara di vetro – l’unica cosa che il tuo Dislocamento avrebbe mai potuto essere – e di sicuro nessun principe necrofilo che mi scaraventi in una storia diversa.Saresti stata un agente perfetto per la nostra squadra, davvero. Se c’è una cosa che mi rattrista in tutto questo è che sei sprecata: dolce e al sicuro in luoghi freddi e lucidi che non fremeranno mai per trafiggerti la pelle.L’ago affonda e vortica nei solchi. Sprizzo anacronismo mentre vengo meno. In un certo senso è bello sentirsi così in comunione con l’universo. Sono morta solo una volta – quella di cui ti ho raccontato – ed è stata una cosa parecchio diversa. È strano come essere cancellati possa allinearti con una storia più grande di te.Ti ho amata. Quello era vero. Con quanto resta di me non posso fare a meno di amarti ancora. È così che vincerai, Rossa: una partita lunga, una mano sagace ben eseguita. Mi hai eseguita come una sinfonia, e spero non ti dispiaccia se sono orgogliosa di un tradimento così splendido.Ora ti vedo come la clessidra rossa sulla schiena di una vedova nera, che misura con il sangue che si raffredda quanto mi resta da vivere. Ti immagino arrivare su quel che resterà del mio corpo, filare il tuo sudario di naniti per distruggere, analizzare, consumare i miei resti. Mi aspetto che sarà estremamente ordinato. Noioso, addirittura. Di sicuro spero di essere già morta, a quel punto.Il dolore è proprio atroce. Davvero meraviglioso. È così che ci si sente a non avere più fame? Molta meno fatica che il contrario. Vorrei poter tornare su nel passato e…Mi sa che ci siamo. Devo conservare abbastanza forze per sigillare questa. Cosa direbbe Mrs Leavitt, altrimenti? O Bess, o Chatterton?Grazie, Rossa. È stato bello.Abbi cura di te, mia bacca di tasso, mia ciliegia selvatica, mia digitale purpurea.Tua,Blu
Rossa ammazza il tempo.
Avanza tra i veli del passato, una donna vestita di fuoco, le mani bagnate di sangue nemico. Le unghie, lame di rasoio, ti lacerano la pelle della schiena; ti segue come un’ombra in lunghi corridoi solitari, i passi cadenzati di un metronomo, inesorabile. Va a vedere gli atti di clemenza di angeli oscuri sui relitti metallici accartocciati di Mombasa e Cleveland.
La Comandante l’ha rimproverata per essersi esposta nella bottega del farmacista, ma lei ha ribattuto che doveva vedere con i suoi occhi, essere sicura che la minaccia fosse neutralizzata. La Comandante le ha creduto? Forse no. Forse sopravvivere è in sé una forma di tortura.
Ha perso tutta la sottigliezza che Blu le rinfacciava di non avere, la sua consueta pazienza che garantiva un lavoro ben fatto. Abbandona gli strumenti, ritorna alle basi fisiche più rozze. Vincere una battaglia, perderne un’altra, strangolare un vecchio malvagio nella vasca da bagno del suo attico in un grattacielo sembrano gesti vuoti, perché lo sono: nella guerra che conducono attraverso il tempo, che vantaggio duraturo può avere, sul lungo termine, uccidere fantasmi che, con un leggero spostamento dei fili, resusciteranno o vivranno vite diverse che non li porteranno mai davanti al boia? È un compito ripetitivo, l’omicidio. Uccidere e uccidere ancora, come erbe infestanti, tutti i piccoli mostri.
Nessuna morte ti resta addosso tranne l’unica che conta.
In quelle condizioni Rossa è inutile per lo sforzo bellico. Tanto varrebbe che andasse a spalare neve. Ma è un eroe, e gli eroi possono spalare neve se gli va.
Il Giardino invia armi contro di lei: puzzano di verde, ululano scendendo per vie traverse da trecce aliene fino alla landa desolata che Rossa attraversa, degni avversari da uccidere o morire.
Rossa visita l’Europa, perché piaceva a Blu.
Pensa a quel nome, adesso. Che rischio c’è?
Vede Londra in costruzione e in fiamme, su nel passato e giù nel futuro; si siede in cima a Saint Paul, beve tè e guarda dei pazzi lanciare bombe mentre altri pazzi corrono sui tetti di piombo per spegnere gli incendi. Scaglia lance nelle rivolte contro i Romani. Appicca un grande incendio in un anno di peste. In un altro filo, spegne quello stesso incendio. Si lascia dilaniare da una folla inferocita. Percorre strade colpite dal colera mentre al piano di sopra Blake scribacchia apocalissi. La metropolitana funziona ancora, in alcuni fili, molto dopo la caduta della città per mano dei robot o per le sommosse o semplicemente per abbandono: quella storia tanto amata è solo un guscio vuoto per esseri che ascendono al cielo come dèi, e lei prende la metropolitana che gira in tondo, arrugginita, vuota, e sente un fetore di decomposizione di cui non capisce la provenienza. Codarda, le dicono le rotaie… ormai combattere non serve. Codarda a continuare e codarda a cercare una fine.
Neanche un immortale può restare così a lungo sulla Circle Line. Vaga a piedi per le gallerie gocciolanti, infestate da nugoli di ratti veloci e senzienti: puzzano e sibilano, le code strisciano sui mattoni, e lei vorrebbe che la attaccassero. Non sono così stupidi, oppure sono crudeli. Crolla sulle ginocchia e la marea di ratti si chiude su di lei, i baffi affilati contro le guance; le code le si arricciano attorno alle orecchie, e quando la marea passa, lei ricomincia a piangere e pensa di sapere come si sentirebbe a ricevere la carezza di una madre, anche se non ne ha mai avuta una.
Si ricorda del sole. Si ricorda del cielo.
Non può rimanere sottoterra per sempre. Non sa perché sceglie proprio quella stazione, ma abbandona i binari e risale in superficie.
Vedrà la città un’ultima volta, e poi.
Anche quando è composta, sicura, non sa immaginare il poi.
Si ferma, la mano sulla ringhiera, sopraffatta da… non da quei vecchi spiriti francesi delle scale, ma da quelli che, quando risali verso una stanza familiare, ti sussurrano all’orecchio che, se bussi, se la porta viene aperta, il tuo mondo cambierà.
Dopo un bel po’, si rende conto che stava fissando un murale. La copia di un vecchio dipinto, fatta per pubblicizzare un museo da tempo ridotto in cenere. Sopravvive lì, in una metropolitana simile a un bunker.
Un ragazzo muore su un letto, vicino a una finestra.
Una mano stretta al petto immobile, l’altra che sfiora il pavimento. È bello e indossa dei calzoni azzurri.
Rossa barcolla indietreggiando verso il muro.
La finestra mezza aperta. Il mantello gettato in un angolo accanto al letto. Il bauletto aperto. Girato su un fianco. Ogni dettaglio della posa è corretto, tranne l’assenza della lettera e il fatto che il ragazzo sul letto del murale non somiglia per niente a Blu. Tanto per dirne una, ha i capelli rossi.
Sottoterra Rossa è presa dal terrore. Pensa: “Dev’essere una trappola”. Si sente osservata da una mente molto più sottile e vasta. Ma, se è una trappola, perché è ancora viva? A che gioco stai giocando, zaffiro? Quale lenta vittoria, o cuore di ghiaccio?
Il ragazzo morto rimane dov’è.
“La rovina dei falsari nella seconda metà del secolo. Chatterton, quel Ragazzo Meraviglioso.”
E poi capisce: Blu non la ucciderebbe. Lo sa. L’ha sempre saputo.
E allora, perché? Una provocazione? Scriverò me stessa nelle cose del mondo, così mi vedrai in tutte le trecce e mi piangerai?
Eppure. Rossa non ha riconosciuto il riferimento a quel quadro, né lo riconoscerebbe la Comandante. Per la Comandante, l’arte è una bizzarria, una deviazione lungo il percorso verso la matematica pura.
Rossa pensa alla steganografia, alle lettere nascoste, agli anelli degli alberi.
“Cercherò di ricompormi, di riassemblarmi in qualcosa che tu possa leggere.”
Ricorda l’ultima lettera. “Una partita lunga” ha scritto, “una mano sagace e ben eseguita.” Ricorda “tra lo slancio e lo schiocco”. Ricorda “melagrana” e a cosa servono le melagrane.
Si appiccicano alla gola. Si sparpagliano in centinaia di semi. Riportano le figlie della terra al mondo dei morti, ma la morte non le rivendica.
Cos’è questo, se non l’illusione di una piccola mente? Cos’è questo, se non arrampicarsi sugli specchi per negare la morte e il tempo?
E cos’è l’amore, se non…
“Vorrei poter tornare su nel passato” ha scritto Blu.
Rossa pensa: “Una possibilità c’è”.
Una possibilità? Meglio definirla una trappola, una tentazione, un suicidio dalla maschera gentile. Ognuna di quelle definizioni sarebbe più vicina alla realtà.
Sempre ammesso che Blu abbia davvero mandato quel messaggio, che non sia stata Rossa a fabbricarselo, alla ricerca disperata di un significato nelle immagini spezzate che verranno lavate via dalla prossima torsione della treccia. Durante la guerra l’arte va e viene. Il dipinto sul muro della metropolitana potrebbe essere un caso. Forse si sta inventando tutto.
Ma.
Una possibilità c’è.
Il veleno di Rossa è stato concepito per uccidere un agente del Giardino, come Blu. Non avrebbe nessun effetto su qualcuno della stessa fazione di Rossa. Qualcuno con i suoi codici, i suoi anticorpi, la sua resistenza.
Il Giardino protegge i propri agenti mentre crescono inglobati in vivai circondati di trappole. Blu è quasi morta nel vivaio della sua infanzia: recisa, alterata. Di conseguenza nella sua mente c’è un vuoto. E ogni vuoto è una via d’accesso.
Rossa non ha speranze di avvicinarsi a quel vivaio così com’è. Il Giardino fa entrare solo la sua gente.
Blu, così com’è, non può sopravvivere. Rossa, così com’è, non può raggiungerla.
Ma hanno disseminato pezzi di sé attraverso il tempo. Inchiostro e ingegnosità, scaglie di pelle sulla carta, granelli di polline, sangue, olio, peluria, il cuore di un’oca.
Rocce sistemate per valanghe future. Se si vuole modificare una pianta bisogna partire dalle radici.
Il piano che sta elaborando offre più modi di morire e soffrire lungo la strada di quanti ne sa calcolare. Se la Comandante la trova, soffrirà lentamente e a lungo e morirà farfugliando allucinazioni. Se la trova il Giardino, verrà sgusciata, spinata e scuoiata, la mente arricciata su se stessa, le dita spezzate e intrecciate. L’altra squadra non è più misericordiosa della sua. Dovrà seguire la scia cancellata da lei e Blu mentre la creavano, evitare i nemici e gli ex commilitoni, e poi, alla fine, andare dritta nelle braccia del nemico. Anche se fosse al massimo della forma, il successo non sarebbe garantito.
La decisione le forma come una gemma nello stomaco.
La speranza potrebbe essere un sogno. Ma lotterà per renderla reale.
Si allunga per toccare la mano dell’uomo morto sul muro.
Poi sale su e parte alla ricerca.
Rossa non è stupida: comincia quella mossa disperata con l’auto-chirurgia. Si trafigge con una lama sottile comprata nella Toledo del tredicesimo secolo, distrugge i sistemi di localizzazione. La Comandante potrebbe ancora rintracciarla mentre sale e scende sulla treccia della storia, ma è una procedura che richiede tempo, e Rossa si muove in fretta.
La prima lettera è facile.
Ovviamente non sapevano ancora di essere osservate. Prendevano precauzioni solo approssimative. Rossa emerge dall’ombra del relitto di una nave da combattimento e guarda il cielo di un mondo che loro hanno distrutto e abbandonato. La lettera è cenere; si taglia un dito, mescola il sangue con la cenere pe...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Così si perde la guerra del tempo
- Guardate le mie opere, voi potenti, e disperate!
- Mia subdolissima Blu,
- Cara Rossa, in Zanna e Artiglio,
- Carissima Blu-da-ba-dee,
- Mia perfetta Rossa,
- Mia cara Mood Indigo,
- Mia scrupolosa Cardinale,
- Carissima 0000FF,
- Cara Rossa di Mattina,
- Cara Blu,
- Mia cara Miskowaanzhe,
- Carissima Lapislazzulo,
- Cara Molto Più Preziosa Dei Rubini,
- Mia Cianografia,
- Cara Fragola,
- Cara Blu,
- Sangue Del Mio Cuore,
- Cara Blu…
- Cara Rossa,
- Fermati.
- Oh, Rossa,
- Mia cara Estremamente Rossa Oggettiva Esistenza,
- Ringraziamenti
- Copyrigh