Siamo tutti sulla stessa arca
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Siamo tutti sulla stessa arca

Cosa ho imparato dalla Bibbia su di me, sugli altri e sulle nostre vite incasinate

  1. 264 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Siamo tutti sulla stessa arca

Cosa ho imparato dalla Bibbia su di me, sugli altri e sulle nostre vite incasinate

Informazioni su questo libro

"Voglio proporti una sfida che sicuramente puoi vincere, anche se magari non ci credi: iniziare a leggere con me il libro più venduto al mondo. Più venduto e meno letto: la Bibbia. Nella mia storia di giovane frequentatore di oratorio, poi educatore, poi in prova in una comunità religiosa, di Bibbia ne ho letta un bel po'. Solo molti anni dopo però, ho cominciato a leggerla dall'inizio, un po' al giorno, tutti i giorni, come qualunque altro libro. Col tempo, ho realizzato che la Bibbia non dà risposte, ma suscita in noi un sacco di domande. Perché chi l'ha scritta non voleva offrirci una determinata verità, ma far sì che avessimo noi voglia di cercarla.

Ti invito a leggere con me il primo libro della Bibbia, la Genesi. Nelle pagine che hai tra le mani, e che contengono il testo integrale con le mie note, troverai diverse domande su di noi e sulla vita: ad alcune cerco di rispondere, altre le lascio invece semplicemente come domande. Non sono quelle che devi porti tu. Sono quelle che mi sono fatto io, nel tempo. Qualunque sia il tuo approccio a questo testo, da credente, da ateo o da agnostico, sappi che ci troverai tanto di come è fatto l'uomo, e tantissimo di te." Con la sua voce originale e divertente, e una conoscenza appassionata e viva delle Scritture, Diego Passoni ci accompagna nella lettura della Genesi mostrandoci come, ancora oggi, parli al cuore di ciascuno di noi. Il racconto delle origini, della vita di Abramo, Isacco, Giacobbe, non è che la storia di noi tutti, esseri fragili e imperfetti che però siamo al mondo per far crescere la nostra personalità unica e irripetibile. Imparando ad accettare noi stessi, gli altri e la nostra diversità, senza giudicare.

Un libro curioso e profondissimo, che ci invita a interrogarci su chi siamo e qual è il senso del nostro passaggio su questa terra: "Siamo qui, assieme, per il poco tempo che abbiamo a disposizione. E non siamo rematori singoli in gara tra loro, su un placido lago. Siamo in mare aperto e agitato, ma soprattutto siamo tutti sulla stessa arca".

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2020
Print ISBN
9788804731580
eBook ISBN
9788835705338
1

Basta la parola

ALL’INIZIO È TUTTO UN CAOS
Mi chiedo quanto gli antichi si siano interrogati per decidere da che parte iniziare il racconto.
L’incipit è tutto. Deve essere d’effetto, scorrevole, deve incapricciarci a continuare la lettura, e deve contenere già, in qualche modo, tutto quello che poi troveremo nel resto del racconto. Eccolo qui:
Genesi 1
1 In principio Dio creò il cielo e la terra.
Un inizio sintetico e diretto. Ma solo in apparenza.
A grattare sotto la superficie, infatti, in questo primo rigo e nei successivi si nasconde così tanto simbolismo, che per secoli, al proposito, si è scritto di significati nascosti, di interpretazioni segrete. La lingua ebraica, poi, si presta molto di suo, avendo la capacità di significare al contempo più cose, più sfumature.
Ma questo lo scopriremo insieme procedendo con la lettura (sempre che anche il mio, di incipit, stia facendo il proprio compito).

IN PRINCIPIO

Il libro che parla dell’inizio ha come sua prima lettera la Bet. La parola con cui si apre, infatti, è bereshit, “in principio”.
La Bet è un po’ come la nostra B.
Molti studiosi hanno cercato di capire perché non si è voluto iniziare con la Alef, che corrisponde più o meno alla nostra A, ovvero con l’inizio dell’alfabeto.
La Bet ha valore numerico due. Tutto, allora, inizia con due.
La prima cosa che ci viene detta, insomma, è questa. Due vuol dire assenza di solitudine, vuol dire presenza di una “relazione”. Ed è anche una proposta che ci viene fatta: leggi questo libro come una relazione.
Oltretutto bet, in ebraico, significa “casa”, e si potrebbe quindi dire che il primissimo concetto espresso nella Genesi è che l’uomo, ovvero noi che leggiamo, siamo la casa della relazione. (E il tema della relazione sarà approfondito nel capitolo 3 di questo libro.)
2 La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
È il caos.
Non ci sono confini chiari, non ci sono forme definite, le acque si agitano continuamente rendendo impossibile capire dove ci si trovi, è buio, non ci sono riferimenti. È la condizione primordiale dell’universo, ma anche lo stato interiore dell’uomo in molti frangenti della vita.
Chi di noi può dire di non aver mai provato a sentirsi nel caos più totale?
Lo spirito di Dio, descritto con un’immagine bellissima, sorvola, plana sopra questo caos; ne sfiora quasi la superficie, godendo di una visuale che il caos non ha di se stesso: lo vede da fuori.
3 Dio disse: “Sia la luce!”. E la luce fu. 4 Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre. 5 Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: giorno primo.
Poi Dio comincia a creare. E lo fa in tre passaggi. Per prima cosa dice. Dice: “Sia la luce!”, e luce fu. Subito dopo separa la luce dalle tenebre. E infine li chiama giorno e notte.
Il grande potere creatore sta tutto in questo.
Come diceva la nota pubblicità anni Ottanta: “Basta la parola”.
In ebraico, infatti, il termine “parola” è lo stesso usato per dire “cosa”: davar. Perché una parola pronunciata è già qualcosa che esiste. (E ricorda questo termine, perché tornerà sotto un’altra forma, e ti sorprenderà.)
Questo fa la parola in noi: dire, separare, dare un nome; e questo siamo chiamati a fare noi, uniche creature dotate di tale dono creativo.
La parola porta alla luce, crea i confini, separa, fa ordine nel caos chiamando le cose con il loro nome.
6 Dio disse: “Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque”. 7 Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne. 8 Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno. 9 Dio disse: “Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l’asciutto”. E così avvenne. 10 Dio chiamò l’asciutto terra mentre chiamò la massa delle acque mare. Dio vide che era cosa buona. 11 Dio disse: “La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie”. E così avvenne. 12 E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. 13 E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
14 Dio disse: “Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni 15 e siano fonti di luce nel firmamento del cielo per illuminare la terra”. E così avvenne. 16 E Dio fece le due fonti di luce grandi: la fonte di luce maggiore per governare il giorno e la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle. 17 Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra 18 e per governare il giorno e la notte e per separare la luce dalle tenebre. Dio vide che era cosa buona. 19 E fu sera e fu mattina: quarto giorno. 20 Dio disse: “Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo”. 21 Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona. 22 Dio li benedisse: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra”. 23 E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
24 Dio disse: “La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici, secondo la loro specie”. E così avvenne. 25 Dio fece gli animali selvatici, secondo la loro specie, il bestiame, secondo la propria specie, e tutti i rettili del suolo, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona.
26 Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”.
27 E Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò:
maschio e femmina li creò.
28 Dio li benedisse e Dio disse loro:
“Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra e soggiogatela,
dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente che striscia sulla terra”.
E arriviamo a un altro caos, il mio personale.
Questi sono versetti importantissimi, per la mia vita. Sono quelli che, il giorno in cui ho capito di essere gay, mi hanno fatto scontrare con la mia educazione.
Per chi, come me, ha abbracciato la religione cattolica per scelta, nel tempo, crescendo con la propria fede, non era possibile accettare ciò che avevo capito di essere. La mia natura andava decisamente contro tutto ciò che all’epoca io stesso desideravo, e che in questi versetti, ma anche in altri, era chiaramente scritto: uomo e donna sono stati creati per moltiplicarsi.
Poi un giorno mi imbattei nel midrash. Che è un po’ come dire una raccolta dei migliori pensieri dei più grandi pensatori, ma tutti a tema biblico. Tra i diversi commenti proprio a questo passaggio me ne colpì uno, che metteva l’accento sul fatto che si fosse voluto specificare che il primo uomo era uno per ricordare che siamo tutti una sola razza, siamo tutti la stessa cosa. E che questi uomini, i primi – nel testo si passa infatti subito al plurale –, fossero stati creati con il maschile e il femminile, proprio come nel mito greco dell’androgino, quello secondo cui uomini e donne sono in principio esseri ermafroditi, in cui la separazione in due corpi, con due sessi diversi, è avvenuta successivamente. In ogni uomo, quindi, esistono un maschile e un femminile, proprio come ci sono in Dio.
E i ragionamenti a riguardo potrebbero essere molteplici. Ho capito che nei secoli molte attribuzioni sono state fatte a questi testi: lo hanno fatto gli ebrei stessi e poi il cristianesimo, e non solo. Ho capito che nel tempo cambiano i pensieri, alcune idee si impongono sulle altre, ma che ciò che è stato scritto all’origine è qualcosa di più profondo e, al contempo, più ampio. Al punto che nessuna situazione umana ne è esclusa.
Ecco cosa c’è di divino in questo testo!

IL MIDRASH

Il midrash è una tipologia di ricerca sulla cultura ebraica, cultura a cui la Bibbia, e in particolare l’Antico Testamento, appartiene. Nell’approccio ebraico al testo biblico l’unica certezza è proprio il testo. Che però è stato scritto – volutamente? – con molte ambiguità, e tutte le sfumature che l’ebraico stesso, come lingua, porta con sé. Il lavoro è quello di chiedersi ogni volta perché si sia deciso di scrivere proprio così. Ed è quello che faremo anche noi.
Il catechismo mi aveva sempre insegnato che il mio caos interiore – maschio? femmina? boh? – era qualcosa da combattere, che mai avrei dovuto accettare. E invece… la parola mi aveva mostrato un’altra via, aveva segnato una strada in mezzo al mio caos che non era quella che volevano segnare, per me, gli altri.
Questo appunto fa la parola: dà un nome al tuo caos, cosicché tu possa conoscerlo e affrontarlo.
A partire da ciò ho cominciato a trovare nella Bibbia molto di più che delle conferme ai dogmi imparati a memoria; anzi, a volte ci ho trovato l’esatto contrario.
Avete poi notato che l’uomo è l’unica creatura di cui poi Dio non si compiace, di cui non è subito scritto che “vide che era cosa buona”? Proprio perché il buono lo possiamo scegliere e praticare noi, avendo – noi soli – il libero arbitrio.
Ma su questi temi torneremo ampiamente nei prossimi capitoli. Per ora non trasformiamo questo incipit in un caos ancora più profondo.

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Siamo tutti sulla stessa arca
  4. Introduzione
  5. 1. Basta la parola. All’inizio è tutto un caos
  6. 2. Relax, take it easy. Il potere del riposo
  7. 3. Una mela al giorno. In due ci vuole fiducia
  8. 4. People have the power. Il potere della conoscenza
  9. 5. L’erba del vicino… è una brutta bestia. L’invidia non porta mai alla felicità
  10. 6. Quel che è giusto fa l’uomo giusto. Cosa lasciare in eredità per il proprio futuro?
  11. 7. Scende la pioggia. Non affogare nei tumulti interiori
  12. 8. Ognuno per la sua strada. Il grande pericolo del pensiero unico
  13. 9. Il Signore disse ad Abram. Scoprire la propria vocazione personale
  14. 10. Questione di karma. Non prendere mai scorciatoie
  15. 11. Giurin giuretta. Sacrificare qualcosa per volare più in alto
  16. 12. Guardami negli occhi, guardami nel cuore. Il pericolo dello sguardo altrui su di noi
  17. 13. Dacci un taglio. Scoprire il fianco per unirsi con l’altro
  18. 14. Stai senza pensieri. Praticare l’accoglienza fa bene alla vita
  19. 15. Nessuno mi può giudicare. Nella vita si sbaglia e si continua a sbagliare
  20. 16. Mutatis, mutandi, mutande. Mai cristallizzare il punto di vista
  21. 17. Dio vede e provvede. Non si scopre se stessi seguendo impronte altrui
  22. 18. Quattro matrimoni e un funerale. Dare voce anche a chi di solito non ce l’ha
  23. 19. Chi primo arriva…. La vita può superare ogni aspettativa
  24. 20. Ma davvero Parigi val bene una messa?. I tanti legacci di una famiglia
  25. 21. Dinasty. Furbizia ed egoismo trascinano verso il basso
  26. 22. Chi va con lo zoppo…. Il combattimento interiore
  27. 23. Country Road. Rimanere centrati su se stessi
  28. 24. Ricominciamo. Fare pace con se stessi e iniziare una nuova vita
  29. 25. Il giusto fiorirà come la palma. Sopravvivere al di fuori di un branco
  30. 26. Sotto il vestito niente. La vita è bella perché imprevedibile
  31. 27. Fatti mandare dal papà a prendere il grano. Ogni nostro gesto ha un impatto sugli altri
  32. 28. Senza fine. C’è sempre tempo per vivere appieno
  33. 29. Au revoir les enfants. Vivere il nostro tempo con gratitudine
  34. Copyright